giovedì 21 novembre 2013

Internazionalismo 0.0



Troviamo in rete un notevole articolo a firma di Giulietto Chiesa, e ne constatiamo i toni sorprendentemente duri, al limite (anzi, oltre il limite) dell'insulto. "Schizzi di stupidità", "robaccia di scarto", "gramigna, spazzatura, rifiuti". Ecco gli epiteti che Chiesa riserva agli oppositori dell'Euro. Mai nessuno dei Marescialli del PUDE (che pure sappiamo essere usi alla menzogna, che è una forma di violenza) aveva finora adoperato un simile linguaggio.

Ma sorvoliamo (bontà nostra) sulla forma, e concentriamoci sulla sostanza. Chiesa dice di volere un'Europa democratica e solidale, giusta e pacifica. Grazie tante, chi non la vorrebbe. Dopodiché chiarisce che la vorrebbe anche abbastanza forte per contare nell'arena mondiale. "Nessuno dei nemici giurati dell'Europa e dell'euro dice queste cose" conclude Chiesa, probabilmente perché si tratta di nazionalisti xenofobi che vogliono "un'Europa fatta di staterelli più o meno grandi, che chiudono le frontiere interne, che cominciano a disputarsi territori contesi, che deportano gl'immigrati, che segregano le minoranze etniche e linguistiche al loro interno".

Ora, qui sono almeno tre cose che non vanno. 

  • Chiesa crede negli Stati Uniti d'Europa. Ciò lo pone in ritardo di almeno un secolo. Chi segue il percorso politico di Chiesa sa che lui vorrebbe un'Europa un po' più vicina a Putin, alla Cina e all'Iran, e un po' più lontana dagli USA e da Israele. Un progetto squisitamente geopolitico dunque, e in quanto tale destinato alle élite (a meno che non si creda che i lavoratori siano pronti a lottare per la costruzione di un nuovo polo geopolitico). Non si capisce però su quali élite una simile costruzione dovrebbe poggiare. Le classi dirigente europee sono tutte fortissimamente filo-USA, e tutto hanno in mente tranne cercare di costruire un nuovo ordine mondiale.
  • Chiesa vuole cambiare i Trattati europei, così da costruire l'Europa "buona". Ma non indica la strada da seguire per arrivare a quel cambiamento. Eliminando a priori l'uscita dall'Euro, sottrae alla sua stessa piattaforma politica l'unico mezzo di pressione concretamente esercitabile, condannandosi alla demagogia.
  • Chiesa si sbaglia. È vero che ci sono vari fascisti e altre schifezze che predicano l'uscita dall'Euro, anche in Italia. Tuttavia, il nostro sa benissimo che ci sono parecchi soggetti che si oppongono all'Euro da posizioni democratiche e progressiste. Lo stesso Bagnai, vero bersaglio di questo articolo, è europeista e per nulla xenofobo, come sa qualunque suo lettore. In quanto a noi, tutti i nostri lettori possono capire quanto sia assurdo assimilare le nostre posizioni a quelle della destra xenofob.
E questa può rappresentare la nostra critica al pezzo in esame. C'è però un altro elemento che lo rende davvero interessante.
L'articolo ha ricevuto 19 (finora) commenti da 19 persone diverse. È un numero superiore alla media dei commenti di quel sito. Tra questi troviamo due apprezzamenti, una critica, e sedici sberleffi. Leggere per credere.
Un'accoglienza così rovinosa per un articolo è abbastanza insolita, tanto più sul sito curato direttamente dall'autore dell'articolo (ecco cosa si dice su altri siti). Il che pare autorizzare una conclusione: Chiesa sta perdendo, o ha già perso, il consenso del proprio pubblico.

Viene da chiedersi il perché. Avanzo un'ipotesi. Giulietto Chiesa, come molti altri, predica il cambiamento, la difesa dei diritti, la giustizia sociale, ecc ecc. I suoi lettori ne condividono la visione del mondo. Discorsi simili vengono fatti anche da personaggi come Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Gustavo Zagrebelsky; in una parola gli organizzatori della manifestazione del 12 ottobre. Tuttavia, questi ultimi partivano dal presupposto che l'Euro non debba essere messo in discussione. Invece la principale organizzazione che ha contribuito alle manifestazione del 18-19 ottobre, il sindacato USB, parlava di rompere con l'Unione Europea.

Come siano andate le cose è noto. La manifestazione del 12 è scivolata nel nulla, come se non fosse mai avvenuta: non ha avuto alcun impatto politico percepibile. Quella del 18-19 ha occupato la scena dei media per giorni, e in molti ambienti la si descrive con un evento di svolta. Ciò è stato determinato dalle posizioni di alcuni organizzatori in tema di UE? Certo che no. Queste posizioni, e i diversi esiti delle due manifestazioni, sono due effetti della medesima causa: la coerenza imposta dalla radicalità. Quando si affermano certe cose con serietà, convinzione e la giusta dose di intransigenza, è naturale accogliere tutte le implicazioni logiche di quanto si dice.
Nello specifico, se si afferma di volere, senza compromessi, difendere i diritti e la giustizia sociale, e si riconosce (e tutti lo riconoscono!) che l'Euro le minaccia entrambe, allora segue logicamente che è necessario combattere l'Euro. As simple as that. Chi è radicale nella difesa di certi valore non ammette deviazioni dal percorso logico su descritto.  La radicalità e la coerenza premiano chi le fa proprie, ed è abbastanza evidente che la manifestazione del 18-19 ottobre è stata percepita come molto più radicale e coerente di quella del 12.

La mancanza di radicalità e coerenza, sia in Chiesa sia in Rodotà e simili, si riflette dapprima sulle posizioni ambigue nei riguardi dell'Europa, e poi, quando "si viene al dunque", nella difesa sperticata dell'UE. Evidentemente la difesa dei diritti e della giustizia sociale non è il primo e irrinunciabile pensiero di Rodotà e Chiesa; nel caso di quest'ultimo, il primo pensiero è costruire la fantomatica "Europa dei popoli" in funzione anti-americana. Non si tratta, come è stato scritto qualcuno, di Internazionalismo 2.0. Questo è Internazionalismo 0.0. (C.M.)



25 commenti:

  1. mi sa che si è incavolato perché bagnai gli ha messo sotto il naso una dura verità, che il capitale nasce internazionale... il proletariato no.
    e quale bicarbonato riesce a far digerire a un comunista che ha sbagliato?
    o forse sta morendo d'invidia per la puntata di servizio pubblico.
    o forse si è semplicemente fumato il cervello...
    tutto è possibile

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  2. Articolo puntualissimo; logicissima chiusa.

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  3. Il fatto è che l'internazionalismo, comunque numerato, è l'autore della UE e dell'euro, progetti internazionalisti se mai ce ne furono. L'equivoco che l'internazionalismo significhi liberazione e vittoria del proletariato internazionale è, appunto, un equivoco. L'implosione dell'URSS dovrebbe averlo chiarito, ma a quanto pare non è così.

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    1. L'unione europea è l'esatto contrario dell'internazionalismo. Stupisce che tu non lo abbia ancora afferrato. Eppure ci leggi da tempo.

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    2. non è esatto. i regimi totalitari sorti in europa tra le due guerre erano l'esatto contrario dell'internazionalismo. l'unione europea è l'internazionalità dei capitali, così come la globalizzazione.

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    3. l'unione europea non è il contrario dell'internazionalismo. è l'internazionalismo del capitale.

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    4. Sentite, va bene utilizzare i vocaboli in maniera creativa, tuttavia le parole hanno un senso, che non può essere stravolto. Internazionalismo è una posizione (e una strategia) politica ben precisa,che mira alla liberazione della classe operaia mediante la liberazione e il sostegno di tutte le classi operaie del mondo. Internazionalismo dei capitali non significa nulla. L'UE è il contrario dell'internazionalismo, perché la sua pietra angolare è la competizione e la rivalità tra i lavoratori delle varie nazioni.

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    5. Sì, Claudio, la parola "internazionalismo" è nata con il significato che dici tu. Però, diventando grande o vecchia, come preferisci tu, ha preso il significato che dico io, cioè si è trasformata in "mondialismo". L'etimologia è importante, ma esiste anche la semantica (e la storia). Ecco perché i partiti e i movimenti ex internazionalisti sono oggi partiti e movimenti mondialisti, v. sinistra italiana ed europea in generale, e Giulietto Chiesa in particolare. Potremmo iniziare un interessante dibattito sul tema: "Era destino che andasse così", magari mettendo in exergo la celebre frase di Spengler, secondo il quale "la sinistra fa sempre l'interesse del grande capitale, a volte senza volerlo", ma forse andiamo fuori tema.
      Tanti auguri (sinceri) a chi come te vuole rilanciare l'internazionalismo nel suo significato etimologico. E' un vasto programma, che temo si scontrerà con la semantica, ma lo trovo più che rispettabile.

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    6. Gentile Claudio,

      capisco il senso di questo tuo ultimo commento e ne condivido lo scopo: le parole hanno un senso, direbbe Canfora. Tuttavia, mi sei sembrato un po' troppo severo. Alla voce internazionalismo del dizionario Treccani si ritrova infatti:
      INTERNAZIONALISMO:
      1. In genere, ogni tendenza, ideale o pratica, che unisca forze individuali o collettive in solidarietà d’azione, al di sopra delle differenze nazionali; oggi riferito soprattutto a movimenti e orientamenti a carattere cosmopolitico, umanitario e pacifistico, e in partic. all’ideologia delle associazioni internazionali dei lavoratori, o dei varî partiti marxisti che le rappresentano e le affiancano.

      2. Sotto l’aspetto economico:

      a. Tendenza alla formazione di organismi economici internazionali (es., il Fondo monetario internazionale) per il perseguimento comune di fini che superano le possibilità delle singole nazioni aderenti.

      b. Tendenza ad aggruppamenti capitalistici di imprese di nazionalità diversa (trusts, cartelli, e le cosiddette «multinazionali») per il perseguimento di fini di lucro, non sempre coincidenti e conciliabili con gli interessi nazionali.

      Forse sono caduto in errore anche io.

      Ti ringrazio per il preziosissimo lavoro che tu e gli autori di Mainstream svolgete ogni giorno.

      ND

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    7. però fino ad ora l'internazionalismo inteso così ha finito per esser solo la fetta di prosciutto da sventolare davanti agli occhi dei subalterni. ha solo portato al superamento del potere degli stati nazionali per consegnare le popolazioni mani e piedi a istituti sovranazionali che hanno perseguito meglio gli interessi che si sarebbe invece voluto combattere.

      viene il dubbio che forse il modo migliore per tutelare la classe operaia sia lo stato nazionale piuttosto.

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    8. Prendo dalla Treccani:

      internazionalismo Entrato nel vocabolario politico nel corso del 19° sec., il termine è stato usato per designare i numerosi movimenti ideali e politici che si proponevano di unire forze individuali o collettive al di là delle differenze nazionali. L'i. è stato uno dei tratti salienti del movimento socialista, anche se esso non era del tutto assente dalla tradizione liberale e da quella democratica. Agli antipodi dell'i. furono invece, per ovvie ragioni, i movimenti nazionalisti.

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    9. Ragazzi, è ovvio che internazionalismo vuol dire in primo luogo solidarietà tra i lavoratori di tutti i paesi. Gli altri significati sono del tutto secondari. Se avete compreso il meccanismo dell'euro (e della globalizzazione) allora comprenderete che l'euro (e la globalizzazione) sono l'antitesi dell'internazionalismo. Se invece ve la prendete con l'internazionalismo in quanto tale, ebbene state assumendo una posizione di estrema destra. il che mi preoccupa non poco.

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    10. Mi intrometto nella discussione per dire che probabilmente ci troviamo nello stesso equivoco di quando discutiamo di sinistra e sinistra realmente esistente, alla stessa maniera l'internazionalismo nel vero senso del termine rischia di essere confuso con il mondialismo o l'espansione del capitale.

      Questa purtroppo è la dura realtà di oggi dove pare davvero scontato il richiamo ad Orwell (la guerra è pace, la libertà è schivitù).
      Ci troviamo inevitabilmente in difficoltà a mantenere chiaro l'obiettivo e l'articolo di Chiesa ne è un esempio lampante.

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  4. Il problema di Giulietto secondo me è che vede tutto in chiave geopolitica.

    Sono sicuro che una visione geopolitica ci deve essere, ma non può essere l'unica chiave di lettura si rischia di essere presbiti, non si vedono le interdipendenze tra situazione interna ed esterna dando prevalenza a quest'ultima.
    Da quanto capisco Giulietto ha fatto la sua scelta (riequilibrio influenze Russia Usa in Europa, soprattutto a Est).
    Ma tale scelta se potrebbe, forse, risolvere i problemi internazionali o aggravarli perché voglio proprio vedere gli Usa farsi rubare il boccone da sotto il naso, non risolverebbe le questioni interne (vedi difficoltà da parte della "sinistra" parlamentare italiana e non a liberarsi dal giogo neoliberista).
    In questo caso il rischio è che si avveri invece la profezia di una società spostata a destra (e che destra !?!).
    Non si può mettere il carro di fronte ai buoi (l'abbiamo già visto nei confronti dell'euro anche se in questo caso sappiamo bene che la cosa era voluta).
    Prima bisogna risolvere i problemi interni ed in base a questo rivedere la politica estera, altrimenti non se ne esce bene (a mio avviso).

    Riccardo.

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  5. Premetto che ho criticato anche io Chiesa per quello che ho chiamato terrorismo psicologico del suo post, tuttavia credo che le sue considerazioni,come già affermato nel commento precedente,siano da attribuire ad una visione diversa della crisi che stiamo vivendo,sistemica, ne solo economica ne tantomeno solo europea,concetto che evidentemente non è molto condiviso su questo blog sebbene vi scriva anche Badiale che è un propugnatore della teoria della decrescita. Noto anche che nelle varie analisi della crisi attuale (compresa quella che vede nell'Euro la sua origine e dall'uscita da esso la soluzione) si sta creando un preoccupante settarismo,a causa del quale chi di discosta minimamente dai concetti di fondo di un determinato pensiero o idea viene subito indicato come fascista,nemico del proletariato,membro del PUDE etc..Insomma sembra che tutti siano convinti di avere la soluzione GIUSTA,mai un minimo dubbio che la lente con la quale si stanno osservando gli eventi vada un poco allontanata per avere un quadro d'insieme più ampio.Mi chiedo se chi critica Chiesa per
    le sue posizioni sull'Euro sia così sicuro di non aver trascurato altro,e che forse l'Euro e la sua crisi siano solo una parte di qualcosa di più terribile in arrivo...

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  6. Alberto Capella ha postato questo commento, per errore, sotto un altro articolo. Lo riporto per intero.

    Mi si permetta qualche commento su alcuni passi di questo articolo:
    "Chiesa crede negli Stati Uniti d'Europa. Ciò lo pone in ritardo di almeno un secolo."
    Cioè? Di un secolo? L'idea che il mondo si stia fisiologicamente ristrutturando su aggregazioni statuali di dimensione maggiore è obsoleta? Ho l'impressione che di obsoleto e anacronistico ci sia semmai la sopravvivenza di Stati nazionali eredi della spartizione fatta dell'Europa dalla case regnanti durante lo scorso millennio. Noi abitanti della penisola italiana condividiamo oggi con gli altri abitanti del continente modelli culturali, economici, sociali, pressoché tutto, tranne la lingua (anch'essa influenzata in larga parte dalla spartizione di cui sopra). Un siciliano ha più in comune oggi con uno svedese di quanto non avesse in comune nell'800 con un piemontese. Piuttosto quindi chiediamoci se ha ancora senso che noi cittadini d’Europa siamo governati da strutture politiche deboli e frammentate che devono confrontarsi con una finanza e un’economia per le quali i confini nazionali non esistono più da almeno vent’anni?

    “Eliminando a priori l'uscita dall'Euro, sottrae alla sua stessa piattaforma politica l'unico mezzo di pressione concretamente esercitabile”
    Quindi chi vuole l’Europa dei popoli deve chiedere l’uscita dall’Euro? Ma poi l’Europa dei popoli che valuta avrà? La lira? Oppure usciremo dall’Euro per poi rientrarci quando l’Europa dei popoli sarà fatta? Mi pare un po’ contorto, no?

    “La manifestazione del 12 è scivolata nel nulla, come se non fosse mai avvenuta: non ha avuto alcun impatto politico percepibile. Quella del 18-19 ha occupato la scena dei media per giorni, e in molti ambienti la si descrive con un evento di svolta”
    Ammesso che sia vero questo ci fa concludere che Giulietto Chiesa ha torto? La popolarità garantisce forse la verità?

    “Nello specifico, se si afferma di volere, senza compromessi, difendere i diritti e la giustizia sociale, e si riconosce (e tutti lo riconoscono!) che l'Euro le minaccia entrambe, allora segue logicamente che è necessario combattere l'Euro.”
    Chi sarebbe questo “tutti”? MI pare ci siano autorevoli economisti non iscritti a Bilderberg che se la ridono di fronte all’idea dell’"Euro cattivo". Nel mio piccolo io faccio fatica a trovare particolari legami tra una valuta, i diritti e la giustizia sociale. Giustizia sociale e diritti si difendono se si ha un controllo politico su chi li amministra, la valuta c’entra ben poco.

    “Evidentemente la difesa dei diritti e della giustizia sociale non è il primo e irrinunciabile pensiero di Rodotà e Chiesa; nel caso di quest'ultimo, il primo pensiero è costruire la fantomatica "Europa dei popoli”
    Non sarà che pensano che ridare al cittadino la capacità di influire là dove si decidono diritti e giustizia sociale gli può consentire di difenderli dallo strapotere dell’economia e della finanza che, a differenza di molti cittadini, dei confini nazionali ottocenteschi giustamente se ne fregano?

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    1. 1) curiosa (e discutibile) la ricostruzione della storia degli stati nazionali europei. Tuttavia, come dovrebbe essere evidente dato il link, io stavo paragonando il ragionamento di Chiesa espresso oggi, novembre 2013, a quello di Lenin, espresso nell'agosto 1915. In altre parole, Lenin spiega a Chiesa perché il suo ragionamento è sbagliato con un secolo di anticipo.

      2) "Mi pare un po’ contorto, no?". In effetti sì, sig. Capella, ma è il suo ragionamento, non il mio. Io sto dicendo che se si vogliono cambiare i trattati bisogna entrare in un negoziato con la Germania; se si vuole che il proprio punto di vista prevalga, bisogna spaventare la Germania con la prospettiva della fine dell'euro e della UE; e che chi elimina a priori quest'ultima opzione annulla il potere negoziale dei paesi del sud Europa. Mi pare un ragionamento alla portata di tutti.

      3) "La popolarità garantisce forse la verità?". No ma vede, io che il discorso di Chiesa non stia in piedi lo dimostro nella PRIMA parte dell'articolo; nella SECONDA invece, mi dedico a cercare di capire perché le cose che dice Chiesa stiano diventando così impopolari. Lei capisce che ragionare sulla popolarità, quando si tratta di capire perché qualcosa è impopolare, è assai pertinente.

      4) "Chi sarebbe questo “tutti”?" Se è vero che tre quarti degli economisti è per il mantenimento dell'euro, è anche vero che i nove decimi degli stessi sono concordi nella nostra ricostruzione delle cause della crisi europea (eh grazie, gliela abbiamo copiata!).

      5) "Nel mio piccolo io faccio fatica a trovare particolari legami tra una valuta, i diritti e la giustizia sociale". Il suo piccolo lo può allargare mediante lo studio. Va bene un qualunque manuale di macroeconomia, se possibile del primo o del secondo anno di corso. Se vuole le consiglio qualche titolo.

      6) le élite economiche se ne fregano dei "confini ottocenteschi" europei perché i governi europei hanno abbandonato tutta la legislazione che permetteva agli stati di mantenere il controllo dell'economia. Se domani tornassero in vigore le leggi che c'erano fino agli anni '70 quelle élite smetterebbero di fregarsene, glielo assicuro.

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    2. Vorrrei aggiungere un dato numerico: l'idea "che il mondo si stia fisiologicamente ristrutturando su aggregazioni statuali di dimensione maggiore" non è obsoleta: è proprio falsa. "Nel 1946 c'erano 74 Paesi nel mondo, oggi ce ne sono 192: piu' della meta' di questi ha una popolazione inferiore ai 6 milioni di abitanti." (questo è il mitico Alesina). L'articolo però è del '97; e oggi? L'ultima lista pubblicata dal Dipartimento di Stato americano ne conta 195; l'ONU ha 193 membri. Et de hoc satis.
      Mi piacerebbe anche sapere come dovrebbero comunicare il siciliano e lo svedese del tuo esempio, Alberto. Quanti italiani parlano e capiscono realmente l'inglese? E' impossibile avere notizie precise, ma quelle stime che li quantificano in un 20% ho il sospetto che pecchino di ottimismo e non poco...

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    3. I commenti di Claudio e Arturo lasciano poco spazio alle obiezioni. Temo dunque che quello di Giulietto Chiesa rappresenti uno scivolone politico non indifferente.

      Pur rispettando coloro che si sforzano di interpretare il pensiero di Chiesa in ottica geopolitica internazionale, è innegabile che la situazione europea attuale urga soluzioni raggiungibili nel contesto drammatico, e in progressivo deterioramento, che ci si presenta innanzi.

      Temo che il difetto della posizione di Chiesa consista dunque nel parossismo della visione a lungo termine e, parafrasando Keynes, nel lungo termine saremo tutti morti. Detto altrimenti, è indispensabile percorrere strade che ci garantiscano possibilità di riuscita sia tattiche che strategiche, mettendo da parte pii desideri o wishful thinking (e Claudio spiega correttamente quali sono gli argomenti per potersi sedere al tavolo delle trattative).

      Le critiche opposte a Chiesa sono estremamente fondate. Inoltre, coloro che conoscono i meccanismi di funzionamento delle istituzioni europee intuiscono immediatamente che il richiamo all'Europa dei popoli, pacifica e democratica rischia di tramutarsi nell'ennesima pretesa velleitaria, in un "assalto al cielo" nato sotto la stella del fallimento.

      Grazie ancora agli autori di Mainstream a cui auguro un buon lavoro.

      ND

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    4. @Claudio:
      Rispondo per punti:
      Punto 1
      Chiedo scusa, non avevo notato e compreso il link. Se il riferimento era alle affermazioni di Lenin, mi corre obbligo di ricordare che l'Europa di un secolo fa era un po' diversa da quella di oggi. Poi se vogliamo entrare nel merito lo possiamo anche fare...

      Punto 2
      Mi sfugge chi sia il soggetto indefinito. Se è l'Italia mi parrebbe come minacciare il mio datore di lavoro che mi licenzierò se non mi dà l'aumento: il rischio che mi risponda: "Fai pure.." mi pare piuttosto alto...
      Il problema di fondo però è appunto che non si tratta di rinegoziare i trattati con la Germania, ma si tratta di chiedere all'opinione pubblica europea se vuole dotarsi di un soggetto politico pluralista e democratico, che possa difendere i cittadini dallo strapotere dell'economia o della finanza, oppure se vuole continuare ad essere rappresentata da deboli soggetti nazionali, in balia di altri poteri. Un soggetto politico plurarista e democratico non si costruisce con i trattati ma, da che mondo è mondo, con un processo costituzionale che passi da un'Assemblea Costituente.

      Punto 3
      Forse il problema è che non mi ero proprio accorto della "dimostrazione". Adesso rileggo bene per trovarla questa dimostrazione...

      Punto 4
      Ho come l'impressione che essere concordi sulle cause della crisi non equivalga a essere concordi sul modo di uscirne.

      Punto 5.
      Grazie già letti, non ho trovato nulla. C'è qualcosa di più esoterico che possa aiutarmi?

      Punto 6
      "Se domani tornassero in vigore le leggi che c'erano fino agli anni '70 quelle élite smetterebbero di fregarsene, glielo assicuro."
      Posso essere limitatamente d'accordo, ma molte di quelle leggi sono state fatte per armonizzare la legislazione con un mondo che nel frattempo è profondamente cambiato. Certo, se sparisse Internet, se sparisse la televisione via satellite, se smettessimo di apprezzare le cucine esotiche, se gli immigrati tornassero da dove sono venuti, se le relazioni sociali, economiche e culturali che ognuno di noi ha tornassero ad essere quelle degli anni '70 si potrebbe fare. Dovremmo costruire una sorta di cortina di ferro, ma si può fare. Magari riesumerei anche Raimondo Vianello, Corrado e Nando Martellini, già che ci siamo...

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    5. @Arturo:
      Ho come l'impressione che il dato numerico abbia più che altro a che fare con la decolonizzazione prima e poi con la dissoluzione dell'Unione Sovietica e della Jugoslavia. Il dato numerico però non ci aiuta molto, altrimenti dovremmo ritenere che nell'antichità, laddove europa e medio-oriente erano dominati da grandi imperi, fossero tutti cosmopoliti e magari la globalizzazione fosse già una realtà. In realtà il fenomeno in atto è oggi soprattutto socio-economico, nei termini di una relazione sempre più stretta tra i cittadini di paesi diversi, legata all'evoluzione dei sistemi di comunicazione, dei trasporti, del mercato delle merci, eccetera. La politica si deve, prima o poi adeguare perché la necessità di cooperazione per regolare ed armonizzare queste relazioni è fondamentale se vogliamo preservare la nostra società dall'arbitrio del più forte. Il problema è appunto che la politica finora reagisce con la creazione di entità deboli (Unione Europea, Mercosur, Unione del Pacifico), più che altro intergovernative, che non riescono ad essere dei riferimenti per i cittadini e non hanno la forza per sostenerne i diritti.
      Per quanto riguarda la lingua le stime più ottimistiche sostengono che nel 1861 in Italia l'italiano lo parlasse non più del 10% della popolazione, quindi non sol andrebbe benissimo l'inglese, ma anche il tedesco o forse perfino l'esperanto...
      Io conosco molto bene Nizza e so quanto è difficile trovare qualcuno che parli italiano, eppure prima dell'annessione francese del 1860 era una città italiana e quel confine che la divide da Ventimiglia, che per qualcuno ha profonde motivazioni spirituali e ideali, è solo il risultato dell'accordo tra case regnanti. Sarà anche per questo continuo a trovare i confini nazionali nulla più che un folcrolistico retaggio di un passato in cui le case regnanti si spartivano l'Europa a loro piacimento e noi, come tanti automi, ci adeguavamo, sentendoci il giorno prima italiani, il giorno dopo francesi e via dicendo...

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  7. A me Giulietto Chiesa ha sempre ricordato un Cervi / Don Beppone che però non faceva ridere. Questione di fisionomia che talvolta salva, talvolta no. L'uomo non è in grado di leggere il contemporaneo, nel suo caso non si tratta di malafede quindi ma di ottusità. Chiesa non riesce a capire il suo tempo, poco male per una persona comune, un dramma se fai il giornalista.

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  8. Il problema degli intellettuali è che si perdono sistematicamente una parte della realtà che purtroppo è la parte che più influenza gli avvenimenti, cioè la vita reale delle maggioranze. All'inizio si adegua no al cambiamento facendone parte, poi, raggiunta una posizione e iniziato un nuovo ciclo, cambiano abitudini e si estraneano dalla base reale.

    Ecco perché, nonostante il continuo studio del passato, l'intellettuale che ha raggiunto quella posizione e viene remunerato per svolgere tale compito, inizia ad avere quel distacco dalla realtà, prima in modo leggero, poi in modo sempre più marcato ed esponenziale, dovuto sostanzialmente alle sue abitudini di vita e all'illusione che lo svolgersi degli avvenimenti venga dettato da chi gestisce il potere decisionale e lo ha collocato in quell'ambito (esistono anche sottosistemi nei sistemi e sistemi trasversali).



    In poche parole, inizialmente, vivendo nel mezzo degli accadimenti ne prevede la traiettoria, poi, estraniandosi e crogiolandosi nelle sue capacità, se ne aliena.

    Infine non gli resta altro da fare che aumentare l'astrazione dalla quale ha tratto tutte le sue peculiarità.



    Ecco il motivo per il quale tali concetti, seppur rispettando una certa logica filosofica e di grandissimo fascino, che alla resa dei conti sono risultati fallaci e inattuabili, continuino ad affollare, fino alla saturazione, l'immaginario di alcuni.



    L'internazionalismo dei fini è uno di questi, e ogni "popolo" ne ha la sua versione, come la morale.



    Semplicemente constatando gli eventi si capisce che è un esercizio intellettuale, perché la vita delle persone non è fatta solamente d'immaginario. Tutti i gruppi sociali ne hanno uno, ma, alla base di quello ci sono fondamenti quali la lingua, l'ambiente nel suo insieme di territorio, clima, risorse e alimenti, i quali che dettano l'agire e lo influenzano molto più della metafisica dei diritti.

    Dire che tutti dovrebbero avere uguali diritti non vuol dire che ci si debba uniformare ed essere governati dagli stessi intendimenti.

    Se si leggessero anche altri studi; fisica macro e micro, genetica, geologia, psicologia evoluzionistica, si potrebbero trarre delle conclusioni che vanno oltre il saggio di profitto.





    Per questo Chiesa dice delle limitate banalità, ed è pure pagato bene per farlo.

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  9. settembre 2012 http://www.rivieraoggi.it/2012/09/26/151145/a-giulietto-chiesa-hai-unautomobile-bella-ma-manca-il-manubrio/

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