lunedì 28 luglio 2014

Gaza

Parlare di Gaza non serve a nulla, lo sappiamo tutti. Esprimere la nostra indignazione per l'ennesimo massacro, la nostra solidarietà al popolo-martire palestinese, è un esercizio inutile. La voce è roca. Lo facciamo solo perché non si pensi che siamo indifferenti. O equidistanti. Non è possibile nessuna equidistanza fra oppressore e oppresso, fra vittima e carnefice. E se i carnefici di oggi sono le vittime di ieri, non cambia nulla. Nulla, davvero. Che questa ovvietà sia oggi dimenticata, è solo un'altra prova della catastrofe spirituale del nostro mondo. Oggi a pagare questa catastrofe sono i palestinesi, domani non sappiamo. Chi accetta il male fatto all'altro, non sa che sta preparando altro male, forse a se stesso. La coscienza dell'Occidente ha accettato, per un periodo storico, il male rappresentato da imperialismo, colonialismo e razzismo, e l'ha pagato con la catastrofe di due guerre mondiali e col nazismo, questo “colonialismo applicato all'Europa”, come dicono gli intellettuali del Terzo Mondo, che se ne intendono. Oggi stiamo accettando senza troppi pensieri il male rappresentato dal sionismo (questo estremo prodotto, fuori tempo massimo, di imperialismo e colonialismo), e pagheremo la catastrofe morale che esso rappresenta. Questo non è un augurio. Penso ai nostri figli che giocano sulle spiagge, come quei bambini palestinesi. Vorrei che l'angelo della morte, oggi inebriato del sangue palestinese, fosse fermato. Finché siamo in tempo.
(M.B.)

domenica 20 luglio 2014

L'attacco alla democrazia

Alcuni interventi sulla riforma istituzionale: Stefano Rodotà, Gianni Ferrara, Walter Tocci, Marco Travaglio. Si tratta di persone diverse, che dicono cose diverse, e con le quali probabilmente noi non saremmo d'accordo su molti argomenti. Se si leggono con attenzione i loro interventi, si vede però che c'è un minimo comun denominatore in quello che dicono: l'indicazione dei fortissimi pericoli delle riforme volute da Renzi e Berlusconi, pericoli che stanno essenzialmente nel prevalere dell'esecutivo sugli altri poteri, e nel suo controllo sulle istanze di garanzia costituzionale come il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale.
(M.B.)

martedì 15 luglio 2014

Risposta ad un commentatore

 Zanzi Barra commenta il post di Marino nei seguenti termini:

Concordo pienamente. Qualche tempo fa Bagnai riporto’ un paio
di proposizioni simili dal Manifesto del Partito Comunista
[http://goofynomics.blogspot.it/2014/01/i-lettori-di-copertine-e-il-contenuto.html]:


“La lotta del proletariato contro la borghesia e’ in un primo tempo lotta nazionale, anche se non sostanzialmente, certo formalmente. E’ naturale che il proletariato di ciascun paese debba anzitutto sbrigarsela con la propria borghesia.”
È una citazione opportuna, ma merita un'osservazione. 
La critica di molti internazionalisti (veri o presunti) non è affatto puntata contro la ricostruzione su base nazionale della lotta di classe; semplicemente essi rifiutano l'idea che si debba collaborare con la propria borghesia nazionale affinché quest'ultima, in qualche maniera, ci protegga contro gli altri capitalismi in competizione. Gran parte dei discorsi anti-euro sono fondati proprio su questa proposta di "collaborazione". Marx non sarebbe certo stato d'accordo, e ciò è confermato anche dalla citazione (se le si dedicano più di quattro secondi): in fin dei conti è necessario, per il proletariato nazionale, sbrigarsela con la propria borghesia. Dunque lotta di classe deve esserci, sia pur nazionale in un primo tempo, e comunque solo formalmente.
Ora, dovrebbe essere a tutti evidente che riuscire a muoversi politicamente sul piano internazionale, per i lavoratori, rappresenterebbe un indubbio vantaggio. Il capitale ci riesce, e vince. I lavoratori, chiusi nel recinto nazionale, stranieri gli uni agli altri, perdono. Dunque sarebbe meglio (qualcuno direbbe indispensabile, ma non sbilanciamoci) disporre di qualcosa di simile ad una vera internazionale dei lavoratori. Karl Marx era un fine intellettuale, ma anche un uomo politicamente impegnato, e soprattutto non era tipo da raccontarsi storie. Costruire un movimento organizzato dei lavoratori a livello internazionale è un compito improbo. È con realismo che Marx ammette, nel 1880, che non esistono ancora le condizioni adatte per una nuova associazione internazionale dei lavoratori.
 E oggi invece ci sono? Pare proprio di no. A questo punto tuttavia si apre di fronte a noi un bivio. Possiamo incrociare le braccia, e rassegnarci al fatto che la collaborazione internazionale dei lavoratori è semplicemente impossibile; oppure interrogarci sul perché le summenzionate condizioni manchino, e come potrebbe essere possibile rimediare all'impasse. Io penso che su quest'ultimo fronte qualcuno di noi potrebbe dare un valido contributo. D'altro canto, a rassegnarsi son buoni tutti. (C.M.)

domenica 13 luglio 2014

Una citazione

E' mia convinzione che  non esistano ancora le condizioni adatte per una nuova associazione internazionale dei lavoratori; ritengo quindi non solo inutili, ma persino dannosi tutti i congressi operai, o socialisti, quando non si occupino delle immediate, precise condizioni di questa o quella determinata nazione. Infatti, essi si risolvono sempre in generiche banalità, ripetute all'infinito.
(K. Marx)



La citazione si trova a pag. 169 di un bel libro di Ettore Cinnella, storico presso l'Università di Pisa: “L'altro Marx”, edizioni Della Porta 2014. Si tratta di un brano tratto dai resoconti dei colloqui che Marx ebbe nel 1880 con un giornalista americano, John Swinton, riportati da Swinton in un suo libro pubblicato lo stesso anno. Il libro di Cinnella è interessante e di gradevole lettura, e lo consiglio agli “appassionati del genere” (quorum ego..).  Sulla citazione di Marx mi permetto solo una osservazione: un criterio di giudizio fondamentale appare in essa il fatto che le iniziative internazionali del movimento operaio “si risolvono sempre in generiche banalità”; ora, sono passati 130 anni, ma basta leggere uno qualsiasi dei tanti articoli sull'altra europa, sull'unità dei lavoratori europei, sul capitalismo che ormai è globale e quindi anche la classe operaia ecc.ecc., per capire che siamo sempre lì, alle “generiche banalità, ripetute all'infinito”.
(M.B.)

venerdì 11 luglio 2014

martedì 8 luglio 2014

Per ricordare Massimo

Fra pochi giorni ricorre il terzo anniversario della scomparsa di Massimo Bontempelli. Un modo per ricordarlo è quello di segnalare che è appena uscito "La sfida politica della decrescita", per le edizioni Aracne di Roma. Un libro in cui ho raccolto alcuni scritti sulla decrescita elaborati da Massimo e da me fra il 2007 e il 2011. Il libro è arricchito dalla prefazione di Serge Latouche.
(M.B.)

domenica 6 luglio 2014

E' estate

E' estate. Fino a settembre questo blog verrà aggiornato in maniera saltuaria. Non perdiamoci di vista.
(M.B.)