martedì 24 febbraio 2015

Non tutti i diritti sono uguali


Proseguendo le riflessioni sul tema “perché la gente non si ribella?” (ne abbiamo parlato, per esempio, qui, qui e qui) oggi vi invito alla lettura di questo articolo di Nicola Lagioia




Mi sembra che Lagioia faccia alcune osservazioni molto interessanti. Lo snodo cruciale del suo discorso  è il collegamento fra tre elementi dello "spirito del tempo": in primo luogo rabbia e aggressività nelle discussioni in internet (e non solo), in secondo luogo distruzione dei diritti sociali e di conseguenza sofferenza e insicurezza, e infine esaltazione della figura della “vittima” come unico status che permetta di vedersi riconosciuti alcuni diritti.
Si può certo discutere delle singole connessioni causali proposte da Lagioia (quale aspetto è causa e quale è effetto? Sono tutti effetti di qualche causa più profonda non individuata?), ma mi sembra che il nesso fra gli elementi sopra indicati sia in effetti uno degli aspetti centrali del panorama ideologico del nostro tempo, ed è molto bravo Lagioia a coglierlo e ad esporlo con chiarezza.
(M.B.)

lunedì 23 febbraio 2015

Tsipras non riuscirà a cambiare il "sistema dell'euro". Ecco perché

È chiaro a tutti che quanto sta accadendo in questi giorni fra il governo greco e le oligarchie euriste
potrebbe rappresentare una novità politica capace di produrre cambiamenti cruciali per il futuro dei popoli europei.
Noi restiamo convinti che la natura dell'UE non sia riformabile nel senso indicato nel programma di Tsipras, e che, di conseguenza, siano solo due gli scenari che potranno concretizzarsi: il cedimento di Syriza oppure la fuoriuscita della Grecia dall'euro. Questa seconda ipotesi aprirebbe la strada alla dissoluzione della moneta unica e probabilmente della stessa UE.

Claudio Martini, qualche giorno fa, ha argomentato un'opinione diversa.
Claudio ha criticato le posizioni simili alle nostre in quanto originate dall'idea che le regole su cui si fonda il “sistema dell'euro” siano immodificabili, e che quindi non esista altra via di salvezza che l'abbandono della moneta unica. Un “There is no alternative” in fondo simile a quello di chi sostiene che tali regole vadano rispettate così come sono oggi.
Tuttavia, per quanto ci riguarda, abbiamo spesso sostenuto che esiste certamente la possibilità di modifiche al “sistema dell'euro” o al funzionamento delle istituzioni europee. Ma riteniamo che tali modifiche, se realizzate, renderanno il quadro europeo ancora più cupo di quanto non sia già.
In concreto, non è affatto impossibile che prima o poi si giunga a forme di mutualizzazione dei debiti sovrani e, soprattutto, alla creazione di “stanze di compensazione” fra i surplus del nord e i deficit del sud. Come ormai tutti sanno, infatti, sono queste le modifiche necessarie a tenere in piedi la moneta unica. E non a caso anche le proposte anticrisi del ministro Varoufakis vanno esattamente in questa direzione.
Senza queste modifiche al “sistema dell'euro”, se anche la Grecia riuscisse a ottenere qualche spazio di manovra per politiche espansive, esse finirebbero per riprodurre gli stessi squilibri che hanno portato alla crisi attuale.

Ma a quali costi politici è possibile pensare che tali modifiche possano trovare realizzazione? Il punto è che introdurle significa rivoluzionare l'intero assetto delle istituzioni europee, e garantire loro piena sovranità nella scelta delle politiche economiche e sociali dei paesi membri, a meno che non si pensi che i paesi economicamente forti si facciano carico dei debiti di quelli deboli, accettando di non metter bocca nelle loro scelte di politica economica e sociale. Difficile.
In estrema sintesi, la posizione tedesca, sposata dalla BCE, è “solvibilità in cambio di sovranità”.
Tutto il contrario di quanto promesso da Tsipras, che si è assunto l'impegno di negoziare con l'eurogruppo senza accettare cessioni di sovranità (tenendosi così le mani libere per porre fine all'austerity in Grecia).
Va riconosciuto che aver ottenuto di discutere su riforme proposte da Atene e non dalla Troika, rappresenta una piccola, ma significativa vittoria. 
Siamo convinti che non basterà. 
Vedremo presto cosa proporrà il governo greco, e cosa effettivamente, alla fine, potrà realizzare. I temi da seguire con particolare attenzione saranno quelli legati al lavoro e alle privatizzazioni. 
Le Istituzioni europee vogliono facilità di licenziamento e privatizzazioni. Tsipras ha promesso di opporsi a entrambi, reintroducendo tutele per i lavoratori, e bloccando le cessioni degli asset statali, come i porti.
Misureremo nel concreto se il governo di Atene proverà davvero a invertire la rotta imposta da Bruxelles, e se vi riuscirà, dimostrando di essere l'effettivo titolare della sovranità.
Non a caso, tutte le mosse dell'UE degli ultimi anni (Fiscal Compact, “six pack”, “Fondo Salva Stati”) vanno nella direzione della spoliazione della sovranità degli Stati, in particolare di quelli in deficit.
Se Tsipras realizzasse quanto promesso, farebbe saltare per aria le stesse fondamenta dell'Unione Europea (e ci sarebbe da essergliene molto grati), ma ci sembra davvero impossibile che ci possa riuscire. Non saranno solo i paesi del nord ad impedirlo, ma anche quelli del sud, sorretti da governi che hanno devastato i propri popoli, e che non vogliono porgere il fianco a possibili forze alternative. In questa situazione, per esempio, si trova la Spagna, che andrà ad elezioni nel prossimo dicembre. E' abbastanza prevedibile che una vittoria di Tsipras sulle istituzioni europee spianerebbe la strada a Podemos.
Vedremo. Una volta spiegate le reciproche ragioni, non ci resta che attendere gli eventi, con l'onestà intellettuale di riconoscere quello che la realtà ci dirà.


(Marino Badiale, Fabrizio Tringali)

domenica 22 febbraio 2015

Siamo mainstream

Nella prima pagina del "Sole24ore" di oggi, Luca Ricolfi discute la situazione attuale dell'eurocrisi, argomentando in sostanza in base alle analisi sulle quali da anni insistiamo in questo blog. Insomma, quel tipo di analisi (nostre e di tanti altri) sembra ormai diventato mainstream. E' un dato di fatto sul quale riflettere.
(M.B.)

sabato 21 febbraio 2015

Un articolo di Michel Husson



In questo blog ho più volte portato all'attenzione dei nostri lettori (per esempio qui e qui) la questione se sia possibile oggi la ripresa delle politiche “keynesiane” del trentennio dorato, collegandola alla questione di dare un'interpretazione ragionevole della crisi del keynesismo negli anni Settanta. Segnalo con molto piacere un testo dell'economista marxista francese Michel Husson, che discute proprio queste tematiche. Al di là delle singole analisi, il suo approccio secondo me può essere davvero utile per avanzare nella comprensione dei problemi che ci attanagliano.
(M.B.)



mercoledì 18 febbraio 2015

Un articolo di Varoufakis

Segnaliamo, sul sito di Sbilanciamoci, la traduzione italiana di un articolo di Varoufakis, comparso sul New York Times del 16 febbraio:


http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Non-e-tempo-di-giochi-28483

martedì 17 febbraio 2015

Storify sulla Grecia e l'uscita dall'euro

Proviamo uno storify artigianale, qui sul blog. La lettura di un tweet e delle successive risposte mi ha suggerito alcune riflessioni. Ho omesso nomi e cognomi.
Ecco il tweet:

tsipras e varoufakis hanno un problema, e no, non è un problema con l'eurogruppo o con la troika.. il problema è con i greci e coi forconi

L'autore allude al fatto che se il governo greco non si decide ad uscire dall'euro, i greci ricorreranno ai forconi. Sollecitato sul punto, il nostro chiarisce il concetto:

o escono dall'euro o si piegano alle leggi dell'euro, scelte dure in entrambi i casi, ma con una c'è il domani, con l'altra no

Annuncio subito che è questo il tweet che ha attirato il mio interesse. Per completezza riporto il resto della conversazione. Ecco la risposta dell'interlocutore: 

no, dimmi per quale geniale motivo devono uscire, perché stampano banconote più colorate?

Replica: 

perché l'euro è ormai una valuta davvero troppo inappropriata per la loro economia, non hanno scelta, è finita

La sottolineatura è mia. 
Naturalmente, ciò a cui allude l'autore è la facoltà di svalutare la neo-dracma e recuperare competitività. La replica finale dell'interlocutore è la seguente: 

il gap competitivo lo hanno già colmato con la svalutazione interna, non ha funzionato, non conta solo il prezzo.

In effetti chi sostiene che alla Grecia converrebbe uscire dall'euro, in modo da ridurre i prezzi delle proprie merci e divenire competitiva, non considera gli effetti del deprezzamento reale che la Grecia ha subito: i prezzi sono già consistentemente calati, e la Grecia è a tutt'oggi in deficit rispetto ai propri partner commerciali. Ricordate la vecchia alternativa o si svaluta la moneta, o si svaluta il salario?  Si può svalutare la moneta o il salario, ma gli effetti, nell'attuale contesto internazionale, sono altrettanto nulli. 
Forse sarebbe ora di mettere in forse la stessa necessità dell'alternativa. E questo ci riporta al secondo tweet: 

o escono dall'euro o si piegano alle leggi dell'euro
 E ancora:
non hanno scelta. è finita

Sembra una versione aggiornata del motto thatcheriano: da There Is No Alternative (TINA) a This Is The Alternative (TITA). Sono petizioni di principio che richiamano alla mente la proverbiale minestra e l'altrettanto proverbiale finestra. Le "leggi dell'euro" qui evocate appaiono eterne, implacabili e immodificabili, tanto che o si accetta di sottostarvi oppure l'alternativa è andarsene dalla moneta unica. 
Ora, si dà il caso che questa sia la posizione di Merkel e Schauble. La posizione tedesca è: le leggi sono queste, non si cambiano, se volete quella è la porta (ma non vi conviene uscire). La posizione anti-euro è: le leggi sono queste, non si cambiano, quella è la porta (e ci conviene uscire).
Come vedete, sono posizioni perfettamente simmetriche e speculari. 
È notorio che la posizione di gran lunga più popolare in tutti i paesi europei, e segnatamente in quelli della "periferia", è quella di tenersi l'euro, ma liberarsi dell'austerità. Sottolineo che questa posizione è quella di SYRIZA e Podemos, ma NON è quella dei vari Rajoy, Samaras, Monti-Letta-Renzi, per i quali l'austerità è una conseguenza logica della permanenza nell'euro, anzi, il "prezzo" del "biglietto" per rimanerci.
Poniamoci una domanda. È più "sovversiva" la posizione di chi dice che le regole sono queste, bisogna rassegnarsi, e l'unica soluzione è uscire: oppure quella di chi afferma che si può rimanere dentro, senza pagare il biglietto?
Si può anche generalizzare il discorso. Cos'è più rivoluzionario, convincersi che l'Europa rimarra sempre così com'è, accettandone il predominio tedesco e austeritario, oppure lavorare per trasformarla? Dichiarare che le leggi dell'euro sono eterne e immutabili, oppure cancellarle e sostituirle?

Mi si obietterà: ma questo è il PiùEuropa, che hai sempre attaccato.
Ottima obiezione.
Tuttavia, la critica del PiùEuropa è sempre stata incentrata su un movimento di intellettuali che, per anni, si sono limitati a esprimere il desiderio che l'Europa cambiasse, senza dare alcun contributo perchè ciò accadesse, e anzi offrendo il destro ad operazioni di ceto politico che hanno finito per soffocare qualsiasi vera alternativa ai partiti euristi. Il mondo della Lista Tsipras, insomma.
Il vero Tsipras è un'altra cosa: egli rappresenta un governo (sovrano!), espressione di un movimento politico realmente radicato fra il popolo greco, che sta realmente incidendo sullo scenario politico europeo. Sta, in pratica, mettendo in discussione l'immodificabilità delle leggi dell'euro; ed è probabile che ci riesca, dato che l'unico modo per fermarlo sarebbe cacciare la Grecia dall'euro, violando così l'altro imprescindibile dogma dell'establishment europeo: l'irreversibilità della moneta unica.
Non fidatevi mai di chi vi dice che non c'è alternativa. L'alternativa c'è sempre. Basta volerlo. (C.M.)