lunedì 22 settembre 2014

Le qualità morali della sinistra

Le "teste di serie" della Lista Tsipras alle scorse elezioni europee erano Barbara Spinelli e Curzio Maltese.

Chi sia Barbara Spinelli lo si può leggere qui, ma anche qui.

Chi sia Curzio Maltese lo si può leggere qui, ma anche qui.

Et De Hoc Satis.

Prevedibile e previsto

L'attacco ai diritti dei lavoratori, da parte del PD, non è ovviamente una sorpresa, perché si tratta della logica conseguenza dei vincoli che euro e UE impongono al nostro Paese, conseguenza prevedibile e prevista. Nel nostro piccolo, Tringali ed io scrivevamo, nel 2011, “l'attacco ai diritti dei lavoratori continuerà, secondo la linea scelta in Italia da Marchionne. Il lavoro sarà sempre più precario. La depressione economica rafforzerà il drammatico problema della disoccupazione” (M.Badiale, F.Tringali, Liberiamoci dall'euro, Asterios 2011, pag.14). Mi scuso per l'autocitazione, ma mi serve a spiegare come mai abbiamo poca voglia di intervenire sui recenti scontri fra Renzi e la CGIL: non abbiamo molto da aggiungere a quanto andiamo dicendo da anni. Segnaliamo comunque, a titolo di documentazione, vari articoli raccolti da Stefano Azzarà nel suo blog (li trovate qui e qui). La “grande stampa” è ovviamente schierata a favore del governo, e questo non ci può stupire. Può essere utile invece segnalare l'intervista a Landini pubblicata ieri sul “Corriere della Sera”, per la sua evidente debolezza (mentre più forte e sensata era l'intervista su Repubblica del 17-9). Nell'intervista al Corriere Landini sembra nettamente sulla difensiva, forse per via dell'apertura della Camusso al dialogo con Renzi. Ha un'unica buona risposta, quando ribatte che l'indebolimento dell'art.18, già operato dal governo Monti, non ha portato nessun vantaggio all'occupazione. Per il resto, nella sostanza accetta l'impostazione “accusatoria” dell'intervistatore, e cerca appunto di difendersi. Se ne deduce che perfino la parte migliore della sinistra sembra incapace anche solo di difendere le proprie ragioni in una intervista, non parliamo neppure di lottare in difesa dei propri ceti sociali. Perché? Evidentemente, nel caso di Landini, gioca la necessità di conservare un rapporto col resto della CGIL. Ma sullo sfondo vi è ovviamente l'incapacità, da parte della "sinistra di sinistra", di mettere in discussione euro e UE. A sua volta, questa incapacità si collega alla natura di fondo di ciò che è stata la sinistra. Ma qui il discorso diventerebbe davvero troppo lungo. I lettori interessati possono trovare analisi più approfondite nei libri che ho scritto con Massimo Bontempelli, in particolare “La sinistra rivelata” e La sfida politica della decrescita”.
(M.B.)

sabato 20 settembre 2014

Matteo Renzi farà la fine di Berlusconi?

Vale la pena di riguardare il video nel quale Matteo Renzi aggredisce il sindacato italiano.
Il vero talento del nostro Premier è riuscire a tradurre, in maniera brillante, in pseudo-linguaggio televisivo e pubblicitario lo pseudo-pensiero neoliberista e padronale sui diritti dei lavoratori. Lo spartito è sempre il medesimo: se "Marta, 28 anni" (ecco lo pseudo-linguaggio) non trova tutele per la sua maternità, è per colpa delle sue amiche dipendenti pubbliche (ed ecco lo pseudo-pensiero). Chi non ha garanzie e diritti può prendersela con chi ancora ne ha qualcuno, la disoccupazione è responsabilità del sindacato, e così via. È un messaggio volto a rinfocolare l'odio di tutti contro tutti, e che trova terreno fertile nelle menti devastate del grande pubblica televisivo.
Sbaglia chi vede qualcosa di nuovo o repentino nell'atteggiamento di Renzi: egli ripete queste cose da quando è salito sul palcoscenico, qualche anno fa. La sua è una aggressività coerente, e per nulla inaspettata.
Il sindacato, dopo anni di compromessi, moderazione, ritirate strategiche (cioè fatte di corsa), inchini e salamalecchi si trova sotto il fuoco del capo del suo partito di riferimento. La tattica della limitazione del danno ha fatto sì che il danno si ingigantisse. Se non ci fossero di mezzo anche i nostri diritti verrebbe da dire "ben vi sta!"
Fioriscono le analogie tra Renzi e Berlusconi, di cui avevamo discusso poco tempo fa. La loro missione era ed è giungere alla totale sottomissione del lavoro italiano alle ragioni della crescita e del capitale. Nel 2011, con il pieno accordo delle istituzioni europee, Berlusconi tentò un attacco in grande stile nei confronti del lavoro italiano (vedi "Lettera della BCE"). Fallì, e fu sostituito (non che lui non fosse d'accordo). Al suo posto venne Monti, e riuscì a sferrare colpi durissimi a quanto rimaneva del welfare state di questo paese. Fu una specie di Trojka fatta in casa.
Se Renzi fallirà, se le residue forze del lavoro riusciranno ad opporsi all'azione distruttrice del suo governo, è bene tenere presente il fiorentino "farà la fine" del suo predecessore: verrà semplicemente sostituito.
Chi ha ancora intenzione di lottare dovrà dunque tenere fermo questo punto: quello cui assistiamo è solo il primo assalto. Alle spalle del ceto politico e del capitale italiano si staglia l'ombra del ceto politico e del capitale europeo. Esattamente come nel 2011.
Naturalmente ci sono delle differenze. Il Renzi di oggi è molto più forte del Berlusconi del 2011; e il pretesto dell'emergenza spread in questo momento non sussiste. Ma dal punto di vista dei lavoratori la situazione non è poi molto diversa: il primo assalto del 2014 sarà semplicemente più violento di quello del 2011, e sarà accompagnato da una propaganda ancora più fittizia e evanescente.
Ciò che conta è non ripetere gli errori del passato, non concentrarsi troppo, non demonizzare, la figura di Renzi come si è fatto con quella di Berlusconi. L'uno come l'altro rappresentano solo il primo assalto. È sulla resistenza al secondo che si decide il nostro futuro. (C.M.)

giovedì 18 settembre 2014

Senza controlli


Un articolo sul “Fatto quotidiano” di ieri sottolinea i rischi dello “Sblocca Italia”, che sembra dare grandi poteri, in relazione a vari tipi di interventi sul territorio, senza prevedere grandi controlli. Se i lettori hanno maggiori informazioni (l'articolo non è esaustivo) e hanno voglia di condividerle, li ringraziamo. Si tratta comunque di un altro tassello che mette in luce le analogie fra renzismo e berlusconismo.
(M.B.)

martedì 16 settembre 2014

D'Orsi su Renzi

Su Micromega, Angelo D'Orsi nota le affinità fra Renzi e Berlusconi, al di là dell'ovvia constatazione della loro attuale alleanza politica. Il fatto che l'agenda politica di Renzi assomigli davvero a quella del noto pregiudicato, è in effetti un tema da approfondire.
(M.B.)

giovedì 11 settembre 2014

Martin Wolf sulla crisi

Segnaliamo un interessante articolo dal sito di “contropiano”, in cui si parla fra l'altro del nuovo libro di Martin Wolf, noto commentatore economico del Financial Times. L'intervista alla quale fa riferimento l'articolo su contropiano la trovate qui.
(M.B.)

lunedì 8 settembre 2014

Un sinistra nazionale?

L'ultima edizione di Le Monde Diplomatique si apre con un lungo editoriale di Frederic Lordon, autore che i nostri lettori già conoscono. Il pezzo si intitola significativamente La gauche ne peut pas mourir, e in esso vengono sviluppate varie argomentazioni, a partire dalla tesi dell'ineluttabilità della dicotomia destra-sinistra. Quest'ultima viene definita come il rifiuto della sovranità assoluta del capitale, e al contempo l'affermazione di una sovranità anticapitalista. In concreto tale affermazione deve prendere la forma di lotte reali portate avanti dalle classi subalterne; ma quale deve essere il terreno, lo scenario, di tali lotte? A questa domanda l'autore dà una risposta abbastanza  sorprendente per gli ambienti della sinistra radicale europea:


Resta la questione della scala territoriale entro la quale porre questa dialettica con il capitale (cioè contro di esso, N.d.T.). Nazionale, europea, o altro ancora? È abbastanza chiaro che lo scontro tra le due sovranità e l'avvio di un confronto tra queste due potenze presuppone, dal lato di chi contesta il dominio del capitale, ossia dal lato della sinistra, una grande densità politica, densità di relazioni concrete, di dibattiti, di riunioni, di azioni organizzate, la quale, basandosi sulla mutua comprensione linguistica, trova il proprio luogo d'elezione solo all'interno dello spazio nazionale.

Lo scorso giugno il Coordinamento dei lavoratori intermittenti e precari dell'Ile de France (CPI-IDF) ha invaso i cantieri della Filarmonica di Parigi per incontrare i lavoratori, evidentemente clandestini e provenienti, per la maggior parte, da una moltitudine di diversi paesi. Alla fragilità della loro situazione di estrema precarietà si aggiunge l'impossibilità totale di discutere tra di loro, e dunque di coordinarsi e lottare. E così il padronato, che sa sfruttare magistralmente le divisioni linguistiche, si trova di fronte una massa inconsistente e dispersa. Ecco un caso di genuino internazionalismo proletario; di fatto, un  caso di totale impotenza. 

A costo di urtare le sensibilità degli intellettuali alter-mondialisti, bi e trilingui, abituati a viaggiare e convinti che le loro capacità siano universalmente condivise, è ora di affermare che l'azione internazionale, di per sé possibile e utile, non avrà mai la medesima densità, e pertanto la medesima efficacia, dell'azione radicata nel contesto nazionale.
Ciò ovviamente non esclude gli effetti benefici del contagio e dell'emulazione trans-frontaliera. Non si formerà dunque un unica sinistra post-nazionale, ma più sinistre, radicate localmente ma non per questo meno desiderose di parlarsi e di appoggiarsi reciprocamente. 

Ci vuole tutta l'arroganza degli accademici, incoscienti della particolarità della loro condizione sociale, per ignorare le condizioni concrete dell'azione concreta, e per ricoprire di disprezzo tutto ciò che viene elaborato all'interno dello spazio nazionale, anche se è proprio in quest'ultimo che la quasi totalità delle lotte reali (e non immaginarie) ha avuto e ha luogo. In una parola, per continuare con l'eterna chimera dell'"Internazionale", questo spazio indeterminato e amorfo, quando la politica anticapitalista non può che essere inter/-/nazionale.

Lordon dunque deduce l'esigenza di concentrare le lotte nello scenario nazionale dall'esigenza di omogeneità linguistica, e ricava quest'ultima dalla circostanza che i dominati, per poter incidere nel corso degli eventi, devono ricorrere all'organizzazione, alla discussione, e ad altri momenti di azione collettiva che presuppongono la costante comunicazione tra soggetti. Lo scenario internazionale (e multinazionale) limiterebbe le possibilità di condurre tale comunicazione, e perciò ostacolerebbe l'avvio di lotte reali in grado di affermare una sovranità anticapitalista. La sinistra, anzi le sinistre, per essere tali devono essre in primo luogo nazionali.
Personalmente non sono molto persuaso da queste tesi. Ho l'impressione che Lordon non colga veramente nel segno. Ma si tratta comunque di un ragionamento interessante, e come tale va fatto conoscere e divulgato. (C.M.)