domenica 13 luglio 2014

Una citazione

E' mia convinzione che  non esistano ancora le condizioni adatte per una nuova associazione internazionale dei lavoratori; ritengo quindi non solo inutili, ma persino dannosi tutti i congressi operai, o socialisti, quando non si occupino delle immediate, precise condizioni di questa o quella determinata nazione. Infatti, essi si risolvono sempre in generiche banalità, ripetute all'infinito.
(K. Marx)



La citazione si trova a pag. 169 di un bel libro di Ettore Cinnella, storico presso l'Università di Pisa: “L'altro Marx”, edizioni Della Porta 2014. Si tratta di un brano tratto dai resoconti dei colloqui che Marx ebbe nel 1880 con un giornalista americano, John Swinton, riportati da Swinton in un suo libro pubblicato lo stesso anno. Il libro di Cinnella è interessante e di gradevole lettura, e lo consiglio agli “appassionati del genere” (quorum ego..).  Sulla citazione di Marx mi permetto solo una osservazione: un criterio di giudizio fondamentale appare in essa il fatto che le iniziative internazionali del movimento operaio “si risolvono sempre in generiche banalità”; ora, sono passati 130 anni, ma basta leggere uno qualsiasi dei tanti articoli sull'altra europa, sull'unità dei lavoratori europei, sul capitalismo che ormai è globale e quindi anche la classe operaia ecc.ecc., per capire che siamo sempre lì, alle “generiche banalità, ripetute all'infinito”.
(M.B.)

3 commenti:

  1. Concordo pienamente. Qualche tempo fa Bagnai riporto’ un paio
    di proposizioni simili dal Manifesto del Partito Comunista
    [http://goofynomics.blogspot.it/2014/01/i-lettori-di-copertine-e-il-contenuto.html]:

    “La lotta del proletariato contro la borghesia e’ in un primo tempo lotta nazionale, anche se non sostanzialmente, certo formalmente. E’ naturale che il proletariato di ciascun paese debba anzitutto sbrigarsela con la propria borghesia.”

    Dalla prefazione di Engels al lettore italiano (1893) al Manifesto del Partito Comunista

    “Se ciascuna nazione non avesse riacquistato la propria autonomia e unita’,
    non si sarebbero potute compiere ne’ l’unione internazionale del proletariato,
    ne’ la tranquilla e intelligente cooperazione di queste nazioni per il raggiungimento
    di scopi comuni. Cercate solo di immaginare un’azione internazionale comune degli operai
    italiani, ungheresi, tedeschi, polacchi, russi nelle condizioni politiche
    precedenti il 1848”

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  2. Mi hai fatto venire in mente una discussione che stavo facendo questi giorni con un conoscente ebreo sui fatti che stanno accadendo nella striscia di Gaza. Ebbene ,senza entrare troppo nel dettaglio delle situazioni medio-orientali,non conoscedo a suffienza le "ramificate" realtà,mi sono permesso di dire che il conflitto è funzionale a interessi ben più grandi del conflitto stesso e perciò, quella realtà, apparteneva ad un disegno che intendeva mettere ulteriormente fuorigioco Siria e Egitto con il beneplacido,magari,della Turchia e che tutto tornava utile in chiave americana per il controllo del medio-oriente.....L'avessi mai detto! Il problema erano i razzi che Hamas sparava sui territori israeliani e l'attacco diventava quindi una difesa estrema !!! Ecco,quindi,esiste una volontà più o meno conscia,secondo me,che ritiene più importante, utile e concreto il "particolare" piuttosto che il "generale".Non so se abbia ragione Marx oppure è necessario fare un salto di qualità e avventurarci sui territori sconosciuti della universalità,ma credo che non possiamo vivere più parlando solo di Renzi o Grillo, altrimenti muoriamo.Spero di non essere andato OT(se così fosse eliminate pure il commento senza problemi) Grazie. Claudio.

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  3. Se queste sono le premesse, sembra l'ennesima opera faziosa del revisionista Cinnella, una specie di ex comunista pentito votatosi all'anticomunismo più becero, come testimoniato dai corsi che tiene al dipartimento di storia e dall'orrendo "la tragedia della rivoluzione russa", uno dei libri di storia più spregevoli che abbia mai avuto il dispiacere di leggere. Con l'aggravante che Cinnella si presenta come un riscopritore di un presunto Marx nascosto dalla storiografia bolscevica, come una specie di Diego Fusaro de'noartri. Nicola S.

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