venerdì 28 dicembre 2012

Il dramma degli anziani tedeschi (che sarà presto il nostro)

Un ottimo articolo del Corriere della Sera spiega quanto sia drammatica la condizione degli anziani nella "virtuosa" Germania. Specchio di quel che accadrà anche a noi grazie alle riforme iniziate da Dini, proseguite dal centrosinistra e completate (per il momento) dalla Fornero.

Presto "saranno centinaia di migliaia i tedeschi che dopo aver lavorato trentacinque anni percependo un salario lordo di 2.500 euro riceveranno una pensione di circa 688 euro, ritenuta inferiore ai livelli minimi di sussistenza". 

Già oggi sono decine di migliaia gli anziani che devono lasciare la loro casa ed espatriare verso Est, alla ricerca di strutture di ricovero meno costose che in patria. Si tratta di veri e propri profughi della salute, vittime delle politiche economiche che la Germania realizza a proprio interno, e che ormai impone all'intera eurozona:

"oltre 10.000 pensionati tedeschi vivono in case di riposo ungheresi, ceche, slovacche. Altri anziani vengono assistiti e ricoverati anche in Ucraina, Grecia, Turchia e perfino in Thailandia, dove il potere di acquisto è superiore del settanta per cento. E si tratta di un fenomeno che aumenterà al ritmo del 5 per cento ogni anno, perché attualmente sono già circa 400.000 i tedeschi che non possono sostenere i costi di una struttura di accoglienza e di cura nel loro Paese."

24 commenti:

  1. siete in malafede,al solito.Se in Italia uno con il sistema contributivo lavorerà almeno 40 anni andando in pensione a 63-64-65 anni,avrà una pensione dignitosa e comunque legata ai contributi versati.Non si poteva certo continuare con il sistema retributivo totalmente insostenibile e continuando a mandare la gente in pensione a 50-55 anni con aspettative di vita d 80 anni ed in aumento.Siete degli irresposanbili e illudete la gente se proponeste cose del genere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è affatto male aprire il blog e leggere gli insulti di un anonimo, che oltretutto commenta un articolo sul sistema pensionistico che c'è in Germania criticando il sistema pensionistico che c'era in Italia. E se cominciassimo dalla netiquette? o anche dalla semplice educazione?

      Elimina
    2. Ehm... almeno lo facciamo usando una lingua comprensibile... la prossima volta sei pregato di indicare nome e cognome, che qui non amiamo i messaggi anonimi.

      Elimina
    3. Veronica tre milioni di euro al mese... Hai perfettamente ragione...

      Elimina
    4. 1) Non mi risulta che siano mai stati diffusi dati a sostegno dell'insostenibilità del sistema pensionistico pre-riforma fornero.
      2) Non c'è nessun motivo di aspettarsi che una pensione "legata ai contributi versati" sia dignitosa (dipende dallo stipendio), non è un caso che il contributo economico degli individui al welfare non sia generalmente proporzionale a quanto welfare utilizzano ma sia basato su aliquote progressive. Immaginati come sarebbe la sanità se i fondi venissero pagati in base alle prestazioni richieste e secondo le quote di mercato. Non vedo perchè le pensioni non dovrebbero seguire la stessa logica redistributiva del resto del welfare.

      Elimina
    5. In merito alla sostenibilità delle pensioni, quello che non viene detto (innanzitutto a Sinistra) è che ogni anno lo Stato deve puntellare gli Enti Previdenziali trasferendo 35-40 mld prelevati dal gettito fiscale (fondi GIAS + risorse a copertura disavanzi, che si aggiungono ai contributi versati dai lavoratori).

      Anno dopo anno, dal 1989 ad oggi, tali trasferimenti statali sono ammontati a 700 mld, che diventano circa 1.000 mld conteggiando anche gli interessi maturati: si tratta della metà di tutto il nostro debito pubblico.

      Ti invito a leggere i rapporti del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.

      Un cordiale saluto.
      Emilio L.

      Elimina
    6. Ma non è dato sapere in quale misura si tratta di denaro necessario per previdenza e per assistenza quindi non dice nulla sulla sostenibilità del sistema, senza contare che non ci vedo niente di male se si ricorre alla fiscalità generale per pagare le pensioni così come si fa per tutto il resto del welfare.

      Elimina
    7. se uno legge il bilancio dell'INPS e lo capisce,è in grado di sapere in quale misura si tratta di denaro necessario alla previdenza.E ci manca ancora che continuiamo a finanziare le pensioni di vecchiaia e di anzianita' con la fiscalità generale,semmai la fiscalità generale deve essere usata per le pensioni sociali,le integrazioni al minimo,le pensioni di invalidità.Il sistema pensionistico dal punto dell'equilibrio,con la Riforma Dini,era già sostenibile nel momento in cui fosse entrata a regime pieno,cio' tra 50 anni o piu'.Il problema si pone nel periodo transitorio,fin quando avremo ancora pensioni calcolate con il retributivo,gente che è in pensione da 20-30 anni,gente che continuerà a prendere ancora la pensione con il retributivo,gente che prende la pensione calcolata con sistemi piu' favorevoli per gli innumerevoli privilegi di settore e nella pubblica amminstrazione che esistevano prima delle riforme.Forse se ne 95 si fosse applicato il pro-rata a tutti subito e non solo a chi aveva meno di 18 anni di contributi e si fosse subito previsto un meccanismo di aggiornamento automatico dei coefficienti di trasformazione ogni 3 anni e di adeguamento alle aspettitive di vita delle età di pensionamento e dei contributi necessari,non si sarebbe piu' dovuti intervenire.

      Elimina
  2. Nella sostanza concordo con Anonimo.

    Inoltre bisogna riconoscere che milioni di pensionati godono oggi di redditi e patrimoni superiori ai lavoratori che gli stanno pagando la pensione:
    - 4,4 mln di pensionati hanno redditi superiori a quello medio di un lavoratore dipendente (dichiarazioni dei redditi).
    - il 78% dei pensionati vive in casa di proprietà, contro 61% dei lavoratori dipendenti, e possiede una ricchezza finanziaria netta 4 volte superiore (indagine Banca d’Italia).

    Insomma, non tutti i pensionati versano in una situazione di bisogno tale da giustificare la cristallizzazione dei propri privilegi come “diritto acquisito” da sobbarcare sulle spalle dei lavoratori.

    Senza considerare che la vita dei lavoratori è molto più complicata di quella dei pensionati: ci sono i figli da far crescere, l’affitto o le rate del mutuo sulla casa, la precarietà e la disoccupazione...

    Un cordiale saluto.
    Emilio L.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma quindi vuoi dire che i pensionati senza rendita sono una minoranza(?) sacrificabile e se devono emigrare peggio per loro? La vita dei pensionati è veramente tanto "meno complicata" rispetto a quella dei lavoratori da giustificare esattamente lo scarto tra stipendio e pensione citata nell'articolo? Non è possibile che questo scarto sia comunque eccessivo anche a fronte delle differenze che citi tu?

      Elimina
    2. Mi stai mettendo in bocca parole tue ...
      Per favore manteniamo alta la qualità del dialogo.
      Grazie

      Elimina
    3. Ho solo fatto delle domande.

      Elimina
  3. Non conosco i dati e dunque non posso farmi un'opinione definitiva.
    Tuttavia ho esperienza di pensionati, anziani, malati e con difficoltà assistenziali.

    Dire che la vita dei lavoratoti è molto più complicata di quella dei pensionati, non mi sembra condivisibile, a meno di non considerare anziani pensionati come soggetti inutili alla società, magari da eliminare.

    Vice versa ho avuto modo di constatare le enormi difficoltà di vita di vari anziani, malgrado una vita lavorativa professionale di buon-ottimo livello.

    Oltre ai livelli di tassazione, incredibili rispetto alla qualità e quantità dei servizi pubblici che si ricevono (in pratica se gli anziani non hanno familiari che sono disposti a sacrificare le loro vite, non vedo che destino possano avere), le pensioni percepite sono assolutamente irrisorie rispetto al costo della vita odierna (bollette, alimenti, assistenti domiciliari, medicine).

    Le medicine, ad esempio, spesso sono fruibili solo a pagamento pieno, poiché il reddito del pensioanto risulta quello di una persona evidentemente benestante (???). Per non parlare del fatto che farsele prescrivere non è affatto semplice per una anziano spesso è molto costoso, nel senso che occorre ricorrere a specialisti in geriatria o neurologia, non solo al medico di base.

    Certo capisco, e conosco casi, che in Italia ci sono stati dipendenti andati in pensione a 50 anni circa... Una cosa vergognosa.

    Ma l'andazzo attuale è assolutamente devastante e molto preoccupante. Soprattutto perché la mole e il numero di problemi da risolvere richiederebbe una capacità riformatrice del tutto assente, anche perché il 'clima' politico è qello che è. In pratica la politica dedica il 90% delle proprie energie a tutelarsi e il 10% (probabilmente esagero) ai problemi reali dei cittadini che, spesso, pagano anche le tasse e rispettano le leggi.

    Per fortuna esistono tante associazioni senza fini di lucro (me ne viene in mente una di un personaggio molto in vista oggi), che si preoccupano molto degli anziani, telefonando spesso anche a casa, per sentire come va... e magari vedere se si ottiene qualche donazione o un testamento.

    Meglio di niente?

    Lorenzo Fedele

    RispondiElimina
  4. Condivido l'osservazione del Sig. Fedele che anche tra i pensionati, come tra i lavoratori, siano molti quelli che versano in situazione di penosa ristrettezza economica.

    Il problema della spesa pensionistica attuale (prima voce di spesa dello Stato, nell'ordine dei 250 mld) è proprio quello di non discriminare le prestazioni erogate in base alle situazioni individuali.

    Se si riconoscesse (innanzitutto a Sinistra) che una quota della pensioni liquidate in base al sistema retributivo costituisce spesa pubblica per fini assistenziali, si potrebbe valutare una sua più equa riallocazione in base ad indicatori oggettivi della situazione economica dei percettori (es. indice ISEE), dando concreto sostegno a quanti, pensionati e lavoratori, versano in situazioni di effettivo bisogno.

    Un cordiale saluto.
    Emilio L.

    RispondiElimina
  5. Il sistema retributivo è perfettamente sostenibile, al contrario di quello che si dice di solito, a patto che lo si faccia in un contesto A MONETA SOVRANA. Se lo stato non è più libero di stampare moneta, ma deve chiederla in prestito alle banche (come è il caso dell'EURO) allora non solo diventa insostenibile il sistema pensionistico (sia quello retributivo che quello contributivo) ma qualsiasi spesa pubblica, e quindi in sostanza diventa impossibile per lo Stato produrre ricchezza.

    USCIAMO DALL'EURO E DALLA UE PER RITROVARE LA NOSTRA SOVRANITA' E PER TORNARE AD ESSERE IL PAESE CON I SALARI PIU' ALTI E L'EC0NOMIA PIU' COMPETITIVA D'EUROPA!:
    http://paolobarnard.info/docs/ilpiugrandecrimine2011.pdf

    Matteo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Uscire dall'Euro ...

      ... mi sembra di sentire riecheggiare le parole di tanti che negli anni settanta (e oltre)invocavano l'avvento del comunismo come fosse dietro l'angolo ...

      Che spreco di intelligenze! Che spreco di impegno politico!

      Elimina
    2. Siete degli stolti se pensate che l'Euro salverà l'Italia, in dieci anni di euro la Germania ha ribaltato la propria bilancia commerciale e ha surclassato noi che eravamo primi in Europa! Chiedetevi come può salvarci l'euro se dall'entrata nella moneta unica l'economia ha smesso di crescere, la disoccupazione giovanile è aumentata vertiginosamente e i tagli alla spesa hanno depresso il pil. E' impossibile uscire dalla crisi con politiche deflattive che anzi ci fanno precipitare in un circolo vizioso senza uscita e ci manderanno presto a raggiungere la Grecia.
      Cosa diavolo c'entra il comunismo? Avete la testa imbottita di ideologia neoliberale. Qualcuno dovrebbe rileggersi Keynes che basta a smontare le disastrose politiche di Prodi, Ciampi, Monti & company.

      Aprite gli occhi e la mente!
      Matteo

      Elimina
    3. Il declino del nostro Paese è iniziato ben prima dell'avvento dell'euro, per cause tutte interne.

      La sua accelerazione è ascrivibile al processo di globalizzazione, che in pochi anni ha mutato la suddivisione del lavoro (e conseguentemente del reddito) a livello mondiale, favorendo i paesi emergenti a scapito di quelli concentrati su settori industriali più tradizionali.

      L'euro non è la causa dei nostri problemi.

      Piuttosto alcuni, come gli Autori di questo blog, pensano che una moneta svalutata possa essere una soluzione, che controbilanci il suddetto processo di trasferimento del reddito a livello mondiale ...

      Nel mentre che aspettiamo il miracolo, il Paese scivola sempre più in basso, zavorrato dalle sue vere debolezze ... e noi con lui!

      Lo ripeto: che spreco di intelligenze e di impegno politico!

      Un cordiale saluto.
      Emilio L.

      Elimina
    4. Emilio L., quello che tu definisci come "processo di globalizzazione" è un concetto che andrebbe contestualizzato. La forma attuale di governo dell'economia mondiale globalizzata, e che forse sarebbe meglio definire come: mercato globale ad uso e consumo dei grandi centri di capitale (e non dei paesi emergenti), è il risultato di ben precise scelte politiche/economiche di cui l'euro è parte integrante e fondante.
      Mi sembra che si scambi la causa con l'effetto proprio partendo dall'idea che questo tipo di globalizzazione sia ineluttabile, insindacabile, e non riconoscendo il ruolo che l'euro in essa ha avuto.

      Elimina
    5. Emilio L. Chi si aspetta il miracolo siete voi che credete che l'Euro ci salverà da tutti i mali!
      A metà degli anni 90 l'agenzia S&P giudicava la nostra una delle economia leader della UE. E questo con un'inflazione molto più alta della attuale e un debito pubblico più alto. Le cose hanno cominciato ad andare veramente male negli anni 2000 quindi con la moneta unica (dove i vari trattati avevano già dato una mazzata decisiva alla sovranità degli stati). Quello che dobbiamo capire è che la Germania e la sua classe politica (da Kohl alla Merkel) ci hanno danneggiato molto più di quanto possano fare gli Stati Uniti e la Cina. E invece tutti a dire che dobbiamo unirci alla Germania per combattere USA e Cina.
      Ed è comprensibile visto che questa chiamata alle armi viene da coloro che vogliono distruggere gli Stati, e quindi la loro moneta, e Usa e Cina sono degli stati con un potere ancora abbastanza rilevante.

      Matteo

      Elimina
    6. Per Unknown

      Sì è vero, la globalizzazione è mossa dagli interessi del capitale ... ma si tratta di uno di quei grandi fenomeni storici da assumere come dato di contesto, non modificabile per volontà unilaterale, non rifiutabile per posizione ideologica, rispetto a quali i singoli paesi possono solo adattare le proprie politiche si sviluppo economico e sociale. C'è chi lo fa meglio, preservando equità ed opportunità per i propri cittadini, e chi meno ...

      Per Matteo

      A metà degli anni novanta l'Italia aveva appena svalutato di oltre il 30% e le proprie produzioni low-tech non subivano ancora la concorrenza dei paesi emergenti ...

      L'Euro, e prima ancora lo SME, hanno semplicemente messo a nudo i problemi di competitività del nostro sistema Paese, aggravati dal nuovo scenario mondiale.

      Non sarà ovviamente l'Euro a salvarci. Possiamo essere solo noi cittadini a farlo ... sempre che per iniziare a rimboccarci le maniche non si aspetti prima che la provvidenza ci renda la lira!

      Un cordiale saluto.
      Emilio L.

      Elimina
    7. Se avessimo uno Stato sovrano ce ne sbatteremmo altamente dei paesi emergenti, perché potremmo proteggere la nostra produzione (come fanno Stati Uniti e Cina). Ma con uno stato imbrigliato dal trattato di Lisbona e una moneta di nessuno abbiamo le mani legate. Tranne la Germania che invece di svalutare la moneta svaluta il lavoro (tranne forse i pochi favoriti modello volkswagen con l'appoggio dei sindacati tedeschi collusi).
      In più con una moneta sovrana non sei dipendente dalle esportazioni, come con l'Euro per cui dobbiamo venderci anche l'anima per essere competitivi, è sufficiente proteggere la nostra produzione. Un esempio è quello degli Stati Uniti che hanno una bilancia commerciale in deficit di 63 miliardi di dollari e sono la prima potenza al mondo.
      Quindi un paese come l'Italia che invece tendenzialmente ha un settore di export molto sviluppato, con una adeguata politica protezionista e un sistema di spesa di tipo keynesiano e cartalista potrebbe essere ai vertici nel mondo.

      177 ermanno. Il problema è che quello che dici tu non puoi farlo con l'Euro. Negli anni '70, quando c'era la lira c'era la cosiddetta "scala mobile", che valeva per i salari, questo perché il Tesoro controllava ancora la Banca d'Italia e poteva emettere moneta. Oggi, con l'Euro e i trattati europei non puoi fare deficit, anzi lo stato deve comportarsi come un privato e fare profitto con le NOSTRE pensioni, perché glielo impone l'Unione Europea. Il che significa che LO STATO E' COSTRETTO A IMPOVERIRCI.
      L'uscita dall'Euro e dall'Unione Europea è la precondizione per l'attuazione di QUALUNQUE politica sociale.

      Matteo

      Elimina
  6. Anche sull'Euro non sono un esperto, tuttavia la questione esiste e non si può nascondere.
    Mi sembra che gli scambi siano condizionati da ideologie e comprensibili emozioni.
    Credo - molto banalmente - che il problema non sia l'Euro ma come si è giunti all'Euro.
    Tutti - credo - condividiamo che unire i popoli sia meglio che disunirli. Ma le unioni non possono essere imposte dall'alto.
    Si parla talvolta di stati uniti d'europa, pensando agli stati uniti d'america.
    Ma gli Usa hanno avuto un ben altro processo formativo; fra l'altro.

    Al contempo, è vero che la crisi che stiamo vivendo è molto probabilmente una crisi sociale prima che economica, logica conseguenza di uno sviluppo troppo veloce che ci ha trasformati in maiali all'ingrasso, peraltro a spese di altri popoli.

    E l'euro mi sembra èiù consgeuenza che causa di questo processo di sviluppo viziato.

    Ciò nonostante io sono contro questo euro e questa europa.

    Un saluto

    RispondiElimina
  7. ...retributivo... contributivo... ma di porre limiti alle pensioni indegnamente ricche non se ne parla mai???? E se mettessimo una equa indicizzazione di stipendi e pensioni più bassi al costo della vita??? Prima o poi se ne dovrà pur parlare...

    RispondiElimina