martedì 23 aprile 2013

Ben fatto

Tra i commenti alle convulse vicende legate alla rielezione del peggior Presidente della storia dell'Italia repubblicana, emerge da più parti l'idea che il M5S, non essendo riuscito ad ottenere l'elezione di un candidato esterno alla casta, abbia perduto la propria battaglia.
Noi pensiamo il contrario.
I critici sostengono che il M5S avrebbe potuto e dovuto aprire canali di confronto e trattativa col PD per condizionarne le scelte.
Probabilmente anche una parte degli elettori e degli eletti del M5S condivide una tale impostazione, che riflette un'idea politica più generale: arrivare ad un accordo col centrosinistra per dare al Paese un governo capace di innescare un profondo cambiamento.
Il problema però è che questa idea è del tutto impraticabile e non porterà mai ad un reale cambiamento. Del resto lo stesso enorme successo elettorale del M5S è figlio della convinzione, ormai ampiamente diffusa, che l'intero ceto politico di destrasinistracentro sia ignobile, autoreferenziale, corrotto, ignorante, totalmente privo di idee e progettualità, capace solo di rimanere abbarbicato al potere e di lottare disperatamente per intascarsi quel che rimane delle risorse pubbliche, sempre più ridotte dalla crisi.
La stessa vicenda dell'elezione del Presidente è l'ennesima riprova della compiuta degenerazione di questo ceto: perché se è vero che la scelta di Napolitano è pessima, è altrettanto vero che tutti gli altri nomi che il centrosinistra avrebbe potuto votare (quelli espliciti come Marini e Prodi, quelli impliciti come D'Alema) non erano certo migliori. Si tratta di personaggi che si pongono in piena continuità con le politiche distruttive e antipopolari condotte fino ad oggi. Tutti inoltre avrebbero continuato la difesa dei privilegi della casta, l'attacco alla magistratura, la spinta alle "riforme" per fare a pezzi quel che resta della Costituzione.
Tutto ciò mostra con chiarezza il livello della degenerazione raggiunto dal sistema dei partiti.
Nel 1978, un Parlamento già ostaggio di forze politiche corrotte e screditate (magari non ai livelli odierni), potè trovare al proprio interno una figura forte e autorevole come Pertini. Oggi di Pertini da eleggere non ce ne sono più, l'intero ceto politico è irreversibilmente e irrimediabilmente marcito.
Ora, se tutto questo è chiaro, devono essere chiare anche le conseguenze politiche: oggi, il principale compito di una qualunque forza politica che abbia a cuore le sorti del Paese, è quello di spazzare via l'intera casta politica (comprese le sue diramazioni nel sistema dell'informazione-comunicazione). C'è davvero bisogno di una Rivoluzione Francese, possibilmente senza ghigliottina.
Alla luce di queste considerazioni possiamo affermare che, riguardo all'elezione del Presidente della Repubblica, il M5S si è davvero comportato bene, rifiutando ogni forma di collaborazione coi nemici del Paese, ma, allo stesso tempo, proponendo un candidato vicino all'area di centrosinistra, indipendente dai partiti e di alta caratura morale.
In questo modo il M5S ha ottenuto un risultato di grandissima importanza: ha reso totalmente esplicita la reale volontà del PD (e dei suoi alleati) di porsi in piena continuità con lo sfacelo realizzato finora, financo accordandosi con Berlusconi, con il quale, nella realtà, non esiste alcuna distanza politica.
Napolitano, nel suo discorso alla Camera dopo la rielezione, è stato chiarissimo: il suo compito è formare un “governissimo”, espressione dell'intero ceto politico, cui affidare il mandato di distruggere la Costituzione e continuare la macelleria sociale in atto, in nome del rispetto dei folli vincoli europei.
Se il tentativo riuscirà, le forze politiche di destrasinistracentro faranno un passo ulteriore verso il totale discredito, mentre il M5S potrà davvero iniziare a gettare le basi per un'alternativa di sistema.
Ma dovrà essere capace di mantenere la stessa fermezza dimostrata finora, e soprattutto di spiegare le vere ragioni della crisi e indicare un'alternativa.
 
(M.Badiale, F.Tringali)

10 commenti:

  1. Questo post è ideologico. Pensare che fra gli elettori del M5S ci siano soltanto santi, significa ignorare la fattualità del voto, e ragionare solo per sovrastrutture culturali.
    Ad ogni modo, anche solo per opportunità politica, un accordo era da stringere, non sugli 8 beceri punti, ma su 4 e concreti, e tirare la spina alla prima cagata. Ma nè Grillo, tanto meno Crimi e Lombardi sono immuni da quella "paura" che sta attanagliando tutti.
    Dove sindaci del M5S governano, alle politiche hanno aumentato i loro voti, seppur abbiano aumentato le tasse, perso battaglie, e mancati obiettivi. Significa che il cambiamento lo costruire... non si attende. Perchè? Perchè le pere quando sono mature, e quindi cadono dall'albero, il più delle volte non sono più mangiabili.
    C'è un vezzo piccista in questo post.

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  2. Probabilmente, come dite, non vi è alternativa possibile all'attuale tattica del M5S. Tuttavia, il fatto che non ci sia alternativa, non significa necessariamente che essa sia vincente, potrebbe ben darsi che sia l'unica possibile e che contemporaneamente sia perdente.
    In effetti, la necessità di questo movimento ad assumere atteggiemtni rigidi richiama metaforicamente il comportamento di un pugile che intenedesse combattere stando ben fermo sul ring, non potrebbe mai prevalere su un avversario in grado di colpirlo saltellandogli attorno.
    Per quanto mi riguarda, rimango dell'opinione che sia indispensabile un lungo e faticoso lavoro di costruzione di un'avanguardia in grado di proporsi come nuova classe dirigente, così salda ed organizzata al proprio interno da non avere bisogno di recitare la parte del duro e puro per esserlo davvero, e quindi in grado di fare tutti gli accordi utili anche col peggiore dei propri nemici senza destare sospetti di connivenza.

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  3. Grillo: "Italia in bancarotta in autunno, speriamo che ci invadano i tedeschi". Capito tutto.

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    1. Grillo non è il Movimento.
      e Movimento è anche questo:
      http://www.byoblu.com/post/2013/04/17/il-laboratorio-di-economia-a-cinque-stelle.aspx

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    2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    3. appunto, se c'è la napoleoni a dirigere questo fantomatico laboratorio, è tutto finito

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  4. a coloro che ancora insistono sulla vecchia storia, ormai vecchia, del M5S che doveva appoggiare il governo Bersani, vorrei segnalare, discretamente, il caso Sicilia (pur nelle differenze tecniche), dove l'amministrazione Crocetta, arrivata al dunque della legge finanziaria regionale, mette fuori gioco gli emendamenti del 5Stelle, per trovare accordo con il PDL.
    Ecco, quando un governo è nato, poi trova per strada altri accordi, soluzioni, metodologie. Tu, di fronte allo scempio, puoi anche togliergli la fiducia, ma ormai il governo è nato, ed è in carica, e rigira le cose come più gli conviene. Se il PD, ad un certo punto, avesse deciso di alzare i rimborsi elettorali, invece che abolirli, avrebbe o no trovato una sponda certa negli altri partiti a cominciare dal PDL?
    e alla fine, di chi sarebbe stata la colpa di aver fatto nascere quello scempio? chi si sarebbe ritrovato con una mano davanti e una di dietro, additato anche dai suoi stessi elettori come ingenui, stupidi, impreparati, ecc.?
    non dai la fiducia a chi non può darti motivi per credergli...

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  5. Tutto corretto! Ma io credo che parte del PD insieme a SEL e M5S prenderà la strada decrescista per il controllo del salario quando comunque usciremo dall'euro. Insomma destra e sinistra stanno organizzando il futuro post euro. Grazie.

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    1. Ovviamente l'uscita sarà in salsa neoliberista.

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  6. Condivido per intero questa analisi.
    E apprezzo molto l'onestà intellettuale di chi, come Badiale e Tringali, pur essendo stato molto critico nei confronti del Movimento 5 Stelle, riconosce in questa occasione il significato e il valore della sua azione.

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