Intendo i giornalisti. Leggete per esempio qui: si parla di un sondaggio nel quale viene chiesto chi si desidererebbe come prossimo Presidente della Repubblica fra Napolitano, Bonino, Prodi, Draghi, Padoan, Veltroni. La maggioranza relativa (39%) risponde che non lo sa. Fra chi esprime una preferenza, il più "votato" è Napolitano, che raggiunge il 19%. Se questo sondaggio esprime correttamente le opinioni degli italiani, ciò vuol dire che circa un italiano su cinque desidera Napolitano come nuovo (si fa per dire) Presidente, mentre la maggioranza relativa degli italiani non si riconosce in nessuno dei nomi proposti. Bene, l'articolo riporta questa notizia scrivendo "Gli italiani, qualora potessero scegliere, al Colle vorrebbero ancora Giorgio Napolitano". A volte i giornalisti sono davvero strani.
(M.B.)
Visualizzazione post con etichetta napolitano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta napolitano. Mostra tutti i post
sabato 20 dicembre 2014
sabato 7 dicembre 2013
Caro Rodotà, il maggioritario è sempre incostituzionale
Stefano Rodotà commenta la recente sentenza della Corte Costituzionale, in un intervento nel quale il noto giurista difende l'operato della Corte relativamente all'annullamento del premio di maggioranza senza soglia e delle c.d. 'liste bloccate'. Per capire cosa ciò comporti, ecco un breve riepilogo.
Non intendo dilungarmi sulle conseguenze politiche immediate di questo evento, né sui limiti della sentenza. Basti dire che, secondo un'opinione abbastanza accreditata , l'intervento della Corte configura un favore al Governo Letta; e che non è stato toccato uno degli aspetti peggiori dell'attuale legge, e cioè la presenza di molteplici soglie di sbarramento.
Mi concentro qui su due passaggi dell'articolo di Rodotà:
Qui S.R. da un lato sembra credere che i problemi legati alla presenza di oligarchie e allo stravolgimento della rappresentanza li abbia instaurati il Porcellum, come se il sistema precedente (Mattarellum) non avesse creato, più o meno negli stessi termini, i medesimi problemi; dall'altro appare consapevole che, sotto il profilo costituzionale, qualcosa nel maggioritario non va. Solo che questa consapevolezza non arriva al punto di considerare il maggioritario in sé e per sé come incompatibile con la Costituzione; e ci si appunta solo sugli aspetti patologici (le "forzature").
Il maggioritario è la negazione del suffragio universale. Innanzitutto dovrebbe essere definito minoritario, perché si tratta di un sistema concepito per trasformare nelle minoranze di rappresentati in maggioranze di rappresentanti; una forza politica che è maggioritario nel voto reale non ha bisogno del maggioritario. La questione è magnificamente inquadrata qui. In secondo luogo introduce nel dibattito politico un elemento di manipolazione del consenso espresso nelle urne, cosicché la lotta politica si sviluppa anche sul terreno delle "regole del gioco", perché le tecniche di manipolazione sono diverse e avvantaggiano, volta per volta, attori diversi: ecco un'ottima spiegazione. In terzo e decisivo luogo, il maggioritario vanifica il principio "una testa, un voto", che è la pietra angolare della democrazia elettorale. Per capire la misura della violenza che il maggioritario compie ai danni dei principi democratici non c'è nulla di meglio di questa lettura.
Per dimostrare quest'ultimo assunto, bastano alcuni facili esempi astratti. Immaginiamo un sistema elettorale maggioritario, articolato in tre collegi uninominali. Si affrontano due partiti, A e B. Supponiamo che tutti i collegi abbiano lo stesso numero di elettori registrati. A prende il 90% nel primo collegio; B il 51% negli altri due. Se si prende il totale dei collegi, B ha ricevuto il 37,3% dei voti, a fronte del 72,6% di A; tuttavia, B riceve il doppio dei seggi di A.
Altro caso. B prende il 51% in tutti e tre i collegi, ricevendo così tre seggi. A rappresenta, a livello del voto popolare, quasi la metà del consenso espresso; tuttavia, la sua rappresentanza nell'assemblea elettiva è del tutto nulla.
Altri esempi possono essere suggeriti dalla fantasia dei lettori, e possono essere estesi anche ad altri tipi di maggioritario, diversi dall'uninominale secco: tanto il principio è sempre il medesimo.
Che questa roba non sia in contrasto solo con la Costituzione italiana, ma con tutte le possibili costituzioni di qualsiasi paese democratico, è sotto gli occhi di tutti. Coerentemente, Napolitano cerca di imporre il maggioritario al parlamento.
Ci aspetteremmo che Stefano Rodotà impegni tutto il suo prestigio in una campagna che conservi gli aspetti proporzionali della legge in vigore, così come ritoccata dalla Consulta. Gli ingenui richiami al Mattarellum non sembrano però deporre a favore di tale ipotesi. (C.M.)
Non intendo dilungarmi sulle conseguenze politiche immediate di questo evento, né sui limiti della sentenza. Basti dire che, secondo un'opinione abbastanza accreditata , l'intervento della Corte configura un favore al Governo Letta; e che non è stato toccato uno degli aspetti peggiori dell'attuale legge, e cioè la presenza di molteplici soglie di sbarramento.
Mi concentro qui su due passaggi dell'articolo di Rodotà:
La legge Calderoli ci aveva trascinato fuori dalla logica rappresentativa, e ci aveva abbandonato in una sorta di vuoto dove la logica costituzionale era stata sostituita dal potere assoluto di oligarchie ristrettissime (venti, trenta persone) di scegliere arbitrariamente 945 parlamentari. E tutto questo era avvenuto all’insegna della pura “governabilità”, parola che aveva cancellato, con una evidente e grave forzatura, il riferimento alla rappresentanza.E più avanti:
Nell’esercitare il potere di approvare una nuova legge elettorale, al quale fa esplicito riferimento il comunicato ufficiale della Corte, il Parlamento dovrà tuttavia tenere ben fermi alcuni vincoli che già emergono con grande nettezza (...) Il secondo tipo di vincolo riguarda l’illegittimità costituzionale di meccanismi che alterano il rapporto tra voti e seggi attraverso forzature maggioritarie. In questo modo è possibile restaurare quella democrazia perduta negli anni tristi del Porcellum.
Qui S.R. da un lato sembra credere che i problemi legati alla presenza di oligarchie e allo stravolgimento della rappresentanza li abbia instaurati il Porcellum, come se il sistema precedente (Mattarellum) non avesse creato, più o meno negli stessi termini, i medesimi problemi; dall'altro appare consapevole che, sotto il profilo costituzionale, qualcosa nel maggioritario non va. Solo che questa consapevolezza non arriva al punto di considerare il maggioritario in sé e per sé come incompatibile con la Costituzione; e ci si appunta solo sugli aspetti patologici (le "forzature").
Il maggioritario è la negazione del suffragio universale. Innanzitutto dovrebbe essere definito minoritario, perché si tratta di un sistema concepito per trasformare nelle minoranze di rappresentati in maggioranze di rappresentanti; una forza politica che è maggioritario nel voto reale non ha bisogno del maggioritario. La questione è magnificamente inquadrata qui. In secondo luogo introduce nel dibattito politico un elemento di manipolazione del consenso espresso nelle urne, cosicché la lotta politica si sviluppa anche sul terreno delle "regole del gioco", perché le tecniche di manipolazione sono diverse e avvantaggiano, volta per volta, attori diversi: ecco un'ottima spiegazione. In terzo e decisivo luogo, il maggioritario vanifica il principio "una testa, un voto", che è la pietra angolare della democrazia elettorale. Per capire la misura della violenza che il maggioritario compie ai danni dei principi democratici non c'è nulla di meglio di questa lettura.
Per dimostrare quest'ultimo assunto, bastano alcuni facili esempi astratti. Immaginiamo un sistema elettorale maggioritario, articolato in tre collegi uninominali. Si affrontano due partiti, A e B. Supponiamo che tutti i collegi abbiano lo stesso numero di elettori registrati. A prende il 90% nel primo collegio; B il 51% negli altri due. Se si prende il totale dei collegi, B ha ricevuto il 37,3% dei voti, a fronte del 72,6% di A; tuttavia, B riceve il doppio dei seggi di A.
Altro caso. B prende il 51% in tutti e tre i collegi, ricevendo così tre seggi. A rappresenta, a livello del voto popolare, quasi la metà del consenso espresso; tuttavia, la sua rappresentanza nell'assemblea elettiva è del tutto nulla.
Altri esempi possono essere suggeriti dalla fantasia dei lettori, e possono essere estesi anche ad altri tipi di maggioritario, diversi dall'uninominale secco: tanto il principio è sempre il medesimo.
Che questa roba non sia in contrasto solo con la Costituzione italiana, ma con tutte le possibili costituzioni di qualsiasi paese democratico, è sotto gli occhi di tutti. Coerentemente, Napolitano cerca di imporre il maggioritario al parlamento.
Ci aspetteremmo che Stefano Rodotà impegni tutto il suo prestigio in una campagna che conservi gli aspetti proporzionali della legge in vigore, così come ritoccata dalla Consulta. Gli ingenui richiami al Mattarellum non sembrano però deporre a favore di tale ipotesi. (C.M.)
domenica 22 settembre 2013
Re Giorgio ha perso la fiducia dei suoi "sudditi"
L'ultimo sondaggio dell'istituto SWG, commissionato dalla trasmissione di RAI 3 "Agorà", disponibile in questo elenco (la data è del 20 settembre), mette in luce due dati interessanti. Il primo è che la sfiducia (la somma di chi esprime "poca" o "nessuna" fiducia) nel governo Letta ha raggiunto la quota del 75% del totale degli intervistati. La seconda, ancora più significativa, è che lo stesso Giorgio Napolitano viene retribuito per le sue ultime mosse politiche con un tasso di sfiducia del 53%.
Per chi frequenta gli istituti di sondaggi, questo dato è clamoroso, se confrontato con quelli risalenti a due anni fa: all'epoca Re Giorgio viaggiava su livelli di fiducia attorno all'80%. Ma allora veniva percepito come una figura super-partes, di garanzia. Da tempo egli ha deciso di comportarsi come un vero attore politico, usando in maniera del tutto strumentale e irrituale i poteri a sua disposizione. La sua azione ha avuto una tale efficacia che si può affermare che l'attuale quadro politico, nonché la situazione disastrosa dell'economia, siano frutto dell'attuazione dei disegni strategici di Napolitano. Ogni uomo politico deve misurarsi con il problema della responsabilità delle sue scelte. Oggi gli italiani sono piuttosto stanchi. (C.M.)
Per chi frequenta gli istituti di sondaggi, questo dato è clamoroso, se confrontato con quelli risalenti a due anni fa: all'epoca Re Giorgio viaggiava su livelli di fiducia attorno all'80%. Ma allora veniva percepito come una figura super-partes, di garanzia. Da tempo egli ha deciso di comportarsi come un vero attore politico, usando in maniera del tutto strumentale e irrituale i poteri a sua disposizione. La sua azione ha avuto una tale efficacia che si può affermare che l'attuale quadro politico, nonché la situazione disastrosa dell'economia, siano frutto dell'attuazione dei disegni strategici di Napolitano. Ogni uomo politico deve misurarsi con il problema della responsabilità delle sue scelte. Oggi gli italiani sono piuttosto stanchi. (C.M.)
lunedì 22 luglio 2013
Purtroppo Casaleggio non è un comico
L'intervista del leader del M5S Gianroberto Casaleggio, resa al
giornalista Nuzzi, non può che lasciare delusi molti di quelli che hanno
riposto, e ripongono ancora, speranze nell'irruzione del
movimento sulla scena politica. Su questo blog non abbiamo risparmiato
osservazioni e critiche al M5S (ad esempio qui, oppure qui), sempre nell'ottica che questo
rappresentasse un interlocutore, e comunque una realtà con cui fare i
conti. Tra i limiti del movimento che emergono nell'intervista si
possono annoverare la volontà di introdurre l'elezione diretta del
candidato su base circoscrizionale (un modo elegante per riferirsi al
maggioritario uninominale), e la diffusione di messaggi che lasciano alquanto perplessi ("A me non interessa la politica, a me interessa l’opinione pubblica" e amenità del genere). Ma non è questo che lascia quasi sconcertati dell'intervista, bensì il seguente passaggio:
Il fondatore del maggior movimento di opposizione in Italia si trova a dovere dare un giudizio sul Presidente eversore della Costituzione, e non trova di meglio che denunciarne il dato anagrafico.
Una frase a suo modo illuminante. Si può pensare ad una battuta. Putroppo Casaleggio, a differenza di Grillo, non è un comico. (C.M.)
Nuzzi: I limiti di Napolitano?
Casaleggio: Credo soprattutto l’età e poi il fatto che insieme a molte altre persone che oggi sono in politica è in politica da molti anni.
Il fondatore del maggior movimento di opposizione in Italia si trova a dovere dare un giudizio sul Presidente eversore della Costituzione, e non trova di meglio che denunciarne il dato anagrafico.
Una frase a suo modo illuminante. Si può pensare ad una battuta. Putroppo Casaleggio, a differenza di Grillo, non è un comico. (C.M.)
sabato 20 luglio 2013
È forse un film dell'orrore?
Il vice-presidente del Senato dice che il primo ministro di colore della storia d'Italia gli ricorda un orango, mentre il commissario giudiziario degli stabilimenti ILVA di Taranto afferma che i tumori non sono stati provocati dalle polveri tossiche, ma dal tabacco e dall'alcol e il ministro dell'economia annuncia all'estero (e in inglese!) che ora ci vendiamo ENI, ENEL, Finmeccanica e le Poste. L'ambasciatore del Kazakhstan (c'è da chiedersi di quale potere disponga quello USA) entra negli uffici del ministero degli Interni e fa il bello e il cattivo tempo, volgendo le iniziative della polizia alla cattura di un dissidente politico di quel paese, e ottenendo la cattura della moglie e della figlia di questi (ora ostaggi in Kazakhstan). Il ministro responsabile dice di non essersi accorto di nulla, tre quarti del Senato gli credono, e durante le dichiarazioni di voto il presidente dell'assemblea Grasso intimidisce il 5 stelle Morra, proibendogli anche soltanto di nominare Giorgio Napolitano.
Non è uno scenario da Basso Impero, ma da avvenuta calata degli Unni. Ormai ogni ritegno, ogni pudore è stato superato. Questo l'unico vantaggio del vincolo esterno: messo sotto pressione, il sistema è costretto a mostrare il suo vero volto. La classe dirigente di questo paese mostra tutta la sua inadeguatezza, la sua codardia, la sua perfidia verso i deboli, la sua violenza, la sua schifosa mediocrità. È la notte della Repubblica. Speriamo arrivi preso l'alba. (C.M.)
Non è uno scenario da Basso Impero, ma da avvenuta calata degli Unni. Ormai ogni ritegno, ogni pudore è stato superato. Questo l'unico vantaggio del vincolo esterno: messo sotto pressione, il sistema è costretto a mostrare il suo vero volto. La classe dirigente di questo paese mostra tutta la sua inadeguatezza, la sua codardia, la sua perfidia verso i deboli, la sua violenza, la sua schifosa mediocrità. È la notte della Repubblica. Speriamo arrivi preso l'alba. (C.M.)
Etichette:
calderoli,
grasso,
Kazakhstan,
napolitano,
saccomani
venerdì 19 luglio 2013
Anche il Sud ha i suoi Quisling
Il Presidente Napolitano è intervenuto per "blindare il governo", ci spiega il Corriere della Sera. Ci sembra possibile osservare, anche sottovoce e "moderando i toni", per carità, che essendo l'Italia una repubblica parlamentare e non una repubblica presidenziale, il Presidente della Repubblica non ha nessun titolo per blindare o far cadere governi. Se n'è accorto perfino Civati, non precisamente un bolscevico. Ma ovviamente nessuno farà obiezioni sostanziali. Sappiamo perché. Giorgio Napolitano è, al momento attuale, uno dei principali pilastri del processo di colonizzazione del nostro paese. E' uno dei Quisling scelti dalle élite europee per garantire che il processo di riduzione dei paesi PIGS a colonie, a Terzo Mondo di un qualche nuovo tipo, proceda senza intoppi e senza fastidiose proteste popolari.
L'unica risposta possibile a queste élite che ci hanno dichiarato guerra è la creazione di forze politiche in radicale e totale contrapposizione all'insieme dell'attuale ceto politico, di destra, di centro o di sinistra, e al suo massimo rappresentante, Giorgio Napolitano.
(M.B.)
L'unica risposta possibile a queste élite che ci hanno dichiarato guerra è la creazione di forze politiche in radicale e totale contrapposizione all'insieme dell'attuale ceto politico, di destra, di centro o di sinistra, e al suo massimo rappresentante, Giorgio Napolitano.
(M.B.)
venerdì 14 giugno 2013
Cosa hanno in mente di fare?
Ma li avete visti i saggi scelti da Napolitano per stravolgere la
costituzione? Ci sono Violante e Frattini, D'Onofrio (quel D'Onofrio)
spacciato per costituzionalista, il nostro amato Angelo Panebianco, la quota
Corriere (Michele Ainis) e la quota Repubblica (Nadia Urbinati), gli
immarcescibili Onida, Pitruzzella e Barbera, e... Guido Tabellini. Una vecchia conoscenza. Ma Guido Tabellini
nemmeno per sbaglio può essere considerato un giurista. E chissà se è
l'unico economista fra i 35 (due terzi dei nomi non mi dicono nulla. A voi?). Il che mi fa pensare che non vogliano colpire solo la forma di
governo, ma anche la parte relativa ai rapporti economici. Prepariamoci a lottare. (C.M)
martedì 23 aprile 2013
Ben fatto
Tra i commenti alle convulse vicende legate alla rielezione del peggior Presidente della storia dell'Italia repubblicana, emerge da più parti l'idea che il M5S, non essendo riuscito ad ottenere l'elezione di un candidato esterno alla casta, abbia perduto la propria battaglia.
Noi pensiamo il contrario.
Noi pensiamo il contrario.
I critici sostengono che il M5S avrebbe potuto e dovuto aprire canali di confronto e trattativa col PD per condizionarne le scelte.
Probabilmente anche una parte degli elettori e degli eletti del M5S condivide una tale impostazione, che riflette un'idea politica più generale: arrivare ad un accordo col centrosinistra per dare al Paese un governo capace di innescare un profondo cambiamento.
Il problema però è che questa idea è del tutto impraticabile e non porterà mai ad un reale cambiamento. Del resto lo stesso enorme successo elettorale del M5S è figlio della convinzione, ormai ampiamente diffusa, che l'intero ceto politico di destrasinistracentro sia ignobile, autoreferenziale, corrotto, ignorante, totalmente privo di idee e progettualità, capace solo di rimanere abbarbicato al potere e di lottare disperatamente per intascarsi quel che rimane delle risorse pubbliche, sempre più ridotte dalla crisi.
Etichette:
centrosinistra,
D'Alema,
M5S,
Marini,
napolitano,
Prodi
sabato 20 aprile 2013
Il peggior presidente della repubblica.. altri 7 anni
La rielezione di Napolitano può essere letta in due modi: come il sigillo di un accordo fra i ceti dominanti italiani ed europei che intende sancire la fine di ogni spazio democratico in questo Paese, e come l'estremo tentativo di salvarsi messo in opera da un ceto politico che non sa davvero più dove sbattere la testa.
Non possiamo che augurarci che esplodano ancora più fragorosamente le contraddizioni evidenziate da questa vicenda, che ha portato il PD a un passo dalla dissoluzione, e che questo assurdo incarico "bis" al peggior presidente che la Repubblica abbia mai avuto, finisca col diventare il canto del cigno di una casta che davvero non può più essere tollerata.
Non possiamo che augurarci che esplodano ancora più fragorosamente le contraddizioni evidenziate da questa vicenda, che ha portato il PD a un passo dalla dissoluzione, e che questo assurdo incarico "bis" al peggior presidente che la Repubblica abbia mai avuto, finisca col diventare il canto del cigno di una casta che davvero non può più essere tollerata.
venerdì 15 marzo 2013
Storie di ordinaria impunità
Claudio Martini
Nella scorsa settimana sono accaduti due fatti interessanti, i quali coinvolgono diverse categorie del diritto e costituiscono allo stesso tempo dirimenti questioni politiche. Si tratta del caso dei due fucilieri che avrebbero dovuto essere processati in india, e non lo saranno, e della manifestazione al tribunale di Milano dei deputati PdL a difesa del loro capo.
Il primo caso consiste una una complessa controversia internazionale, di cui non è evidente la necessaria disciplina giuridica. Chi scrive, pur studente di giurisprudenza, ammette la sua ignoranza. L'unica cosa che mi viene in mente è il patto di Londra del 51, che consente ai militari NATO di essere processati, per i delitti commessi in territorio italiano, soltanto da corti militari dei paesi d'appartenenza. È ben possibile che che la giurisdizione sia contendibile tra più stati, quando un delitto è commesso in territorio neutro; e può darsi che il personale militare all'estero goda di una qualche forma di immunità. Restano i seguenti fatti: l'Italia si è resa colpevole di un grave sgarbo diplomatico; due pescatori indiani sono stati assassinati.
Rispetto al primo fatto c'è poco da dire: da un lato dimostriamo,ancora una volta, di non essere un paese granché affidabile, dato che i due militari ci erano stati riconsegnati dietro "promessa di restituzione"; dall'altro sembra abbastanza evidente che dietro alla mancata riconsegna ci sia una qualche forma di accordo con le autorità indiane. Almeno, questa è l'opinione dei cittadini del Kerala che protestano dando alle fiamme la foto del premier indiano Manmohan Singh.
Etichette:
Alfano,
Berlusconi,
caso internazionale,
india,
marò,
napolitano,
omicidio,
ordine giudiziario,
processo,
terzi
lunedì 18 febbraio 2013
Liberarsi dei luoghi comuni
Questo blog ha, fra le sue tesi di fondo, quella secondo cui l'atteggiamento degli USA verso l'Euro e verso diversi soggetti internazionali (su tutti l'Iran) sia molto diverso da quello della vulgata (ecco un esempio). Parlo di "vulgata" proprio per chiarire che, per esempio, l'idea di un'America decisa a minare l'Euro è un luogo comune, una chiacchiera da bar, e non riflette quanto ci viene a far sapere la stampa mainstream ogni giorno. Non si tratta dunque di disinformazione da parte dei media, ma di un vero e proprio equivoco fondato su faciloneria e pregiudizi, e alimentato ad arte da alcune realtà intellettuali e politiche.
La questione di quale sia la reale strategia degli USA in questo momento
storico rappresenta a mio avviso la vera questione politica di questi
tempi, da cui discendono tutte le altre. Ciò prelude ad altre
considerazioni, che saranno fatte a tempo debito in altri post. Per ora limitiamoci a segnalare due casi di plateale smentita della
vulgata da parte di alcuni fatti diffusi dal mainstream e non contestati
da nessuno, a nostra conoscenza.
Il primo non ha bisogno di particolari descrizioni: si tratta del viaggio di Napolitano a Washington, che fa il paio con il viaggio di Monti di un anno fa. L'interpretazione di questi viaggi è inequivocabile: gli USA sostengono con forza Napolitano e Monti perché vogliono che l'Italia resti nell'Euro e nell'UE, in quanto pilastro fondamentale di queste due organizzazioni. Questo almeno è chiaro per il Corriere.
Il secondo è rappresentato da un articolo di Maurizio Molinari di qualche giorno fa: fu lo stesso Obama a impedire che i ribelli siriani ricevessero armi. Alcuni membri dell'amministrazione proponevano, per opportunismo, di cavalcare la tigre della rivoluzione siriana e guadagnarsi credito presso quest'ultima con aiuti e rifornimenti; altri, la maggioranza, hanno invece scommesso sulla permanenza al potere di Bashar Assad, anche al costo di un genocidio.
Ciò è coerente con il quadro da noi delineato in questi mesi, e sopratutto combacia con l'evidenza di un occidente che, a due anni dalle prime manifestazioni, non ha mosso un dito per far cadere il tiranno siriano. (C.M)
Il primo non ha bisogno di particolari descrizioni: si tratta del viaggio di Napolitano a Washington, che fa il paio con il viaggio di Monti di un anno fa. L'interpretazione di questi viaggi è inequivocabile: gli USA sostengono con forza Napolitano e Monti perché vogliono che l'Italia resti nell'Euro e nell'UE, in quanto pilastro fondamentale di queste due organizzazioni. Questo almeno è chiaro per il Corriere.
Il secondo è rappresentato da un articolo di Maurizio Molinari di qualche giorno fa: fu lo stesso Obama a impedire che i ribelli siriani ricevessero armi. Alcuni membri dell'amministrazione proponevano, per opportunismo, di cavalcare la tigre della rivoluzione siriana e guadagnarsi credito presso quest'ultima con aiuti e rifornimenti; altri, la maggioranza, hanno invece scommesso sulla permanenza al potere di Bashar Assad, anche al costo di un genocidio.
Ciò è coerente con il quadro da noi delineato in questi mesi, e sopratutto combacia con l'evidenza di un occidente che, a due anni dalle prime manifestazioni, non ha mosso un dito per far cadere il tiranno siriano. (C.M)
Etichette:
euro,
Iran,
luoghi comuni,
mainstream,
monti,
napolitano,
Siria,
USA
sabato 9 febbraio 2013
Euro: un disastro annunciato
Vi proponiamo l'articolo di F. Tringali e M. Badiale apparso sul numero di dicembre-gennaio della rivista alfabeta2:
Euro: un disastro annunciato
Scrivevamo un anno fa che le politiche impostate per salvare l'euro avrebbero lentamente avviato l'Italia a diventare un paese del Terzo Mondo (M.Badiale, F. Tringali, “L'euro non è un dogma”, Alfabeta2, dicembre 2011). Gli eventi di quest'ultimo periodo confermano quel giudizio: la crisi economica prosegue, così come la distruzione dei diritti dei lavoratori e l'attacco ai redditi dei ceti subalterni, mentre l'adozione di misure come il Fiscal Compact determina, in sostanza, la cessione della sovranità degli Stati nazionali a lontane strutture oligarchiche e la conseguente cancellazione di quel poco di democrazia ancora rimasta in questo Paese. Non intendiamo qui dilungarci su questi temi, né su quelli relativi alla irriformabilità dell'Unione Europea in senso democratico e alla necessità di uscire da essa e dalla moneta unica, perché li abbiamo trattati dettagliatamente in un libro uscito da poco (M.Badiale, F. Tringali, “La trappola dell'euro”, Asterios editore), al quale rimandiamo per approfondimenti.
Etichette:
euro,
napolitano,
PCI,
SME,
unione europea
giovedì 27 settembre 2012
Ecco perché Napolitano nominò Monti senatore a vita
di Fabrizio Tringali
Il mio ultimo post ha riscosso un certo successo ed è stato ripreso da molti altri siti e blog.
Qualcuno mi ha fatto notare che nella lista di colpi assestati alla Carta Costituzionale dal peggior presidente della Repubblica della storia d'Italia, mancava la nomina a senatore a vita di Mario Monti, avvenuta poco prima dell'investitura come premier.
Non mi ero dimenticato di questo fatto, anzi, per la sua importanza, esso va trattato a parte, ed il momento più adatto per farlo è questo, dato che Monti ha appena fatto outing: alle prossime elezioni non sarà candidato, dato che non ne ha bisogno, avendo diritto di essere membro del Parlamento a vita.
giovedì 20 settembre 2012
E adesso ci siamo giocati anche la Corte Costituzionale
di Fabrizio Tringali
Eh già, grazie al peggior presidente della Repubblica della storia d'Italia, sta per ricoprirsi di ridicolo anche l'ultima Istituzione che poteva godere di un qualche rispetto.
Del resto lo avevamo già anticipato: pur sapendo l'ovvio, e cioè che, nella vicenda delle intercettazioni telefoniche della procura di Palermo, Napolitano ha torto marcio, l'Alta Corte troverà il modo di dargli ragione.
In questo modo l'orrendo figuro che occupa il Colle completa la distruzione della Costituzione Italiana. Proprio lui, che dovrebbe esserne custode, ed invece si è reso protagonista di una incredibile serie di attacchi alla Carta che ne hanno sostanzialmente smantellato i fondamenti.
Dapprima Napolitano ha infranto il principio di divisione dei poteri, quando ha svuotato i poteri del Parlamento minacciando più volte lo scioglimento delle Camere nonostante il governo in carica avesse sempre ottenuto la fiducia. Nulla, nemmeno il fatto che in carica vi fosse un esecutivo disgustoso, giustifica la violazione della Carta.
Poi ha consegnato il Paese al commissariamento da parte dei tecnocrati europei, nominando Monti senatore a vita e quindi capo del governo, e dichiarando più volte che l'euro e la UE sono scelte dalle quali non è possibile tornare indietro (un'ovvia menzogna).
Ora costringe la Corte Costituzionale a perdere ogni credibilità (gettando grave discredito anche sulla Magistratura).
Infine proverà, ancora, a fare in modo che venga approvata una legge elettorale tagliata sulle esigenze del ceto dirigente più forte della UE, e che richiede che l'Italia continui ad essere governata da esecutivi di larghe intese, in modo da proseguire l'opera di distruzione delle condizioni di vita della stragrande maggioranza
della popolazione iniziata da Monti, Fornero e Passera, senza che una singola parte politica debba assumersi la responsabilità di dover fare i conti con il malcontento crescente. Del resto ormai, anche qual poco di democrazia che ci era rimasto, era diventato un fastidioso orpello, ostacolo alla realizzazione dei disegni dei governanti. Meglio, per loro, farne a meno. Non so quanto tempo occorrerà, ma prima o poi emergerà con drammatica chiarezza quanto grave sia ciò che sta accadendo.
lunedì 23 luglio 2012
Trattativa Stato-mafia, da Salvo Lima a Napolitano
Invitiamo i lettori ad ascoltare questa lunga ricostruzione delle vicende relative alla trattativa fra Stato e mafia, culminate nel recente conflitto di attribuzioni sollevato da Napolitano contro la procura di Palermo.
Con questo gesto vergognoso, il peggior presidente della Repubblica della storia d'Italia cerca di ottenere la distruzione dei nastri su cui sono state registrate le sue conversazioni con Nicola Mancino.
Unendo i diversi tasselli di questa agghiacciante vicenda, Travaglio mostra lo stato di degenerazione a cui è giunto l'intero ceto politico italiano.
(F.T.)
Con questo gesto vergognoso, il peggior presidente della Repubblica della storia d'Italia cerca di ottenere la distruzione dei nastri su cui sono state registrate le sue conversazioni con Nicola Mancino.
Unendo i diversi tasselli di questa agghiacciante vicenda, Travaglio mostra lo stato di degenerazione a cui è giunto l'intero ceto politico italiano.
(F.T.)
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta e ultima parte
venerdì 20 luglio 2012
Napolitano ha torto, ma sul conflitto di attribuzioni la Consulta gli darà ragione
di Fabrizio Tringali
Solo Il Fatto Quotidiano esce dal coro e dice quel che in realtà tutti sanno: il peggior presidente della Repubblica della storia d'Italia ha torto marcio. Il suo gesto è vergognoso, e sconfessa il lavoro di una delle procure più attive contro la mafia, come quella di Palermo, al solo fine di difendere il presidente stesso e lo stuolo di notabili con cui ha avuto a che fare. Evidentemente in quelle intercettazioni c'è qualcosa che noi non dobbiamo sapere.
Tuttavia non è necessario essere costituzionalisti per sapere che in Italia, almeno formalmente, la legge è uguale per tutti, non "uguale per tutti tranne uno", sia esso Berlusconi o Napolitano.
E che quindi la procura di Palermo si è mossa nel pieno rispetto della legalità.
Così per difendere l'indifendibile peggior presidente della Repubblica della storia d'Italia, il mainstream offre il meglio di sé nel tentativo di mostrare che il terribile gesto di Napolitano sia effettivamente giustificato dalle leggi vigenti.
Il capolavoro lo fa "la stampa", che cita il testo del decreto con cui Napolitano solleva il conflitto di attribuzioni come se fosse il dettato della legge.
Nell'articolo, infatti, sembra che la frase "le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica, ancorché indirette od occasionali, sono invece da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice ladistruzione" sia una citazione della normativa sulle intercettazioni. Invece la legge non dice assolutamente nulla sulle intercettazioni indirette (qui c'è il testo)
Tuttavia, se Napolitano ha fatto questa mossa, probabilmente è perché sa già di avere dalla sua la maggioranza della Corte Costituzionale. Che troverà il modo di dargli ragione, sostenendo che la Costituzione e l'articolo 7 della legge del 1989 sanciscono un divieto assoluto (che quindi ricomprende anche le intercettazioni indirette), e che tale divieto è applicabile in via esclusiva al solo Capo dello Stato, escludendo quindi i parlamentari e i membri del governo, per evitare polemiche con la corte berlusconiana, che in ogni caso si sta già sfregando le mani, visto che il gesto di Napolitano, dal punto di vista politico, apre un'autostrada a coloro che vogliono introdurre limitazioni all'uso delle intercettazioni al fine di privare la magistratura di uno dei pochi efficaci strumenti di lotta alla corruzione.
venerdì 13 luglio 2012
Perché cambieranno la legge elettorale
di Fabrizio Tringali
Il peggior Presidente della Repubblica della storia d'Italia continua a fare pressione sul mondo politico perché si cambi la legge elettorale.Il porcellum è da tutti considerato come un sistema da superare, e quindi si potrebbe pensare che Napolitano sia animato da buone intenzioni. Tuttavia l'obiettivo del peggior Presidente della Repubblica della storia d'Italia non è quello di consentire agli italiani di scegliere i propri rappresentanti tramite un sistema maggiormente trasparente e democratico, bensì quello di garantirsi che il risultato delle elezioni sia quello da lui auspicato: un nuovo governo di larghe intese.
I motivi li abbiamo già spiegati qui e qui.
Nessun governo di centrodestra o di centrosinistra, infatti, potrà realizzare quanto imposto dalla UE senza subire una caduta verticale del proprio consenso elettorale, tantomeno dopo che l'Italia finirà nelle grinfie del fondo "salva-Stati" (che bisognerebbe chiamare "affossa-Stati") e della Troika, come la Grecia. Cosa che inevitabilmente accadrà se restiamo nell'euro.
Quindi, finché non entreranno in vigore le modifiche ai trattati UE che consentono il sostanziale commissariamento degli Stati, Napolitano continuerà a costruire governi di larghe intese.
Se resta in piedi il porcellum, però, la cose per lui si complicano. La schifosa legge elettorale partorita da Calderoli, infatti, regala una larga maggioranza di seggi alla Camera alla lista che prende più voti. Per avere un governo di larghe intese, quindi, i partiti che sostengono Monti dovrebbero presentarsi insieme alle elezioni. Senza la certezza di vincerle, dato che una mossa del genere farebbe venire il vomito anche a quei pochi cittadini che ancora li votano.
Ecco perché Napolitano, che ha sentito benone il recente boom elettorale del Movimento 5 Stelle, spinge tanto affinché si cambi la legge elettorale: perché vuole eliminare il premio di maggioranza. In questo modo i partiti potranno presentarsi alle elezioni senza coalizioni, facendo finta di combattersi e di essere alternativi, nella speranza di motivare i propri elettorati di riferimento. Dopo il voto, poi, ci penserà il Capo dello Stato a richiamarli alla "responsabilità" ed alla necessità di dar vita a un governo unitario..... perché ce chiede l'Europa, per salvare l'euro.
martedì 10 luglio 2012
Un articolo di Paolo Becchi
Pubblichiamo di seguito un intervento di Paolo Becchi, ordinario di Filosofia del Diritto all'Università di Genova. Ci sembra necessario diffondere il più possibile la consapevolezza del carattere compiutamente negativo, e da contrastare in ogni modo, dell'azione di Giorgio Napolitano.
(M.B.)
Tutti conoscono o dovrebbero conoscere i nomi di quegli intellettuali, quei professori, quei giornalisti che, a partire dall’entrata in carica del Governo Monti, hanno subìto una vera e propria “mutazione genetica”. Dietro teorie “neutrali” e “scientifiche”, una schiera numerosissima di “chierici” difende strenuamente gli interessi politici del Governo, rispetto al quale si è organicamente “allineata”. Non può essere spiegato altrimenti, del resto, il silenzio terrificante che ha accompagnato l’ inquietante vicenda del coinvolgimento del Presidente della Repubblica nella “trattativa Stato-Mafia”. Alcuni giuristi si sono persino spinti a dichiarare che il Presidente della Repubblica sarebbe il “più alto giudice italiano”, giudice supremo. Prima d’ora, soltanto Carl Schmitt era giunto a tal punto, quando, per giustificare l’epurazione della notte dei lunghi coltelli tra il 30 giugno e il 2 luglio 1934, definì Hitler “giudice supremo” (Oberster Gerichtsherr): «il vero Führer è sempre anche giudice. La giurisdizione fluisce dall’essere-Führer (Führertum)».
(M.B.)
Tutti conoscono o dovrebbero conoscere i nomi di quegli intellettuali, quei professori, quei giornalisti che, a partire dall’entrata in carica del Governo Monti, hanno subìto una vera e propria “mutazione genetica”. Dietro teorie “neutrali” e “scientifiche”, una schiera numerosissima di “chierici” difende strenuamente gli interessi politici del Governo, rispetto al quale si è organicamente “allineata”. Non può essere spiegato altrimenti, del resto, il silenzio terrificante che ha accompagnato l’ inquietante vicenda del coinvolgimento del Presidente della Repubblica nella “trattativa Stato-Mafia”. Alcuni giuristi si sono persino spinti a dichiarare che il Presidente della Repubblica sarebbe il “più alto giudice italiano”, giudice supremo. Prima d’ora, soltanto Carl Schmitt era giunto a tal punto, quando, per giustificare l’epurazione della notte dei lunghi coltelli tra il 30 giugno e il 2 luglio 1934, definì Hitler “giudice supremo” (Oberster Gerichtsherr): «il vero Führer è sempre anche giudice. La giurisdizione fluisce dall’essere-Führer (Führertum)».
mercoledì 23 maggio 2012
Chi odia la Costituzione
di Fabrizio Tringali
Come previsto, il peggior presidente della storia della Repubblica continua a infischiarsi dei limiti ai suoi poteri dettati dalla Carta Fondamentale e del rispetto delle prerogative del Parlamento, ed a spingere perché vangano realizzate modifiche costituzionali ed elettorali capaci di azzerare quel poco di democrazia che ancora conserviamo.
Altro che non sentire il "boom" del Movimento 5 Stelle.
Napolitano sente bene, e vede ancora abbastanza per leggere i dati elettorali.
Ha capito perfettamente che la stragrande maggioranza di cittadini non ne può più di lui e dell'intera casta che lui degnamente rappresenta. E se ha un'alternativa esterna ad essa, la vota.
Vogliono cambiare la Costituzione e la legge elettorale per impedirlo, o quantomeno per permettere alla casta di continuare a governare anche senza il consenso dei cittadini.
Come previsto, il peggior presidente della storia della Repubblica continua a infischiarsi dei limiti ai suoi poteri dettati dalla Carta Fondamentale e del rispetto delle prerogative del Parlamento, ed a spingere perché vangano realizzate modifiche costituzionali ed elettorali capaci di azzerare quel poco di democrazia che ancora conserviamo.
Altro che non sentire il "boom" del Movimento 5 Stelle.
Napolitano sente bene, e vede ancora abbastanza per leggere i dati elettorali.
Ha capito perfettamente che la stragrande maggioranza di cittadini non ne può più di lui e dell'intera casta che lui degnamente rappresenta. E se ha un'alternativa esterna ad essa, la vota.
Vogliono cambiare la Costituzione e la legge elettorale per impedirlo, o quantomeno per permettere alla casta di continuare a governare anche senza il consenso dei cittadini.
mercoledì 25 aprile 2012
Le bestemmie di Monti e Napolitano sul 25 aprile
di Fabrizio Tringali
Le frasi pronunciate dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Repubblica in occasione del 25 Aprile sono delle vere e proprie bestemmie contro la Resistenza, la lotta di Liberazione nazionale e la Costituzione della Repubblica che ne è scaturita.
Mario Monti si produce in un parallelismo fra la liberazione dal nazifascismo e quella che lui considera la necessaria liberazione da “alcuni modi di pensare e di vivere che le hanno finora impedito di pensare al futuro”.
Il capo del governo non si riferisce al malaffare, alle ruberie compiute dagli stessi partiti che lo sostengono, al circolo vizioso generato dall'intreccio fra politica ed affari, alla mostruosa evasione fiscale, al potere delle mafie. No, niente di tutto questo.
Monti se la prende coi lavoratori che si aggrappano al loro diritto di non essere licenziati. A quanti non accettano di piegare la testa di fronte alle esigenze della produzione. A tutti coloro che pensano che il sistema economico debba essere al servizio dei cittadini e non il contrario.
Le parole del premier sono uno sfregio allo spirito della Costituzione Italiana, incentrata sulla supremazia dei valori sociali rispetto a quelli economici (l'impresa privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, e deve essere orientata a fini sociali).
Napolitano, dal canto suo, invita sibillinamente le forze politiche a “confrontandosi fattivamente con il governo fino alla conclusione naturale della legislatura”. E si permette quindi di ostacolarne, per l'ennesima volta, la possibile fine anticipata, invadendo la sovranità del Parlamento.
Questo ceto politico e finanziario maleodorante celebra il 25 Aprile, e finge di onorare la Resistenza, ma sa che la Costituzione è l'ultimo baluardo rimasto in piedi contro i suoi meschini disegni. Per questo la stanno abbattendo.
La follia del pareggio di bilancio, le previste "riforme istituzionali", le proposte di modifica all'articolo 41, rappresentano il definitivo colpo di grazia contro le ultime speranze di impedire lo sgretolamento del tessuto sociale del Paese.
Le frasi pronunciate dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Repubblica in occasione del 25 Aprile sono delle vere e proprie bestemmie contro la Resistenza, la lotta di Liberazione nazionale e la Costituzione della Repubblica che ne è scaturita.
Mario Monti si produce in un parallelismo fra la liberazione dal nazifascismo e quella che lui considera la necessaria liberazione da “alcuni modi di pensare e di vivere che le hanno finora impedito di pensare al futuro”.
Il capo del governo non si riferisce al malaffare, alle ruberie compiute dagli stessi partiti che lo sostengono, al circolo vizioso generato dall'intreccio fra politica ed affari, alla mostruosa evasione fiscale, al potere delle mafie. No, niente di tutto questo.
Monti se la prende coi lavoratori che si aggrappano al loro diritto di non essere licenziati. A quanti non accettano di piegare la testa di fronte alle esigenze della produzione. A tutti coloro che pensano che il sistema economico debba essere al servizio dei cittadini e non il contrario.
Le parole del premier sono uno sfregio allo spirito della Costituzione Italiana, incentrata sulla supremazia dei valori sociali rispetto a quelli economici (l'impresa privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, e deve essere orientata a fini sociali).
Napolitano, dal canto suo, invita sibillinamente le forze politiche a “confrontandosi fattivamente con il governo fino alla conclusione naturale della legislatura”. E si permette quindi di ostacolarne, per l'ennesima volta, la possibile fine anticipata, invadendo la sovranità del Parlamento.
Questo ceto politico e finanziario maleodorante celebra il 25 Aprile, e finge di onorare la Resistenza, ma sa che la Costituzione è l'ultimo baluardo rimasto in piedi contro i suoi meschini disegni. Per questo la stanno abbattendo.
La follia del pareggio di bilancio, le previste "riforme istituzionali", le proposte di modifica all'articolo 41, rappresentano il definitivo colpo di grazia contro le ultime speranze di impedire lo sgretolamento del tessuto sociale del Paese.
Iscriviti a:
Post (Atom)