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sabato 16 novembre 2013

Fatti nuovi

La spaccatura nel Pdl, con la nascita della nuova Forza Italia e di un raggruppamento di destra cosiddetta "moderata", apre nuovi scenari. E' facile pensare che, se la spaccatura è autentica come sembra, la nuova Forza Italia sarà portata ad assumere posizioni in qualche modo analoghe a quelle del Front National di Marine Le Pen. I nuovi scenari aperti da questa prospettiva presentano aspetti inquietanti, ma, se si realizzassero, rappresenterebbero un notevole rimescolamento politico, di cui tenere conto attentamente. Staremo a vedere.
(M.B.)

giovedì 3 ottobre 2013

Sic Transit Gloria Silvii

Ieri Berlusconi ha rinunciato, probabilmente per sempre, a giocare un ruolo rilevante nell'ambito della scena politica italiana ed europea. A B. era rimasta una sola maschera in grado di mantenerlo sul palco: quella del vendicatore dei piccoli capitalisti italiani, quella del nemico e possibile affossatore dell'euro. L'ha lasciata cadere, ed è scivolato dietro le quinte.
Il Governo di Letta-nipote rimane al centro della scena, invitto. Aveva ragione Giorgio Cremaschi a mettere in guardia dal definirlo un governicchio; si tratta invece della cupola (o delle sezione italiana, dipende dai punti di vista) di un sistema di potere tentacolare e fortissimo. Talmente forte da poter fungere da polo magnetico per quelli che fino a ieri erano servi e sguatteri di B., i vari Alfano Cicchitto Schifani ecc.
La dirigenza del partito di B. si è dunque schierata contro quest'ultimo, posizionandosi sotto le ali della Trojka. B., ottenuta probabilmente una qualche contropartita, ha accettato il proprio pensionamento. Chi sperava, più o meno velatamente, che egli desse vita a un Fronte Nazionale Italiano è servito. Certo, c'è sempre tempo per l'estrema destra di compattarsi attorno al tema dell'uscita dall'euro. La società italiana è una fucina costante di fascisti. Ma l'Alba Radiosa italiana dovrà aspettare ancora qualche mese, o qualche anno.
Il potenziale anti-euro di B. è la migliore chiave di lettura della storia politica di questi anni. L'establishment di questo paese, quello che ha il suo pilastro nel centro-sinistra e che da vent'anni esprime i Presidenti della Repubblica, ha sempre cercato il compromesso (l'inciucio) con B., cercando di porre la tremenda forza di quest'ultimo al servizio dell'Europa, e non contro di essa. Lo scambio ha dato i suoi frutti: B. non ha mai fatto tremare, come pur avrebbe potuto, l'impalcatura comunitaria, e la controparte non ha fatto in modo, come pure avrebbe potuto, di contrastare i suoi interessi e la sua smania di impunità.
Tale patto tra gentiluomini non ha escluso che, a un certo punto, lo stesso establishment cercasse di far fuori B. I vertici della Repubblica e delle istituzioni europee hanno cercato dunque di arrivare a un preciso risultato: liberare la destra italiana dal controllo di B. Non a caso la storia recente di questo paese può essere descritta come una continua battaglia per il dominio del campo destro dello scenario politico. Anni fa ci provarono con Follini e Casini. Poi, più apertamente, con Fini. Infine inviarono Monti a fondare la sezione italiana del Partito Popolare Europeo, scalzando il dominio berlusconiano; ma alle elezioni del febbraio 2013 B. prese il triplo dei voti dell'uomo della Trojka.
Ironia della sorte, Alfano è riuscito dove tutti gli altri fallirono. L'assassino, come sempre, è il maggiordomo. 
Ora che B. è stato addomesticato, dobbiamo prepararci ad un attacco concentrico contro quanto di buono e civile ci rimane. PdL e PD uniti, e più che mai forti nella loro unione, coperti sul fianco destro aggrediranno quello sinistro. L'obiettivo, oltre al proseguimento della macelleria sociale imposta da Bruxelles, sono la Costituzione e l'indipendenza della Magistratura. Se lo ricordino i vari Landini, Rodotà, Zagrebelsky. Ora il collante dell'antiberlusconismo si è esaurito. B. non è più eversore; lo sarà Letta. Saranno le personalità citate all'altezza del momento? Riusciranno a rompere ogni legame col centro-sinistra che vuole rovinare la Costituzione? (C.M.)

venerdì 15 marzo 2013

Storie di ordinaria impunità

Claudio Martini

Nella scorsa settimana sono accaduti due fatti interessanti, i quali coinvolgono diverse categorie del diritto e costituiscono allo stesso tempo dirimenti questioni politiche. Si tratta del caso dei due fucilieri che avrebbero dovuto essere processati in india, e non lo saranno, e della manifestazione al tribunale di Milano dei deputati PdL a difesa del loro capo.

Il primo caso consiste una una complessa controversia internazionale, di cui non è evidente la necessaria disciplina giuridica. Chi scrive, pur studente di giurisprudenza, ammette la sua ignoranza. L'unica cosa che mi viene in mente è il patto di Londra del 51, che consente ai militari NATO di essere processati, per i delitti commessi in territorio italiano, soltanto da corti militari dei paesi d'appartenenza. È ben possibile che che la giurisdizione sia contendibile tra più stati, quando un delitto è commesso in territorio neutro; e può darsi che il personale militare all'estero goda di una qualche forma di immunità. Restano i seguenti fatti: l'Italia si è resa colpevole di un grave sgarbo diplomatico; due pescatori indiani sono stati assassinati.
Rispetto al primo fatto c'è poco da dire: da un lato dimostriamo,ancora una volta, di non essere un paese granché affidabile, dato che i due militari ci erano stati riconsegnati dietro "promessa di restituzione"; dall'altro sembra abbastanza evidente che dietro alla mancata riconsegna ci sia una qualche forma di accordo con le autorità indiane. Almeno, questa è l'opinione dei cittadini del Kerala che protestano dando alle fiamme la foto del premier indiano Manmohan Singh.