Da circa due anni il coro nazionale, formato dalle voci di ceto
politico, media mainstream e gerarchie militari, non si stanca di
ripetere la canzone dei nostri ragazzi ingiustamente detenuti in India. Ora anche il M5S si augura che i due Marò tornino presto a casa. La circostanza che i due soggetti siano imputati per un delitto gravissimo, l'assassinio di Valentine Jelestine e Ajesh Binki non è richiamata.
Sulla vicenda suggeriamo con forza questa lettura. È un post lungo, ma che vale la pena leggere con attenzione. È probabile che la maggior parte dei lettori rimanga stupita, come è capitato a chi scrive, dalla distanza tra la narrazione ufficiale degli eventi e la dimensione concreta degli stessi. Sui fucilieri di marina si è creato, in questo paese, un unanimismo ipocrita molto simile a quello sedimentatosi attorno alle famigerate missioni di pace, e altrettanto fasullo.
Dispiace (ma forse non stupisce) constatare come il Movimento, da sempre affrancato dall'ideologia che giustifica l'invio di truppe di occupazione all'estero, si dimostri così subalterno alla narrazione ufficiale nel caso dei due Marò. È la prova (l'ennesima) che si tratta di una realtà ancora fragile, vulnerabile rispetto agli attacchi disinformativi del mainstream, e troppo spesso propenso a cavalcare temi apparentemente di ampio consenso popolare, ma che in realtà sono mere operazioni ideologiche dei ceti dominanti. (C.M.)
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mercoledì 7 maggio 2014
venerdì 15 marzo 2013
Storie di ordinaria impunità
Claudio Martini
Nella scorsa settimana sono accaduti due fatti interessanti, i quali coinvolgono diverse categorie del diritto e costituiscono allo stesso tempo dirimenti questioni politiche. Si tratta del caso dei due fucilieri che avrebbero dovuto essere processati in india, e non lo saranno, e della manifestazione al tribunale di Milano dei deputati PdL a difesa del loro capo.
Il primo caso consiste una una complessa controversia internazionale, di cui non è evidente la necessaria disciplina giuridica. Chi scrive, pur studente di giurisprudenza, ammette la sua ignoranza. L'unica cosa che mi viene in mente è il patto di Londra del 51, che consente ai militari NATO di essere processati, per i delitti commessi in territorio italiano, soltanto da corti militari dei paesi d'appartenenza. È ben possibile che che la giurisdizione sia contendibile tra più stati, quando un delitto è commesso in territorio neutro; e può darsi che il personale militare all'estero goda di una qualche forma di immunità. Restano i seguenti fatti: l'Italia si è resa colpevole di un grave sgarbo diplomatico; due pescatori indiani sono stati assassinati.
Rispetto al primo fatto c'è poco da dire: da un lato dimostriamo,ancora una volta, di non essere un paese granché affidabile, dato che i due militari ci erano stati riconsegnati dietro "promessa di restituzione"; dall'altro sembra abbastanza evidente che dietro alla mancata riconsegna ci sia una qualche forma di accordo con le autorità indiane. Almeno, questa è l'opinione dei cittadini del Kerala che protestano dando alle fiamme la foto del premier indiano Manmohan Singh.
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