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sabato 8 marzo 2014

Mezze ammissioni, e una segnalazione

In un articolo sul supplemento di economia del "Corriere" di lunedì 3 marzo ("Euro troppo forte: un pericolo da non ignorare"), che purtroppo non riesco a trovare in rete, Danilo Taino solleva il dubbio che la forza dell'euro non sia esattamente un bene:


"nonostante l'aumento dei tassi di interesse in America, il dollaro resta debole rispetto all'euro; e il recente improvviso deprezzamento del renminbi cinese pone altri problemi di competitività all'economia dell'Eurozona, anche alle esportazioni italiane fuori dal continente. Problema molto serio, la forza dell'euro, nella stagnante Europa."


Così scopriamo che una moneta forte non è sempre un vantaggio. Qualcosa del genere deve averlo detto anche Prodi, ma non ricordo dove. Chi ci segue sa che l'euro rappresenta un problema anche negli scambi interni all'eurozona, ma questo naturalmente né Prodi né Taino arrivano a dirlo.




Cambiando argomento (ma non tanto), approfitto di questo post per segnalare un articolo di Enrico Grazzini, che sostiene l'idea dell'euro come moneta comune, come "eurobancor". Idea della quale abbiamo più volte parlato in questo blog, per esempio qui, qui e qui. Avevamo anche già discusso un intervento di Grazzini in questo senso. La cosa interessante è che l'intervento che segnaliamo oggi è apparso su "Sbilanciamoci", da sempre ostile alle posizioni anti-euro.
(M.B.)

martedì 23 aprile 2013

Ben fatto

Tra i commenti alle convulse vicende legate alla rielezione del peggior Presidente della storia dell'Italia repubblicana, emerge da più parti l'idea che il M5S, non essendo riuscito ad ottenere l'elezione di un candidato esterno alla casta, abbia perduto la propria battaglia.
Noi pensiamo il contrario.
I critici sostengono che il M5S avrebbe potuto e dovuto aprire canali di confronto e trattativa col PD per condizionarne le scelte.
Probabilmente anche una parte degli elettori e degli eletti del M5S condivide una tale impostazione, che riflette un'idea politica più generale: arrivare ad un accordo col centrosinistra per dare al Paese un governo capace di innescare un profondo cambiamento.
Il problema però è che questa idea è del tutto impraticabile e non porterà mai ad un reale cambiamento. Del resto lo stesso enorme successo elettorale del M5S è figlio della convinzione, ormai ampiamente diffusa, che l'intero ceto politico di destrasinistracentro sia ignobile, autoreferenziale, corrotto, ignorante, totalmente privo di idee e progettualità, capace solo di rimanere abbarbicato al potere e di lottare disperatamente per intascarsi quel che rimane delle risorse pubbliche, sempre più ridotte dalla crisi.

venerdì 19 aprile 2013

Perché Bersani si suicida? (con addendum)


Perché Bersani si suicida? 
Perché va contro il volere di gran parte del suo partito, della schiacciante maggioranza dei suoi elettori, della sensibilità diffusa nel paese?
Perché fa questo enorme regalo, in termini di immagine, a Renzi, e in termini politici, a Vendola?
Perché si rimangia tutte le sue aperture al M5S, e si gioca tutta la carriera su una personalità ampiamente screditata?
Perché resuscita Berlusconi, conferendogli il ruolo di King Maker?
Perché?
La risposta più ovvia è che Bersani sia un deficiente. Un povero idiota.  Un miserabile cretino.
Una risposta appena più smaliziata fa riferimento all'ambizione personale di Bersani: Marini con ogni probabilità lo nominerà a Palazzo Chigi, così l'uomo di Bettola passerebbe storia come il primo "comunista" che, in Europa, sia mai andato al governo dopo aver vinto delle elezioni.
Ancora, si può indicare come ragione l'appetito della classe dirigente PD, che ragiona col minimax: il massimo risultato (le prime quattro cariche dello stato) col minimo delle risorse (meno di un terzo dei voti espressi). E il fine dopotutto giustifica i mezzi.
Ma tutto ciò fatica a convincermi. 
Non dico che questi elementi non esistano e non siano rilevanti. Dico che non mi sembrano sufficienti da soli a giustificare tanta incredibile protervia.
Noi dobbiamo sempre ragionare tendendo d'occhio il contesto in cui ci muoviamo. Il contesto è la dittatura della Troika. La Troika vuole un governo che faccia tagli e riforme neoliberiste. I partiti che hanno scommesso tutto sull'euro non possono che obbedire ai desiderata della Troika. E l'unico governo che può accontentare la Troika, oggi, è un governo di "larghe intese" tra i sabotatori dell'economia e della dignità nazionale.
Ecco perché Rodotà non va bene. 
Oltre ai suoi indiscutibili demeriti agli occhi della Troika (la critica al Fiscal Compact, la vicinanza con la FIOM) il giurista calabrese non va bene perché il suo nome è la negazione stessa di qualsiasi ipotesi di larghe intese. La sua sola presenza al Colle sposterebbe gli equilibri politici italiani in un senso incompatibile con i voleri della Troika. 
Ora, se per caso qualche piddino legge queste righe, vorrei che si fermasse a riflettere. A riflettere su come l'euro costringa la sinistra italiana a suicidarsi.
Perché questo ultimo atto è la fine della sinistra in Italia, questo è chiaro.
La sinistra come l'abbiamo conosciuta muore oggi, in Italia (curiosamente, nel 65esimo anniversario della sconfitta elettorale che consegnò il PCI al suo eterno ruolo di minorità*).
Mi chiedo che sensazioni possa provare il piddino. Delusione? Scorno? Sorpresa?
Sorge una considerazione che fa sorridere, anche perché sembra il frutto di un delirio di onnipotenza: se la sinistra italiana ci avesse ascoltato oggi non assisterebbe al suo stesso tracollo.
Dementat deus quos perdere vult. (C.M.)
Addendum del venerdì mattina: è ufficiale, dopo il tremendo flop di Marini il candidato del PD è Prodi. Il danno di immagine rimane, anche se sembra circoscritto più alla figura di Bersani che a quella del PD. Prodi al Quirinale significa la fine delle ipotesi di "larghe intese". E significa elevare alla massima carica dello stato uno dei maggiori responsabili diretti del disastro economico attuale. Il PD non si smentisce.

Addendum 2 (scritto da Fabrizio): Una possibile chiave di lettura dell'atteggiamento di Bersani, integrativa a quanto finora scritto in questo pezzo, è che questa era l'unica strada per arrivare a portare D'Alema al colle. Prima bisognava tentare un accordo col PDL ben sapendo che non sarebbe andato in porto (figuriamoci se Bersani non aveva sentore del flop di Marini, che ha preso ben 200 voti in meno delle attese). 

Poi ciccia fuori Prodi, il quale ovviamente può farcela, ma solo se tutto il centrosinistra vota compatto, perché l'ex premier che ci ha portato nell'euro, di voti esterni a pd-sel ne prenderà pochini. E' quindi tutto nelle mani dei possibili franchi tiratori dalemiani.... e se Prodi non passa, una candidatura come quella di D'Alema può diventare vincente: eventuali franchi tiratori renziani saranno silenziati dallo stesso Renzi (che probabilmente è già d'accordo con D'Alema) e dal "soccorso azzurro" cioè dai voti provenienti dal centrodestra, con un Berlusconi che ufficialmente protesterà, ma sotto sotto gradisce avere al Colle l'uomo dell'inciucio.


*questo commento è stato scritto giovedì 18 aprile.

giovedì 7 marzo 2013

Tommaso Padoa Euro, ovvero come fosse tutto chiaro sin dal principio


Claudio Martini

“I giovani italiani sono bamboccioni”, “le tasse sono bellissime”. Queste amenità, pronunciate durante il secondo Governo Prodi, di cui Tommaso Padoa Schioppa era ministro dell'Economia, sono probabilmente l'unico lascito alla memoria collettiva di uno degli ideatori della moneta unica. Oltre a questo, poco rimane; qualche convegno alla memoria tra economisti iniziati, e l'impressione che il personaggio fosse una brava persona colpita da un'avversa sorte (è morto all'improvviso alla fine del 2010).

Eppure Padoa Schioppa era ben altro. Era questo.

Un articolo sensazionale, nel senso che dopo che l'hai letto hai la sensazione che tutto fosse sempre stato chiaro, e che certi personaggi avrebbero dovuto essere combattuti, e non votati (l'ultima frase vale solo per gli elettori di sinistra). Cogliamo fior da fiore.

venerdì 1 febbraio 2013

Il tempo sospeso

Nel post di ieri abbiamo un po' scherzato sulle prossime elezioni. Per dire qualcosa di più serio, pubblico di seguito due lettere indirizzate al Manifesto (in particolare a R.Rossanda) e scritte nel '96, a ridosso delle elezioni che portarono al potere il centrosinistra. Da allora sono passati (quasi) diciassette anni, ed è ovvio che moltissime cose sono cambiate: all'epoca c'era un diverso sistema elettorale (il cosiddetto “Mattarellum”), Rifondazione era una componente importante dello schieramento di centrosinistra, si discuteva molto sul pericolo “fascista” rappresentato dalle destre, e così via. E' pure ovvio che sono cambiato anch'io, e molte cose oggi le scriverei diversamente. Nonostante tutto questo, ritengo oggi di poter riproporre queste lettere, perché sono convinto che la questione sostanziale che esse pongono, e cioè in sostanza la fine della “sinistra emancipativa”, sia ancora fondamentale. Su questo tema aggiungo qualche commento alla fine.