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sabato 28 settembre 2013

Barack e Hassan, amici per la pelle (degli arabi)



Il segretario di Stato USA John Kerry incontra il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif durante la 68esima sessone dell'Assemblea Generale dell'ONU. Foto di Jason DeCrow, Associated Press, 26 settembre 2013. I termini dell'incontro sono descritti qui. 


 Tempo fa, su questo blog segnalammo i tentativi di "riconciliazione" che, al riparo della propaganda, le cancellerie di Washington e Teheran stavano mettendo in pratica (qui e qui). Abbiamo più volte parlato di una questione che è legata a doppio filo a questa tematica, e cioè quella siriana, ipotizzando che Obama non avesse per nulla in animo di promuovere un regime change a Damasco e congetturando che USA e alleati non avrebbero mai attaccato la Siria, e tantomeno l'Iran. Congettura che ha sempre superato la prova dei fatti.

Qualche settimana fa l'attacco chimico a Ghouta, nei dintorni della capitale siriana, costato la vita a più di 1700 innocenti, fece apparire del tutto probabile l'attacco occidentale contro il regime di Assad. Invece, nel giro di poco l'occasione che rischiava di travolgere quel regime si è trasformata in un grande successo diplomatico di Damasco e dei suoi alleati. In un primo tempo Obama ha tergiversato, riferendo la questione al Congresso, cosa che non è tenuto a fare e che con riguardo al caso libico non ha ovviamente fatto. Dopodiché, d'accordo con i diplomatici russi, ha offerto un'ancora di salvezza la regime: la consegna delle armi chimiche, in cambio dell'impunità. Così ora Assad è un interlocutore; avrà a disposizione alcuni mesi per fingere di consegnare le armi, potrà continuare lo sterminio del suo popolo con mezzi convenzionali, e non dovrà temere un attacco sulla cui possibilità ben pochi, ora, scommetterebbero. 

 Questi fatti si ricollegano al nuovo clima che si è venuto a creare tra gli USA e l'Iran, e che lasciano presagire un futuro di relazioni molto diverse da quelle che (almeno all'apparenza) hanno caratterizzato gli ultimi anni. Un ruolo fondamentale lo gioca il nuovo presidente iraniano, che verosimilmente potrà rappresentare la "faccia buona" del regime iraniano, quella che non pone in imbarazzo i diplomatici occidentali (Ahmadinejad era troppo compromesso con il negazionismo della Shoah).
Da parte americana la disponibilità ad avviare il confronto è massima, come ben inquadrato da Lucio Caracciolo.  Una disponibilità talmente estrema da consentire alla controparte iraniana di "fare la preziosa" (pare che comunque Obama e Rohani si siano sentiti per telefono).  Il Presidente iraniano non ha comunque avuto problemi ad incontrare Hollande.

Passando dall'ambito dei balletti diplomatici a quello delle dichiarazioni pubblici e degli atti politici vincolanti, da segnalare il  discorso di Obama all'ONU, in cui il Presidente USA dichiara di essere contrario a una soluzione militare per la Siria, e che l'Iran ha tutto il diritto di sviluppare la tecnologia nucleare, sia pur per scopi pacifici; discorso che, non ha caso, è stato accolto con favore dalla stampa iraniana.
La questione del nucleare riveste un'importanza fondamentale, perché determinerà i rapporti di forza tra le varie potenze in Medio Oriente; e su di essa pare che l'accordo USA-Iran sia già stato raggiunto.

Con simili premesse, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria, ieri in calendario, non poteva assomigliare a nulla di diverso da un appeasament tra il regime di Assad e l'occidente. La risoluzione infatti pone in capo al regime (di cui non si afferma chiaramente la responsabilità per l'eccidio di Ghouta) l'obbligo di smantellare l'arsenale chimico, ma non prevede alcuna sanzione in caso di inadempimenti o ritardi! Non stupisce dunque che abbia trovato la piena approvazione del rappresentante siriano all'ONU.

Stiamo dunque per entrare nell'era dell'alleanza USA-Iran. Non che uscissimo da una fase di autentica inimicizia: al di là dello scontro verbale, Teheran e Washington non si sono mai fatte nulla che minacciasse in maniera irreparabile i rispettivi interessi, e anzi hanno collaborato su vari fronti (un esempio fra i tantissimi). Tuttavia, almeno sulla carta i due paesi non avevano relazioni diplomatiche. Sta cambiando tutto, e questo non rappresenta una buona notizia per gli arabi. Sia l'Iran che gli USA condividono il medesimo disegno di dominio neo-coloniale del mondo arabo. È abbastanza probabile che Obama e Rohani passeranno alla storia come i nuovi Sykes e Picot. A pagare, come sempre, sarà la dignità e l'indipendenza degli arabi. (C.M.)




















mercoledì 28 agosto 2013

Bombe sulla Siria?


Tutto lascia pensare che nei prossimi giorni assisteremo ad una campagna aerea delle potenze occidentali contro le postazioni dell'esercito di Bashar Assad. Tutto questo, se davvero avrà luogo, avverrà a 29 mesi dall'inizio della rivolta. L'Iran, la Cina, la Russia, la Germaniail ministro Mario Mauro e il ministro Emma Bonino sono contrari.


Anche noi siamo contrari. Lo siamo per ragioni di principio. Gli interventi armati delle potenze occidentali servono sempre a difendere gli interessi imperialistici di tali potenze, e mai alla difesa delle popolazioni. Ma lo siamo anche perché questo specifico intervento potrebbe rappresentare non una vera svolta nella situazione, ma una sorta di grande manovra propagandistica. Gli USA hanno chiarito che non intendono rovesciare Assad. E anche Israele non vuole un cambio di regime. 

E allora perché bombardano? Secondo quest'ottima analisi di Limes, per salvare la faccia ad Obama. Un intervento mirato, limitato nei tempi e nella portata, che non cambierebbe la situazione sul campo, ma permetterebbe ai leader occidentali di fregiarsi del titolo di poliziotti del mondo. Un intervento, infine, che potrebbe persino essere controproducente per la stessa rivoluzione siriana, ricompattando il regime, galvanizzando la sua immagine "antimperialista" e delegittimando le opposizioni.

Ecco perché siamo contrari ai bombardamenti. Una soluzione ragionevole per il conflitto siriano sarebbe invece l'embargo totale delle armi nei confronti di entrambe le parti. Esso limiterebbe la violenza degli scontri, visto che i vari arsenali andrebbero verso un progressivo esaurimento, ri-nazionalizzerebbe il conflitto (oggi la Siria è terreno di scontro di varie potenze regionali) e permetterebbe alla parte che può davvero vantare un forte sostegno popolare di avere maggiori chance per riuscire a prevalere. La redazione di Mainstream

p.s. Da ora in poi i commenti sono moderati. Per essere sicuri che il vostro commento venga approvato è sufficiente firmarsi, non andare off-topic e non adoperare toni aggressivi e insultanti verso nessuno. 

martedì 16 luglio 2013

Clamoroso! Anche Noam Chomsky lavora per la CIA

Uno degli intellettuali più influenti nella sinistra internazionale, il celebre linguista Noam Chomsky, ha rilasciato questa intervista sulla Rivoluzione Siriana. Chomsky non può certamente essere sospettato di nutrire un pregiudizio anti-iraniano, e in questi anni ha espresso più volte vicinanza e solidarietà al movimento Hezbollah.

Eppure in questa intervista egli afferma:

1) che il regime di Assad è destinato a cadere

2) che la rivolta armata era inevitabile, visto che il regime ha risposto alle legittime istanze del popolo con una sanguinosa repressione

3) che l'intervento di Hezbollah sul terreno siriano è un errore ingiustificabile

4)  Che né l'Occidente né Israele hanno fatto alcunché per favorire la caduta del regime

5) Che né l'Occidente né Israele hanno alcun interesse a far cadere il regime

6) che la "cospirazione imperialista" contro il regime di Assad è frutto della fantasia di persone che credono che gli USA sia onnipotenti, e di conseguenza vedono le loro mani dietro ogni cosa

Somiglia soprendentemente a quanto detto finora su questo blog, non trovate?

Qualche tempo fa, un simpatico commentatore affermò che io ero un salafita, e dei più pericolosi in circolazione. Per questo tipo di persone, dalla spiccata mentalità paranoica,  l'unica spiegazione possibile delle parole di Noam Chomsky è che questi sia diventato, in tempi recenti, un agente della CIA. (C.M.)

lunedì 6 maggio 2013

Si prepara l'attacco alla Siria

 Ma non quello che pensate voi...

Vorrei condividere con i lettori una riflessione, riflessione che è sorta in me dopo la lettura di questo articolo.

Ormai l'intero mainstream si è adattato alla narrazione secondo la quale in Siria non assistiamo ad una (sanguinosissima) rivoluzione di popolo contro un tiranno, ma piuttosto allo scontro tra un dittatore laico e una serie di pericolose fazioni jihadiste. Come si vede la sostanza di quello che racconta il mainstream non differisce di molto da quelli che sono i luoghi comuni diffusi nel micro-cosmo "alternativo" e "anti-sistema". Si potrebbe anzi dire che l'unica cosa che distingue gli uni dall'altro sono i giudizi di valore: mentre gli "anti-sistema" giudicano il regime di Assad come qualcosa di positivo, da difendere, il mainstream lo vede piuttosto come un male minore, se comparato al terrorismo jihadista.

lunedì 8 aprile 2013

Proviamo a unire i puntini: Siria, Iraq, Egitto, Qatar

 Claudio Martini

Qualche tempo fa, col semplice metodo della ricerca google riuscii a scrivere un intero articolo sulla povertà in Germania. Applico ora lo stesso metodo ad alcuni fatti mediorientali. Vediamo cosa ne viene fuori...

Partiamo dalla Siria.

Come sa chi segue la situazione siriana, l'opposizione è spaccata sostanzialmente in due parti: l'opposizione all'estero, completamente egemonizzata dagli USA e dal Qatar, e l'opposizione in patria, che potremmo riassumere nella maggioranza (non tutti) i vertici del Free Syrian Army e sopratutto nel gruppo islamista Jabhat Al Nusra. Se il primo troncone, come dicevamo, è in mano agli USA, il secondo è considerato dagli stessi niente di più che un gruppo di terroristi.

Qualche settimana fa, venne diffuso questo video, in cui il primo comandante del FSA, Riad Al Assad (sostituito alla fine del 2012 da Selim Idriss) denunciava l'ingerenza delle potenze occidentali all'interno dell'opposizione siriana; in pratica, criticava gli USA per essersi comprati gli oppositori all'estero, imponendo una posizione dialogante con il regime, mentre sottolineava il ruolo insostituibile nel successo della rivoluzione siriana proprio di JAN, il gruppo considerato terrorista dagli USA.

Pochi giorni dopo Riad Al Assad perdeva la gamba destra (e per poco non la vita) in un attentato esplosivo.

lunedì 18 febbraio 2013

Liberarsi dei luoghi comuni



Questo blog ha, fra le sue tesi di fondo, quella secondo cui l'atteggiamento degli USA verso l'Euro e verso diversi soggetti internazionali (su tutti l'Iran) sia molto diverso da quello della vulgata (ecco un esempio). Parlo di "vulgata" proprio per chiarire che, per esempio, l'idea di un'America decisa a minare l'Euro è un luogo comune, una chiacchiera da bar, e non riflette quanto ci viene a far sapere la stampa mainstream ogni giorno. Non si tratta dunque di disinformazione da parte dei media, ma di un vero e proprio equivoco fondato su faciloneria e pregiudizi, e alimentato ad arte da alcune realtà intellettuali e politiche.

La questione di quale sia la reale strategia degli USA in questo momento storico rappresenta a mio avviso la vera questione politica di questi tempi, da cui discendono tutte le altre. Ciò prelude ad altre considerazioni, che saranno fatte a tempo debito in altri post. Per ora limitiamoci a segnalare due casi di plateale smentita della vulgata da parte di alcuni fatti diffusi dal mainstream e non contestati da nessuno, a nostra conoscenza.

Il primo non ha bisogno di particolari descrizioni: si tratta del viaggio di Napolitano a Washington, che fa il paio con il viaggio di Monti di un anno fa. L'interpretazione di questi viaggi è inequivocabile: gli USA sostengono con forza Napolitano e Monti perché vogliono che l'Italia resti nell'Euro e nell'UE, in quanto pilastro fondamentale di queste due organizzazioni. Questo almeno è chiaro per il Corriere.

Il secondo è rappresentato da un articolo di Maurizio Molinari di qualche giorno fa: fu lo stesso Obama a impedire che i ribelli siriani ricevessero armi. Alcuni membri dell'amministrazione proponevano, per opportunismo, di cavalcare la tigre della rivoluzione siriana e guadagnarsi credito presso quest'ultima con aiuti e rifornimenti; altri, la maggioranza, hanno invece scommesso sulla permanenza al potere di Bashar Assad, anche al costo di un genocidio.
Ciò è coerente con il quadro da noi delineato in questi mesi, e sopratutto combacia con l'evidenza di un occidente che, a due anni dalle prime manifestazioni, non ha mosso un dito per far cadere il tiranno siriano. (C.M)

mercoledì 10 ottobre 2012

Niente di (così) nuovo sul fronte siriano

Lo scorso 2 Ottobre la NATO avrebbe avuto un magnifico pretesto per attaccare la Siria, ma non lo ha sfruttato. Tale fatto non stupisce gli osservatori attenti della tragedia siriana. Già alcuni mesi fa si era verificato un evento simile, senza che non si sviluppasse alcuna rappresaglia, nemmeno da parte turca; senza contare il celebre abbattimento del caccia turco, di cui abbiamo a suo tempo parlato.
Ci sono state consultazioni tra i vertici NATO e il governo turco, ma è altamente improbabile che ne esca qualcosa. Certo, di fronte all'ennesima provocazione armata la Turchia ha deciso di reagire, ma non saranno certo alcuni colpi di rappresaglia a rovesciare il regime di Assad.
Pensiamo che non ci si debba far ingannare dai clamori degli ultimi eventi. Nonostante le apparenze, sembra che si stia avviando verso una fase di disimpegno da parte dei pochi attori internazionali che hanno fin qui sostenuto la rivoluzione siriana. Da un lato i vertici turchi, sembrano sempre più propensi a limitare gli aiuti ai ribelli e persino ai profughi; e il recente trasferimento in territorio siriano della leadership dell'ELS appare come un frutto delle pressioni turche. Dall'altro lato i paesi del Golfo Persico sembrano davvero decisi ad abbandonare la partita.

lunedì 25 giugno 2012

Ancora su Siria e NATO

di Fabrizio Tringali
L'abbattimento di un aereo turco da parte della Siria è un evento da non sottovalutare. Per un verso esso testimonia il crescere della tensione nella zona, dove certamente esistono Paesi che vorrebbero usare le maniere forti contro il regime di Assad. Per un altro verso questo evento può essere usato come cartina al tornasole per decifrare meglio le reali intenzioni della NATO.
In molti ritengono che gli USA stiano cercando di preparare un attacco militare contro la Siria, mentre noi, da tempo, riteniamo non fondata questa ipotesi. Si vedano, per esempio, le argomentazioni riassunte in questo post.
Vedremo come gli USA e la NATO risponderanno agli appelli della Turchia, che fa parte della NATO stessa, e che si presenterà alla prossima riunione dell'Alleanza invocando l'articolo 4 del Trattato atlantico, cioè dichiarando che la Siria rappresenta una minaccia alla sua sicurezza e alla sua integrità territoriale.
Se davvero gli USA vogliono arrivare all'attacco NATO, non mancheranno di sfruttare, in qualche modo, il casus belli che gli è stato servito su un piatto d'argento dallo stesso Assad. 
Se invece, come sosteniamo noi, sotto sotto essi non vogliono affatto smantellare il sistema di potere siriano, allora cercheranno un modo per gettare acqua sul fuoco della crisi che si è aperta fra Ankara e Damasco a causa all'abbattimento del velivolo turco. Vedremo, intanto l'Italia si appresta a dichiarare che lo scenario libico non può essere riprodotto in Siria....

Martedi 26 Giugno 2012
Aggiornamento 1: da Bruxelles si escludono azioni militari contro la Siria...
Aggiornamento 2: pare che la Turchia sia stata indotta a mettere in campo una risposta "razionale" (cioè non militare) all'abbattimento del proprio aereo....


giovedì 21 giugno 2012

Spunti di riflessione sulla Siria, sui presunti rischi di intervento NATO, sui rapporti con gli USA

Vi invitiamo a considerare i seguenti spunti di riflessione.

In primo luogo, l'ennesima presa di posizione di Henry Kissinger contro l'ipotesi di intervento militare in  Siria.

Poi, le voci su un probabile "scambio" avvenuto tra gli USA e la Russia in sede ONU. Come è noto la Russia (che si porta dietro la Cina) non ha posto il veto contro la risoluzione che consentiva il bombardamento della Libia, mentre ha sempre difeso a spada tratta Bashar Assad. In base alla ricostruzione de "La Stampa", la Russia avrebbe permesso alla NATO di distruggere la Libia in cambio della licenza di uccidere accordata ad Assad.

Ancora, la dichiarazione congiunta di Vladimir Putin e Barack Obama che segna un deciso riavvicinamento delle posizioni dei due paesi sulla questione siriana.

Infine il recente rapporto del Washington Institute messo in evidenza dai media italiani ed esteri, nel quale si afferma che fra le file del fronte anti-Assad sarebbero presenti miliziani "jihadisti". Il WI è molto legato alla lobby sionista negli USA, e la base delle sue argomentazioni è piuttosto fragile. Ma la sua posizione non è certo isolata, almeno da quando la stessa Hillary Clinton ha dichiarato che armare i ribelli siriani sarebbe come armare Al Qaeda. Non ci interessa ora discutere se sia più o meno vero che dei "jihadisti" stiano combattendo in Siria. Preferiamo attirare l'attenzione su queste immagini:



O magari su questo video.


Quelle che si vedono sono bandiere di Al Qaeda. La città dove sono state prese queste immagini è Bengasi, Libia. Che l'opposizione libica fosse egemonizzata da elementi vicini all'estremismo islamico è il segreto di Pulcinella. Eppure per gli USA ciò non ha portato alcun imbarazzo. Aiutare Al Qaeda in Libia è tornato loro utile, mentre sostengono che sarebbe sbagliato farlo in Siria: è evidente la contraddizione che emerge dell'accostamento dei fatti da una parte, e delle dichiarazioni ufficiali USA dall'altra.

Non stupisce che i siriani stiano cominciando ad avere seri dubbi sulla volontà degli USA di liberarli da Bashar Assad. Kafr Anbel è una cittadina siriana in provincia di Idlib, teatro di innumerevoli manifestazioni anti-regime. Le manifestazioni di Kafr Anbel hanno la particolarità di essere accompagnate da cartelli con disegni e vignette, spesso molto divertenti. In una delle più recenti gli USA vengono riconosciuti come complici dei nemici del popolo siriano:


Ma qualcuno si spinge più in là, fino a immaginare Obama come grande burattinaio dei protettori di Assad.


Probabilmente loro, a differenza di molti cosiddetti "anti-imperialisti" nostrani, si ricordano che la Siria, nonostante la propaganda anti-americana e anti-israeliana del regime, molto spesso, è andata a braccetto proprio con gli USA e con Israele. Ricordano, per esempio, che La Siria e i suoi alleati hanno ammazzato in Libano più palestinesi di quanti ne abbia mai fatti fuori Israele; che Hafez Assad, da ministro della difesa nel 1970, è stato tra i maggiori responsabili della disfatta palestinese in Giordania ("Settembre Nero"); che nel 1991 la Siria ha schierato le proprie truppe affianco a quelle di George Bush nella guerra all'Iraq; che il regime di Assad, in quarant'anni, non ha fatto un bel niente per liberare il Golan....

mercoledì 30 maggio 2012

Congetture e confutazioni

L'ultimo post di Claudio Martini sulla situazione in Siria ha suscitato molte reazioni. Siamo lieti di aver ravvivato la discussione intorno a questa delicato tema, tuttavia dispiace notare che alcune delle critiche che ci sono state mosse sembrano non aver capito il senso del discorso che stiamo proponendo. Certo, per capirlo è necessario leggere i vari post che abbiamo dedicato a questi temi, e si sa che il lettore internettiano medio va piuttosto di fretta. Vogliamo allora spiegare, più chiaramente di quanto fatto finora, il senso di quello che stiamo cercando di comunicare. Cominciamo con una affermazione utile, ancorché banale: non abbiamo tesi precostituite, non vogliamo ad ogni costo sostenere un punto preciso. Ci interessa capire quello che sta succedendo.

domenica 27 maggio 2012

Dedicato agli ellissoidi che sostengono Assad (ovvero la storia di un ravvedimento operoso)




Homs, Siria. Terroristi Wahabiti abbattuti dall'eroico esercito di Assad. Età compresa tra i 3 e gli 11 anni.
Claudio Martini
Ieri il regime siriano ha bombardato un sobborgo di Homs, città martire, uccidendo svariate decine di persone, molte delle quali bambini (qui sopra potete vederne le spoglie). Niente di così strano: il regime massacra i siriani da più di un anno con tale intensità e ferocia che quasi ci sfugge il motivo per cui il mainstream, solitamente silente su questo tema, abbia dedicato un poco della sua attenzione a quelle piccole vittime. Per una volta, sorprendentemente, il regime siriano non nega che l'eccidio ci sia stato, anche se ne addossa la responsabilità ai ribelli. Il che è ridicolo, dato che le vittime sono state colpite da bombe, e i ribelli non dispongono di aerei, cannoni o carri armati.

Ma c'è anche chi sta peggio dei cittadini siriani, e sono i locali adoratori di Assad. Costoro, da mesi, mettono in dubbio l'attendibilità delle notizie che descrivono il genocidio siriano, allo scopo, con le parole dell'ottimo Germano Monti, di "prevenire la nascita di un movimento di solidarietà con la rivoluzione siriana". Ora gli adoratori si trovano nel caos più completo, visto che il loro Idolo l'ha fatta decisamente troppo grossa, e si affannano nel cercare di tamponare la falla (un buon esempio del loro panico si può trovare qui).

mercoledì 28 marzo 2012

Conferme siriane

Dopo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza, gli USA danno ulteriori dimostrazioni della loro volontà di evitare qualsiasi regime change a Damasco. Il sostegno al salomonico "Piano Annan", l'assoluta intesa con la Russia, e le parole ambigue sulle presunte responsabilità delle opposizioni siriane non sono che conferme dell'atteggiamento finora assunto da Washington. Un atteggiamento completamente diverso, anzi opposto, a quello tenuto con la Libia (e in quel caso la Russia acconsentì ai bombardamenti). Con buona pace di chi ancor oggi strepita "domani gli USA attaccheranno la Siria!" 

E intanto i siriani continuano a morire (chi ha lo stomaco forte può provare a guardare qui) (C.M.)

p.s. colgo l'occasione di segnalare questo documento. è un'importante presa di posizone dei gesuiti di Homs, in totale controtendenza con la propaganda che vuole un Assad difensore dei cristiani contro l'opposizione fondamentalista, propaganda peraltro alimentata ad arte dal Vaticano. 

giovedì 22 marzo 2012

Vittoria di Assad al Consiglio di Sicurezza

di Claudio Martini

Ecco il testo completo della risoluzione votato mercoledì 21 marzo dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu sui fatti siriani. In esso non si fa praticamente alcun cenno alle responsabilità del regime, e si auspica che le violenze cessino al più presto e si avvii una transizione negoziata alla democrazia. Leggere per credere. Naturalmente qualsiasi ipotesi di dialogo tra le parti è destinata a cadere, come del resto ha chiarito lo stesso Assad.

Questa risoluzione "all'acqua di rose", che rappresenta un'autentico schiaffo alla memoria delle vittime (più di novemila) del regime siriano, ha almeno il merito di liquidare l'allarmismo attorno ad un possibile attacco militare contro Damasco. Tale attacco militare non è mai stato nei piani della NATO, e non tanto per l'opposizione di Russia e Cina: è noto che gli USA non hanno bisogno dell'avallo ONU per fare la guerra. L'evidenza dei fatti ci dice che i dirigenti americani non hanno mai avuto intenzione di promuovere un regime change in Siria. Da quando la Clinton definì Assad un "riformatore", oppure da quando si è opposta a che le opposizioni siriane ricevessero armamenti, fino alla recente interferenza con le mosse turche, il comportamento del Dipartimento di Stato è stato chiaro e inequivocabile.
In realtà è probabile che tra Damasco e Washington vi siano numerose e sotteranee collaborazioni, risalenti almeno alla partecipazione della Siria alla Guerra del Golfo. Assad può sterminare anche 20000 siriani: il suo regime non ha nulla da temere dall'Occidente. Di fronte alle trame geopolitiche la pietà per le vittime innocenti è un ben povero argomento.

N.B. Sia l'autore dell'articolo sia i collaboratori del blog sono assolutamente contrari a qualsiasi intervento militare "umanitario", per le ragioni esposte qui.


N.B. 2 Sono debitore di gran parte delle informazioni contenute in quest'articolo dell'ottimo sito http://www.uruknet.info/. Se ne consiglia la consultazione a chi è in cerca di notizie sul Medio Oriente.