Giulietto Chiesa è stato arrestato, e successivamente rilasciato, dalle autorità estoni. A quanto pare l'arresto è avvenuto poco prima dello svolgimento di un incontro, a carattere internazionale, a cui il giornalista doveva prendere parte. E' evidente che le autorità estoni hanno voluto impedire a Chiesa di partecipare all'evento, per ragioni squisitamente politiche.
Non sappiamo ancora quale sia stato il mezzo impiegato per fermare ed espellere Giulietto Chiesa. Una possibilità è che sia rimasto destinatario di una "semplice" misura amministrativa di espulsione, che esiste anche nel nostro ordinamento, ma che se slegata da concrete esigenze di sicurezza nazionale implica una violazione del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici (art. 13), della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (art. 16) e della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (art. 45).
Un'altra possibilità è che Chiesa sia stato dichiarato Persona Non Grata. Tuttavia, quest'ultima è una misura solitamente riservata ai diplomatici: infatti la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, al suo art. 9, stabilisce che ogni Stato può dichiarare P.n.G. qualunque membro delle missioni diplomatiche straniere, senza dover rendere motivazioni del proprio provvedimento. In rari casi ciò avviene anche ai danni di semplici cittadini: è accaduto a Gunter Grass e, sempre in un paese ex-sovietico, anche ad Al Bano.
Si tratta in ogni caso di un atto grave, preoccupante e ingiustificabile, e non c'è bisogno di spendere parole per spiegare perché.
Massima solidarietà a Giulietto Chiesa, dunque, e un augurio a riprendere al più presto la sua attività politica e giornalistica. Cogliamo l'occasione per esprimere la massima vicinanza umana a tutti quei professionisti dell'informazione, nonché attivisti politici, che in questi anni (e in questi giorni) hanno rischiato, o rischiano, hanno perduto, o stanno perdendo, la vita, la libertà, la sicurezza, gli affetti più cari per difendere un ideale o fare semplicemente il proprio mestiere; contro tutti i regimi, siano essi in Russia o in Cina, in Sudan o in Bielorussia, in Siria o in Iran. (I collaboratori del blog)
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martedì 16 dicembre 2014
giovedì 28 novembre 2013
L'Unione Europea ha esaurito la sua spinta propulsiva
Chi sfogli un qualunque manuale di diritto dell'UE troverà, espresso in un modo o nell'altro, l'argomento secondo il quale una delle dimostrazioni più evidenti della forza e della vitalità della UE è la capacità di quest'ultima di espandersi, attraendo e inglobando sempre nuovi Stati. In effetti la storia dell'UE (e delle Comunità prima di essa) è una storia di numerosi successivi allargamenti, verso tutti i punti cardinali. Negli ultimi anni il punto cardinale più fecondo è stato quello orientale. È di pochi mesi fa l'ingresso della Croazia in qualità di 28esimo Stato membro.
Oggi, tuttavia, ha avuto luogo un episodio di una certa importanza. L'Ucraina ha scelto di non associarsi all'UE. Non si discuteva dell'adesione di questo paese all'Unione, ma solo di una partnership bilaterale privilegiata- partnership che comunque è stata accettata, nell'ambito dello stesso vertice, da Georgia e Moldavia. Ma il punto politico rimane. L'Ucraina, paese strategico come pochi in Europa, tra Est e Ovest ha optato per il primo, invertendo una tendenza ultra-ventennale. L'ottima Adriana Cerrettelli, sul Sole24Ore, parla di "fine della capacità magnetica dell'Europa", e mette in connessione l'evento con la perdita di consenso alla costruzione eurounitaria anche all'interno degli stessi paesi UE. L'Europa ha perso appeal, come ha ammesso Enrico Letta. Non è così stupefacente, se si considera che oggi il biglietto da visita della UE nel mondo è la Grecia.
L'Unione ha probabilmente perduto la sua capacità espansiva. Ha, a suo tempo, sbattuto la porta in faccia alla Turchia (per fortuna dei Turchi). Sta vedendo allontanarsi sempre di più il Regno Unito. La Russia preme ai suoi confini, ed esercita una forza attrattiva che fino a qualche tempo non aveva. Il sistema UE ha raggiunto il suo limite estremo. È arrivato il tempo dell'implosione? (C.M.)
Oggi, tuttavia, ha avuto luogo un episodio di una certa importanza. L'Ucraina ha scelto di non associarsi all'UE. Non si discuteva dell'adesione di questo paese all'Unione, ma solo di una partnership bilaterale privilegiata- partnership che comunque è stata accettata, nell'ambito dello stesso vertice, da Georgia e Moldavia. Ma il punto politico rimane. L'Ucraina, paese strategico come pochi in Europa, tra Est e Ovest ha optato per il primo, invertendo una tendenza ultra-ventennale. L'ottima Adriana Cerrettelli, sul Sole24Ore, parla di "fine della capacità magnetica dell'Europa", e mette in connessione l'evento con la perdita di consenso alla costruzione eurounitaria anche all'interno degli stessi paesi UE. L'Europa ha perso appeal, come ha ammesso Enrico Letta. Non è così stupefacente, se si considera che oggi il biglietto da visita della UE nel mondo è la Grecia.
L'Unione ha probabilmente perduto la sua capacità espansiva. Ha, a suo tempo, sbattuto la porta in faccia alla Turchia (per fortuna dei Turchi). Sta vedendo allontanarsi sempre di più il Regno Unito. La Russia preme ai suoi confini, ed esercita una forza attrattiva che fino a qualche tempo non aveva. Il sistema UE ha raggiunto il suo limite estremo. È arrivato il tempo dell'implosione? (C.M.)
martedì 5 giugno 2012
Medicina alternativa: curare il morbillo con la polmonite
Claudio Martini
In molti ormai si sono rassegnati ad una fine rapida fine del disastroso Euro. Ogni giorno si moltiplicano le voci che suggeriscono vari modi per uscire da questa situazione. Alcune di esse, tuttavia, sembrano davvero frutto di un abbaglio. Oggi vi segnaliamo questa:
dall'Euro si esce. Col Dollaro.
Bisogna riconoscere a Pelanda di non essersi fatto ammaliare dall'incanto dell'Euro, ma questo articolo ripresenta tutti gli stilemi immancabili dell'ammaliamento valutario, solo col Dollaro al posto della valuta di Francoforte (Kaiserstraße, 29). In particolare non è fondato il timore che il ritorno alla lira porterebbe con sé una super-inflazione (se non ci credete, leggete qui) o che la perdita di valore della nuova valuta sarebbe nell'ordine del 50%: per prevedere quell'ordine di grandezza, infatti, basta calcolare l'inflazione accumulata dal nostro paese nei confronti della Germania negli ultimi anni. Dato che l'accumulo è pari a circa 20 punti percentuali, è ragionevole aspettarsi una svalutazione nella stessa misura (se non ci credete, leggete qui).
Carlo Pelanda è economista e io non sono nessuno, ma mi permetto di insinuare che l'esimio abbia capito ben poco della dinamica della crisi. Sostanzialmente ci propone di farci prestare dollari per poi rivenderli, tenendo così artificalmente elevato il cambio della nuova lira. Negli anni '90 la Russia, la Thailandia e l'Argentina seguirono questa strategia, e sappiamo com' è finita.
Più in generale è ora che nelle nostre teste si installi in maniera definitiva un concetto apparentemente banale, ma che molti sembra facciano fatica a comprendere: una valuta dovrebbe rispecchiare i fondamentali economici (esempio: produttività media) del paese che la adotta. Quando un paese adotta una valuta che chiaramente non rispecchia quei fondamentali (spesso perché rispecchia i fondamentali di un altro paese) avvengono le crisi finanziarie. Punto. Ecco perchè la dollarizzazione della nostra economia non rappresenta una soluzione alla crisi, ma un ingegnoso espediente per perpetuarla.
E tutto questo senza contare gli effetti politici di una simile mossa: adottare la valuta del paese che già ci domina dal punto di vista strategico, culturale e militare sancirebbe definitivamente la nostra condizione di colonia USA.
La proposta di Pelanda è davvero pessima. Probabilmente la approveranno.
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mercoledì 28 marzo 2012
Conferme siriane
Dopo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza, gli USA danno ulteriori dimostrazioni della loro volontà di evitare qualsiasi regime change a Damasco. Il sostegno al salomonico "Piano Annan", l'assoluta intesa con la Russia, e le parole ambigue sulle presunte responsabilità delle opposizioni siriane non sono che conferme dell'atteggiamento finora assunto da Washington. Un atteggiamento completamente diverso, anzi opposto, a quello tenuto con la Libia (e in quel caso la Russia acconsentì ai bombardamenti). Con buona pace di chi ancor oggi strepita "domani gli USA attaccheranno la Siria!"
E intanto i siriani continuano a morire (chi ha lo stomaco forte può provare a guardare qui) (C.M.)
p.s. colgo l'occasione di segnalare questo documento. è un'importante presa di posizone dei gesuiti di Homs, in totale controtendenza con la propaganda che vuole un Assad difensore dei cristiani contro l'opposizione fondamentalista, propaganda peraltro alimentata ad arte dal Vaticano.
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