Visualizzazione post con etichetta diritti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diritti. Mostra tutti i post

martedì 24 febbraio 2015

Non tutti i diritti sono uguali


Proseguendo le riflessioni sul tema “perché la gente non si ribella?” (ne abbiamo parlato, per esempio, qui, qui e qui) oggi vi invito alla lettura di questo articolo di Nicola Lagioia




Mi sembra che Lagioia faccia alcune osservazioni molto interessanti. Lo snodo cruciale del suo discorso  è il collegamento fra tre elementi dello "spirito del tempo": in primo luogo rabbia e aggressività nelle discussioni in internet (e non solo), in secondo luogo distruzione dei diritti sociali e di conseguenza sofferenza e insicurezza, e infine esaltazione della figura della “vittima” come unico status che permetta di vedersi riconosciuti alcuni diritti.
Si può certo discutere delle singole connessioni causali proposte da Lagioia (quale aspetto è causa e quale è effetto? Sono tutti effetti di qualche causa più profonda non individuata?), ma mi sembra che il nesso fra gli elementi sopra indicati sia in effetti uno degli aspetti centrali del panorama ideologico del nostro tempo, ed è molto bravo Lagioia a coglierlo e ad esporlo con chiarezza.
(M.B.)

martedì 16 dicembre 2014

Solidarietà a Giulietto Chiesa, contro tutti i regimi

Giulietto Chiesa è stato arrestato, e successivamente rilasciato, dalle autorità estoni. A quanto pare l'arresto è avvenuto poco prima dello svolgimento di un incontro, a carattere internazionale, a cui il giornalista doveva prendere parte. E' evidente che le autorità estoni hanno voluto impedire a Chiesa di partecipare all'evento, per ragioni squisitamente politiche.
Non sappiamo ancora quale sia stato il mezzo impiegato per fermare ed espellere Giulietto Chiesa. Una possibilità è che sia rimasto destinatario di una "semplice" misura amministrativa di espulsione, che esiste anche nel nostro ordinamento, ma che se slegata da concrete esigenze di sicurezza nazionale implica una violazione del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici (art. 13), della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (art. 16) e della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (art. 45).
Un'altra possibilità è che Chiesa sia stato dichiarato Persona Non Grata. Tuttavia, quest'ultima è una misura solitamente riservata ai diplomatici: infatti la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, al suo art. 9, stabilisce che ogni Stato può dichiarare P.n.G. qualunque membro delle missioni diplomatiche straniere, senza dover rendere motivazioni del proprio provvedimento. In rari casi ciò avviene anche ai danni di semplici cittadini: è accaduto a Gunter Grass e, sempre in un paese ex-sovietico, anche ad Al Bano.
Si tratta in ogni caso di un atto grave, preoccupante e ingiustificabile, e non c'è bisogno di spendere parole per spiegare perché.
Massima solidarietà a Giulietto Chiesa, dunque, e un augurio a riprendere al più presto la sua attività politica e giornalistica. Cogliamo l'occasione per esprimere la massima vicinanza umana a tutti quei professionisti dell'informazione, nonché attivisti politici, che in questi anni (e in questi giorni) hanno rischiato, o rischiano, hanno perduto, o stanno perdendo, la vita, la libertà, la sicurezza, gli affetti più cari per difendere un ideale o fare semplicemente il proprio mestiere; contro tutti i regimi, siano essi in Russia o in Cina, in Sudan o in Bielorussia, in Siria o in Iran. (I collaboratori del blog)

mercoledì 22 gennaio 2014

I carri armati nelle banlieues


Ha fatto molto bene Moreno Pasquinelli a prendersi la briga di leggere e esaminare il programma elettorale del Fronte Nazionale francese. Credo ci dia la possibilità di renderci conto di cosa abbiamo a che fare. In questo post avanzerò un'ipotesi su quale siano gli autentici obiettivi di questa forza politica. Come ogni congettura è chiaramente opinabile, e inviatiamo tutti a opinarla nei commenti.

Ai miei occhi è abbastanza evidente una cosa: il cuore del programma di Marine Le Pen non è l'economia, e di conseguenza non è l'euro. Questo potrà apparire piuttosto azzardato a molti lettori. Dopotutto, nel nostro angolo di blogosfera si sta sviluppando, da mesi, un acceso dibattito sull'opportunità o meno di sostenere questa forza politica. Trattandosi di un dibattito tra elettori italiani la discussione ha come oggetto, in pratica, l'espressione di un moto di simpatia (o di avversione). Nell'ambito di tale discussione, e nella stragrande maggioranza dei casi, le simpatie al FN sono determinate dalla dichiarata ostilità all'euro e alla UE tipiche di questo partito. Anche persone con un trascorso di sinistra, convinte che l'euro sia la questione essenziale e dirimente dei nostri tempi, sono ora pronti a “sostenere” (virtualmente) Le Pen in virtù delle sue posizioni economiche. Ora, la mia ipotesi parte dall'assunzione che, tra i veri elettori potenziali del FN, e cioè tra i cittadini francesi, che parlano il francese e che seguono quotidiniamente la vita politica di quel paese, non sia la posizione sull'euro quella che genera consenso, e che la stessa Marine Le Pen non si aspetti di essere votata principalmente in virtù di tale posizione. 

Facciamo per un attimo astrazione dalla questione dell'euro. L'insieme del programma economico che stiamo esaminando è correttamente inserito da Pasquinelli nel filone del keynesismo moderato. Esso non implica scelte molto rivoluzionarie, specie se teniamo presente il contesto sociale nel quale è calato: in Francia l'intervento dello Stato nell'economia è una realtà ben viva e operante, lo stato sociale francese è con tutta probabilità il più avanzato tra quelli dei grandi paesi europei, e le misure protezionistiche non sono certo un fenomeno inedito nel panorama politico d'Oltralpe (basta pensare al complesso di tutele di cui gode in Francia il settore agricolo). A colpo d'occhio, buona parte di queste misure sono attuabili già oggi, a Trattati vigenti. Nulla di sensazionale, e sopratutto nulla che possa scatenare ondate di consenso.

A mio avviso il vero fulcro della proposta politica del FN, il motivo per cui i francesi lo votano, si ritrova nella seconda parte dell'articolo di Pasquinelli, quando il nostro passa in rassegna le proposte di riforma nell'ambito del diritto penale. Mi spiego meglio.
Cio che rende popolare l'opzione FN nell'elettorato francese è il richiamo all'identità nazionale. In un mondo in cui si sono smarriti molti dei tradizionali punti di riferimento, l'Idea di Francia può rappresentare un valido “ancoraggio” per molte persone.
Come si realizza l'Idea? Con scelte concrete che riaffermino il potere dell'ente che la incarna, lo Stato. Lo Stato riafferma la sua sovranità in primo luogo mostrando la sua efficiacia punitiva. Se il tipico programma liberista consiste nel sostituire lo Stato Sociale con quello Penale, Le Pen vuole tener fermo il primo ed espandere enormemente il secondo. Non è contraddittorio: è la tradizione dei fascismi1.

venerdì 15 novembre 2013

L'Europa combatte sé stessa

La principale giustificazione del progetto di annessione europea è la seguente: creando il super-Stato noi europei riusciremo a difendere le nostre rendite di posizione a scapito dell'avanza dei paesi emergenti. Questi infatti crescono troppo, sia dal punto di vista economico sia da quello politico, e noi dobbiamo fare tutti insieme muro contro di loro, o saremo travolti.

Tuttavia, l'unica cosa che sarebbe davvero sensato tentare di difendere, almeno per noi europei, non è la preminenza dell'Occidente, ma la sopravvivenza della Civiltà Occidentale. 

Ora, è interessante notare come, mentre in Europa la Civiltà Occidentale dà segni di evidente declino (un buon esempio è questo), gran parte del quale derivato dalle stesse conseguenze del processo eurounitario (altro esempio), il campione indiscusso dei paesi emergenti, la Cina, mostra di voler abbracciare i principi della Civiltà Occidentale.

 E così, mentre molti paesi di recente sviluppo raccolgono i frutti della nostra Civiltà, anche se gradualmente e non senza contraddizioni, noi quei frutti li consideriamo come un peso che non possiamo più permetterci. Il legame tra diritti sociali e diritti civili è evidente, e abolendo i primi erodiamo i secondi. In Cina invece (ma non solo) stanno costruendo, a fatica e in tempi non brevi, un nuovo Stato sociale e un nuovo Stato di diritto. E noi ci uniamo per contrastarli.

Queste considerazioni dovrebbero anche l'idea dell'occasione che abbiamo perso in quanto europei: il nostro continente è uno dei pochissimi luoghi del mondo dove alla eguaglianza delle opportunità e alla giustizia sociale si sono accompagnate, senza troppe contraddizioni, la prosperità economica e la libertà politica. Una smentita vivente del liberismo, per il quale giustizia sociale e eguaglianza sono nemiche della crescita economica e della libertà degli individui. Noi avremmo potuto essere ispirazione e modello per tutto il mondo uscito dalla guerra fredda. Invece di difendere il modello sociale europeo, condividendolo con gli altri paesi, abbiamo deciso di smantellarlo, proprio per fare la guerra (commerciale) a quei paesi.

Stanti così le cose, l'Europa non ha più nulla da dire al mondo, se non "spread", "competitività", "riforme". Il futuro non abita più qui. (C.M.)



domenica 8 settembre 2013

Un nuovo manifesto

Riceviamo e pubblichiamo il manifesto della neonata associazione Bottega Partigiana.


La dignità umana non è in vendita
I BENI PUBBLICI ED I DIRITTI NON SONO IN VENDITA

E’ giunta l’ora di rivendicare con forza e coerenza la nostra libertà di scelta. Noi vogliamo recuperare in concreto il senso del bene
comune e la consapevolezza collettiva per cui i beni pubblici ed i diritti non sono, né dovranno mai più essere negoziabili o vendibili.
Dobbiamo ritrovare il senso di comunità e di appartenenza, riappropriandoci con orgoglio del nostro patrimonio collettivo affinché
alcun diritto possa mai più essere violato.
In nome di interessi che fanno leva sui dogmi neoliberisti dell’onorabilità del debito e del “Ce lo chiede l’Europa” ci vengono imposte
misure di austerità depressiva, con tagli alla spesa pubblica ed elevata pressione fiscale su famiglie ed imprese.
Una tra le più gravi forme di servitù politica è la sottomissione degli Stati alle logiche di mercato, che negano la possibilità di garan-
tire i diritti e le tutele sociali finalizzate al bene comune.
L’asservimento politico ha adeguato tutte le azioni e decisioni, quali privatizzazioni, liberalizzazioni e perdita del ruolo regolatore
dello Stato, all’esclusiva tutela degli interessi dei grandi gruppi finanziari e delle lobbies capitalistiche.

NESSUNO CI HA CHIESTO NULLA

Le attuali oligarchie politiche e finanziarie hanno utilizzato la retorica dell'Europa dei Popoli, per creare un'Europa monetaria
funzionale alle esigenze dell’aristocrazia finanziaria e del grande capitale europeo.
I cittadini non hanno avuto la possibilità di esprimersi sul reale significato economico e politico dei trattati firmati con l'Europa, e
quando hanno avuto la possibilità di farlo, come in occasione del referendum francese del 2005, si sono opposti al progetto.
L’Europa attuale, essendo stata costruita come un mercato di beni e capitali e come un’unione monetaria, è un’Europa capital-
finanziaria dove i popoli europei non contano più nulla né come soggetto politico, né come soggetto sociale.
E oggi, quando il progetto è vicino al fallimento, pur di non mettere in discussione i principi assurdi stipulati dal trattato di
Maastricht in poi, gli eurocrati di Bruxelles cercano di creare un "doppio euro" per salvarsi e conservare il loro dominio economico
e politico.

RICONQUISTARE LA SOVRANITÀ

In Italia e nei paesi che hanno aderito all'eurozona si sta accentuando la disparità fra i cittadini e la disoccupazione e la precarietà
sono diventate una vera emergenza umanitaria.
Perché, per sopperire alle nostre esigenze, dobbiamo chiedere in prestito denaro ai mercati di capitali privati? La moneta moderna
non è legata ad una corrispondenza in oro come avveniva in passato, e potrebbe essere lo Stato a gestirne l'emissione e la spesa,
in quanto i limiti a cui è sottoposta sono legati alle reali forze produttive disponibili.
La separazione tra le banche commerciali e le banche d'affari, la sovranità monetaria e fiscale, il ritorno all'unione tra Tesoro
e Banca D'Italia, e l’istituzione di misure protezionistiche che impediscano le attuali forme di delocalizzazione liberoscambista,
sono i primi passi necessari per costruire uno Stato che protegga i cittadini dall'aggressione dei grandi speculatori togliendo
loro il dominio sull'economia. Per riconquistare la sovranità politica ed economica, occorre combattere la logica dell'indipendenza
della Banca Centrale nazionalizzandola, per poterne sottoporne l’operato a un controllo democratico, che le conferisca una funzio-
ne sociale finalizzata non all’accumulo di capitale, ma alla promozione dell’occupazione.
Disponendo degli strumenti e delle risorse per finanziare una ripresa dell'economia, lo Stato potrebbe quindi assumere il ruolo di
“creatore di occupazione” sviluppando una finanza che sia davvero funzionale agli interessi popolari, e che ridimensioni il ruolo
della finanza privata nei processi produttivi legati all’occupazione.

LO STATO SIAMO NOI

Vogliamo che venga ridato un futuro ai lavoratori, alle imprese e al ceto medio che, per via della morsa della ristrettezza del credito
e grazie ad una tassazione improponibile, sono massacrati dalla crisi e non riescono più a trovare un lavoro dignitoso per il loro
sostentamento e per quello della loro famiglia.
Vogliamo una sovranità politica e monetaria in cui i finanziamenti vengano finalizzati al bene pubblico e a progetti socialmente utili.
Vogliamo che vengano creati nuovi servizi al cittadino e vengano migliorati quelli esistenti. Vogliamo che si crei occupazione.
Non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. L'eredità
dei partigiani è calpestata insieme alla Costituzione.
"Non aspettarti nessuna risposta, oltre la tua" disse Berthold Brecht.
E' in gioco il futuro di tutti noi, il futuro dei nostri figli.
Dobbiamo ribellarci adesso per creare un nuovo paradigma politico e culturale fondato sulla dignità umana.
Facciamolo. Facciamolo insieme. Facciamolo adesso.


mercoledì 16 maggio 2012

Scegliere: o l'Euro o i diritti sindacali - 2

di Fabrizio Tringali


Segnalo questo interessante articolo pubblicato dal Sole24Ore, ennesima prova del fatto che la crisi dell'Euro poggia sul contenimento dei salari in Germania (o meglio, sul contenimento dei costi per unità di prodotto che si ottengono contenendo salari, diritti e occupazione).

L'autore spiega, correttamente, che per risolvere gli squilibri fra i Paesi dell'area-Euro, è inevitabile ripetere nei Paesi deboli (tra cui l'Italia ) le politiche di contenimento salariale, dei diritti e dell'occupazione stabile realizzate in Germania.
Ricordate le indicazioni contenute nelle letterine della BCE spedite a tutti i governi dei PIGS?
Dato che dentro l'Euro non si può svalutare la moneta, si deve svalutare il salario (e i diritti, e l'occupazione), altrimenti dalla crisi non si può uscire.
E tutto ciò ancora non basta: a tutto questo si deve anche affiancare un aumento dei salari tedeschi, altrimenti è tutto inutile perché il vantaggio derivante dall'abbassamento del costo per unità di prodotto nei Paesi deboli sarebbe azzerato da ulteriori ribassi anche in Germania. E gli squilibri resterebbero tal quali.
Il che vuol dire che dalla crisi non si uscirà, almeno finché resta in piedi l'Euro. Perché la politica della Germania è sempre stata quella di mantenere la propria inflazione minore di quella degli altri Paesi UE, ed essa non accetterà mai che dall'esterno le si dettino le politiche salariali e del lavoro (cioè quelle che effettivamente hanno correlazione con i tassi di inflazione ).

mercoledì 21 marzo 2012

L'Europa dei popoli? No, l'Europa dei licenziamenti

di Marino Badiale e Fabrizio Tringali

L'Unione Europea non ha atteso un minuto per applaudire la riforma del lavoro Monti-Fornero.
Cambiare l'articolo 18 ha un solo, semplice, significato: permettere alle aziende di licenziare chiunque, come e quando vogliono.
Se viene meno la certezza del reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa, tutti i lavoratori italiani si ritroveranno sulla testa la spada di Damocle di un possibile licenziamento discriminatorio, che ovviamente le aziende camufferanno  adducendo motivazioni economiche o disciplinari.
Le lavoratrici e i lavoratori che difenderanno i loro diritti (tempi umani e organizzazione del lavoro rispettosa delle esigenze personali, salari adeguati, la possibilità di avere figli, la tranquillità di non rischiare la vita sul lavoro), e non accetteranno di piegare la propria vita alle esigenze della produzione, potranno essere facilmente espulsi dal mondo del lavoro.
E nel caso potranno adire le vie legali
, se ne avranno la forza morale ed economica, e dovranno attendere l'esito definitivo di infiniti processi, senza nemmeno la certezza di poter ottenere il reintegro in caso di licenziamento per ingiusta causa.

Questo è ciò che vuole l'Unione Europea, questo è ciò che realizza il governo Monti, “salvatore dell'Euro”. Nel frattempo prosegue l'attacco a quel che resta della democrazia da parte dei ceti dominanti europei. Dopo aver sottratto la politica economica ai parlamenti nazionali con il "fiscal compact", è in discussione "la possibilità di intervento politico dell'UE sui governi nazionali in caso di emergenza per la stabilità dell'euro".

Cioè quando le proteste popolari di fronte agli effetti dell'austerità imposta dall'UE dovessero indurre qualche parlamento nazionale a “deviare dalla retta via”....