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venerdì 1 marzo 2013

Liberarsi dei luoghi comuni/2


Claudio Martini

C'è un paese in Europa che ha sofferto, negli ultimi anni, di una vera e propria sindrome da bassa crescita. Un paese nel quale gli stipendi stagnano, quando non si riducono, e sopratutto perdono terreno rispetto alla produttività del lavoro. Un paese dove i lavoratori e i pensionati sono stati costretti a rinunciare a molto di quello che avevano conquistato. Un paese dove le disuguaglianze non fanno che aumentare, i ricchi sono sempre più ricchi e la povertà dilaga. Un paese sfortunato, il cui nome inizia per G.
Avete indovinato qual è?
Ma certo, era ovvio: si tratta della Germania!
Invito tutti a fare un piccolo esperimento.
Digitare su google parole come "poverty", "income distribution", social disparities" e aggiungetevi "in Germany".

lunedì 28 gennaio 2013

Quello che sta per succedere e perché


Dopo un 2012 turbolento, il nuovo anno è iniziato in un clima economico di relativa tranquillità. Gli spread sono bassi e la crisi sembra concedere una tregua. Ma cosa ci aspetta nel prossimo futuro? Le difficoltà sono davvero superate o sono destinate a riproporsi? Poiché esistono due opposte chiavi di lettura della crisi, per rispondere a queste domande è necessario capire quale sia la più convincente. Vediamole:

sabato 26 gennaio 2013

E' vero che in Germania si guadagna più che da noi, o è vero che si contengono i salari?

di Fabrizio Tringali
Il blog byoblu.com (con il quale ho il piacere di collaborare) ha recentemente pubblicato un video in cui si sostiene che il "costo della vita" in Germania è inferiore a quello italiano, mentre gli stipendi sono di gran di lunga superiori. Sembra così avallata la tesi che vede nella nazione tedesca il modello da seguire per superare la crisi economica che ci affligge.
Abbiamo già parlato di quanto sia falsa l'idea che in Germania si guadagni il doppio rispetto all'Italia.
I contenuti di questo filmato ci offrono ulteriori spunti per sfatare ulteriormente quelli che, in realtà, non sono altro che luoghi comuni, spesso usati per mascherare le reali ragioni della crisi.

Dunque, il video mostra come molti beni di consumo vengano venduti a prezzi inferiori rispetto a quelli praticati in Italia. Probabilmente questo è vero, anche se magari non è così dappertutto. Certamente potremmo trovare supermercati italiani dove molta merce risulta più a buon mercato rispetto a negozi tedeschi.
Ma non è questo il punto. Ciò che conta è che in Germania i prezzi crescono meno che da noi. Su questo non ci piove. Noi, critici dell'euro, non facciamo quasi altro che sottolineare questo fatto, perché è su questo che si è costruita la maggior competitività della Germania rispetto a noi (che è il motivo per cui siamo in crisi, dato che avendo lo loro stessa moneta, non possiamo difenderci svalutando).

La questione centrale diventa quindi quella di capire come ha fatto la Germania a far crescere meno i suoi prezzi. Lo ha fatto contenendo i salari e comprimendo, così, la domanda interna (una bassa domanda interna frena l'aumento dei prezzi).
E qui casca l'asino. Il video infatti afferma il contrario: si parla dello stipendio della cassiera del supermercato (1800 euro, che non è certo alto se è lordo, ed anzi è davvero basso se la signora ha una alta anzianità di servizio), degli stipendi medi (che sono effettivamente alti), e del premio di produzione della Volkswagen.
Il fatto è che se guardiamo agli stipendi degli operai specializzati, dei lavoratori assunti magari 20 anni fa (quindi con lunga anzianità e garanzie contrattuali), probabilmente troveremo che molti di essi stanno meglio dei corrispettivi italiani.
I loro salari alzano la media totale.
Ma questi lavoratori non rappresentano che una parte del mondo salariato tedesco. E, prevalentemente, non è su di loro che si è scagliata la mannaia delle tanto decantate (dalla UE) riforme del lavoro introdotte in Germania.

E' sui giovani, che cercano per la prima volta un  lavoro, oppure sui meno giovani che lo perdono, che si concentra l'aggressione ai diritti e ai salari. E' soprattutto grazie a loro che la Germania vanta la più alta quota di lavoratori a basso reddito di tutta l'Europa occidentale (il 22.2%).
Ecco perché, nonostante sia vero che esistano lavoratori tedeschi con alti stipendi, è del tutto corretto sostenere che la Germania abbia aumentato la propria competitività mantenendo bassa l'inflazione grazie al contenimento delle retribuzioni.
Chi dovesse avere ancora dubbi, ma non avesse voglia di leggersi la documentazione che abbiamo pubblicato, si fidi almeno delle parole del Commissario UE agli Affari Sociali (la Germania ha tenuto i salari troppo bassi rispetto al resto d'Europa) e di quelle di Roland Berger, "superconsulente" di Angela Merkel (sono i sacrifici dei lavoratori tedeschi ad aver permesso di abbassare i costi dei prodotti tedeschi e guadagnare competitività). 

mercoledì 16 maggio 2012

Scegliere: o l'Euro o i diritti sindacali - 2

di Fabrizio Tringali


Segnalo questo interessante articolo pubblicato dal Sole24Ore, ennesima prova del fatto che la crisi dell'Euro poggia sul contenimento dei salari in Germania (o meglio, sul contenimento dei costi per unità di prodotto che si ottengono contenendo salari, diritti e occupazione).

L'autore spiega, correttamente, che per risolvere gli squilibri fra i Paesi dell'area-Euro, è inevitabile ripetere nei Paesi deboli (tra cui l'Italia ) le politiche di contenimento salariale, dei diritti e dell'occupazione stabile realizzate in Germania.
Ricordate le indicazioni contenute nelle letterine della BCE spedite a tutti i governi dei PIGS?
Dato che dentro l'Euro non si può svalutare la moneta, si deve svalutare il salario (e i diritti, e l'occupazione), altrimenti dalla crisi non si può uscire.
E tutto ciò ancora non basta: a tutto questo si deve anche affiancare un aumento dei salari tedeschi, altrimenti è tutto inutile perché il vantaggio derivante dall'abbassamento del costo per unità di prodotto nei Paesi deboli sarebbe azzerato da ulteriori ribassi anche in Germania. E gli squilibri resterebbero tal quali.
Il che vuol dire che dalla crisi non si uscirà, almeno finché resta in piedi l'Euro. Perché la politica della Germania è sempre stata quella di mantenere la propria inflazione minore di quella degli altri Paesi UE, ed essa non accetterà mai che dall'esterno le si dettino le politiche salariali e del lavoro (cioè quelle che effettivamente hanno correlazione con i tassi di inflazione ).