Tutto lascia pensare che nei prossimi giorni assisteremo ad una
campagna aerea delle potenze occidentali contro le postazioni
dell'esercito di Bashar Assad. Tutto questo, se davvero avrà luogo,
avverrà a 29 mesi dall'inizio della rivolta. L'Iran, la Cina, la Russia, la Germania, il ministro Mario Mauro e il ministro Emma Bonino sono contrari.
Anche noi siamo contrari. Lo
siamo per ragioni di principio. Gli interventi armati delle potenze occidentali servono sempre a
difendere gli interessi imperialistici di tali potenze, e mai alla
difesa delle popolazioni. Ma lo siamo anche perché questo
specifico intervento potrebbe rappresentare non una vera svolta nella
situazione, ma una sorta di grande manovra propagandistica. Gli USA
hanno chiarito che non intendono rovesciare Assad. E anche Israele non vuole un cambio di regime.
E allora perché bombardano? Secondo quest'ottima analisi di Limes,
per salvare la faccia ad Obama. Un intervento mirato, limitato nei
tempi e nella portata, che non cambierebbe la situazione sul campo, ma
permetterebbe ai leader occidentali di fregiarsi del titolo di
poliziotti del mondo. Un intervento, infine, che potrebbe persino essere
controproducente per la stessa rivoluzione siriana, ricompattando il
regime, galvanizzando la sua immagine "antimperialista" e delegittimando
le opposizioni.
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