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mercoledì 11 giugno 2014

Per chi vuole vedere...

Nell'Iraq Nord-occidentale si scatena l'insurrezione sunnita contro il governo settario sciita di Nuri Al Maliki. A Baghdad giunge la solidarietà, nonché l'offerta di aiuto sul campo, da tre capitali: Damasco, Teheran e Washington.

martedì 26 novembre 2013

Addendum a 'Fine del Mondo Arabo'

Di seguito proponiamo un bel pezzo di Guido Olimpio, pubblicato sul Corriere della Sera di oggi. Esso dimostra come i maneggi per arrivare a un accordo USA-Iran fossero in atto già dal 2009, e che il loro principale ostacolo fosse l'ingombrante presenza pubblica di un presidente eletto coi brogli e negatore della Shoah come Ahmadinejad (come da noi correttamente riferito). L'alleanza con Teheran non è un'idea estemporanea, ma fa parte di una strategia USA di lungo corso. E con ciò speriamo di aver fatto giustizia di tutte le sparate complottistiche sulle presunte manovre anti-Assad degli USA. (C.M.)


lunedì 25 novembre 2013

Fine del Mondo Arabo

Poco più di un mese fa parlavamo delle trattative in corso per far sì che venissero rimosse, da parte del Consiglio di Sicurezza ONU, tutta la serie di sanzioni internazionali volte a impedire che l'Iran ottenga l'arma nucleare. Due settimane fa era stata raggiunta una bozza d'accordo, elaborata dal rappresentante dell'UE, Catherine Ashton, d'accordo con il Segretario di Stato Usa Kerry e il Ministro degli Esteri iraniano Zarif.

Il rappresentante dell'Iran "antimperialista" è quello che sorride a destra.

Tuttavia, la Francia era riuscita a bloccare sul nascere l'accordo, evidentemente convinta dall'Arabia Saudita con validi argomenti. Anche la Russia non sembrava così entusiasta di concedere l'arma atomica all'Iran, visto il recente innamoramento tra il regime di Putin e quello filo-saudita di Al Sissi al Cairo. A tutto questo va aggiunta l'incessante azione di lobbying israeliana, dato che Tel Aviv non è certo contenta di perdere il monopolio nucleare nel medio oriente. L'accordo con l'Iran sembrava destinato a rimanere lettera morta.


Il rappresentante inglese, quello UE, quello tedesco, quello cinese, al centro la coppia dell'anno, e in fondo a destra si vedono, di spalle, il ministro russo Lavrov, e sopratutto quello francese Fabius, autore del clamoroso voltafaccia che ha reso possibile l'accordo.


A dire il vero, l'accordo in sé non configura una licenza, concessa all'Iran, di dotarsi di un arsenale atomico. A rigore, l'Iran avrebbe potuto procurarselo anche senza l'avallo USA. Il punto fondamentale è che, da oggi, l'Iran è entrato a far parte della comunità dei "paesi per bene", e che questo è il primo passo per la formazione di una stabile alleanza USA-Iran.

Cosa cambia per il mondo? Non moltissimo, a dire il vero: semplicemente, non sentiremo più la nenia dell'imminente attacco all'Iran, di come l'Iran combatta l'imperialismo, di come la Siria sia sotto attacco, e altre demenziali sciocchezze. La sinistra "antimperialista" globale perde il suo principale, se non unico, argomento, e probabilmente sarà condannata a tacere per un po'. Tanto di guadagnato.

Cosa cambia per il mondo arabo? Tutto. Un Iran nucleare, per di più con avallo USA, significa né più nè meno l'instaurazione di una soffocante egemonia persiana nella regione, accompagnata dallo smantellamento degli Stati arabi da sempre bersaglio dell'Iran khomeinista: i principati petroliferi del Golfo persico. In particolare l'Arabia Saudita, con la sua minoranza sciita incidentelmente insediata proprio nella provincia petrolifera del regno, è semplicemente spacciata. Il Bahrein rischia l'annessione tout court. E anche il Qatar, che tanto ha trescato negli anni passati insieme al regime di Teheran e ai suoi alleati, probabilmente non riuscirà a salvarsi.
In quanto a Israele, essa si terrà ben stretta i territori palestinesi, e nessuna le torcerà mai più un capello, ma dovrà verosimilmente al ruolo di media potenza regionale a cui aspirava.

Il nuovo accordo Kerry-Zarif si annuncia ancora più devastante, per gli arabi, del famigerato patto Sykes-Picot. Ignoriamo quali possano essere le vie d'uscita da una situazione così nera. L'unica, magrissima consolazione è che su questo blog un simile esito era stato ampiamente previsto, fin dall'inizio, e che era stata proprio questa chiave di lettura a farci comprendere che in Siria non ci sarebbe mai stato un attacco occidentale, e che in generale gli USA non lavoravano al rovesciamento di Assad. Chissà se i tanti nostri detrattori, tutti finissimi esperti di geopolitica, avranno il buon gusto di venire qui ad ammettere che avevano torto. (C.M.)

sabato 28 settembre 2013

Barack e Hassan, amici per la pelle (degli arabi)



Il segretario di Stato USA John Kerry incontra il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif durante la 68esima sessone dell'Assemblea Generale dell'ONU. Foto di Jason DeCrow, Associated Press, 26 settembre 2013. I termini dell'incontro sono descritti qui. 


 Tempo fa, su questo blog segnalammo i tentativi di "riconciliazione" che, al riparo della propaganda, le cancellerie di Washington e Teheran stavano mettendo in pratica (qui e qui). Abbiamo più volte parlato di una questione che è legata a doppio filo a questa tematica, e cioè quella siriana, ipotizzando che Obama non avesse per nulla in animo di promuovere un regime change a Damasco e congetturando che USA e alleati non avrebbero mai attaccato la Siria, e tantomeno l'Iran. Congettura che ha sempre superato la prova dei fatti.

Qualche settimana fa l'attacco chimico a Ghouta, nei dintorni della capitale siriana, costato la vita a più di 1700 innocenti, fece apparire del tutto probabile l'attacco occidentale contro il regime di Assad. Invece, nel giro di poco l'occasione che rischiava di travolgere quel regime si è trasformata in un grande successo diplomatico di Damasco e dei suoi alleati. In un primo tempo Obama ha tergiversato, riferendo la questione al Congresso, cosa che non è tenuto a fare e che con riguardo al caso libico non ha ovviamente fatto. Dopodiché, d'accordo con i diplomatici russi, ha offerto un'ancora di salvezza la regime: la consegna delle armi chimiche, in cambio dell'impunità. Così ora Assad è un interlocutore; avrà a disposizione alcuni mesi per fingere di consegnare le armi, potrà continuare lo sterminio del suo popolo con mezzi convenzionali, e non dovrà temere un attacco sulla cui possibilità ben pochi, ora, scommetterebbero. 

 Questi fatti si ricollegano al nuovo clima che si è venuto a creare tra gli USA e l'Iran, e che lasciano presagire un futuro di relazioni molto diverse da quelle che (almeno all'apparenza) hanno caratterizzato gli ultimi anni. Un ruolo fondamentale lo gioca il nuovo presidente iraniano, che verosimilmente potrà rappresentare la "faccia buona" del regime iraniano, quella che non pone in imbarazzo i diplomatici occidentali (Ahmadinejad era troppo compromesso con il negazionismo della Shoah).
Da parte americana la disponibilità ad avviare il confronto è massima, come ben inquadrato da Lucio Caracciolo.  Una disponibilità talmente estrema da consentire alla controparte iraniana di "fare la preziosa" (pare che comunque Obama e Rohani si siano sentiti per telefono).  Il Presidente iraniano non ha comunque avuto problemi ad incontrare Hollande.

Passando dall'ambito dei balletti diplomatici a quello delle dichiarazioni pubblici e degli atti politici vincolanti, da segnalare il  discorso di Obama all'ONU, in cui il Presidente USA dichiara di essere contrario a una soluzione militare per la Siria, e che l'Iran ha tutto il diritto di sviluppare la tecnologia nucleare, sia pur per scopi pacifici; discorso che, non ha caso, è stato accolto con favore dalla stampa iraniana.
La questione del nucleare riveste un'importanza fondamentale, perché determinerà i rapporti di forza tra le varie potenze in Medio Oriente; e su di essa pare che l'accordo USA-Iran sia già stato raggiunto.

Con simili premesse, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria, ieri in calendario, non poteva assomigliare a nulla di diverso da un appeasament tra il regime di Assad e l'occidente. La risoluzione infatti pone in capo al regime (di cui non si afferma chiaramente la responsabilità per l'eccidio di Ghouta) l'obbligo di smantellare l'arsenale chimico, ma non prevede alcuna sanzione in caso di inadempimenti o ritardi! Non stupisce dunque che abbia trovato la piena approvazione del rappresentante siriano all'ONU.

Stiamo dunque per entrare nell'era dell'alleanza USA-Iran. Non che uscissimo da una fase di autentica inimicizia: al di là dello scontro verbale, Teheran e Washington non si sono mai fatte nulla che minacciasse in maniera irreparabile i rispettivi interessi, e anzi hanno collaborato su vari fronti (un esempio fra i tantissimi). Tuttavia, almeno sulla carta i due paesi non avevano relazioni diplomatiche. Sta cambiando tutto, e questo non rappresenta una buona notizia per gli arabi. Sia l'Iran che gli USA condividono il medesimo disegno di dominio neo-coloniale del mondo arabo. È abbastanza probabile che Obama e Rohani passeranno alla storia come i nuovi Sykes e Picot. A pagare, come sempre, sarà la dignità e l'indipendenza degli arabi. (C.M.)




















lunedì 8 aprile 2013

Proviamo a unire i puntini: Siria, Iraq, Egitto, Qatar

 Claudio Martini

Qualche tempo fa, col semplice metodo della ricerca google riuscii a scrivere un intero articolo sulla povertà in Germania. Applico ora lo stesso metodo ad alcuni fatti mediorientali. Vediamo cosa ne viene fuori...

Partiamo dalla Siria.

Come sa chi segue la situazione siriana, l'opposizione è spaccata sostanzialmente in due parti: l'opposizione all'estero, completamente egemonizzata dagli USA e dal Qatar, e l'opposizione in patria, che potremmo riassumere nella maggioranza (non tutti) i vertici del Free Syrian Army e sopratutto nel gruppo islamista Jabhat Al Nusra. Se il primo troncone, come dicevamo, è in mano agli USA, il secondo è considerato dagli stessi niente di più che un gruppo di terroristi.

Qualche settimana fa, venne diffuso questo video, in cui il primo comandante del FSA, Riad Al Assad (sostituito alla fine del 2012 da Selim Idriss) denunciava l'ingerenza delle potenze occidentali all'interno dell'opposizione siriana; in pratica, criticava gli USA per essersi comprati gli oppositori all'estero, imponendo una posizione dialogante con il regime, mentre sottolineava il ruolo insostituibile nel successo della rivoluzione siriana proprio di JAN, il gruppo considerato terrorista dagli USA.

Pochi giorni dopo Riad Al Assad perdeva la gamba destra (e per poco non la vita) in un attentato esplosivo.

lunedì 18 febbraio 2013

Liberarsi dei luoghi comuni



Questo blog ha, fra le sue tesi di fondo, quella secondo cui l'atteggiamento degli USA verso l'Euro e verso diversi soggetti internazionali (su tutti l'Iran) sia molto diverso da quello della vulgata (ecco un esempio). Parlo di "vulgata" proprio per chiarire che, per esempio, l'idea di un'America decisa a minare l'Euro è un luogo comune, una chiacchiera da bar, e non riflette quanto ci viene a far sapere la stampa mainstream ogni giorno. Non si tratta dunque di disinformazione da parte dei media, ma di un vero e proprio equivoco fondato su faciloneria e pregiudizi, e alimentato ad arte da alcune realtà intellettuali e politiche.

La questione di quale sia la reale strategia degli USA in questo momento storico rappresenta a mio avviso la vera questione politica di questi tempi, da cui discendono tutte le altre. Ciò prelude ad altre considerazioni, che saranno fatte a tempo debito in altri post. Per ora limitiamoci a segnalare due casi di plateale smentita della vulgata da parte di alcuni fatti diffusi dal mainstream e non contestati da nessuno, a nostra conoscenza.

Il primo non ha bisogno di particolari descrizioni: si tratta del viaggio di Napolitano a Washington, che fa il paio con il viaggio di Monti di un anno fa. L'interpretazione di questi viaggi è inequivocabile: gli USA sostengono con forza Napolitano e Monti perché vogliono che l'Italia resti nell'Euro e nell'UE, in quanto pilastro fondamentale di queste due organizzazioni. Questo almeno è chiaro per il Corriere.

Il secondo è rappresentato da un articolo di Maurizio Molinari di qualche giorno fa: fu lo stesso Obama a impedire che i ribelli siriani ricevessero armi. Alcuni membri dell'amministrazione proponevano, per opportunismo, di cavalcare la tigre della rivoluzione siriana e guadagnarsi credito presso quest'ultima con aiuti e rifornimenti; altri, la maggioranza, hanno invece scommesso sulla permanenza al potere di Bashar Assad, anche al costo di un genocidio.
Ciò è coerente con il quadro da noi delineato in questi mesi, e sopratutto combacia con l'evidenza di un occidente che, a due anni dalle prime manifestazioni, non ha mosso un dito per far cadere il tiranno siriano. (C.M)

mercoledì 30 maggio 2012

Congetture e confutazioni

L'ultimo post di Claudio Martini sulla situazione in Siria ha suscitato molte reazioni. Siamo lieti di aver ravvivato la discussione intorno a questa delicato tema, tuttavia dispiace notare che alcune delle critiche che ci sono state mosse sembrano non aver capito il senso del discorso che stiamo proponendo. Certo, per capirlo è necessario leggere i vari post che abbiamo dedicato a questi temi, e si sa che il lettore internettiano medio va piuttosto di fretta. Vogliamo allora spiegare, più chiaramente di quanto fatto finora, il senso di quello che stiamo cercando di comunicare. Cominciamo con una affermazione utile, ancorché banale: non abbiamo tesi precostituite, non vogliamo ad ogni costo sostenere un punto preciso. Ci interessa capire quello che sta succedendo.

mercoledì 2 maggio 2012

Conferme iraniane

Notizia di due giorni fa, ma non per questo meno fresca. E utile, perchè ci dice come il mainstream stia cominciando a rendersi conto di quanto la rumorosa psicosi da domani attaccheranno l'Iran! fosse, appunto, una rumorosa psicosi.
Importante è soprattutto il riferimento alla Conferenza di Istanbul, dove i delegati  americani e persiani hanno potutto scambiarsi direttamente i loro pareri, ovviamente lontano dall'attenzione dei media. Se tutto procede come sembra, in tempi non lontani gli USA e la Repubblica Islamica raggiungeranno un honorable agreement, sia sul nucleare sia sulla sotanziale spartizione del Medio Oriente tra le loro sfere di influenza. Nessuna sorpresa per i nostri lettori: lo avevamo anticipato qui e qui (C.M.)

giovedì 19 aprile 2012

Torniamo alla Ragione

Claudio Martini

Pare che tutto il mondo si sia fermato per leggere la poesiola (in realtà comunissima prosa) di Gunther Grass sul rischio atomico israeliano. Chi la volesse leggere può cliccare qui oppure qui. Su tali fatti la posizione di questo blog è inequivocabile. In linea di principio, la libertà di opinione (garantita in Italia dall'articolo 21 della Costituzione) è assoluta e illimitata, e in un paese civile chiunque dovrebbe poter dire quel che vuole (salvo ingiurie o diffamazioni) senza temerne le conseguenze. Avvicinandoci al punto della questione, noi pensiamo che tutte le nazioni del mondo dovrebbero  essere prive di tecnologia nucleare, sia essa per scopi pacifici omilitari; ma sappiamo anche che finché le maggiori potenze non disarmeranno,ogni stato sarà spinto a dotarsi di un arsenale atomico difensivo.Ovviamente siamo contrari a qualsiasi attacco militare contro l'Iran, così come ci opponiamo ad un bombardamento della popolazione civile di Israele, ma non possiamo non sottolineare come questi continui scambi di minacce tra Teheran e Tel Aviv assomiglino sempre di più ad un gioco degli specchi, o delle parti. Noi riteniamo che l'opzione bellica sia cento volte meno probabile di quella del negoziato e dell'accordo finale (e non siamo i soli a pensarlo), anche perché la storia di questi anni dimostra che gli USA si sono per molti versi giovati dell'espansione dell'influenza iraniana.

 Alla luce di queste considerazioni appaiono ancora più sconcertanti le reazioni degli esponenti dello stato d 'Israele e del sionismo internazionale* . Vi proponiamo a mo' di esempio questo incredibile editoriale
 di Mario Pirani apparso su La Repubblica del 16 Aprile. L'articolo somiglia pericolosamente a quello che potrebbe essere uno scritto satirico contro Pirani. Una tale scompostezza ** nei toni e nelle parole non può che far pensare che le élite intellettuali che letteralmente tifano per Israele abbiano ormai perso non solo il senso delle proporzioni, ma anche quello del ridicolo, e che non posseggano più la "solidità" necessaria ad
 affrontare e elaborare il dissenso. Buon segno per i sostenitori della causa palestinese: ciò significa che il sionismo internazionale è sempre meno capace di trovare argomenti razionali.


 *per i cacciatori di antisemiti: sionismo internazionale è il nome di quel
 movimento politico, composto da cittadini di diversi paesi, di diverse lingue, culture, fedi religiose, che vuole mantenere e possibilmente espandere uno stato ebraico in
 Palestina. Nulla di più, nulla di meno.
**Forse può essere utile un confronto con questo articolo di michele Marsonet, apparso sull'Occidentale, rivista berlusconiana
assolutamente filo-israeliana. Vedete che il livello del discorso,
nonostante la connotazione politica dell'autore, non scende mai al
livello dell'allucinazione e del delirio.

giovedì 22 marzo 2012

Aggiornamento a "Flirt con il Grande Satana"

Importante intervista rilasciata dal fratello maggiore di Ali Larijani, presidente del Parlamento iraniano e pezzo importante del regime a Christine Amanpour di ABC. In essa si parla di un "grande baratto" tra gli USA e l'Iran: da un parte quest'ultimo rinuncia alle sue ambizioni nucleari, dall'altra gli USA garantirebbero una graduale normalizzazione dei rapporti tra i due paesi.

giovedì 15 marzo 2012

Flirt con il Grande Satana

Che succede in Iran? è ormai assodata la presenza di uno scontro al vertice della Repubblica Islamica tra la Guida Suprema Khamenei e il Presidente Ahmadinejad. Ma come sempre è difficile dipanare la matassa dei fatti per capire esattamente come stanno le cose. Una chiave interpretativa potrebbe essere trovata nell'intento di Khamenei di normalizzare i rapporti con gli USA (ci sono segni eloquenti in tal senso); di qui la necessità di liberarsi di un presidente troppo compromesso con la propaganda anti-USA e anti-Israele (quando non antisemita), anche alla luce delle recenti sanzioni inflitte all'Iran per via del suo programma nucleare. Un articolo della CNN cerca di fare chiarezza su queste ipotesi di "riavvicinamento" tra Washington e Tehran, ipotesi peraltro avvalorate da una fonte autorevole. (C.M.)