Parlare di Gaza non serve a nulla, lo sappiamo tutti. Esprimere la nostra indignazione per l'ennesimo massacro, la nostra solidarietà al popolo-martire palestinese, è un esercizio inutile. La voce è roca. Lo facciamo solo perché non si pensi che siamo indifferenti. O equidistanti. Non è possibile nessuna equidistanza fra oppressore e oppresso, fra vittima e carnefice. E se i carnefici di oggi sono le vittime di ieri, non cambia nulla. Nulla, davvero. Che questa ovvietà sia oggi dimenticata, è solo un'altra prova della catastrofe spirituale del nostro mondo. Oggi a pagare questa catastrofe sono i palestinesi, domani non sappiamo. Chi accetta il male fatto all'altro, non sa che sta preparando altro male, forse a se stesso. La coscienza dell'Occidente ha accettato, per un periodo storico, il male rappresentato da imperialismo, colonialismo e razzismo, e l'ha pagato con la catastrofe di due guerre mondiali e col nazismo, questo “colonialismo applicato all'Europa”, come dicono gli intellettuali del Terzo Mondo, che se ne intendono. Oggi stiamo accettando senza troppi pensieri il male rappresentato dal sionismo (questo estremo prodotto, fuori tempo massimo, di imperialismo e colonialismo), e pagheremo la catastrofe morale che esso rappresenta. Questo non è un augurio. Penso ai nostri figli che giocano sulle spiagge, come quei bambini palestinesi. Vorrei che l'angelo della morte, oggi inebriato del sangue palestinese, fosse fermato. Finché siamo in tempo.
(M.B.)
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lunedì 28 luglio 2014
martedì 26 novembre 2013
Addendum a 'Fine del Mondo Arabo'
Di seguito proponiamo un bel pezzo di Guido Olimpio, pubblicato sul Corriere della Sera di oggi. Esso dimostra come i maneggi per arrivare a un accordo USA-Iran fossero in atto già dal 2009, e che il loro principale ostacolo fosse l'ingombrante presenza pubblica di un presidente eletto coi brogli e negatore della Shoah come Ahmadinejad (come da noi correttamente riferito). L'alleanza con Teheran non è un'idea estemporanea, ma fa parte di una strategia USA di lungo corso. E con ciò speriamo di aver fatto giustizia di tutte le sparate complottistiche sulle presunte manovre anti-Assad degli USA. (C.M.)
lunedì 25 novembre 2013
Fine del Mondo Arabo
Poco più di un mese fa parlavamo delle trattative in corso per far sì che venissero rimosse, da parte del Consiglio di Sicurezza ONU, tutta la serie di sanzioni internazionali volte a impedire che l'Iran ottenga l'arma nucleare. Due settimane fa era stata raggiunta una bozza d'accordo, elaborata dal rappresentante dell'UE, Catherine Ashton, d'accordo con il Segretario di Stato Usa Kerry e il Ministro degli Esteri iraniano Zarif.
Il rappresentante dell'Iran "antimperialista" è quello che sorride a destra.
Tuttavia, la Francia era riuscita a bloccare sul nascere l'accordo, evidentemente convinta dall'Arabia Saudita con validi argomenti. Anche la Russia non sembrava così entusiasta di concedere l'arma atomica all'Iran, visto il recente innamoramento tra il regime di Putin e quello filo-saudita di Al Sissi al Cairo. A tutto questo va aggiunta l'incessante azione di lobbying israeliana, dato che Tel Aviv non è certo contenta di perdere il monopolio nucleare nel medio oriente. L'accordo con l'Iran sembrava destinato a rimanere lettera morta.
Il rappresentante inglese, quello UE, quello tedesco, quello cinese, al centro la coppia dell'anno, e in fondo a destra si vedono, di spalle, il ministro russo Lavrov, e sopratutto quello francese Fabius, autore del clamoroso voltafaccia che ha reso possibile l'accordo.
A dire il vero, l'accordo in sé non configura una licenza, concessa all'Iran, di dotarsi di un arsenale atomico. A rigore, l'Iran avrebbe potuto procurarselo anche senza l'avallo USA. Il punto fondamentale è che, da oggi, l'Iran è entrato a far parte della comunità dei "paesi per bene", e che questo è il primo passo per la formazione di una stabile alleanza USA-Iran.
Cosa cambia per il mondo? Non moltissimo, a dire il vero: semplicemente, non sentiremo più la nenia dell'imminente attacco all'Iran, di come l'Iran combatta l'imperialismo, di come la Siria sia sotto attacco, e altre demenziali sciocchezze. La sinistra "antimperialista" globale perde il suo principale, se non unico, argomento, e probabilmente sarà condannata a tacere per un po'. Tanto di guadagnato.
Cosa cambia per il mondo arabo? Tutto. Un Iran nucleare, per di più con avallo USA, significa né più nè meno l'instaurazione di una soffocante egemonia persiana nella regione, accompagnata dallo smantellamento degli Stati arabi da sempre bersaglio dell'Iran khomeinista: i principati petroliferi del Golfo persico. In particolare l'Arabia Saudita, con la sua minoranza sciita incidentelmente insediata proprio nella provincia petrolifera del regno, è semplicemente spacciata. Il Bahrein rischia l'annessione tout court. E anche il Qatar, che tanto ha trescato negli anni passati insieme al regime di Teheran e ai suoi alleati, probabilmente non riuscirà a salvarsi.
In quanto a Israele, essa si terrà ben stretta i territori palestinesi, e nessuna le torcerà mai più un capello, ma dovrà verosimilmente al ruolo di media potenza regionale a cui aspirava.
Il nuovo accordo Kerry-Zarif si annuncia ancora più devastante, per gli arabi, del famigerato patto Sykes-Picot. Ignoriamo quali possano essere le vie d'uscita da una situazione così nera. L'unica, magrissima consolazione è che su questo blog un simile esito era stato ampiamente previsto, fin dall'inizio, e che era stata proprio questa chiave di lettura a farci comprendere che in Siria non ci sarebbe mai stato un attacco occidentale, e che in generale gli USA non lavoravano al rovesciamento di Assad. Chissà se i tanti nostri detrattori, tutti finissimi esperti di geopolitica, avranno il buon gusto di venire qui ad ammettere che avevano torto. (C.M.)
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sabato 18 maggio 2013
lunedì 6 maggio 2013
Si prepara l'attacco alla Siria
Ma non quello che pensate voi...
Vorrei condividere con i lettori una riflessione, riflessione che è sorta in me dopo la lettura di questo articolo.
Ormai l'intero mainstream si è adattato alla narrazione secondo la quale in Siria non assistiamo ad una (sanguinosissima) rivoluzione di popolo contro un tiranno, ma piuttosto allo scontro tra un dittatore laico e una serie di pericolose fazioni jihadiste. Come si vede la sostanza di quello che racconta il mainstream non differisce di molto da quelli che sono i luoghi comuni diffusi nel micro-cosmo "alternativo" e "anti-sistema". Si potrebbe anzi dire che l'unica cosa che distingue gli uni dall'altro sono i giudizi di valore: mentre gli "anti-sistema" giudicano il regime di Assad come qualcosa di positivo, da difendere, il mainstream lo vede piuttosto come un male minore, se comparato al terrorismo jihadista.
Vorrei condividere con i lettori una riflessione, riflessione che è sorta in me dopo la lettura di questo articolo.
Ormai l'intero mainstream si è adattato alla narrazione secondo la quale in Siria non assistiamo ad una (sanguinosissima) rivoluzione di popolo contro un tiranno, ma piuttosto allo scontro tra un dittatore laico e una serie di pericolose fazioni jihadiste. Come si vede la sostanza di quello che racconta il mainstream non differisce di molto da quelli che sono i luoghi comuni diffusi nel micro-cosmo "alternativo" e "anti-sistema". Si potrebbe anzi dire che l'unica cosa che distingue gli uni dall'altro sono i giudizi di valore: mentre gli "anti-sistema" giudicano il regime di Assad come qualcosa di positivo, da difendere, il mainstream lo vede piuttosto come un male minore, se comparato al terrorismo jihadista.
domenica 25 novembre 2012
Odifreddi censurato
Ha fatto un certo rumore, almeno sul web, la notizia della censura subita da Odifreddi da parte di Repubblica, e la sua conseguente decisione di chiudere il suo blog interno al sito di Repubblica. Qui trovate il post di saluto di Odifreddi ai suoi lettori. Per avere un'idea della discussione in rete basta digitare "Odifreddi repubblica censura" su google. Qui non voglio intervenire nella discussione. Mi limito, com'è ovvio, ad esprimere la mia solidarietà al collega ed amico Odifreddi, e a suggerirgli un tema di riflessione. Odifreddi ha formulato per anni critiche molto dure nei confronti della Chiesa cattolica, sia tramite Repubblica sia in altre sedi, senza mai, che io sappia, subire censura. E' stato censurato solo quando ha criticato lo Stato di Israele. Questo dovrebbe far riflettere seriamente su quali siano oggi, nell'Impero di cui noi siamo provincia, le gerarchie del potere.
(M.B.)
(M.B.)
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sabato 17 novembre 2012
Come ti "cucino" la notizia
(C. M.) A volte non c'è bisogno di leggere gli articoli per capire se ci troviamo di fronte alla mistificazione, e non all'informazione. Lo abbiamo già visto qui. Esamineremo brevemente come le testate del mainstream italiano hanno mistificato le notizie relative all'attuale conflitto di Gaza.
Lo faremo guardando soltanto alle immagini e all'importazione grafica delle notizie.
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giovedì 15 novembre 2012
L'unica democrazia del Medio Oriente?
Una notizia ANSA di qualche giorno fa ci ricorda, caso mai ce ne fossimo dimenticati, che cosa sia lo Stato di Israele, quello che i suoi sostenitori fino a poco tempo fa definivano “l'unica democrazia del Medio Oriente”. A quanto pare, se Abu Mazen dovesse insistere nel chiedere il riconoscimento della Palestina come Stato all'ONU (in qualità di osservatore, non membro), Israele potrebbe decidere di rovesciarlo. Ricordiamo inoltre che un paio di anni fa Israele proibì a Noam Chomsky di tenere una lezione all'Università palestinese di Ramallah, una città che non rientra certo all'interno dei confini dello Stato di Israele. Ora, sarebbe facile dilungarci in battute pensando a cosa succederebbe se uno Stato europeo proibisse ad un famoso intellettuale ebreo di parlare in una Università, ma non vogliamo soffermarci su questo.
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giovedì 19 aprile 2012
Torniamo alla Ragione
Claudio Martini
Alla luce di queste considerazioni appaiono ancora più sconcertanti le reazioni degli esponenti dello stato d 'Israele e del sionismo internazionale* . Vi proponiamo a mo' di esempio questo incredibile editoriale di Mario Pirani apparso su La Repubblica del 16 Aprile. L'articolo somiglia pericolosamente a quello che potrebbe essere uno scritto satirico contro Pirani. Una tale scompostezza ** nei toni e nelle parole non può che far pensare che le élite intellettuali che letteralmente tifano per Israele abbiano ormai perso non solo il senso delle proporzioni, ma anche quello del ridicolo, e che non posseggano più la "solidità" necessaria ad
affrontare e elaborare il dissenso. Buon segno per i sostenitori della causa palestinese: ciò significa che il sionismo internazionale è sempre meno capace di trovare argomenti razionali.
*per i cacciatori di antisemiti: sionismo internazionale è il nome di quel
Palestina. Nulla di più, nulla di meno.
**Forse può essere utile un confronto con questo articolo di michele Marsonet, apparso sull'Occidentale, rivista berlusconiana
assolutamente filo-israeliana. Vedete che il livello del discorso,
nonostante la connotazione politica dell'autore, non scende mai al
livello dell'allucinazione e del delirio.
assolutamente filo-israeliana. Vedete che il livello del discorso,
nonostante la connotazione politica dell'autore, non scende mai al
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