Lo scorso 2 Ottobre la NATO avrebbe avuto un magnifico pretesto
per attaccare la Siria, ma non lo ha sfruttato. Tale fatto non stupisce
gli osservatori attenti della tragedia siriana. Già alcuni mesi fa si era verificato un evento simile,
senza che non si sviluppasse alcuna rappresaglia, nemmeno da parte
turca; senza contare il celebre abbattimento del caccia turco, di cui abbiamo a suo tempo parlato.
Ci sono state consultazioni tra i vertici NATO e il governo turco, ma è altamente improbabile che ne esca qualcosa.
Certo, di fronte all'ennesima provocazione armata la Turchia ha deciso
di reagire, ma non saranno certo alcuni colpi di rappresaglia a
rovesciare il regime di Assad.
Pensiamo che non ci si debba far ingannare dai clamori degli ultimi
eventi. Nonostante le apparenze, sembra che si stia avviando verso una fase di disimpegno da parte dei pochi attori internazionali che
hanno fin qui sostenuto la rivoluzione siriana. Da un lato i vertici
turchi, sembrano sempre più propensi a limitare gli aiuti ai ribelli e
persino ai profughi; e il recente trasferimento in territorio siriano
della leadership dell'ELS appare come un frutto delle pressioni
turche. Dall'altro lato i paesi del Golfo Persico sembrano davvero decisi ad abbandonare la partita.