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giovedì 20 settembre 2012

E adesso ci siamo giocati anche la Corte Costituzionale


di Fabrizio Tringali

Eh già, grazie al peggior presidente della Repubblica della storia d'Italia, sta per ricoprirsi di ridicolo anche l'ultima Istituzione che poteva godere di un qualche rispetto.
Del resto lo avevamo già anticipato: pur sapendo l'ovvio, e cioè che, nella vicenda delle intercettazioni telefoniche della procura di Palermo, Napolitano ha torto marcio, l'Alta Corte troverà il modo di dargli ragione.
In questo modo l'orrendo figuro che occupa il Colle completa la distruzione della Costituzione Italiana. Proprio lui, che dovrebbe esserne custode, ed invece si è reso protagonista di una incredibile serie di attacchi alla Carta che ne hanno sostanzialmente smantellato i fondamenti.

Dapprima Napolitano ha infranto il principio di divisione dei poteri, quando ha svuotato i poteri del Parlamento minacciando più volte lo scioglimento delle Camere nonostante il governo in carica avesse sempre ottenuto la fiducia. Nulla, nemmeno il fatto che in carica vi fosse un esecutivo disgustoso, giustifica la violazione della Carta.

Poi ha consegnato il Paese al commissariamento da parte dei tecnocrati europei, nominando Monti senatore a vita e quindi capo del governo, e dichiarando più volte che l'euro e la UE sono scelte dalle quali non è possibile tornare indietro (un'ovvia menzogna).

Ora costringe la Corte Costituzionale a perdere ogni credibilità (gettando grave discredito anche sulla Magistratura).

Infine proverà, ancora, a fare in modo che venga approvata una legge elettorale tagliata sulle esigenze del ceto dirigente più forte della UE, e che richiede che l'Italia continui ad essere governata da esecutivi di larghe intese, in modo da proseguire l'opera di distruzione delle condizioni di vita della stragrande maggioranza
della popolazione iniziata da Monti, Fornero e Passera, senza che una singola parte politica debba assumersi la responsabilità di dover fare i conti con il malcontento crescente. Del resto ormai, anche qual poco di democrazia che ci era rimasto, era diventato un fastidioso orpello, ostacolo alla realizzazione dei disegni dei governanti. Meglio, per loro, farne a meno. Non so quanto tempo occorrerà, ma prima o poi emergerà con drammatica chiarezza quanto grave sia ciò che sta accadendo.

venerdì 20 luglio 2012

Napolitano ha torto, ma sul conflitto di attribuzioni la Consulta gli darà ragione

di Fabrizio Tringali

Il coro del mainstream è quasi unanime: sulla vicenda delle intercettazioni da parte della procura di Palermo, Napolitano ha ragione.
Solo Il Fatto Quotidiano esce dal coro e dice quel che in realtà tutti sanno: il peggior presidente della Repubblica della storia d'Italia ha torto marcio. Il suo gesto è vergognoso, e sconfessa il lavoro di una delle procure più attive contro la mafia, come quella di Palermo, al solo fine di difendere il presidente stesso e lo stuolo di notabili con cui ha avuto a che fare. Evidentemente in quelle intercettazioni c'è qualcosa che noi non dobbiamo sapere. 

Tuttavia non è necessario essere costituzionalisti per sapere che in Italia, almeno formalmente, la legge è uguale per tutti, non "uguale per tutti tranne uno", sia esso Berlusconi o Napolitano.
E che quindi la procura di Palermo si è mossa nel pieno rispetto della legalità.
Così per difendere l'indifendibile peggior presidente della Repubblica della storia d'Italia, il mainstream offre il meglio di sé nel tentativo di mostrare che il terribile gesto di Napolitano sia effettivamente giustificato dalle leggi vigenti.


Il capolavoro lo fa "la stampa", che cita il testo del decreto con cui Napolitano solleva il conflitto di attribuzioni come se fosse il dettato della legge.
Nell'articolo, infatti, sembra che la frase "le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica, ancorché indirette od occasionali, sono invece da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice ladistruzione" sia una citazione della normativa sulle intercettazioni. Invece la legge non dice assolutamente nulla sulle intercettazioni indirette (qui c'è il testo)

Tuttavia, se Napolitano ha fatto questa mossa, probabilmente è perché sa già di avere dalla sua la maggioranza della Corte Costituzionale. Che troverà il modo di dargli ragione, sostenendo che la Costituzione e l'articolo 7 della legge del 1989 sanciscono un divieto assoluto (che quindi ricomprende anche le intercettazioni indirette), e che tale divieto è applicabile in via esclusiva al solo Capo dello Stato, escludendo quindi i parlamentari e i membri del governo, per evitare polemiche con la corte berlusconiana, che in ogni caso si sta già sfregando le mani, visto che il gesto di Napolitano, dal punto di vista politico, apre un'autostrada a coloro che vogliono introdurre limitazioni all'uso delle intercettazioni al fine di privare la magistratura di uno dei pochi efficaci strumenti di lotta alla corruzione.