Le recenti disavventure del Movimento 5 Stelle indicano con chiarezza, ancora una volta, la questione centrale per il Paese: la creazione di una forza politica alternativa, che sappia efficacemente opporsi alla degradazione nella quale i ceti dirigenti ci trascinano.
In questo documento Bontempelli ed io abbiamo cercato di delineare le idee di fondo di un movimento politico di alternativa. Trattandosi di tesi, l’argomentazione logica ed empirica a loro sostegno è lungi dall’essere completa. Precisazioni ed approfondimenti potranno emergere dalla discussione con le persone interessate. Il documento, che ha già circolato in rete, risale al 2008.
(M.B.)
Per salvare la vita. 28 tesi contro la barbarie.
Marino Badiale, Massimo Bontempelli
1. Il modo di produzione capitalistico ha ormai storicamente svelato la sua natura spaventosamente distruttiva su molteplici piani. Esso ha creato ricchezza economica ad un livello mai raggiunto da alcun sistema precedente. Ma la creazione capitalistica di nuova ricchezza ha dimostrato di essere, allo stesso tempo, creazione di nuove povertà, distruzione della socialità degli esseri umani, della loro sanità psichica, dell’ambiente naturale adatto alla loro vita biologica, delle risorse per il loro futuro. Esso è ormai la maledizione del genere umano, che è condannato, per creare e distribuire ricchezza secondo i rapporti di produzione capitalistici, in maniera sufficiente a mantenere un minimo di equilibrio sociale, a vivere in modo sempre più distruttivo nei confronti della natura e di se stesso.
2. La critica più penetrante fino ad ora compiuta del modo di produzione capitalistico è stata quella di Marx. Egli ha indagato la logica dell’accumulazione capitalistica mostrandone il carattere autoreferenziale e illimitato. Marx ha creduto che la logica autoriproduttiva del capitalismo portasse in sé una contraddizione per la quale il proletariato sarebbe cresciuto al suo interno come classe antagonistica dell’intero sistema, fino a rovesciarlo e ad instaurare la società comunistica dei liberi ed eguali, in cui ciascuno avrebbe prodotto secondo le sue capacità e ricevuto secondo i suoi bisogni. Il comunismo novecentesco ha assunto questa idea come dogma condiviso. Ma la realtà della storia è stata sotto questo aspetto completamente diversa. Del comunismo nel senso marxiano del termine non si è mai vista traccia. Ciò che nel Novecento si è fregiato di questo nome è stato un impasto, in proporzioni diverse nei diversi tempi, luoghi ed individui, di lotte di liberazione e nuove oppressioni, orrori ed eroismi, aperture generose ed ottusità fideistiche.
3. Marx è stato a tal punto convinto che il comunismo sarebbe dialetticamente scaturito dallo sviluppo contraddittorio del capitalismo da definirlo come il movimento reale che abolisce lo stato presente delle cose. La definizione è tanto celebre quanto clamorosamente invalidata dalla storia. La storia ci ha insegnato che il movimento che abolisce lo stato presente delle cose non è il comunismo che supera il capitalismo, ma è bensì il capitalismo stesso che nel suo processo di accumulazione allargata del plusvalore trasforma continuamente le condizioni da cui ogni volta muove. Non è affatto vero, dunque, che il capitalismo sia un sistema socialmente conservativo. Esso conserva ferreamente soltanto la logica della sua autoriproduzione e della conseguente gerarchizzazione classista, ma innova di continuo costumi, tecniche, rapporti sociali e condizioni ambientali.