Ne avevamo già discusso tempo fa qui. Nel frattempo la legge sta seguendo il suo iter. Ne parla Franco Cardini in questo articolo. Non ho molto da aggiungere a quanto ho scritto a suo tempo nel post sopra citato.
(M.B.)
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lunedì 30 giugno 2014
martedì 12 novembre 2013
Furio Colombo VS Voltaire
Eccezionale articolo di Furio Colombo, che cerca di spiegare perché è giusto mandare in galera chi esprime opinioni o compie ricerche di segno nagazionista e revisionista, in aperta violazione della Carta Europea dei Diritti (art. 11 e 13). Eccezionale per la povertà di argomenti e per la squisita malafede che lo pervade.
Preso atto che i più importanti storici italiani sono contrari all'imposizione della verità di Stato, il nostro cerca di trovare un'appiglio nell'incerta opinione dell'unica studiosa che evidentemente gli dà retta, Liliana Picciotti: "Non so quale sia la formula giuridica per fermare i negazionisti. Mi rendo conto che una legge potrebbe essere inefficace. Eppure avrebbe un forte valore simbolico". Affermazione del tutto arbitraria, visto che sarebbe altrettanto plausibile sostenere che, invece della lotta all'antisemitismo, la nuova legge potrebbe simboleggiare la censura per le opinioni non "in linea". Comunque, il nostro prende le parole della Picciotti e le usa come punto di partenza per un deciso salto lirico:
"Fatalmente è imperfetto e inadeguato ogni strumento che si oppone a progetti di sterminio degli esseri umani o progetti che negano, dopo che quello sterminio sia mai avvenuto, perché non lo rimpiangono e perché, persino inconsapevolmente, non vedono dove sia lo scandalo. Dunque non resta che uno sbarramento istituzionale, alto e simbolico perché anche sulla marea, che sale e si espande, dell’antisemitismo, ci sia un faro acceso che indichi un punto irremovibile".
Mandare qualcuno in galera per affermare un simbolo può, comprensibilmente, suscitare orrore e inquietudine nelle persone sane di mente; va detto però che il diritto penale abbia anche una funzione simbolica è risaputo da tempo. Il codice penale è il prezzario dei valori sociali, diceva lo Jhering. A ben vedere però, la funzione che Colombo affida alla criminalizzazione del negazionismo non è semplicemente simbolica; egli la pone al servizio di una determinata strategia politica e ideologica. Vediamo infatti quale sia il punto illuminato dal faro acceso dal nostro:
"Se non fosse legalmente condannata, la negazione della Shoah (che, dimostra l’esperienza, si trasforma subito in “denuncia dell’imbroglio”) seguirebbe (già accade) la negazione della legittimità dello Stato di Israele(...)e si griderebbe, neonazisti e sinistre insieme, che Israele se ne deve andare, perché fondato sulle false lacrime della Shoah".
Ed ecco che tutto si spiega! La criminalizzazione del negazionismo non è volta a combattere l'antisemitismo, ma a cementare la percezione di legittimità di Israele, unico vero interesse di Colombo. Il quale con questo articolo dimostra tre cose:
Preso atto che i più importanti storici italiani sono contrari all'imposizione della verità di Stato, il nostro cerca di trovare un'appiglio nell'incerta opinione dell'unica studiosa che evidentemente gli dà retta, Liliana Picciotti: "Non so quale sia la formula giuridica per fermare i negazionisti. Mi rendo conto che una legge potrebbe essere inefficace. Eppure avrebbe un forte valore simbolico". Affermazione del tutto arbitraria, visto che sarebbe altrettanto plausibile sostenere che, invece della lotta all'antisemitismo, la nuova legge potrebbe simboleggiare la censura per le opinioni non "in linea". Comunque, il nostro prende le parole della Picciotti e le usa come punto di partenza per un deciso salto lirico:
"Fatalmente è imperfetto e inadeguato ogni strumento che si oppone a progetti di sterminio degli esseri umani o progetti che negano, dopo che quello sterminio sia mai avvenuto, perché non lo rimpiangono e perché, persino inconsapevolmente, non vedono dove sia lo scandalo. Dunque non resta che uno sbarramento istituzionale, alto e simbolico perché anche sulla marea, che sale e si espande, dell’antisemitismo, ci sia un faro acceso che indichi un punto irremovibile".
Mandare qualcuno in galera per affermare un simbolo può, comprensibilmente, suscitare orrore e inquietudine nelle persone sane di mente; va detto però che il diritto penale abbia anche una funzione simbolica è risaputo da tempo. Il codice penale è il prezzario dei valori sociali, diceva lo Jhering. A ben vedere però, la funzione che Colombo affida alla criminalizzazione del negazionismo non è semplicemente simbolica; egli la pone al servizio di una determinata strategia politica e ideologica. Vediamo infatti quale sia il punto illuminato dal faro acceso dal nostro:
"Se non fosse legalmente condannata, la negazione della Shoah (che, dimostra l’esperienza, si trasforma subito in “denuncia dell’imbroglio”) seguirebbe (già accade) la negazione della legittimità dello Stato di Israele(...)e si griderebbe, neonazisti e sinistre insieme, che Israele se ne deve andare, perché fondato sulle false lacrime della Shoah".
Ed ecco che tutto si spiega! La criminalizzazione del negazionismo non è volta a combattere l'antisemitismo, ma a cementare la percezione di legittimità di Israele, unico vero interesse di Colombo. Il quale con questo articolo dimostra tre cose:
- Che non ha molta fiducia nelle capacità dello sionismo di conquistare una autentica simpatia politica tra i cittadini;
- Che per giustificare l'esistenza di Israele si sente costretto a rifarsi alla folle mitologia della "compensazione", secondo la quale gli ebrei hanno diritto di occupare le terre dei palestinesi perché i tedeschi li hanno sterminati;
- Che l'ex-Senatore Colombo ha una così spiccata coscienza liberale e adesione agli ideali dello Stato di Diritto da non esitare a porre il diritto penale al servizio di una sfacciata operazione ideologica. Un vero "uso politico della Giustizia". (C.M.)
sabato 9 novembre 2013
Su Nazismo e Revisionismo
Ripropongo un testo che risale alla metà degli anni Novanta, ed è stato pubblicato in "Ricercando la comune verità" (edizioni CRT, Pistoia 1999). Il tema mi sembra sempre attuale, visto che l'immagine del nazismo come "male assoluto" resta uno degli aspetti ideologici di fondo del nostro tempo, almeno nei paesi occidentali. All'epoca la mia riflessione su questi temi era ad uno stato iniziale, alcuni temi mi sembrano oggi meno importanti, ma penso di potermi ancora riconoscere nelle tesi di fondo di questo scritto.
(M.B.)
Precisazione (16/11/13): in questo blog discutiamo di nazismo e negazionismo. Non discutiamo né con i nazisti né con i negazionisti. Eventuali commenti dai quali emergano comprensione e sintonia per l'ideologia nazista o per le tesi negazioniste non verranno pubblicati.
Tesi 1. L'essenza dell'orrore nazista non è l'ebreicidio. Essa consiste piuttosto nell'organizzazione sistematica, razionale, tecnologica, del disprezzo verso l'essere umano, della riduzione di uomini e donne a esseri inferiori.
La "deumanizzazione dell'altro" è naturalmente sempre esistita nella storia umana, dai rapporti fra le tribù primitive allo schiavismo del mondo classico al colonialismo europeo. Ciò che il nazismo vi aggiunge di nuovo è l'organizzazione burocratica e l'efficienza tecnologica tipiche di uno stato moderno; con l'effetto di rendere l'opera di asservimento e sterminio contemporaneamente più impersonale e più efficace.
L'organizzazione sistematica dello sterminio totale del popolo ebraico da parte dei nazisti è un dato di fatto accertato dalla ricerca storica. Ci opponiamo quindi alle tesi "negazioniste" che intendono appunto negare questo dato di fatto. Ma ci opponiamo anche alle tesi di chi sostiene che tale sterminio totale, progettato e in parte attuato dal nazismo, fa di quest'ultimo un evento del tutto unico nella storia umana, un assoluto di orrore imparagonabile a qualsiasi realtà precedente. Quest'ultima tesi, che chiameremo "tesi dell'orrore assoluto", sembra dominante nell'opinione pubblica occidentale. Poiché ci opponiamo ad essa, e proponiamo la revisione dell'immagine del nazismo che sembra maggioritaria, possiamo accettare per le nostre tesi la qualifica di "revisioniste".
Tesi 2. La deumanizzazione consiste nel rifiutarsi di riconoscere alcuni esseri umani come tali, riducendoli quindi allo stato di bestie, insetti, cose. Le sorte decisa per questi esseri può variare molto a seconda dei casi, dallo sterminio alla riduzione in schiavitù fino al riconoscimento di qualche garanzia, per quanto all'interno di uno status di non piena umanità. Resta comunque il fatto che la mossa fondamentale è la prima, la deumanizzazione. E' questa che rende concepibile lo sterminio.
Non si possono quindi opporre, come fossero realtà essenzialmente diverse, lo sterminio totale previsto per gli ebrei all'articolazione di sterminio parziale e riduzione in schiavitù progettati dai nazisti per le popolazioni slave dell'Est: entrambe le strategie sono infatti frutto della stessa premessa, la deumanizzazione, e sono articolate all'interno della stessa opera di organizzazione sistematica della deumanizzazione stessa.
(M.B.)
Precisazione (16/11/13): in questo blog discutiamo di nazismo e negazionismo. Non discutiamo né con i nazisti né con i negazionisti. Eventuali commenti dai quali emergano comprensione e sintonia per l'ideologia nazista o per le tesi negazioniste non verranno pubblicati.
Undici Tesi su
Nazismo e Revisionismo
Tesi 1. L'essenza dell'orrore nazista non è l'ebreicidio. Essa consiste piuttosto nell'organizzazione sistematica, razionale, tecnologica, del disprezzo verso l'essere umano, della riduzione di uomini e donne a esseri inferiori.
La "deumanizzazione dell'altro" è naturalmente sempre esistita nella storia umana, dai rapporti fra le tribù primitive allo schiavismo del mondo classico al colonialismo europeo. Ciò che il nazismo vi aggiunge di nuovo è l'organizzazione burocratica e l'efficienza tecnologica tipiche di uno stato moderno; con l'effetto di rendere l'opera di asservimento e sterminio contemporaneamente più impersonale e più efficace.
L'organizzazione sistematica dello sterminio totale del popolo ebraico da parte dei nazisti è un dato di fatto accertato dalla ricerca storica. Ci opponiamo quindi alle tesi "negazioniste" che intendono appunto negare questo dato di fatto. Ma ci opponiamo anche alle tesi di chi sostiene che tale sterminio totale, progettato e in parte attuato dal nazismo, fa di quest'ultimo un evento del tutto unico nella storia umana, un assoluto di orrore imparagonabile a qualsiasi realtà precedente. Quest'ultima tesi, che chiameremo "tesi dell'orrore assoluto", sembra dominante nell'opinione pubblica occidentale. Poiché ci opponiamo ad essa, e proponiamo la revisione dell'immagine del nazismo che sembra maggioritaria, possiamo accettare per le nostre tesi la qualifica di "revisioniste".
Tesi 2. La deumanizzazione consiste nel rifiutarsi di riconoscere alcuni esseri umani come tali, riducendoli quindi allo stato di bestie, insetti, cose. Le sorte decisa per questi esseri può variare molto a seconda dei casi, dallo sterminio alla riduzione in schiavitù fino al riconoscimento di qualche garanzia, per quanto all'interno di uno status di non piena umanità. Resta comunque il fatto che la mossa fondamentale è la prima, la deumanizzazione. E' questa che rende concepibile lo sterminio.
Non si possono quindi opporre, come fossero realtà essenzialmente diverse, lo sterminio totale previsto per gli ebrei all'articolazione di sterminio parziale e riduzione in schiavitù progettati dai nazisti per le popolazioni slave dell'Est: entrambe le strategie sono infatti frutto della stessa premessa, la deumanizzazione, e sono articolate all'interno della stessa opera di organizzazione sistematica della deumanizzazione stessa.
mercoledì 16 ottobre 2013
La libertà è libertà di tutti, o non è
Leggo sul Corriere di oggi che la Commissione Giustizia del Senato ha approvato un disegno di legge che rende reato la diffusione delle tesi "negazioniste" sul genocidio ebraico. Trovate qui il testo licenziato per l'aula. Già in passato vi erano stati tentativi in questo senso, respinti per l'opposizione della comunità degli storici. Trovate qui un appello diffuso a suo tempo, in relazione a uno di questi tentativi, e qui invece un mio intervento. Il fatto deprimente di tutta questa vicenda è che veramente c'è poco da dire, e quel poco l'ha già detto benissimo Noam Chomsky, che, parlando delle analoghe leggi in vigore in varie parti d'Europa, commentò anni fa "c'è qualcosa di deprimente e anche di scandaloso nel dover discutere di queste questioni due secoli dopo Voltaire" (su "Le Monde Diplomatique", edizione italiana, settembre 2007). Già. Da più di due secoli, in Occidente, sappiamo che la libertà di opinione è un valore fondante della nostra civiltà, e che "libertà di opinione" vuol dire "libertà di tutte le opinioni". Detto altrimenti, sappiamo che se si cominciano a proibire alcune opinioni, la strada è aperta all'arbitrio e alla repressione di qualsiasi altra opinione. Lo sappiamo, noi. Non so bene quanti siamo rimasti, a saperlo.
(M.B.)
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