Fa davvero cadere le braccia vedere come politici, giornalisti e gente comune si entusiasmino all'idea di portare il tablet nelle scuole. Nessuno si pone la domanda del perché farlo, che senso abbia, a cosa serva. Perché porsi simili domande significa discutere di cos'è la scuola: perché farla, che senso abbia, a cosa serva. E nessuno ne ha ovviamente la minima idea. Difficile discuterne in un post. Ne ho parlato anni fa in un testo che ha un po' circolato in rete, lo trovate per esempio qui.
Anche senza fare discorsi particolarmente profondi, dovrebbe essere chiaro a chiunque abbia a che fare con bambini e ragazzi come uno dei veri problemi oggi sia quello di riuscire a farli concentrare nello studio. E chiunque lavori su un computer collegato in rete sa che la rete ha una immensa capacità di distrazione. Basta fare due più due per capire che portare la rete in classe significa distruggere la capacità di concentrazione e di studio autonomo, proprio nell'età in cui questa capacità deve essere formata ed educata. Ma il sapere non salta fuori dal computer o da internet. Nasce solo dalla capacità di studiare, dallo sforzo di concentrazione, dalla volontà di capire fino in fondo. Distruggendo tutto questo, il tablet a scuola ci prepara generazioni di uomini e donne che avranno visto tutto e non avranno capito nulla. Ma probabilmente è proprio quello che si vuole.
(M.B.)