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martedì 17 febbraio 2015

Storify sulla Grecia e l'uscita dall'euro

Proviamo uno storify artigianale, qui sul blog. La lettura di un tweet e delle successive risposte mi ha suggerito alcune riflessioni. Ho omesso nomi e cognomi.
Ecco il tweet:

tsipras e varoufakis hanno un problema, e no, non è un problema con l'eurogruppo o con la troika.. il problema è con i greci e coi forconi

L'autore allude al fatto che se il governo greco non si decide ad uscire dall'euro, i greci ricorreranno ai forconi. Sollecitato sul punto, il nostro chiarisce il concetto:

o escono dall'euro o si piegano alle leggi dell'euro, scelte dure in entrambi i casi, ma con una c'è il domani, con l'altra no

Annuncio subito che è questo il tweet che ha attirato il mio interesse. Per completezza riporto il resto della conversazione. Ecco la risposta dell'interlocutore: 

no, dimmi per quale geniale motivo devono uscire, perché stampano banconote più colorate?

Replica: 

perché l'euro è ormai una valuta davvero troppo inappropriata per la loro economia, non hanno scelta, è finita

La sottolineatura è mia. 
Naturalmente, ciò a cui allude l'autore è la facoltà di svalutare la neo-dracma e recuperare competitività. La replica finale dell'interlocutore è la seguente: 

il gap competitivo lo hanno già colmato con la svalutazione interna, non ha funzionato, non conta solo il prezzo.

In effetti chi sostiene che alla Grecia converrebbe uscire dall'euro, in modo da ridurre i prezzi delle proprie merci e divenire competitiva, non considera gli effetti del deprezzamento reale che la Grecia ha subito: i prezzi sono già consistentemente calati, e la Grecia è a tutt'oggi in deficit rispetto ai propri partner commerciali. Ricordate la vecchia alternativa o si svaluta la moneta, o si svaluta il salario?  Si può svalutare la moneta o il salario, ma gli effetti, nell'attuale contesto internazionale, sono altrettanto nulli. 
Forse sarebbe ora di mettere in forse la stessa necessità dell'alternativa. E questo ci riporta al secondo tweet: 

o escono dall'euro o si piegano alle leggi dell'euro
 E ancora:
non hanno scelta. è finita

Sembra una versione aggiornata del motto thatcheriano: da There Is No Alternative (TINA) a This Is The Alternative (TITA). Sono petizioni di principio che richiamano alla mente la proverbiale minestra e l'altrettanto proverbiale finestra. Le "leggi dell'euro" qui evocate appaiono eterne, implacabili e immodificabili, tanto che o si accetta di sottostarvi oppure l'alternativa è andarsene dalla moneta unica. 
Ora, si dà il caso che questa sia la posizione di Merkel e Schauble. La posizione tedesca è: le leggi sono queste, non si cambiano, se volete quella è la porta (ma non vi conviene uscire). La posizione anti-euro è: le leggi sono queste, non si cambiano, quella è la porta (e ci conviene uscire).
Come vedete, sono posizioni perfettamente simmetriche e speculari. 
È notorio che la posizione di gran lunga più popolare in tutti i paesi europei, e segnatamente in quelli della "periferia", è quella di tenersi l'euro, ma liberarsi dell'austerità. Sottolineo che questa posizione è quella di SYRIZA e Podemos, ma NON è quella dei vari Rajoy, Samaras, Monti-Letta-Renzi, per i quali l'austerità è una conseguenza logica della permanenza nell'euro, anzi, il "prezzo" del "biglietto" per rimanerci.
Poniamoci una domanda. È più "sovversiva" la posizione di chi dice che le regole sono queste, bisogna rassegnarsi, e l'unica soluzione è uscire: oppure quella di chi afferma che si può rimanere dentro, senza pagare il biglietto?
Si può anche generalizzare il discorso. Cos'è più rivoluzionario, convincersi che l'Europa rimarra sempre così com'è, accettandone il predominio tedesco e austeritario, oppure lavorare per trasformarla? Dichiarare che le leggi dell'euro sono eterne e immutabili, oppure cancellarle e sostituirle?

Mi si obietterà: ma questo è il PiùEuropa, che hai sempre attaccato.
Ottima obiezione.
Tuttavia, la critica del PiùEuropa è sempre stata incentrata su un movimento di intellettuali che, per anni, si sono limitati a esprimere il desiderio che l'Europa cambiasse, senza dare alcun contributo perchè ciò accadesse, e anzi offrendo il destro ad operazioni di ceto politico che hanno finito per soffocare qualsiasi vera alternativa ai partiti euristi. Il mondo della Lista Tsipras, insomma.
Il vero Tsipras è un'altra cosa: egli rappresenta un governo (sovrano!), espressione di un movimento politico realmente radicato fra il popolo greco, che sta realmente incidendo sullo scenario politico europeo. Sta, in pratica, mettendo in discussione l'immodificabilità delle leggi dell'euro; ed è probabile che ci riesca, dato che l'unico modo per fermarlo sarebbe cacciare la Grecia dall'euro, violando così l'altro imprescindibile dogma dell'establishment europeo: l'irreversibilità della moneta unica.
Non fidatevi mai di chi vi dice che non c'è alternativa. L'alternativa c'è sempre. Basta volerlo. (C.M.)