François Heisbourg, La fin du reve européen, Stock 2013
François Heisbourg non è “uno dei nostri”. Come si può capire anche solo dando un'occhiata a Wikipedia, si tratta di un membro delle oligarchie europee, che ha condiviso le scelte (costruzione di questa UE, creazione dell'euro) che hanno portato ai problemi attuali. Del resto, basta citare le parole con le quali inizia il suo libro: “L'autore è un europeo convinto (…). Nella sua vita adulta, ha lavorato nei suoi diversi ruoli pubblici, industriali e accademici alla costruzione europea (pag. 7)”. L'idea di Europa che Heisbourg condivide è quella che abbiamo discusso più volte in questo blog: una Europa in cui l'eliminazione dei vincoli alla circolazione di merci e capitali permetta le “riforme”, cioè la distruzione dei diritti del lavoro e l'abbattimento dei costi del Welfare State, affinché il capitalismo europeo possa meglio competere con il resto del mondo. La costruzione di una UE rigidamente incardinata sui principi neoliberisti e di una moneta unica che mette i lavoratori di ciascun paese europeo in concorrenza fra loro, sono ovviamente frutto non di errori intellettuali ma di precise visioni politiche, economiche e culturali.
È allora di grande interesse il fatto, già segnalato su questo blog, che una persona di questo tipo scriva un libro in cui propone con molta chiarezza e lucidità la fine dell'euro, concordata e controllata, e il ritorno alle monete nazionali. Proprio il fatto che, come s'è detto, l'autore non è “uno dei nostri”, rende utile confrontarsi con quello che dice (e quello che non dice).
La tesi fondamentale Heisbourg è che le economie dei paesi dell'eurozona sono troppo diverse tra loro per poter stare sotto l'ombrello di una moneta unica. Inoltre, l'introduzione dell'euro non ha contribuito a ridurre tali divergenze, come era la speranza (o l'illusione) delle élite che hanno voluto l'euro, ma anzi le ha aumentate. Heisbourg critica le risposte che alla crisi hanno dato i ceti dirigenti europei (austerità e “riforme strutturali”) perché capisce che non si possono colpire i redditi del lavoro con le riforme strutturali e contemporaneamente diminuire la spesa pubblica, visto che in questo modo si ammazza l'economia. La soluzione alla crisi potrebbe invece essere il “più Europa”, la creazione cioè di un vero Stato federale nel quale i dislivelli economici fra le varie realtà territoriali siano compensati, in un modo o nell'altro, da forme di redistribuzione della ricchezza gestite a livello federale. E se si fermasse qui, niente distinguerebbe Heisbourg da tanti altri difensori d'ufficio del “sogno europeo”. Ma Heisbourg è una persona lucida, e quindi capisce benissimo dov'è il problema: non c'è nessuna possibilità realistica di passare ad uno Stato federale europeo, perché non esiste un popolo europeo che possa riconoscersi in esso e accettare i sacrifici che esso potrebbe comportare. I popoli dei paesi “forti” non accetteranno mai di condividere i vantaggi economici da loro conseguiti, e che a loro sono costati indubbi sacrifici, con i greci e gli spagnoli. Questa semplice considerazione, con la quale i tanti sostenitori italiani del “sogno europeo” rifiutano di confrontarsi, spinge Heisbourg alle sue proposte radicali. Visto che l'euro in questa situazione non può reggere, visto che il suo crollo disordinato sarebbe, dal suo punto di vista, un disastro che metterebbe in pericolo la stessa UE, e visto che Heisbourg ritiene l'eventualità di una rottura della UE il vero pericolo da scongiurare, la sua proposta è quella di una dissoluzione concordata dell'euro mantenendo per il resto la struttura istituzionale dell'UE.
Visualizzazione post con etichetta Heisbourg. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Heisbourg. Mostra tutti i post
lunedì 30 dicembre 2013
giovedì 24 ottobre 2013
La fine dell'euro sta diventando mainstream
Il prof. François Heisbourg, figura di establishment se ce n'è una, ha dato recentemente alle stampe un libro, La fine del sogno europeo, in cui perora il ritorno alle monete nazionali degli Stati che attualmente fanno parte dell'eurozona. Per capire meglio l'importanza di questo fatto consigliamo la lettura di questi due articoli, in italiano e in inglese. L'attuale quadro politico europeo non è mai apparso tanto favorevole agli "euroscettici": mentre Angela Merkel si dice favorevole a cambiare i Trattati europei, ma solo per renderli ancora più duri verso i paesi in difficoltà, nel fronte dei paesi in deficit commerciale (e la Francia ne è il capofila) si comincia a discutere delle vie d'uscita. La prospettiva "federalista" diventa ogni giorno più irrealistica, dovendo tenere insieme le inconciliabili istanze di un Sud Europa in difficoltà, con quelle di una Germania del tutto tetragona nella difesa delle proprie rendite di posizione; la proposta di superamento dell'euro invece continua a far breccia in diversi ambienti, e ora può contare su un dibattito aperto nell'ambito della classe dirigente francese. (C.M.)
Etichette:
euro,
europa,
germania,
Heisbourg,
Trattati europei
Iscriviti a:
Post (Atom)