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domenica 11 maggio 2014

I fascisti stanno con Mosca, non con Kiev

Io non so granché di Ucraina. Certo, so che 'Maidan' significa, in ucraino come in turco, 'Piazza', e che perciò scrivere "piazza Maidan" è come scrivere "piazza Piazza" (in realtà si chiama, guardacaso, Piazza Indipendenza); il che mi consente di capire come la maggior parte degli "analisti", i quali cominciano invariabilmente i loro pezzi citando "piazza Maidan", non siano altro che dei simpatici cialtroncelli. So che Stepan Bandera, eroe di buona parte della rivolta anti-Janukovich, non era esattamente un nazista*. So che il programma politico di Svoboda, frazione minoritaria della rivolta, è molto simile a quello di Marine Le Pen; dacché non si comprende bene come si faccia a sostenere il FN in Francia, e a mettere in guardia dal "nazismo" in Ucraina.
So che se l'autodeterminazione dei popoli vale per tutti i popoli; quindi se vale per gli abitanti della Crimea dovrebbe valere anche per quelli della Cecenia (per dire).

Altro non so, di cose ucraine. Non sono come quei geni che, con una semplice ricerca Google, riescono a risalire a tutta l'organizzazione che l'occidente avrebbe messo in piedi per sostenere la rivolta, tracciando tutti i finaziamenti, le armi, i nomi degli agenti in azione, le false flags ecc. Faccio loro i miei complimenti e li esorto a fare domanda per entrare nel SISMI. Sono sprecati, da soli davanti al PC.

Da ignorante quale sono, suggerirei maggiore prudenza  nel prendere posizione per una parte o per altra. In particolare, raccomenderei cautela nel descrivere la rivolta anti-Janukovich come un movimento egemonizzato dall'estrema destra, pena cadere in un piccolo paradosso. Per illustrare meglio il paradosso, farò finta di violare la mia stessa raccomandazione, e descriverò Piazza Maidan (!!) come un covo di disgustosi neonazisti: 100% estrema destra. Gli "antimperialisti" saranno contenti.

Ma è proprio qui che sorge il paradosso. Il fatto è che, in Europa, i fascisti stanno con Putin, non con Maidan.

 
San Pietroburgo, 1 maggio 2014: testa del corteo neo-nazista

Riepiloghiamo. Una rivolta 100% estrema destra riesce a mobilitare molte migliaia di persone, e addirittura a scalzare un governo democraticamente eletto**. Per giunta riescono a farlo a dispetto di del regime di Putin, che dovrebbe essere considerato il successore di un nemico storico della destra europea, ossia il comunismo sovietico. Una dimostrazione di forza clamorosa; un successo senza precedenti. Ci si sarebbe aspettati che le estreme destre europee esprimessero giubilo e ammirazione per i valorosi camerati ucraini.
E invece:

-Il Fronte Nazionale francese si schiera con Putin, e da Mosca Marine Le Pen accusa l'UE di voler scatenare una nuova guerra fredda.
-Jobbik, il partito neo-fascista ungherese, definisce "esemplare" il referendum che, sotto occupazione russa, ha sancito l'anschluss della Crimea a Mosca; descrive inoltre il nuovo governo di Kiev come sciovinista e illegittimo (Jobbik che accusa qualcuno di sciovinismo è un'eccezionale gesto di comicità involontaria).
-Alba Dorata grida al complotto occidentale e giudaico contro l'Ucraina ortodossa (dunque russa). I simpatici esponenti del movimento neo-nazista hanno un discreto problema di coordinamento con la tesi secondo la quale l'attuale governo di Kiev sarebbe composto da estremisti anti-semiti, ma tant'è.
-Il British National Party, formazione rispetto alla quale Nigel Farage è un moderato democristiano, si schiera apertamente con Mosca, al più ricordando ai nazionalisti ucraini che non è stata la Russia a causare disastri nel loro paese, bensì il bolscevismo.
-Anche i fascisti spagnoli si scagliano contro i nazionalisti ucraini, accusandoli di essersi resi complici di un complotto sionista (daje), e mettono in guardia contro le persecuzioni dei cittadini russi che il governo di Kiev starebbe attuando.
E potremmo andare avanti.

martedì 4 febbraio 2014

Antifascismo onirico

Abbiamo già detto degli scontri parlamentari sul decreto governativo Bankitalia. Ribadisco l'apprezzamento per il comportamento del M5S, che si sta conquistando sul campo il titolo di unica opposizione allo sfascio e alla vergogna del ceto politico e dirigente italiano. Ma vogliamo qui tornare su un episodio particolare, quello dei deputati PD e SEL che cantano “Bella ciao” per difendere il diritto delle banche italiane a ricevere soldi dallo Stato. È ovvia e naturale la domanda “ma come è possibile?”
È possibile, evidentemente, perché gli elettori di PD e SEL ritengono normale e sensata una cosa del genere. E questo come è possibile? A questa domanda c'è una risposta generale, e verte sull'abbassamento del livello intellettuale del nostro paese, o forse dell'intero Occidente. Ma c'è una risposta più specifica, che mette in causa la nozione di antifascismo. Di questo si è accorto anche un osservatore acuto come Stefano Azzarà. Quanto dirò qui in breve l'ho sviluppato assieme al compianto Massimo Bontempelli in uno scritto di qualche tempo fa, al quale rimando per approfondimenti. Il punto della questione è molto semplice: l'antifascismo come posizione politica ha senso se esiste un fascismo da contrastare. Ma il fascismo è stato sconfitto nel '45, e da allora in sostanza non esiste come forza politica rilevante. La sinistra ha però trovato utile agitare il fantasma del fascismo come strumento per screditare i propri avversari. Che venga usato adesso per attaccare il M5S non è dunque un'assurdità ma lo sviluppo di quanto fatto da decenni.  Naturalmente, per usare l'antifascismo in questo modo è stato necessario fare della parola “fascismo” un contenitore vuoto, da riempire volta per volta con i contenuti più convenienti, cioè appunto con l'avversario politico di turno. Questa dinamica si è giustapposta negli ultimi decenni alla involuzione della sinistra che si è fatta strumento dell'attuale capitalismo regressivo e de-emancipatorio. Il risultato è quello che si vede: un ripugnante ceto politico che mentre dà il suo attivo contributo alla distruzione del nostro paese e alla cancellazione di diritti e redditi dei ceti subalterni,  si inventa un fascismo immaginario per poter vivere oniricamente la propria azione politica come “antifascista”.
Non credo che ci sia possibilità di "recuperare" l'antifascismo, se non sul piano dell'ispirazione ideale. Sul piano politico, pensare oggi in termini di fascismo/antifascismo significa abbandonare la realtà ed entrare in una dimensione onirica nella quale la sconfitta della razionalità è certa, e non c'è difesa contro le affabulazioni insieme deliranti e ciniche di Vendola, compagne e compagni.
(M.B.)


Addendum 6-2: un articolo di Diego Fusaro, che dice cose molto simili