La situazione in cui si trova il nostra paese pone con forza quello che ci appare come un compito fondamentale: la creazione di una forza politica che sappia contrastare il degrado cui l’intera storia recente ha portato il nostro paese, combattendo in modo intransigente la casta politica che di questo degrado è responsabile e garante. La crisi attuale è drammatica per tanti motivi, ma uno dei principali è proprio la mancanza di una tale forza. I tentativi in questa direzione si sono succeduti all’infinito, negli ultimi anni (e anzi negli ultimi decenni). I risultati sono sempre stati deludenti. Il Movimento di Grillo è riuscito a raccogliere un successo elettorale eccezionale, ma la sua azione non sembra per il momento all'altezza dei problemi che abbiamo di fronte.
E’ evidente che c’è bisogno di riflettere sui motivi dell'incapacità, da parte degli oppositori allo stato di cose presenti, di trasformare il disagio e la rabbia, che sempre più chiaramente bruciano le fondamenta del paese, in azione politica capace di incidere sulla realtà. Per questa riflessione occorre naturalmente comprendere meglio la natura del Movimento 5 Stelle o fenomeni come quello del "movimento dei forconi", ma occorre anche approfondire la storia di altre formazioni politiche che avevano, almeno potenzialmente, la capacità di costituire poli di aggregazione del disagio e dell’opposizione nei confronti dell’attuale realtà economica e sociale. Il primo esempio che viene in mente è naturalmente quello del Partito della Rifondazione Comunista, un Partito nato circa vent’anni fa con grandi ambizioni, che è riuscito in certe fasi della storia recente ad avere un seguito e un peso politico non trascurabili, e che però negli ultimi anni è entrato in una crisi molto seria, perdendo consenso, visibilità e rilevanza politica.
Una buona occasione per riflettere su questa storia è data dal libro che Paolo Favilli, studioso della storia del marxismo e del movimento operaio, ha dedicato alla storia di Rifondazione (P. Favilli, In direzione ostinata e contraria, DeriveApprodi 2011). Favilli è, nello stesso tempo, uno studioso accademico di storia contemporanea e un militante di Rifondazione, e quindi il suo accingersi ad un'opera del genere appare quasi una predestinazione. Il libro vuole rivolgersi a tutti coloro che sono interessati ad una ipotesi di trasformazione radicale dello “stato esistente delle cose”, ed è quindi agile e gradevole, senza rinunciare in nulla al rigore professionale dello storico. E' interessante prendere spunto da un tale testo proprio perché esso non nasce da un puro intento scientifico di ricostruzione dei fatti, ma piuttosto dall'esigenza di riflettere sugli errori e i fallimenti del passato, per tentare di mantenere aperti gli spazi politici e sociali di una alternativa al presente. Vale dunque la pena di provare ad interrogare questo testo e di discutere le sue risposte alla domanda fondamentale: perché quel tentativo è fallito? Cosa non ha funzionato, nella storia del Partito della Rifondazione Comunista? Si tratta di questioni che nel libro di Favilli non sono poste esplicitamente, ma lo attraversano in maniera più o meno sotterranea. Anche le risposte ad esse non vengono esplicitate in un luogo preciso, ma si possono ricavare da ciò che Favilli ci dice sui punti di forza e di debolezza del PRC. I punti di debolezza del partito, che alla lunga lo hanno portato all'esito attuale, sembrano individuati da Favilli in una combinazione di fattori interni ed esterni. Fra i primi è fondamentale la struttura bipolare che la politica italiana si è data dopo Tangentopoli: si tratta di una situazione nella quale un partito come Rifondazione corre continuamente il rischio di essere schiacciato su uno dei due poli. Non c'è dubbio, infatti, che il bipolarismo e la divisione degli italiani fra berlusconiani e antiberlusconiani hanno contribuito a togliere spazi di autonomia politica ad un partito come Rifondazione.
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lunedì 13 gennaio 2014
sabato 6 aprile 2013
L'eccezione e la regola
Segnalo una interessante discussione
che potete trovare nel sito di Appello al popolo. La discussione parte da una intervista
a Moreno Pasquinelli e prosegue con un paio di commenti ad essa da
parte di “Correttore di Bozzi”, la risposta a questi commenti, e
un intervento di Fiorenzo Fraioli (“ecodellarete”). Trovate tutto
nel link sopra indicato. La discussione è interessante perché tutte
le persone coinvolte condividono la critica a euro e UE e la
necessità per l'Italia di uscire da entrambe. Si dividono sulle
prospettive da dare a questa uscita. Fraioli ha ben riassunto, mi
sembra, il punto del contrasto parlando di posizioni “rivoluzionarie”
contrapposte a posizioni “riformiste”, con Pasquinelli nel ruolo
del rivoluzionario e lui e “Correttore di Bozzi” in quello dei
riformisti. Mi permetto di commentare questo dibattito perché esso
tocca un punto che secondo me è molto importante.
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