Il post sul reddito minimo garantito ha suscitato dei commenti interessanti, che riguardavano però, più che il tema citato, quello della decrescita. Vorrei rispondere alle varie osservazioni, ma ho pensato che sia bene, prima di far questo, portare all'attenzione dei lettori alcuni testi sulla decrescita, così che ci si possa confrontare sulle tesi effettivamente sostenute. I testi che vi proporrò sono, quasi tutti, scritti da me in collaborazione con Massimo Bontempelli, sono già reperibili in rete e risalgono a due o tre anni fa.
(M.B.)
La decrescita non è l'impoverimento
(Marino Badiale, Massimo Bontempelli)
L’idea (o slogan) della decrescita è una componente essenziale di un pensiero critico capace di confrontarsi con la situazione del mondo contemporaneo, e di interagire con una possibile nuova pratica politica adeguata ai gravissimi problemi attuali. Il punto di partenza del pensiero della decrescita è la ritrovata consapevolezza, annullata nel senso comune da qualche secolo di capitalismo, che i concetti di bene economico e di merce non sono identici: beni (intesi anche come servizi) sono i prodotti del lavoro umano che soddisfano determinati bisogni e necessità, merci sono, tra quei beni, quelli inseriti in un mercato monetario con un prezzo di vendita, ed acquisibili, quindi, soltanto pagando quel prezzo. In termini logici, sono due concetti interconnessi, ma non coestensivi. La distinzione chiaramente riecheggia quella, introdotta dagli economisti classici e ripresa da Marx, fra valore d’uso e valore di scambio. Quando si parla di crescita si intende la crescita della sfera della circolazione di merci, quindi della sfera di compravendita di beni e servizi dotati di un prezzo. Quando si parla di decrescita si intende la diminuzione del raggio di questa sfera.
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martedì 26 marzo 2013
martedì 3 aprile 2012
"Ulteriori azioni se necessario"
Mentre Mario Monti ci assicura che la crisi è ormai superata, un documento della Commissione UE parla di un'Italia ancora a rischio. La nostra opinione è che l'Italia sta entrando in una spirale di tipo "greco": le manovre restrittive provocano recessione, questa peggiora i conti pubblici e quindi rende necessaria un'ulteriore manovra restrittiva, e così via. Sembra che non siamo gli unici ad essere pessimisti:
(vedere qui i dati aggiornati).
In questi casi il tempo è davvero galantuomo, e potremo riparlarne.
(M.B.)
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