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domenica 17 marzo 2013

Se il M5S si spacca le conseguenze le traggano Grillo e Casaleggio


di Fabrizio Tringali

Scrivevo lo scorso 26 febbraio, all'indomani delle elezioni politiche che hanno sancito la mancanza di una chiara maggioranza di centrosinistra al Senato: “cercheranno di imbarcare il M5S. Non tutto, ovviamente, ma proveranno a spaccarlo e a tirar dentro 20 senatori a sostegno di un governo pro-euro supino di fronte ai diktat di Bruxelles e Francoforte.

Detto e fatto. La votazione di ieri per la presidenza del Senato può essere il prologo alla formazione di un governo europeista ancora più distruttivo dell'esecutivo guidato da Monti.
Vediamo perché: per governare, il centrosinistra non ha problemi alla Camera, grazie alla colossale maggioranza regalatagli dalla legge elettorale “porcata”, ma non raggiunge la maggioranza al Senato. Per averla, occorrono circa 160 senatori, ma Bersani ne ha solo 123, ai quali può facilmente aggiungere i 19 della lista Monti, arrivando così a 142.
Ne mancano altri 15-20, appunto quelli cui facevamo riferimento nel nostro precedente articolo.
Questa era la situazione fino a ieri.

mercoledì 11 luglio 2012

Congetture e confutazioni/3

Il Movimento 5 stelle rappresenta, in questo momento, l'unica significativa novità nel quadro politico italiano.
Senza dubbio sia Beppe Grillo che il suo movimento hanno grandi meriti, e di fronte al disgustoso spettacolo offerto dal mondo della politica si può essere spinti a vedere il M5S come l'unica speranza a cui aggrapparsi, specie da parte di chi abbia capito come tutto l'arco delle forze politiche sia complice di uno spaventoso attacco ai diritti e ai livelli di vita della stragrande maggioranza della popolazione.
Proprio per questo è importante chiarire, subito, quali siano i pericoli cui il M5S va incontro, se non interviene un cambio radicale nella sua organizzazione interna.

venerdì 25 maggio 2012

Movimento 5 stelle. Casaleggio vale uno?

di Fabrizio Tringali

Il mainstream in questi giorni si sta occupando molto del Movimento 5 Stelle e della sua vittoria in una città importante come Parma.
Si legge un po' di tutto. Certamente sono in molti ad avere interesse a screditare il M5S, e a ingigantirne le debolezze e le contraddizioni. E questo si riflette non poco nel modo in cui le varie testate affrontano l'argomento.
Al netto di tutto ciò, non si può comunque omettere che ciò che sta accadendo sollevi questioni reali di grande importanza.
Nel nostro piccolo, lo avevamo anticipato. Basta leggere qui e qui.

Certe dinamiche sono assolutamente prevedibili, dato che si attivano inevitabilmente in qualsiasi gruppo politico che non implementi forme decisionali veramente partecipazioniste.
Senza una decisa correzione di rotta, non potremo che assistere alla morte del M5S, oppure alla sua veloce trasformazione in parte del medesimo ceto politico che gli aderenti al movimento vogliono giustamente combattere (questa degenerazione ha già colpito molte altre forze politiche che erano nate con idee genuinamente anti-oligarchiche ed alternative, perché esse non sono state capaci di dotarsi né di proposte politiche effettivamente alternative, né di meccanismi di funzionamento interno anti-oligarchici e partecipazionisti).


Sta agli aderenti al M5S aprire una discussione franca e trasparente sulle modalità decisionali interne al movimento e sul ruolo di Beppe Grillo, del suo staff e del suo blog.
Noi non possiamo che auspicare che lo facciano, dato che da sempre speriamo nella nascita di un soggetto politico unitario, capace di riunire tutti coloro che vogliono opporsi ai diktat europei, recuperare la sovranità popolare che è stata ceduta, e realizzare una democrazia partecipata libera dai vincoli del liberismo e dal dogma dell' aumento infinito di produzione di merci.

Di certo abbiamo bisogno anche del M5S.

venerdì 11 maggio 2012

Lettera aperta a Paolo Putti e al Movimento 5 Stelle

Genova, 11 Maggio 2012
Caro Paolo,
e cari amici del Movimento 5 Stelle di Genova,
vi scrivo per un semplice motivo: in questo momento voi avete l'occasione per aprire un vitale confronto su alcune importantissime questioni relative al M5S.
Le polemiche che hanno seguito il vostro bellissimo risultato elettorale, circa la presa di posizione di Beppe Grillo contro le apparizioni in TV, e più in generale sul suo ruolo all'interno del M5S, sono state certamente strumentalizzate ed ingigantite dai tanti che hanno interesse ad indebolirvi.
Tuttavia non bisogna negare che esse abbiano sollevato anche nodi politici reali, problemi che sono sentiti e condivisi da tante persone, sia all'interno che all'esterno del M5S, e che, se non affrontati possono portare all'azzeramento delle potenzialità del movimento.

La questione in fondo è semplice: chi decide nel M5S? Come si prendono le decisioni? Come fare in modo che davvero, sempre, “uno valga uno”?

Caro Paolo, per la stima che ho nei tuoi confronti, che so essere condivisa, ti esorto a prendere posizione pubblicamente su questi temi. 
Puoi farlo, se vuoi, nel nostro blog main-stream.it, con una lettera o un video, o come ti pare, e dove ti pare. Ma fallo.
Sarebbe davvero importante, ora che le urne sono chiuse, e si può discutere fuori dal clima elettorale, che tu, ed il gruppo genovese, diceste a Beppe Grillo, fraternamente, che le decisioni relative al M5S devono essere prese dal movimento stesso, e non da lui in solitudine o col suo staff. E che occorrono quindi meccanismi decisionali chiari, noti, trasparenti, accessibili, che consentano a tutti di prendere parte ai percorsi che portano ad assumere le decisioni più importanti.  Sia chiaro: non sto discutendo il merito delle indicazioni e delle decisioni prese da Grillo. Non importa se le si condivide o meno. Ciò che conta è che esse non sono state assunte con metodi partecipativi.

Caro Paolo, ora che il M5S si appresta, giustamente, a preparare la presentazione di liste per il Parlamento, ed a diventare quindi movimento nazionale, non più solo aggregato di realtà locali, diventa di estrema importanza che questa questione venga risolta. Se non ci si dota di una struttura partecipativa per assumere le decisioni politiche, queste saranno comunque prese da qualcuno. 
Qualcuno che certamente non varrà uno, e che potrà scegliere in modo arbitrario. Si formeranno linee decisionali non chiare, non trasparenti, e tali che sarà difficile, se non impossibile, metterle in discussione.
In queste gerarchie parallele, che si formano sempre quando si nega di avere dei capi, ma contemporaneamente non ci si dota di una struttura decisionale trasparente e partecipativa, hanno gioco facile gli arrivisti, i carrieristi che usano il movimento come trampolino di lancio per l'accesso ai posti di potere.
So che può sembrarti incredibile, ma in questo modo anche il M5S diventerà presto un partito come gli altri, se sopravviverà. Altrimenti si frantumerà a causa delle lotte interne e degli attacchi esterni (che non mancheranno).

Esiste però la possibilità di evitare questa triste fine, ma la strada passa per la trasformazione del M5S in movimento realmente partecipativo, dove davvero “ciascuno conta uno”. Tutti, nessuno escluso.
Beppe Grillo teme, a ragione, che il movimento ceda a personalismi e leaderismi. Ma se vuole davvero evitarli deve accantonare anche il suo personalismo e il suo leaderismo.

In un utilissimo testo, “Principi del governo rappresentativo”, il Professor Bernard Manin descrive le caratteristiche e le differenze fra la democrazia diretta e la rappresentanza politica.
E' una analisi illuminante, che mette in luce come le vere differenze fra forme di organizzazione partecipativa, e forme oligarchiche, non risiedono tanto nell'assenza/presenza di rappresentanti, quanto nel rapporto fra rappresentanti e rappresentati. La democrazia diretta non si realizza evitando di dotarsi di strutture e meccanismi decisionali. Al contrario, senza di queste essa non può concretizzarsi. Ma è necessario che tali strutture rispondano ai canoni della piena partecipazione democratica: rotazione delle cariche inderogabile, barriere al carrierismo, possibilità di revoca dell'incarico, assenza di status e privilegi, collegamenti orizzontali fra i gruppi locali, accesso agli organi di informazione, meccanismi decisionali chiari, trasparenti, noti e accessibili.
Non sono argomenti del tutto sconosciuti al M5S che giustamente indica dei Portavoce (non dei leader politici) a capo delle liste elettorali e limita il numero dei mandati istituzionali.
Ecco, queste modalità vanno applicate anche all'interno del movimento, sperimentando forme davvero nuove di organizzazione politica basata sul modello partecipativo.

Caro Paolo, e cari amici del M5S di Genova, siete di fronte ad un bivio: o minimizzate l'accaduto, dicendo, per esempio, che quelli di Grillo sono solo “consigli”, ben sapendo che non è così, e negando che il M5S sia di fronte a nodi politici che sarebbe davvero utile sciogliere, oppure potete cogliere sapientemente l'occasione, usando le polemiche degli ultimi giorni come spunto per aprire una discussione franca e fraterna, anche nei confronti di Beppe Grillo, che non può appropriarsi del M5S nonostante ne sia l'ispiratore, perché un movimento politico che vuole abbattere le oligarchie al potere non può avere né un proprietario, né un tutore, chiunque esso sia.
Deve appartenere a tutti i suoi membri, ed avere la capacità di mostrare, anche tramite il proprio funzionamento interno, che la democrazia partecipativa è davvero possibile e realizzabile.

Un abbraccio,
Fabrizio Tringali