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sabato 8 novembre 2014

Il Referendum sull’euro e i suoi critici


Curiosa è la propensione di molti intellettuali e attivisti “anti-euro” a criticare con estrema veemenza chi propone di riservare all’esito di una consultazione popolare la scelta di rimanere o fuoriuscire dalla valuta unica. Spesso tali critiche sono più dure di quelle rivolte ai sostenitori politici dell’euro.
 Viene da chiedersi le ragioni di tale “fuoco amico”.
  • ·     In molti sostengono che il referendum sia semplicemente incompatibile con il quadro costituzionale vigente, contrassegnato dal divieto di consultazioni popolari sugli atti di ratifica di trattati internazionali; perciò non si tratterebbe di una scelta inopportuna, quanto irrealizzabile.

Questa critica è chiaramente pretestuosa, e ciò si ricava dall’atteggiamento stesso di chi la fa. Nessuno di questi infatti sottolinea la necessità che i cittadini si esprimano direttamente sull’euro: l’osservazione tecnico-giuridica è sempre strumentale alla preferenza (tutta politica) che la consultazione non si tenga. Non si tratta dunque di un “vorrei ma non posso”, ma di un atteggiamento cavilloso di chi in fin dei conti spera che la Corte Costituzionale dichiari inammissibile il quesito referendario. A tale argomento si può controbattere che la questione non è giuridica, ma politica. La consultazione si può tenere, se è introdotta mediante Legge Costituzionale. Le Camere che si esprimeranno contro tale Legge (proposta dal Movimento 5 Stelle)* si assumeranno la responsabilità di negare ai cittadini il diritto di avere voce in capitolo sulla questione dell’euro.

  • ·         Altri opinano che un referendum del tipo di cui stiamo parlando sarebbe, per così dire, “a perdere”. La potenza mediatica dell’establishment, per ora solidamente pro-euro, sarebbe tale da privare i cittadini della loro capacità di raziocinio: una campagna di terrorismo sulle sorti dell’Italia fuori dall’euro sarebbe sufficiente a far perdere la consultazione a chi vuole il ritorno alla Lira. D’altro canto, mercati e risparmiatori non starebbero a guardare: la prospettiva dell’eurexit provocherebbe una ciclopica fuga di capitali dal nostro paese, che vedrebbe così definitivamente affossate le proprie speranze di ripresa.

Questo atteggiamento denota fariseismo e ipocrisia, soprattutto se si guarda a chi lo adotta. Non si fa riferimento ai sostenitori della valuta unica, il cui astio anti-referendum non provoca certo stupore. Ci riferiamo invece a determinate persone (e movimenti politici) che l’uscita dall’euro la vogliono, ma per decreto. Analizziamo una fallacia alla volta.
Affermare che il referendum non si debba tenere perché c’è il serio rischio che lo si perda non è cosa meritevole di commento. Non ci dice molto sull’opportunità della consultazione popolare, quanto della sicurezza nelle proprie idee che contraddistingue chi condivide simili opinioni. Il potere mediatico è in mano all’establishment, non c’è dubbio. Occorre dunque sostenere solo referendum che piacciano all’establishment? Non solo; affermare che è poco opportuno affidare alla scelta diretta degli elettori un tema così importante come quello dell’euro tradisce un profondo disprezzo per questi ultimi.

domenica 2 novembre 2014

Il Fatto non lo ha fatto


Nell'inserto economico del "Fatto quotidiano" di mercoledì 22 ottobre è comparso un articolo di Marco Bertorello, critico nei confronti delle prese di posizione anti-euro di Grillo. Ci è sembrato valesse la pena discuterne, così Tringali ed io abbiamo scritto un breve intervento di risposta  e l'abbiamo mandato al "Fatto" con preghiera di pubblicazione. Ma il Fatto non lo ha fatto (o almeno, se lo ha fatto, non ce lo ha detto), quindi lo pubblichiamo qui.
(M.B.)





Nel criticare la presa di posizione di Grillo contro l'euro (“Caro Grillo, più che l'euro attacca i trattati”, Il Fatto quotidiano del 22-10), Marco Bertorello afferma che l'euro si è rivelato una moneta che regge la crescita ma non la crisi, che la rincorsa all'abbassamento del costo del lavoro e la finanziarizzazione dell'economia sono fenomeni globali, non limitati all'eurozona, e che occorre attaccare il quadro di regole che li determinano, a partire dalla denuncia dei trattati UE.
Si tratta di posizioni condivisibili. Tuttavia quando esse vengono unite ad un atteggiamento di sufficienza, per non dire di fastidio, verso chi lancia concrete battaglie contro la moneta unica, finiscono per ottenere un unico scopo, quello di mantenere chi le assume in un comodo quanto inutile cantuccio, ben distante da qualunque forma di azione politica concreta che possa mettere i bastoni fra le ruote ai decisori nostrani ed europei, che ci stanno portando verso la catastrofe (e che non a caso, all'euro tengono molto).
Infatti, come è ovvio che “no” è la risposta alla domanda cruciale che pone Bertorello: “siamo sicuri che sia praticabile il recupero della sovranità monetaria e dello Stato se non cambiano i meccanismi di fondo dell'economia?”, è altrettanto lampante che la stessa risposta va data alla domanda: “è possibile un cambiamento radicale dell'economia rimanendo nell'euro?”.
Dunque, il punto non è discutere se l'euro sia o meno “il problema centrale”, bensì prendere atto che, in ogni caso, l'uscita dall'euro è condizione necessaria, seppur non sufficiente, per impostare politiche in difesa dei ceti subalterni e di fuoriuscita da un capitalismo sempre più vorace e distruttivo.
Mentre si stenta a capire chi e come potrebbe, concretamente, oggi, costruire “alleanze internazionali tra paesi periferici e tra segmenti di società per sottrarsi alle regole dell'Unione europea”, si comprende perfettamente che la battaglia per l'uscita dall'euro è realizzabile, anzi è già iniziata, e il M5S ha il pregio di aver definito il quadro giuridico in cui praticarla, nel rispetto della Costituzione. Vincerla significherebbe abbattere uno dei pilastri dell'impalcatura liberista europea che sorregge il mercato unico (presto allargato anche agli USA tramite il trattato “TTIP”).
A noi piacerebbe che la stessa battaglia venisse combattuta direttamente contro la UE, ma non si può non riconoscere che oggi l'euro rappresenta il grimaldello politico sul quale costruire un movimento di pensiero e di azione che metta in discussione lo stato esistente delle cose.
Chiunque voglia fare politica e incidere davvero sulla realtà, deve porsi il problema di capire, in ogni determinata situazione storica, quali sono i temi sui quali è possibile agire concretamente, e con qualche speranza di successo. L'euro è uno di questi.
(Marino Badiale, Fabrizio Tringali)




lunedì 26 maggio 2014

mala tempora...

Purtroppo il risultato delle elezioni è netto: l'astensione supera il 40%, fra chi vota il PD stravince. Guardando ai voti assoluti, e comparando gli attuali con quelli del 2013, appare evidente che Renzi ha conquistato molta parte degli ex elettori del M5S. A questo punto a trarne immediatamente le conseguenze devono essere Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Aprano un veloce percorso di autoesclusione dalla vita politica, e di liberazione del M5S dalla loro proprietà, lasciando nascere una forza politica realmente democratica, partecipativa e capace di assumere posizioni chiare e nette sulle questioni più importanti, a partire dal rifiuto dell'euro e dell'Unione Europea.
(I curatori del blog)

mercoledì 9 aprile 2014

Due mosse da maestro

Da qualche parte nel Movimento 5 Stelle ci dev'essere uno stratega. Chiunque sia, a lui vanno i miei complimenti. In pochi giorni il Movimento ha messo a segno due colpi da alta scuola politica. In primo luogo Grillo e Casaleggio hanno firmato l'appello di Libertà e Giustizia. Così facendo, hanno creato un cortocircuito molto simile a quello occorso un anno fa, quando il Movimento scelse Rodotà come candidato Presidente della Repubblica. Il mondo della grande intellettualità progressista e democratica viene così strappato dall'abbraccio soffocante dei piddini, e riportato ad una dimensione più respirabile. I club dell'intellighenzia italiana hanno uno storico difettuccio: somigliano a circoli di generali senza truppe. Elaborano progetti meravigliosi, incarnano quelle qualità e competenze che potrebbero salvare questo paese; e tuttavia mancano di quel sostegno popolare senza il quale non si fa politica, ma si chiacchiera. Dall'altra parte il Movimento dispone di una capacità di consenso e mobilitazione invidiabile, ma difetta di valide risorse intellettuali. Insomma, si tratta di gruppi complementari, anche se apparentemente distanti (che c'azzeccano Micromega e il Vaffanculo?). Faccio notare che, fino a due settimane fa, Libertà e Giustizia era impegnata a tempo pieno nell'insulto al Movimento.
Non contento, lo stratega 5 stelle ha pensato bene di balcanizzare (forse definitivamente) il PD. Com'è noto, la "sinistra" interna di quel partito ha proposto un disegno di legge costituzionale alternativo all'aborto di Renzi. È bastato che il capogruppo 5 stelle al Senato esprimesse un pubblico apprezzamento per il testo per scatenare la guerra civile dentro al PD. Notare: il c.d. Testo Chiti ha ora l'appoggio di 22 senatori del PD, 40 5stelle, 7 arci-probabili di Sel e anche 15 dei "grillini dissidenti" (se ancora frequentano il Senato). Fa 84; una cifra da non sottovalutare.
Avremo tempo di analizzare il Testo Chiti; e già che ci siamo proporremo la lettura di un altro DDL costituzionale, avanzato anni fa, tra gli altri, da Rodotà. Al di là del merito della questione, in termini tattici il Movimento ha fatto diversi passi avanti; e  soprattutto appare in grado di mettere in crisi Renzi e il PD. (C.M.)

lunedì 17 marzo 2014

Votare?

Apriamo il dibattito, come si suol dire. Che fare alle prossime elezioni europee? Per quanto mi riguarda la scelta è fra l'astensione e il voto al M5S. È probabile che alla fine sceglierò di votare per il Movimento di Grillo. Non mi faccio troppe illusioni. I problemi di democrazia interna, il modo assurdo in cui vengono risolte le discussioni, la mancanza di prese di posizione chiare su tutta una serie di questioni importanti, sono difetti evidenti, che rischiano di portare il movimento alla dissoluzione. Difetti che in questo blog abbiamo discusso già al momento delle scorse elezioni politiche. Inoltre, è noto che il Parlamento europeo ha scarso potere, e che quindi anche un nutrito gruppo di deputati critici verso l'UE avrà poche possibilità di inceppare la macchina che ci schiaccia. Allora perché votare M5S? Perché le recenti vicende hanno mostrato, a me sembra con estrema chiarezza, come il M5S sia, semplicemente, l'unica opposizione che c'è. L'unica realtà di una qualche consistenza che dichiara senza mezzi termini di non voler partecipare al gioco osceno della “politica” attuale, ma di voler rovesciare il tavolo. È questo, a mio avviso, il requisito minimale per poter sperare in un cambiamento reale. La cosa curiosa è che, pur essendo in radicale contrasto con Grillo sul metodo da lui usato nelle recenti espulsioni, sono abbastanza d'accordo sul merito, per quel che ne capisco: mi sembra infatti che il pomo della discordia sia, alla fine, quello di accettare o rifiutare un qualche tipo di alleanza con la sinistra. Cosa che Grillo rifiuta nettamente e alla quale invece sembrano inclinare i vari “dissidenti”. Non c'è dubbio, lo ripeto, che, se così stanno le cose, nel merito ha ragione Grillo: una realtà come il M5S ha senso solo in funzione di una rottura netta e radicale con l'intero mondo della “politica” attuale, mondo che è globalmente coinvolto, in tutte le sue componenti, nell'attacco ai diritti e ai redditi dei ceti subalterni e nella distruzione del nostro paese.
Dare forza a questa posizione di rottura netta mi sembra l'unico modo per creare almeno le condizioni di base per una lotta radicale contro il sistema di potere che ci sta distruggendo. Per tale sistema, un successo del M5S alle elezioni europee rappresenterebbe sicuramente un ostacolo, forse un pericolo. È il miglior argomento a favore del M5S.
(M.B.)

lunedì 2 settembre 2013

Risposte mancate

Beppe Grillo ha rilasciato qualche tempo fa un'intervista a Bloomberg Businessweek (l'intervista è stata tradotta in  italiano da Internazionale, nel numero de 23-29 agosto, ma non trovo il link alla traduzione). E' interessante notare come Grillo si rifiuti reiteratamente di rispondere alla domanda sull'euro. La ragione addotta (non voler influenzare il pubblico) è ovviamente risibile: Grillo ha scelto di fare politica, e fare politica significa appunto influenzare il pubblico. Si possono pensare molte possibili interpretazioni di questa volontà di Grillo di evitare un posizione precisa sull'euro. Fedele al principio metodologico di scegliere le spiegazioni più semplici (versione moderna del rasoio di Occam), propendo per l'ipotesi che Grillo sia indeciso per la sua mancanza di idee chiare sul tema (e magari per la presenza di opinioni diverse fra i suoi consiglieri). Si tratta di un dato estremamente negativo, perché rende il Movimento 5 Stelle sostanzialmente incapace di assumere una posizione precisa su uno dei problemi fondamentali nell'attuale fase.
(M.B.)

domenica 17 marzo 2013

Se il M5S si spacca le conseguenze le traggano Grillo e Casaleggio


di Fabrizio Tringali

Scrivevo lo scorso 26 febbraio, all'indomani delle elezioni politiche che hanno sancito la mancanza di una chiara maggioranza di centrosinistra al Senato: “cercheranno di imbarcare il M5S. Non tutto, ovviamente, ma proveranno a spaccarlo e a tirar dentro 20 senatori a sostegno di un governo pro-euro supino di fronte ai diktat di Bruxelles e Francoforte.

Detto e fatto. La votazione di ieri per la presidenza del Senato può essere il prologo alla formazione di un governo europeista ancora più distruttivo dell'esecutivo guidato da Monti.
Vediamo perché: per governare, il centrosinistra non ha problemi alla Camera, grazie alla colossale maggioranza regalatagli dalla legge elettorale “porcata”, ma non raggiunge la maggioranza al Senato. Per averla, occorrono circa 160 senatori, ma Bersani ne ha solo 123, ai quali può facilmente aggiungere i 19 della lista Monti, arrivando così a 142.
Ne mancano altri 15-20, appunto quelli cui facevamo riferimento nel nostro precedente articolo.
Questa era la situazione fino a ieri.

lunedì 17 dicembre 2012

La deriva del Movimento 5 Stelle

Siamo intervenuti più volte in passato (qui, qui, qui e qui) per discutere pregi e limiti del Movimento 5 Stelle. Abbiamo sempre detto che la mancanza di democrazia interna del Movimento ci sembrava un grave problema, che avrebbe potuto pregiudicarne le grandi potenzialità. Le ultime vicende, con l'espulsione dei “dissidenti” decisa da Grillo e il pedissequo allineamento su tali scelte di alcuni importanti esponenti del Movimento (qui e qui) ci sembra segnino un punto di non ritorno, sia nella sostanza sia nella forma. Della sostanza parleremo fra poco. Per quanto è della forma, fa sorridere sentire Grillo dire “abbiamo una battaglia, abbiamo una guerra” per giustificare l'espulsione dei dissidenti: è esattamente lo stesso argomento usato da tutti i gruppi di potere per giustificare il rifiuto della discussione, dai fascisti che intimavano “taci, il nemico ti ascolta!” ai comunisti che si rifiutavano di discutere dei crimini di Stalin “per non fare il gioco dei capitalisti”. Allo stesso modo, colpisce vedere gli esponenti del Movimento, nelle due interviste citate, rispondere alle accuse di scarsa democrazia interna affermando che anche gli altri partiti non sono granché democratici: ed è facile ribattere “ma voi non dovevate essere migliori degli altri? Non siete nati appunto per sostituire il sistema dei vecchi partiti con qualcosa di meglio?”

venerdì 7 settembre 2012

Movimento 5 Stelle - noi l'avevamo detto....

Ovviamente adesso tutti i media daranno addosso al M5S.
Cari militanti del M5S, adesso avete di fronte a voi due strade: o gridate al "complotto" contro di voi, come farebbe qualunque esponente del ceto politico, oppure riconoscete che le questioni che stanno emergendo, relative alla democrazia interna, sono reali e vanno affrontate fino in fondo.  Avviando la costruzione di un movimento realmente partecipazionista, senza capi né tutori.
Noi lo avevamo detto:
http://il-main-stream.blogspot.it/2012/05/movimento-5-stelle-casaleggio-vale-uno.html
http://il-main-stream.blogspot.it/2012/07/congetture-e-confutazioni3.html

venerdì 25 maggio 2012

Movimento 5 stelle. Casaleggio vale uno?

di Fabrizio Tringali

Il mainstream in questi giorni si sta occupando molto del Movimento 5 Stelle e della sua vittoria in una città importante come Parma.
Si legge un po' di tutto. Certamente sono in molti ad avere interesse a screditare il M5S, e a ingigantirne le debolezze e le contraddizioni. E questo si riflette non poco nel modo in cui le varie testate affrontano l'argomento.
Al netto di tutto ciò, non si può comunque omettere che ciò che sta accadendo sollevi questioni reali di grande importanza.
Nel nostro piccolo, lo avevamo anticipato. Basta leggere qui e qui.

Certe dinamiche sono assolutamente prevedibili, dato che si attivano inevitabilmente in qualsiasi gruppo politico che non implementi forme decisionali veramente partecipazioniste.
Senza una decisa correzione di rotta, non potremo che assistere alla morte del M5S, oppure alla sua veloce trasformazione in parte del medesimo ceto politico che gli aderenti al movimento vogliono giustamente combattere (questa degenerazione ha già colpito molte altre forze politiche che erano nate con idee genuinamente anti-oligarchiche ed alternative, perché esse non sono state capaci di dotarsi né di proposte politiche effettivamente alternative, né di meccanismi di funzionamento interno anti-oligarchici e partecipazionisti).


Sta agli aderenti al M5S aprire una discussione franca e trasparente sulle modalità decisionali interne al movimento e sul ruolo di Beppe Grillo, del suo staff e del suo blog.
Noi non possiamo che auspicare che lo facciano, dato che da sempre speriamo nella nascita di un soggetto politico unitario, capace di riunire tutti coloro che vogliono opporsi ai diktat europei, recuperare la sovranità popolare che è stata ceduta, e realizzare una democrazia partecipata libera dai vincoli del liberismo e dal dogma dell' aumento infinito di produzione di merci.

Di certo abbiamo bisogno anche del M5S.

domenica 29 aprile 2012

Sondaggio "Fuori dall'Euro", i SI al 57%

di Fabrizio Tringali


L'ultima puntata di Servizio Pubblico è stata dedicata al tema "Uscire dall'Euro?".
Il sondaggio effettuato durante la trasmissione ha visto la partecipazione di 270mila persone. I favorevoli all'abbandono della moneta unica sono stati il 57%.
Ennesima prova di quanto sosteniamo da mesi: si apre un enorme spazio politico a disposizione di quanti sapranno spiegare la follia della moneta unica e dell'appartenenza all'Unione Europea
Oggi purtroppo mancano forze politiche popolari che coprano questo vuoto, nel quale si infilano, come prevedibile, i dinosauri del ceto politico di destra e di sinistra.
Anche Beppe Grillo cavalca il malcontento verso l'Euro (destinato a crescere ancora di più), ma purtroppo in modo ancora ambiguo, cioè senza mettere in discussione l'appartenenza all'Unione Europea
La UE è nata solo ed esclusivamente per garantire la libera circolazione di merci e capitali, e di conseguenza per privare gli Stati membri della loro sovranità.
Il nuovo trattato "fiscal compact" non si applica solo ai 17 Stati appartenenti all'Euro, ma a tutti i Paesi UE che lo ratificheranno. I governi che l'hanno accolto sono 25 su 27 aderenti all'Unione Europea.
Proporre l'uscita dall'Euro e contemporaneamente la permanenza nella UE è un non-senso. 
Speriamo che a rendersene conto non sia solo l'ultradestra....


[Per ascoltare i risultati del sondaggio sull'Euro visionare da 1h19'18" a 1h19'28" ]

mercoledì 4 aprile 2012

Qualcosa si muove/2

Anche Beppe Grillo prende posizione contro l'euro (si veda il post del 2 aprile). E qualcun altro che ci
preoccupa leggermente di più rispetto a quelli di cui abbiamo già parlato: leggete qui.
(M.B.)