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venerdì 11 luglio 2014

domenica 2 marzo 2014

Alcuni riscontri

1) Ricordate quanto dicevamo in questo post? Passando oltre l'eccessiva semplificazione del "regalano soldi alle banche!!", descrivevamo l'operazione Imu-Bankitalia come un asuto stratagemma, ideato dal ceto politico e tecnocratico italiano, per rafforzare gli istituti di credito da cui dipende la sua sopravvivenza; ciò ovviamente in previsione dell'Unione Bancaria europea. Un trucco, dunque, per "schivare" le conseguenze della nuova normativa UE.
Questa lettura è confermata, ex post, da quanto accaduto pochi giorni fa: la Commissione Europea ha chiesto spiegazioni. Il fatto è ampiamente illustrato qui.
È facile fare una previsione, a questo punto: le istituzioni europee, pur avendo riconosciuto lo sgarbo, non prenderanno iniziative clamorose. Non si metteranno a contestare le scelte strategiche del nostro ceto politico. Cosa fatta capo ha
Com'è naturale, i 5 stelle gongolano: possono affermare di aver lottato per impedire che qualcosa di irregolare avvenisse. Ma stiano attenti a non gioire per la ragione sbagliata. L'istituto dell'aiuto di Stato, in sé, non ha nulla di vergognoso. Né è sbagliato cercare di prevenire la colonizzazione bancaria del nostro paese. 

 2) L'idea, espressa da Fabrizio Tringali, che Renzi non punti a durare fino al 2018, ma che voglia "cadere da eroe" portandosi alle elezioni anticipate da posizioni di forza, è condivisa anche da Aldo Giannuli. Non si tratta solo della generale pochezza delle figure dei ministri (tranne uno). Qui si parla di un disegno politico, intriso di cinismo, che mira a concentrare una quantità enorme di potere nelle mani di Matteo Renzi. Notate l'escalation descritta nella parte finale dell'articolo di Giannuli. Da brividi (C.M.)

domenica 28 aprile 2013

Inquietante

Ci sembra molto grave la vicenda della violazione della mail di alcuni parlamentare del M5S. E ancor più grave la sostanziale indifferenza delle istituzioni e la scarsa attenzione dei media. Ha ragione Grillo: fosse successa la stessa cosa a un Brunetta o a un Cicchitto (o a una Finocchiaro, aggiungiamo noi) le grida e le proteste avrebbero riempito i telegiornali. Facciamo solo due considerazioni: in primo luogo, il fatto che una cosa del genere non sia mai successa prima, nonostante il clima di accesa contrapposizione fra gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, è un altro indizio del fatto che tale contrapposizione era solo un'apparenza. La casta è sempre stata unita e coesa, e fra amici certi scherzi non si fanno. In secondo luogo, ed è solo l'altra faccia della medaglia, un simile fatto è indice di come il M5S sia esterno alla casta e sia percepito da essa come un pericolo. Non abbiamo ovviamente elementi per fare ipotesi sensate su esecutori e mandanti, ma davvero ci sembra difficile non pensare che qualcuno dall'interno di quel potere che i grillini vorrebbero attaccare abbia voluto mandare un segnale, un avvertimento affinché certe linee sensibili non siano toccate.

(M.B.)

PS Per un inquadramento generale della situazione politica attuale, nella quale si inserisce questo episodio inquietante, rimandiamo a questo intervento di Leonardo Mazzei.

lunedì 17 dicembre 2012

La deriva del Movimento 5 Stelle

Siamo intervenuti più volte in passato (qui, qui, qui e qui) per discutere pregi e limiti del Movimento 5 Stelle. Abbiamo sempre detto che la mancanza di democrazia interna del Movimento ci sembrava un grave problema, che avrebbe potuto pregiudicarne le grandi potenzialità. Le ultime vicende, con l'espulsione dei “dissidenti” decisa da Grillo e il pedissequo allineamento su tali scelte di alcuni importanti esponenti del Movimento (qui e qui) ci sembra segnino un punto di non ritorno, sia nella sostanza sia nella forma. Della sostanza parleremo fra poco. Per quanto è della forma, fa sorridere sentire Grillo dire “abbiamo una battaglia, abbiamo una guerra” per giustificare l'espulsione dei dissidenti: è esattamente lo stesso argomento usato da tutti i gruppi di potere per giustificare il rifiuto della discussione, dai fascisti che intimavano “taci, il nemico ti ascolta!” ai comunisti che si rifiutavano di discutere dei crimini di Stalin “per non fare il gioco dei capitalisti”. Allo stesso modo, colpisce vedere gli esponenti del Movimento, nelle due interviste citate, rispondere alle accuse di scarsa democrazia interna affermando che anche gli altri partiti non sono granché democratici: ed è facile ribattere “ma voi non dovevate essere migliori degli altri? Non siete nati appunto per sostituire il sistema dei vecchi partiti con qualcosa di meglio?”

mercoledì 12 dicembre 2012

Cinque stelle cadenti

Democrazia.

“Se c'è qualcuno che reputa che io non sia democratico (…) allora prende e va fuori dalle palle. Se ne va. Se ne va dal MoVimento. E se ne andrà dal MoVimento”. (Vedi qui)

Che è come dire “io non sono violento, e se c'è qualcuno che osa affermarlo, lo riempio di botte!”.


Coerenza.

11 Novembre 2012: "Io non caccio nessuno, ma Favia non ha più la mia fiducia."  (Vedi qui)

12 Dicembre 2012:   "A Federica Salsi e Giovanni Favia è ritirato l'utilizzo del logo del MoVimento 5 Stelle. Li prego di astenersi per il futuro a qualificare la loro azione politica con riferimento al M5S o alla mia figura"  (Vedi qui)

(M.B., F.T.)

venerdì 7 settembre 2012

Movimento 5 Stelle - noi l'avevamo detto....

Ovviamente adesso tutti i media daranno addosso al M5S.
Cari militanti del M5S, adesso avete di fronte a voi due strade: o gridate al "complotto" contro di voi, come farebbe qualunque esponente del ceto politico, oppure riconoscete che le questioni che stanno emergendo, relative alla democrazia interna, sono reali e vanno affrontate fino in fondo.  Avviando la costruzione di un movimento realmente partecipazionista, senza capi né tutori.
Noi lo avevamo detto:
http://il-main-stream.blogspot.it/2012/05/movimento-5-stelle-casaleggio-vale-uno.html
http://il-main-stream.blogspot.it/2012/07/congetture-e-confutazioni3.html

mercoledì 11 luglio 2012

Congetture e confutazioni/3

Il Movimento 5 stelle rappresenta, in questo momento, l'unica significativa novità nel quadro politico italiano.
Senza dubbio sia Beppe Grillo che il suo movimento hanno grandi meriti, e di fronte al disgustoso spettacolo offerto dal mondo della politica si può essere spinti a vedere il M5S come l'unica speranza a cui aggrapparsi, specie da parte di chi abbia capito come tutto l'arco delle forze politiche sia complice di uno spaventoso attacco ai diritti e ai livelli di vita della stragrande maggioranza della popolazione.
Proprio per questo è importante chiarire, subito, quali siano i pericoli cui il M5S va incontro, se non interviene un cambio radicale nella sua organizzazione interna.

venerdì 11 maggio 2012

Lettera aperta a Paolo Putti e al Movimento 5 Stelle

Genova, 11 Maggio 2012
Caro Paolo,
e cari amici del Movimento 5 Stelle di Genova,
vi scrivo per un semplice motivo: in questo momento voi avete l'occasione per aprire un vitale confronto su alcune importantissime questioni relative al M5S.
Le polemiche che hanno seguito il vostro bellissimo risultato elettorale, circa la presa di posizione di Beppe Grillo contro le apparizioni in TV, e più in generale sul suo ruolo all'interno del M5S, sono state certamente strumentalizzate ed ingigantite dai tanti che hanno interesse ad indebolirvi.
Tuttavia non bisogna negare che esse abbiano sollevato anche nodi politici reali, problemi che sono sentiti e condivisi da tante persone, sia all'interno che all'esterno del M5S, e che, se non affrontati possono portare all'azzeramento delle potenzialità del movimento.

La questione in fondo è semplice: chi decide nel M5S? Come si prendono le decisioni? Come fare in modo che davvero, sempre, “uno valga uno”?

Caro Paolo, per la stima che ho nei tuoi confronti, che so essere condivisa, ti esorto a prendere posizione pubblicamente su questi temi. 
Puoi farlo, se vuoi, nel nostro blog main-stream.it, con una lettera o un video, o come ti pare, e dove ti pare. Ma fallo.
Sarebbe davvero importante, ora che le urne sono chiuse, e si può discutere fuori dal clima elettorale, che tu, ed il gruppo genovese, diceste a Beppe Grillo, fraternamente, che le decisioni relative al M5S devono essere prese dal movimento stesso, e non da lui in solitudine o col suo staff. E che occorrono quindi meccanismi decisionali chiari, noti, trasparenti, accessibili, che consentano a tutti di prendere parte ai percorsi che portano ad assumere le decisioni più importanti.  Sia chiaro: non sto discutendo il merito delle indicazioni e delle decisioni prese da Grillo. Non importa se le si condivide o meno. Ciò che conta è che esse non sono state assunte con metodi partecipativi.

Caro Paolo, ora che il M5S si appresta, giustamente, a preparare la presentazione di liste per il Parlamento, ed a diventare quindi movimento nazionale, non più solo aggregato di realtà locali, diventa di estrema importanza che questa questione venga risolta. Se non ci si dota di una struttura partecipativa per assumere le decisioni politiche, queste saranno comunque prese da qualcuno. 
Qualcuno che certamente non varrà uno, e che potrà scegliere in modo arbitrario. Si formeranno linee decisionali non chiare, non trasparenti, e tali che sarà difficile, se non impossibile, metterle in discussione.
In queste gerarchie parallele, che si formano sempre quando si nega di avere dei capi, ma contemporaneamente non ci si dota di una struttura decisionale trasparente e partecipativa, hanno gioco facile gli arrivisti, i carrieristi che usano il movimento come trampolino di lancio per l'accesso ai posti di potere.
So che può sembrarti incredibile, ma in questo modo anche il M5S diventerà presto un partito come gli altri, se sopravviverà. Altrimenti si frantumerà a causa delle lotte interne e degli attacchi esterni (che non mancheranno).

Esiste però la possibilità di evitare questa triste fine, ma la strada passa per la trasformazione del M5S in movimento realmente partecipativo, dove davvero “ciascuno conta uno”. Tutti, nessuno escluso.
Beppe Grillo teme, a ragione, che il movimento ceda a personalismi e leaderismi. Ma se vuole davvero evitarli deve accantonare anche il suo personalismo e il suo leaderismo.

In un utilissimo testo, “Principi del governo rappresentativo”, il Professor Bernard Manin descrive le caratteristiche e le differenze fra la democrazia diretta e la rappresentanza politica.
E' una analisi illuminante, che mette in luce come le vere differenze fra forme di organizzazione partecipativa, e forme oligarchiche, non risiedono tanto nell'assenza/presenza di rappresentanti, quanto nel rapporto fra rappresentanti e rappresentati. La democrazia diretta non si realizza evitando di dotarsi di strutture e meccanismi decisionali. Al contrario, senza di queste essa non può concretizzarsi. Ma è necessario che tali strutture rispondano ai canoni della piena partecipazione democratica: rotazione delle cariche inderogabile, barriere al carrierismo, possibilità di revoca dell'incarico, assenza di status e privilegi, collegamenti orizzontali fra i gruppi locali, accesso agli organi di informazione, meccanismi decisionali chiari, trasparenti, noti e accessibili.
Non sono argomenti del tutto sconosciuti al M5S che giustamente indica dei Portavoce (non dei leader politici) a capo delle liste elettorali e limita il numero dei mandati istituzionali.
Ecco, queste modalità vanno applicate anche all'interno del movimento, sperimentando forme davvero nuove di organizzazione politica basata sul modello partecipativo.

Caro Paolo, e cari amici del M5S di Genova, siete di fronte ad un bivio: o minimizzate l'accaduto, dicendo, per esempio, che quelli di Grillo sono solo “consigli”, ben sapendo che non è così, e negando che il M5S sia di fronte a nodi politici che sarebbe davvero utile sciogliere, oppure potete cogliere sapientemente l'occasione, usando le polemiche degli ultimi giorni come spunto per aprire una discussione franca e fraterna, anche nei confronti di Beppe Grillo, che non può appropriarsi del M5S nonostante ne sia l'ispiratore, perché un movimento politico che vuole abbattere le oligarchie al potere non può avere né un proprietario, né un tutore, chiunque esso sia.
Deve appartenere a tutti i suoi membri, ed avere la capacità di mostrare, anche tramite il proprio funzionamento interno, che la democrazia partecipativa è davvero possibile e realizzabile.

Un abbraccio,
Fabrizio Tringali

mercoledì 9 maggio 2012