Qualche volta Beppe Grillo la dice veramente giusta. A Giorgio Napolitano, che pomposamente esterna contro la cosiddetta "antipolitica", Grillo ribatte "mentre la Repubblica affondava nel fango, lei dov'era?". E mi sembra un'ottima domanda, che prevedibilmente non riceverà risposta.
(M.B.)
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giovedì 11 dicembre 2014
domenica 1 giugno 2014
Il problema è Napolitano, o è la Costituzione?
A partire dal fatidico 11 novembre 2011
Giorgio Napolitano è stato sovente accusato di sovversivismo
costituzionale; egli avrebbe modificato la costituzione materiale del
paese in maniera illegittima.
-Modificato la costituzione materiale, in quanto avrebbe concentrato nelle proprie mani una quantità di potere del tutto esorbitante rispetta a quella riconosciutagli dalla Carta, e comunque in netto contrasto con la prassi consolidata, arrivando addirittura a modificare la forma di governo;
-in maniera illegittima, in quanto per cambiare la costituzione materiale avrebbe posto in atto patenti violazioni della costituzione formale, venendo meno ad obblighi o non rispettando divieti.
Tali accuse non sono certo piovute da parte dei media mainstream né da parte delle fazioni del ceto politico, di cui Napolitano è sempre più apparso, in questi anni, il dominus incontrastato; sono provenute dal mondo anti-sistema italiano, che in questo momento ha la sua rappresentanza politico-elettorale prevalente nel Movimento 5 Stelle. Proprio quest'ultimo soggetto politico si è fatto promotore dell'iniziativa di messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica, mostrando una notevole coerenza tra parole e fatti concreti.
-Modificato la costituzione materiale, in quanto avrebbe concentrato nelle proprie mani una quantità di potere del tutto esorbitante rispetta a quella riconosciutagli dalla Carta, e comunque in netto contrasto con la prassi consolidata, arrivando addirittura a modificare la forma di governo;
-in maniera illegittima, in quanto per cambiare la costituzione materiale avrebbe posto in atto patenti violazioni della costituzione formale, venendo meno ad obblighi o non rispettando divieti.
Tali accuse non sono certo piovute da parte dei media mainstream né da parte delle fazioni del ceto politico, di cui Napolitano è sempre più apparso, in questi anni, il dominus incontrastato; sono provenute dal mondo anti-sistema italiano, che in questo momento ha la sua rappresentanza politico-elettorale prevalente nel Movimento 5 Stelle. Proprio quest'ultimo soggetto politico si è fatto promotore dell'iniziativa di messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica, mostrando una notevole coerenza tra parole e fatti concreti.
Tuttavia, non paiono condivisibili
gran parte delle argomentazioni addotte in sostegno della tesi in
esame. In particolare, l'ipotesi di violazione di norme
costituzionali da parte di Napolitano non sembra reggere a fronte di
una semplice verifica del dato testuale della Carta.
Intendiamoci: Napolitano ha commesso
atti gravissimi sotto il profilo politico e istituzionale.
L'operazione Monti, dal punto di vista sociale, si è concretizzata
in un autentico supplizio economico per i ceti subalterni di
questo paese; il conflitto di attribuzioni sollevato nei confronti
della Procura di Palermo ha prodotto una situazione senza precedenti
di tensione istituzionale, che ha visto la Consulta costretta a
scegliere tra il dare torto al Presidente della Repubblica oppure al
Codice di Procedura Penale, gettando inoltre un'ombra nerissima sul
possibile ruolo dello stesso Napolitano nella vicenda della
“trattativa Stato-Mafia”.
Quando però si accusa qualcuno di aver
trasgredito ad una legge, non bastano le ragioni di opportunità
politica a fondare un tale giudizio; è necessaria individuare quali
norme, nello specifico, sarebbero state violate. È vero che
Napolitano ha, di fatto, mutato la forma di governo della Repubblica,
rompendo consuetudini di decennale stratificazione; ma nel farlo si è
servito di tutte e sole le disposizioni costituzionali che
disciplinano le prerogative del Presidente della Repubblica: e se non
si dimostra il mancato rispetto di quelle disposizioni non può aver
seguito l'accusa di aver attentato alla Costituzione.
È necessario distinguere tra TEORIA e
IDEOLOGIA della funzione presidenziale. La teoria è la catalogazione
dei poteri del Presidente come desunti dalla lettura della Carta;
l'ideologia è l'insieme delle posizioni dottrinali che gli studiosi
del diritto costituzionale hanno per generazioni coltivato,
costruendo una figura ideale di Presidente alla luce della quale
interpretare le disposizioni costituzionali. Notate bene: la teoria
segue logicamente l'analisi delle norme, l'ideologia la precede.
mercoledì 18 dicembre 2013
Sergio Stalin
I fatti sono ben riassunti qui. Le vignette satiriche dovrebbero divertire e far riflettere, e spesso ci riescono, quando sono concepite con intelligenza e al fine di schernire un potente, ridicolizzare un pregiudizio, attaccare un dogma e gridare che il Re è nudo. Quando invece sono fatte per esaltare un sopruso e una prepotenza, oltraggiandone le vittime, producono soltanto disgusto.
E un po' dispiace di dover affiancare, per amor di battuta, il nome di un personaggio sì controverso e terribile, ma di di prima grandezza storica, a quello di un piccolo imbrattacarte di partito, il cui unico fine (da anni) è ricordare ai sempre meno numerosi militonti che la Linea è Giusta, e che i Capi hanno Ragione.
A ben guardare però la battuta ha una sua dignità "filologica": in effetti queste sono pure manifestazioni di stalinismo. Stalinismo in sedicesimo, certo, molto meno tragico e assai più grottesco dell'originale, ma pur sempre stalinismo; e tale è sempre stata l'ideologia di fondo del nostro Presidente della Repubblica (mai dimenticare che in Ungheria l'URSS portava la pace).
Quanto all'attuale ideologia del giornalista Eugenio Scalfari, confessiamo la nostra incertezza. Sarebbe troppo facile dedurla dai trascorsi giovanili del nostro (che risalgono a quando il padre della Spinelli marciva al confine, guarda che caso). Quel che è sicuro è che le frasi
Sono intrise di una tale indecente volgarità, oltre alla carica intimidatoria, da far impallidire qualsiasi cosa abbia mai detto e fatto Silvio Berlusconi. (C.M.)
Ti assicuro che da questo momento in poi cancello dalla mia memoria quanto ho ora ricordato. Voglio solo pensare il meglio di te a cominciare dal fatto che sei la figlia di Altiero Spinelli. Ricordalo sempre anche tu e sarà il tuo maggior bene
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