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sabato 1 giugno 2013
Un accordo storico? Una storica disgrazia
Si parla di accordo storico. La Confindustria e la Triplice sindacale hanno operato una sensibile riforma del diritto del lavoro in Italia, in attesa che i partiti che di queste forze sono la rappresentazione politica (Pd e PdL) operino una sensibile riforma della Costituzione. In un caso come nell'altro si sono fatte le larghe intese. L'accordo appare davvero come il sigillo di un'allenza sindacati maggiori-industriali che ha come obiettivo eliminare la possibilità che i lavoratori si organizzino autonomamente contro le misure per rendere "competitiva" l'impresa italiana. In quanto tale è segno di un nuovo "autoritarismo sindacale" dei confederali contro chiunque esprima dissenso (e ne avevamo già avuto inquietanti avvisaglie).
In particolare, i sindacati minori e più radicali vengono di fatto taglliati fuori. E tutto questo, purtroppo, con il pieno assenso della FIOM.
A livello delle parti sociali dunque l'impianto dell'euro ha già vinto. Il valore fondamentale è la concorrenza: tra i lavoratori tra loro, tra le imprese, tra gli Stati.
Chiunque abbia intenzione di provare a ricostruire quanto è andato distrutto in questi anni deve sapere che troverà, come primi avversari, i sindacati maggiori. (C.M.)
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lunedì 26 marzo 2012
La baby-sitter dell'INPS
di Fabrizio Tringali
Alcune di esse vengono spacciate come provvedimenti "a favore delle donne" e indirizzate a "conciliare vita familiare e lavoro".
Una delle proposte del governo, rispetto alla quale nessun sindacato ha finora opposto rifiuto, mostra come le proposte presentate come favorevoli ai lavoratori siano in realtà non solo del tutto funzionali alle esigenze delle imprese, ma addirittura capaci di risvolti agghiaccianti per la vita delle lavoratrici e dei lavoratori. Eccola qua: "voucher per servizi di baby-sitting".
In base a questa norma, i genitori lavoratori possono decidere di non usufruire della maternità/paternità facoltativa, che consente di avere a disposizione 10 mesi per stare insieme al neonato, ed in cambio ottenere dei voucher con cui pagare servizi di baby-sitting erogati dall'INPS.
Non vi è dubbio sul fatto che l'istituto della maternità/paternità facoltativa presenti problemi: infatti coloro che ne usufruiscono, percepiscono dall'INPS solo il 30% del loro stipendio (e solo fino al compimento del terzo anno del figlio, dopo non percepiscono più nulla).
Con la proposta del governo, però, non si favorisce un accoglimento più umano del nuovo nascituro (cosa che si sarebbe potuta ottenere alzando la soglia di stipendio versato dall'INPS almeno al 50%), bensì si incentiva solo ed esclusivamente il rientro al lavoro del genitore lavoratore una volta terminato il periodo di assenza per maternità obbligatoria (3 mesi dopo la nascita), nonostante sia chiaro a chiunque che 3 mesi di vita sono un'età troppo precoce perché il bimbo non veda più i genitori, per tutto il giorno, e resti con una persona estranea.
Ma come possono le organizzazioni che dovrebbero rappresentare le lavoratrici ed i lavoratori, accettare una norma del genere? Si tratta chiaramente di un provvedimento favorevole alle aziende, che ottengono il rientro al lavoro del genitore, e scaricano i costi sul settore pubblico. I lavoratori invece, ottengono di essere privati della possibilità di poter restare, almeno un po', con i proprio figli.
Questa è la classica elemosina vergognosa e disumana destinata a chi non è ricco.
Chi non sarà abbastanza "ricco" da potersi almeno permettere di percepire, per diversi mesi, solo il 30% dello stipendio, sarà costretto a far crescere i figli neonati dalla baby-sitter dell'INPS.
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