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domenica 23 febbraio 2014

Un dibattito allo Zenzero

Lo Zenzero è un circolo ARCI di Genova (via G.Torti 35). Martedì prossimo (25-2), alle ore 18, discuterò di "Euro sì o euro no?" con Marco Bertorello. Tutti gli interessati sono invitati a partecipare.
(M.B.)

lunedì 3 giugno 2013

Una proposta pratica per andare oltre l'euro


 di Claudio Martini

Questo è un breve saggio di due deputati al Bundestag tedesco, una del gruppo dei Verdi e uno del gruppo della Linke. È vecchio di più di due anni: questo blog non esisteva ancora, e nemmeno quello di Alberto Bagnai. Non sembra che abbia riscosso grandi risultati, e nemmeno grande attenzione. Tuttavia lo ritengo un'utilissima base di discussione di quello che potrebbe essere una seria proposta politica, ed è per questo che l'ho tradotto e ve lo presento (qui la versione originale)

Il maggior pregio del saggio è che presenta un'alternativa sia al mantenimento del disastroso status quo sia al semplice ritorno alla situazione pre-euro. È infatti evidente che il progetto tedesco di dominio economico dell'Europa costituisce una seria minaccia ai nostri diritti e al nostro benessere, con risvolti che potrebbero essere ancora più catastrofici: una delle suggestioni più interessanti del saggio è quella secondo la quale un'Europa tedesca, e cioè un'Europa che accumula stabilmente surplus commerciali con il resto del mondo, non fa altro che scaricare i suoi problemi sui Paesi extra-europei; con in più la considerazione che questo atteggiamento mercantilista, applicato su tutta Europa, innesca inevitabilmente ritorsioni a livello internazionale, ponendo le basi di una nuova, pericolosa guerra commerciale a livello globale.

Ma è altrettanto evidente (almeno per chi scrive) che la proposta del ritorno alle valute nazionali è ormai patrimonio esclusivo delle forze nazionaliste europee, da Farage a Le Pen. Ciò non significa che la proposta sia un errore in sé, ma che bisogna ammettere che i tentativi di farne un programma per le forze democratiche dei Paesi europei è ormai del tutto fallito. E così l'Unione Europea, che doveva aprire la strada ad un nuovo nazionalismo pan-europeo, è divenuta l'incubatrice per la rinascita dei vecchi nazionalismi “nazionali”: saranno questi ultimi, quando e se cadrà l'euro, a gestire il processo di ritorno alle valute nazionali. Con tutte le inquietanti conseguenze del caso.

L'idea fondamentale del saggio è che non si debba passare da una competizione a cambi fissi (cioè al sistema dell'euro) ad una competizione a cambi flessibili (cioè al semplice ritorno alle valute nazionali), ma approdare finalmente ad un ordinamento cooperativo e non competitivo in Europa. Per far questo gli autori si richiamano a quello che è stato l'esito geniale della speculazione intellettuale di John Maynard Keynes, ovvero alla proposta di istituire una International Clearing Union (ICU), una camera di compensazione degli squilibri delle partite correnti dei singoli Paesi. Come è noto l'impianto complessivo della proposta di Keynes di un ordine economico del mondo uscito dalla Seconda Guerra è stato accettato solo in parte a Bretton Woods, ed è poi stato smantellato progressivamente negli anni. Ora ci troviamo sotto il regime del dollaro, ed è questa la principale ragione alla base delle crisi finanziarie che funestano l'economia mondiale (l'ultima nel 2008; la prossima tra pochi anni). Perciò l'idea dell'ICU rappresenta ancora oggi la vera alternativa ad un sistema monetario basato sul predominio di una singola potenza, e perciò stesso intrinsecamente instabile e pernicioso.

Calandoci nel contesto europeo, noi troviamo che se alla base del progetto dell'UE c'è l'idea che la competizione mercantilistica vada promossa, ma vada anche regolata in modo che non degeneri in conflitti armati (come era avvenuto negli anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale), caposaldo della proposta keynesiana è che le nazioni devono essere libere di perseguire la politica economica che vogliono all'interno dei propri confini, ma che questo è possibile solo in un quadro di cooperazione e di regole condivise. Le nazioni perciò conservano le leve della politica fiscale e della politica monetaria, e possono utilizzarle per raggiungere la piena occupazione e lo sviluppo della società; ma se qualche Paese tenta di aggredire gli altri dal punto di vista commerciale scatta un meccanismo riequilibratore il quale, mediante sanzioni* di varia natura, riporta la situazione alla normalità. Per fare ciò la possibilità delle monete di apprezzarsi/deprezzarsi nei mercati internazionali è ridotta (ma non eliminata), ma in compenso è fortemente limitata la capacità da parte dei capitali di muoversi da un Paese all'altro, costringendo tutti ad una “asta al ribasso” per attirarli.

Il sistema di Keynes, eliminando la competizione, apre per tutti i paesi la Via per la Prosperità (non a caso è questo il titolo di un'opera dell'economista britannico). L'ottima intuizione dei due deputati tedeschi consiste nel sostituire l'euro con un sistema che, nella sostanza, ricalca l'ICU: da qui il nome European Clearing Union scelto per la loro proposta.

In realtà, gli autori del saggio non invocano il ritorno alle valute nazionali, pur ancorate ad una valuta sovra-nazionale (un Bancor europeo), e nemmeno intendono incidere sugli attuali Trattati UE: tutte cose, a parere di chi scrive, assolutamente indispensabili. Ma il valore dell'intuizione rimane. Vorrei dunque che si sviluppasse un dibattito che prendesse spunto da queste suggestioni, vuoi aderendo interamente alla proposta dei due autori vuoi propendendo per l'applicazione, sic et simpliciter, dello schema keyenesiano all'attuale eurozona. Quest'ultima idea avrebbe il vantaggio di sgombrare il campo dalla preoccupazioni, instillate ad arte fra i cittadini dai maestri della persuasione occulta, legate alla dissoluzione dell'euro, e rappresenterebbe una proposta costruttiva e “positiva” invece che semplicemente “negativa”, come putroppo appare l'idea di uscire dall'euro. Inoltre sul piano pratico questa proposta garantirebbe un ordinamento macro-economico idoneo, forse più che il semplice ritorno ai cambi flessibili, a favorire l'adozione di misure per l'espansione dei redditi e delle opportunità dei ceti subalterni, e persino di misure “decresciste”; infine rappresenterebbe, se implementato, un paradigma per il mondo intero. Un ECU al posto dell'euro spianerebbe la strada ad un ICU al posto del dollaro.

Naturalmente può darsi che questa via sia impercorribile per insuperabili ragioni tecniche; per questo sarebbero particolarmente gradite le recezioni critiche da parte dei nostri amici economisti. Con l'accorgimento che le obiezioni tecniche non devono esaurire il dibattito sulla sostanza e sul senso dell'intera operazione, che dovrebbe meritare una discussione a parte.


Vi auguro quindi buona e proficua lettura, con due avvertenze:

  • il “succo” della trattazione è concentrato nella parte prima, nell'inizio della seconda e nella terza, anche se ciò non vuol dire che leggere le altre parti sia una perdita di tempo;
  • ho operato vari tagli nella parte quarta, perché riguardavano solamente la Germania e non aggiungevano granché al merito della proposta.




*intendiamoci sul significato di “sanzioni”: per Keynes chi adotta un atteggiamento aggressivo e non cooperativo, come la Germania di oggi, deve essere in primo luogo “condannato” a diminuire la propria disoccupazione, ad aumentare la spesa pubblica, a incrementare i salari; chi direbbe che queste sono “sanzioni”?

martedì 24 luglio 2012

Euro e Mercato Unico: il dibattito


L'economista Emiliano Brancaccio ha scritto un interessante articolo in cui tratta i temi dell'Euro, della UE e dell'atteggiamento degli "intellettuali di sinistra" rispetto alla crisi di queste due istituzioni. Alberto Bagnai lo ha ripreso sul suo blog e discusso con molto impegno (e molta brillantezza, come al suo solito). Rimandiamo i nostri lettori al suo efficace intervento, che chiarisce diversi punti della discussione. Noi aggiungiamo a quanto scrive Alberto una breve riflessione su un'ottima intuizione espressa da Brancaccio: la principale minaccia alle sorti dell'economia nazionale è rappresentata dalla presenza, sancita dai Trattati, del Mercato Unico Europeo.

 Questo punto è spesso lasciato ai margini nelle analisi che criticano l'euro e le politiche di austerità: emergono sempre più spesso, oramai, le contraddizioni della moneta unica e le inevitabili, prevedibili e terribili conseguenze della sua adozione per i Paesi mediterranei, ma altrettanto spesso manca, in queste analisi critiche, la capacità di cogliere il nesso fra l'euro, l'austerità ed il resto della struttura dell'Unione Europea, la cui colonna portante è il Mercato Unico. Alla base di questo pilastro della costruzione europea stanno le cosiddette "Quattro Libertà Fondamentali": libera circolazione dei capitali, delle merci, dei servizi e delle persone (cioè dei lavoratori). In seguito, su questo blog, ci dedicheremo all'analisi del dettaglio delle norme che fondano questo stato di cose, ma già da subito possiamo affermare che l'ordinamento sovranazionale UE è improntato al più rigoroso liberoscambismo, e come tale rappresenta un ostacolo a qualsiasi tentativo di costruire un sistema economico che non produca bolle speculative, diseguaglianze, spinte al ribasso delle condizioni di vita e di lavoro, crisi e recessioni (basta pensare agli effetti nefasti della mobilità internazionale dei capitali).

 Il contributo di Brancaccio è quindi prezioso, perché ci richiama a considerare l'importanza di un "meccanismo perverso", concepito su misura dei Paesi maggiormente competitivi, e di cui l'euro rappresenta l'elemento più importante (per i Paesi che lo hanno adottato), ma non l'unico. Il limite dell'analisi di Brancaccio ci sembra speculare a quello che egli critica nei "fautori di un’uscita dall’euro in condizioni di libera circolazione dei capitali e delle merci", come li chiama: egli sembra cioè mettere la sordina alla critica all'euro per dare risalto a quella contro il Mercato Unico. Mentre occorre mettere a fuoco che l'Unione Europea è un sistema integrato, le cui parti formano un insieme del tutto coerente, che ha come finalità la difesa intransigente degli interessi del ceto economico-finanziario che l'ha costruita e modellata in base ai propri scopi, e che ne tira le redini. E che mira, attualmente con ottime probabilità di successo, alla progressiva eliminazione dei diritti sociali, civili e politici dei cittadini europei. 

E' tempo che sorga, in Italia come in altri Paesi, un movimento d'opinione che non si limiti a criticare questo o quell'aspetto del sistema-UE, ma che li consideri tutti nella loro importanza: dal libero scambio alla BCE, dalla valuta unica al ruolo della Commissione. Ci auguriamo che personalità come Emiliano Brancaccio possano contribuire alla nascita di un simile movimento.
                                                              
                                                         main-stream.it

AGGIORNAMENTO: ulteriori interventi di Emiliano Brancaccio: