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mercoledì 13 novembre 2013

L'idea della moneta comune fa proseliti/5

Enrico Grazzini, autore certo non nuovo a sortite anti-euro, scritte in uno stile tale da ingenerare il sospetto che tra le sue lettura più assidue vi sia proprio questo blog, sposa l'idea della moneta comune. Lo fa su Micromega, organo della sinistra liberal e da sempre ferreamente anti-berlusconiana. Fatti come questi dimostrano il potere  di "penetrazione" nel campo dell'opinione di sinistra di cui è dotata la proposta della moneta comune. Sarebbe il caso di rifletterci. Ricordate il sondaggio di Scenari Economici? Quello che mostra come il consenso all'Euro si aggiri tra l'80 e il 90% dell'elettorato di sinistra? Ebbene, bisognerebbe interrogarsi sulle modalità pratiche di sfaldamento di un consenso apparentemente inscalfibile. La proposta della moneta comune è in grado di "fare breccia" in quell'ambiente, portando su posizioni razionali e condivisibili gran parte di quelli che non si decidono ad aprire gli occhi sulla situazione attuale, e che tuttavia votano. Pensiamoci. (C.M.)

giovedì 7 novembre 2013

L'Euro potrebbe tenere

Sul sito Scenari Economici, dove già era apparso questo importante sondaggio*, sono stati pubblicati i risultati di un'interessantissima simulazione, avente ad oggetto gli effetti, sui principali indicatori economici degli Stati dell'Euro, della rottura, o del mantenimento, della moneta unica. Ciò che rende davvero intrigante questo studio è che non ci si limita a prendere in considerazione l'alternativa secca Euro sì-Euro no, ma si compie una previsione relativamente ad un terzo scenario: quello del mantenimento dell'Euro, nel quadro di un'espansione dei redditi dei paesi Core (i paesi del Centro, cioè Germania e satelliti vari). Sappiamo, o dovremmo sapere, che la crisi dell'Euro è dovuta in primo luogo agli squilibri delle partite correnti tra gli Stati membri, e l'austerità non è che un modo di correggere questi squilibri, ponendo l'intero costo dell'operazione a carico del debitore. Se la Germania facesse crescere i salari e le pensioni, prestasse meno attenzione ai vincoli di bilancio pubblico, e in generale facesse crescere il potere d'acquisto dei suoi cittadini, a parziale detrimento della competitività delle sue imprese, ciò significherebbe che anche il paese creditore per eccellenza si sta facendo carico dei costi del riequilibrio. In fondo, il meccanismo della Moneta Comune non fa che istituzionalizzare un'analoga dinamica "simmetrica" di riequilibrio.

Insomma, se la Germania compisse questa benedetta operazione, che effetto ne scaturirebbe sugli indicatori economici dei principali Stati europei? Ecco qua.

Mentre tenendosi l'Euro la disoccupazione rimarrebbe un problema per gli Stati del Sud (diminuirebbe lentamente, rimarrebbe stabile, in Italia addirittura crescerebbe), e in Germania continuerebbe a rimanere molto bassa, con la fine dell'Euro in Germania la disoccupazione raddoppierebbe; parallelamente, i dati del Sud conoscerebbero un netto miglioramento. Il "terzo scenario" di cui sopra terrebbe bassa la disoccupazione tedesca, ma non a scapito di quella del Sud.



venerdì 20 settembre 2013

L'idea della moneta comune fa proseliti/4: Ancora Sapir

Abbiamo già visto come Jacques Sapir, in un articolo del 2010, sposava l'idea della moneta comune. Si poteva pensare che con gli anni avesse cambiato idea. Invece rilancia:
Questa idea attira un certo numero di uomini (e donne) della politica . Ed è tutt'altro che assurda , anzi. In effetti, una moneta comune avrebbe dovuto essere adottata sin dal principio.
Attendiamo che le parole di Sapir vengano definite vigliacce, codarde, probabilmente prive di significato, volte alla conservazione dell'euro, strumentali al dominio della Francia...

Sciocchezze a parte, notiamo che la trattazione di Sapir difetta di un elemento: i meccanismi di compensazione tra le partite correnti che rendono la moneta comune un vero sistema monetario cooperativo e non competitivo. Tale difetto è ampiamente "risarcito" dall'inserimento del discorso in una prospettiva internazionale:
Questo darebbe all'Europa sia la flessibilità interna di cui ha bisogno e sia la stabilità nei confronti del resto del mondo. Un "paniere di valute" essendo intrinsecamente più stabile di una moneta unica, la moneta comune potrebbe diventare un potente strumento di riserva, corrispondentemente ai desideri dei paesi emergenti BRICS .

Lo scioglimento dell'Euro, in queste condizioni , non segnerebbe la fine dell'Europa, come si pretende, ma al contrario la sua rimonta nell'economia globale, e per di più una rimonta da cui potrebbero trarre beneficio in maniera massiccia, sia per la crescita che la nascita nel tempo di uno strumento di riserva, i paesi in via di sviluppo dell'Asia e dell'Africa .

Oggi l'eurozona dominata dal mercantilismo tedesco mostra un profilo aggressivo rispetto al resto del mondo, che mette in crisi le economie extraeuropee, come illustra questo eccellente articolo. Un Europa che supera l'euro, e che magari abbraccia la moneta comune, diventerebbe un amico e alleato delle economie emergenti.

Infine, c'è da considerare che, come nota Sapir, un po' di stabilità della valuta non fa male, e la moneta comune consentirebbe di coniugare quella stabilità con la sovranità economica degli Stati europei e il benessere delle loro classi lavoratrici. Su come si intrecciano i temi del mercantilismo europeo e i problemi derivanti dalla mancanza di stabilità valutaria consiglio quest'ottima lettura. (C.M.)

martedì 3 settembre 2013

L'idea della moneta comune fa proseliti/3: Sapir e Streeck

Un nostro lettore ci ha segnalato un intervento di Alain De Benoist, noto (e discusso) intellettuale francese, con cui critica la moneta unica e sposa la tesi della moneta comune. Il testo risale all'ottobre del 2011, e fa propria la proposta di moneta comune contenuta in un articolo uscito su Le Figaro poche settimane prima, a firma di Jacques Sapir, Philippe Villon, e Gerard Lafay. Quest'ultimo va più nel dettaglio della proposta in questa intervista.
Nel suo intervento De Benoist chiarisce che un concetto di "condivisione" della moneta differisce grandemente dall'idea di un "governo economico" dell'eurozona, variamente riconducibile al "PiùEuropa"; ha cura inoltre di sottolineare come il semplice ritorno alle valute nazionali non risolverebbe i problemi strutturali della nostra società, non rappresentando, di per sé, una rottura con le logiche del Capitale (anche qui citando un testo di Sapir, La fin de l’euro-libéralisme, pubblicato a Parigi nel 2010).

Spostiamo ora la nostra attenzione al di là del Reno, aprendo l'interessantissimo Tempo guadagnato di Wolfgang Streeck. Tra i mille spunti che il volume ci offre troviamo la proposta della moneta comune. Nel paragrafo Per una Bretton Woods europea (pp. 213-215), dopo aver descritto per sommi capi i vantaggi del sistema monetario internazionale in vigore dal 1944 al 1973, il sociologo tedesco afferma:

Le energie dei migliori economisti andrebbero spese per risolvere la seguente questione: quale aspetto dovrebbe assumere in europa un appropriato sistema di cambio valutario, al contempo solido e flessibile, che possa prende il posto dell'attuale Unione Monetaria? (...) [un simile sistema] dovrebbe prevedere un'adesione leggera da parte delle monete nazionali, così da garantire attraverso la sovranità nazionale la democrazia degli stati membri e le opportunità di uno sviluppo democratico, invece di una moneta unica che vale per tutti. L'euro non dovrebbe essere abolito, ma potrebbe continuare ad esistere ancorato a valute nazionali come moneta artificiale di riferimento, quale era stata proposta da Keynes con il nome di Bancor, ma che alla fine gli USA non hanno voluto accettare dal momento che assegnavano tale funzione al dollaro.

Pur con qualche sfumatura diversa, è il progetto dell'ECU. (C.M.)

Addendum: non che sia così importante, ma ci è arrivato anche Alfonso Gianni.

martedì 27 agosto 2013

Ancora su Lordon

Vi ricordate dell'intervento del sociologo Lordon? Abbiamo scoperto che quella che abbiamo pubblicato non era la versione integrale. Versione integrale che si può leggere qui. Le parti di cui quanto abbiamo pubblicato risultava monco sono concentrate sopratutto nella seconda metà del testo. Il riferimento alla Clearing Union di Keynes si fa più esplicito, e in generale la riflessione appare più completa e persuasiva. Buona lettura.

lunedì 26 agosto 2013

L'idea della moneta comune fa proseliti/2

Anche Keynes blog aderisce alla proposta della moneta comune per sostituire la moneta unica. Lo fa con un post interessante, che si chiude in questa maniera:

Se il partito del socialismo europeo e le sinistre ponessero questa proposta al centro della campagna elettorale per le elezioni europee del 2014, probabilmente eviterebbero la crescita dei consensi alle forze anti-europeiste e populiste. Ma, lo diciamo sinceramente, ci sono ben poche speranze che ciò accada, con conseguenze oggi difficilmente valutabili.

Se la sinistra fosse un luogo dove è possibile fare politica oggi, le speranze non sarebbero poche. Noi sappiamo però che la sinistra è il luogo dove non si capisce nulla. Inutile sperare che le sinistre partitiche si facciano carico di questa proposta, dunque. Forse creare un coordinamento di cittadini e di intellettuali a livello europeo sarebbe la cosa migliore. (C.M.)

martedì 13 agosto 2013

L'idea della moneta comune fa proseliti

L'idea di sostituire alla valuta unica di stampo Hayekiano una valuta comune di stampo Keynesiano continua a fare proseliti. Ecco un intervento del sociologo Frederic Lordon, apparso sul Le Monde Diplomatique, che perora tale soluzione. Oltre alla proposta, interessante è l'analisi delle deficienze delle sinistre europee, così come il ragionamento (familiare agli utenti del blog) per cui spostare il conflitto a livello sovranazionale significa regalare un immenso vantaggio strategico alle forze del capitale. Segue il testo. Solo una breve notazione. Su questo sito la proposta di Lordon viene derubricata, né più né meno, all'idea di resuscitare lo SME. Sembra tuttavia dubbio che queste siano le intenzioni del sociologo. Quel che è certo è che il meccanismo del fu SME non ha nulla a che fare con la moneta comune proposta qui, ad esempio. I due punti cardine del nuovo sistema monetario dovrebbero essere il controllo (se non il blocco) dei movimenti di capitale e soprattutto l'istituzione di una camera di compensazione degli scambi commerciali intra-europei, che costringa in paesi in surplus ad adottare politiche fiscali espansive (proposta che, a ben guardare, non ha nulla di nuovo)
 Non facciamoci ingannare dalle formule, dunque. Non si tratta di approdare ad una versione soft dell'euro, ma di costruire un sistema monetario alternativo e, sotto certi aspetti, concretamente rivoluzionario. (C.M.)

Una moneta comune per uscire dall'euro

Già oggi in Europa le stesse banconote non hanno più lo stesso valore che hanno in Grecia o in Germania. È cominciata forse l’esplosione della moneta unica? Di fronte a uno scenario di caos è possibile costruire un’uscita dall’euro concertata e ben organizzata.