domenica 11 novembre 2012

Parliament addicted

Per capire “a che punto è la notte”, vale la pena di leggere questa intervista a Diliberto.
E' notevole il passaggio nel quale Diliberto spiega che “solo una cosa c’è in ballo: se non torniamo in parlamento, altri cinque anni così, consegnano i comunisti all’inesistenza”. Per cui a qualunque costo e in qualsiasi modo, loro devono tornare in Parlamento. Non ne possono fare a meno. Senza una poltrona parlamentare vanno in crisi di astinenza. Comunisti parlamentodipendenti. Parliament addicted, si potrebbe dire in questi tempi di imperante anglofilia.
Lo ammetto, prendersela con i Comunisti Italiani può apparire manifestazione di scarsa pietas.
Per cui non voglio usare toni indignati od offensivi. Ormai comincio ad “avere un'età”, come si suol dire, e non ho riserve infinite di indignazione. Tutta quella che potevo impiegare nei confronti di Diliberto e soci l'ho consumata al tempo della guerra di aggressione alla Jugoslavia, quando, lo ammetto, ho perso un po' del mio aplomb di fronte allo spettacolo surreale di un Partito Comunista che partecipa ad un'aggressione imperialistica dichiarandosi ovviamente ora e sempre antimperialista, di militanti che agitano bandiere rosse e pugni chiusi contro le guerre della NATO mentre i loro dirigenti partecipano ad un governo che fa la guerra della NATO, di politici e intellettuali che si producono in capriole dialettiche mentre le bombe esplodono su Belgrado.
Cerco quindi di esprimere nella maniera più fredda possibile un giudizio politico sulla scelta del PdCI di cercare un'alleanza col PD.

giovedì 8 novembre 2012

C'era una volta il pensiero critico

Per proseguire la nostra indagine sul mondo intellettuale, può risultare interessante la lettura di questo articolo di Mario Tronti, dall'Unità del 24 ottobre.
Tronti discute delle primarie del PD, in particolare della contrapposizione Bersani-Renzi, e si schiera decisamente a favore del primo.
Come possono intuire i lettori del nostro blog, questo tema non ci appassiona, e non è nostra intenzione intervenire nelle lotte di potere interne al PD. Ciò che ci interessa, invece, è riflettere sulla natura del ceto intellettuale dei giorni nostri.

mercoledì 7 novembre 2012

E' arrivato il tramonto dell'euro

No, non è ancora la fine della moneta unica. E' il titolo dell'ultima fatica di Alberto Bagnai, che finalmente oggi esce in libreria.
Siamo tra coloro che da tempo chiedevano ad Alberto lo sforzo di proporre le sue riflessioni in un testo organico e siamo davvero molto felici che questo libro veda la luce. Sappiamo che potrà illuminare molto del buio di ignoranza (e di falsità ideologiche) che circonda le questioni relative alla moneta unica.
Certamente riscuoterà il successo che merita (anzi, online lo sta già riscuotendo). Tutti in libreria!


lunedì 5 novembre 2012

Il silenzio del mainstream sulla Grecia

di Fabrizio Tringali
In Grecia continuano gli scioperi contro il nuovo pacchetto di austerity imposto dalla troika. Iniziano i giornalisti e poi, via via, proseguono tutte le altre categorie. Finalmente possiamo vedere anche in Italia un po' di solidarietà europea, infatti i giornalisti nostrani devono aver aderito allo sciopero di quelli greci, visto che non ci raccontano nulla di quello che succede laggiù, né dei contenuti degli accordi tra governo e troika, e nemmeno del fatto che il nuovo disastroso intervento sulle pensioni, che prevede l'innalzamento dell'età pensionabile da 65 a 67 anni e riduce del 5-10% i trattamenti pensionistici, è stato giudicato incostituzionale dalla Corte dei Conti greca.

domenica 4 novembre 2012

Il M5S sarà l'alternativa o l'ennesima delusione?

di Fabrizio Tringali

Era l'inizio dell'estate del 2011 quando Marino Badiale ed io scrivevamo che i temi legati alle questioni europee sarebbero diventati i punti cruciali della discussione politica in Italia. E lanciavamo una riflessione sull'opportunità di abbandonare la moneta unica e l'Unione Europea.
Finalmente, dopo un anno e mezzo, questi temi non solo non sono più un tabù, ma, come prevedibile, riscuotono sempre maggiore consenso.
E finalmente se ne parla un po' ovunque. In moltissimi siti web, sui quotidiani e anche in televisione, grazie all'impegno di byoblu e alla competenza e bravura di Alberto Bagnai. Era ora. 
Tutto ciò non è casuale. E' il segno che sta emergendo nella società, se non già una maggiore consapevolezza sulle nefaste conseguenze dell'adesione ai vincoli europei, quanto meno l'esigenza di un dibattito su questi temi libero da dogmi e preconcetti. Un dibattito che in Italia non è mai stato possibile fare, perché se si spoglia questa discussione dallo stretto abito della mera ideologia europeista, non resta modo di difendere scelte folli, autoritarie ed antipopolari come quelle che ci hanno portato nella trappola dell'euro.

E non a caso, in vista delle prossime elezioni politiche, da più parti si chiede, opportunamente, all'unico soggetto politico che si pone concretamente in opposizione ai vari schieramenti della casta, di prendere posizioni chiare e nette sull'euro e sull'appartenenza alla UE.
Sono questi, infatti, i veri temi discriminanti. Sappiamo da che parte stanno tutti i partiti politici esistenti: dalla Santanché fino a Vendola sono tutti, ma proprio tutti, dalla stessa identica parte: quella della follia degli "Stati Uniti d'Europa", preludio alla definitiva distruzione di quel poco di democrazia di cui ancora godiamo.
Ora, che farà il Movimento 5 Stelle? Continuerà a sostenere uno dei pilastri sui quali si basano le menzogne che ci stanno raccontando, e cioè che la crisi è colpa del debito pubblico? Continuerà a non prendere posizioni chiare oppure ci propinerà anch'esso un'ennesima versione del "più Europa", allineandosi a tutto il resto delle forze politiche? 

Dalle risposte a queste domande, ed alle altre che abbiamo già posto, capiremo se si sta concretizzando, in Italia, la nascita di una vera forza di alternativa oppure se si sta semplicemente preparando, per gli italiani che ancora sperano in un cambiamento, l'ennesima cocente delusione.

venerdì 2 novembre 2012

Mario Draghi tra serio e faceto

Claudio Martini

L'uomo più potente d'Europa ha parlato, e come sempre ha detto cose profonde e importanti. Cose da leggere e ricordare.

Il punto politico innanzitutto: Draghi dà ragione a Merkel e Schauble e torto a Hollande e Monti. O almeno è questa la conclusione a cui approdare, se non si crede che il "dibattito" di queste settimane intorno alle nuove misure per "salvare l'Euro" non fosse una scadente recita, con Monsieur Croissance e il Signor Rigore a recitare la parte degli  avversari dell'avidità tedesca, e che in realtà tutti gli attori fossero ben consci di come terminava il copione.

giovedì 1 novembre 2012

Il problema non è il debito pubblico. Ecco perché.

di Fabrizio Tringali

Ripropongo qui l'articolo pubblicato domenica scorsa su byoblu.com
Attenzione: non è la trascrizione della video-intervista uscita il 16 Ottobre. E' un nuovo articolo, scritto sulla base dei dati ufficiali della Commissione Europea, che riprende alcuni dei temi principali del dibattito che il video ha suscitato in rete

[F.T.]

Internet è uno strumento fantastico. Consente di accedere a molte fonti ufficiali di informazione, senza sorbirsi le mediazioni e le distorsioni del cosiddetto mainstream. Le fonti ufficiali sono costituite, per esempio, dalle analisi, i grafici e le statistiche costruite dagli uffici di enti ed istituzioni quali l'Istat, la Corte dei Conti, le Camere, e così via. Prima di internet, queste fonti erano raggiungibili quasi esclusivamente dagli operatori del mainstream. E quando raccontavano balle, i cittadini non avevano molti mezzi per accorgersene. E' anche per questo che cercano in ogni modo di mettere il bavaglio ai blog indipendenti. Perché grazie ai dati ufficiali possiamo svelare l'enormità delle balle che ci propinano: ovvero che per uscire dalla crisi dobbiamo “fare sacrifici”, diminuire il debito pubblico e realizzare “riforme” simili a quelle della “virtuosa” Germania.