Segnaliamo questo breve video-spot contro l'Unione Europea realizzato dagli amici dell'Associazione Riconquistare la Sovranità
giovedì 4 dicembre 2014
mercoledì 3 dicembre 2014
Beata ingenuità
Il Sole24Ore parla dell'inchiesta sui fascio-mafiosi romani:
Una cosa mai vista, signora mia!
Per usare le parole del Gip Flavia Costantini, è infatti emerso «un trait-union tra mondi apparentemente inconciliabili, quello del crimine, quello della alta finanza, quello della politica»
domenica 30 novembre 2014
Da non credersi
D'Alema dice cose di sinistra! C'è da chiedersi perché. Non credo che la vecchia volpe coltivi l'idea della scissione per fare una "cosa di sinistra", che avrebbe vita grama. Probabilmente, assieme ad altri della vecchia guardia, si sta preparando a far fuori Renzi, approfittando dei recenti segnali di difficoltà (contestazioni, astensionismo). Si tratta ovviamente di trame interne ad un ceto politico che, nella sua totalità, non può produrre nulla di buono per questo paese. Da notare la frasetta "siccome non c’è più flessibilità nella moneta, si continua a premere su misure di contenimento dei salari." Certi concetti si stanno diffondendo.
(M.B.)
(M.B.)
mercoledì 26 novembre 2014
Il mondo si divide in due...
È uscito il libro di Marella Agnelli
“Ho coltivato il mio giardino”. A un sacco di altra gente,
invece, gli è toccato lavorare.
(M.B.)
(M.B.)
lunedì 24 novembre 2014
La Caporetto del ceto politico
PD: 16,5 %
Lega: 7,5 %
M5S: 5,5 %
FI+FDI+NcD: meno del 6Queste sono le percentuali reali del voto in Emilia-Romagna. Se ad esse si aggiungono i risultati raggiunti da liste minori, si arriva al 38% di aventi diritto al voto. Alle scorse regionali, nel 2010, il dato era stato del 68%. Alle politiche di un anno e mezzo fa del 82%.
Ancora una volta le elezioni amministrative si rivelano la cartina di tornasole della disaffezione (e del disgusto) dei cittadini. Ne avevamo parlato due anni e mezzo fa. Le medesime considerazioni di allora valgono per l'oggi, amplificate.
Qualcuno ha provato a minimizzare la voragine che si è aperta nella regione che, un tempo, era quella dove più alta era la partecipazione popolare alle elezioni. Per esempio, qualcuno ha provato a spiegare che quanto è avvenuto è dovuto al fatto che il PD, di fatto, non aveva avversari. Argomento senza consistenza: la "sinistra", nelle sue metamorfosi, non ha mai avuto avversari competitivi in Emilia.
Qualcun'altro ha avanzato l'ipotesi che siano stati i vari scandali che hanno interessato sia il Consiglio regionale sia la Giunta emiliana ad aver provocato l'esodo dalle urne. Ma non è la prima volta che si vota all'indomani di simili scandali; e un crollo del genere non si era mai neanche sognato.
Le ragioni di quanto avvenuto sono molto, molto più profonde. Ed hanno a che fare con la trasformazione del regime politico in cui viviamo.
Ci sarà tempo per produrre analisi adeguate ai tempi. Per ora, solo una raccomandazione: non dite che Renzi ha vinto e la Lega vola, per piacere. (C.M.)
lunedì 17 novembre 2014
"L'euro? Non ci è mai piaciuto". Novità dal ceto politico
Raffaele Fitto, ras delle preferenze in Puglia e nel mezzogiorno d'Italia, si appresta a diventare coordinatore di Forza Italia; non casualmente, organizza un seminario anti-euro (cui parteciperanno i soliti nomi: Savona, Rinaldi, Barra Caracciolo).
Tutto ciò non stupisce. In fin dei conti, a chiacchiere il partito di Berlusconi è sempre stato su posizioni variamente euroscettiche.
Stupisce di più (ma anche qui fino a un certo punto) il fatto che a posizioni timidamente anti-euro stiano approdando anche diversi esponenti della sinistra PD.
Già conosciamo le posizioni di Stefano Fassina. Qualcuno ha anche parlato di un pronunciamento anti-euro di Gianni Cuperlo, ma non è stato possibile verificare tale dato.
La novità vera è rappresentata da quanto viene pubblicato dal sito Idee Controluce.
Tale associazione è una specie di ripostiglio per nostalgie ex-PCI . Si ad esempio legga questo meraviglioso pezzo di Pierluigi Bersani, che traccia la linea da Togliatti ai giorni nostri.
L'associazione ha recentemente pubblicato la seguente monografia: A quali condizioni può sopravvivere l'euro? Autore e titolo del primo saggio non lascia molto spazio all'immaginazione: "Un'ipotesi da non esorcizzare", di Vladimiro Giacché. Chissà a cosa si riferisce.
E' molto chiaro anche il saggio di Claudio Sardo. Una frase, tanto per capire dove si va a parare:
E come se non bastasse Alfredo D'Attorre, colonnello bersaniano e fiero oppositore di Renzi, ha concesso al Foglio la seguente intervista: Caro renzi, occhio, con questa Europa tornerà presto la Lira. Cogliamo fior da fiore:
Se vi sembra poco, considerate che da quelle parti si partiva dall'idea che si dovesse morire per Maastricht.
Beppe Grillo, il cui movimento ha ormai abbandondato qualsiasi precauzione sulla polemica contro l'euro, ha dimostrato un anno e mezzo fa che le posizioni euroscettiche potevano incontrare un consenso di massa. Matteo Renzi ha dimostrato che anche presso l'establishment le condizioni dei trattati europei possono essere sottoposte a ripensamento. In queste fessure del muro di gomma del sostegno ad euro e UE stanno passando tutti gli esponenti più rilevanti del ceto politico nazionale. E' ormai finita l'era del Ce lo chiede l'Europa. E' iniziata la stagione del trasformismo neo-patriottico. (C.M.)
Tutto ciò non stupisce. In fin dei conti, a chiacchiere il partito di Berlusconi è sempre stato su posizioni variamente euroscettiche.
Stupisce di più (ma anche qui fino a un certo punto) il fatto che a posizioni timidamente anti-euro stiano approdando anche diversi esponenti della sinistra PD.
Già conosciamo le posizioni di Stefano Fassina. Qualcuno ha anche parlato di un pronunciamento anti-euro di Gianni Cuperlo, ma non è stato possibile verificare tale dato.
La novità vera è rappresentata da quanto viene pubblicato dal sito Idee Controluce.
Tale associazione è una specie di ripostiglio per nostalgie ex-PCI . Si ad esempio legga questo meraviglioso pezzo di Pierluigi Bersani, che traccia la linea da Togliatti ai giorni nostri.
L'associazione ha recentemente pubblicato la seguente monografia: A quali condizioni può sopravvivere l'euro? Autore e titolo del primo saggio non lascia molto spazio all'immaginazione: "Un'ipotesi da non esorcizzare", di Vladimiro Giacché. Chissà a cosa si riferisce.
E' molto chiaro anche il saggio di Claudio Sardo. Una frase, tanto per capire dove si va a parare:
Forse discutere apertamente della crisi dell’euro è diventato per noi un tabù proprio perché non riusciamo neppure a immaginarci in uno scenario di fallimento. Eppure il tabù va infranto.Per togliere ogni dubbio, Idee Controluce ha pubblicato un pezzo di Alberto Bagnai.
E come se non bastasse Alfredo D'Attorre, colonnello bersaniano e fiero oppositore di Renzi, ha concesso al Foglio la seguente intervista: Caro renzi, occhio, con questa Europa tornerà presto la Lira. Cogliamo fior da fiore:
Perché il problema dell’Italia, inutile prendersi in giro, è più complesso del gioco sui decimali, e coincide con la parola euro”. D’Attorre prosegue il suo ragionamento. “Mi stupisco che un presidente del Consiglio che ha fatto del coraggio la sua cifra politica non abbia messo a tema il vero problema dell’Italia e più in generale dell’Europa. L’euro così com’è oggi non è più sostenibile e sono convinto che non possa continuare a esistere una moneta unica senza che dietro questa ci siano un governo politico e uno economico capaci di gestire il bilancio dell’Eurozona”.
Chiediamo al deputato del Pd: uscire dall’euro è una sciocchezza o è diventata una possibilità?
“Non credo alla tesi dei due euro. Credo ci siano due alternative concrete: o avviare un percorso federale che consenta alla nostra moneta di restare in piedi oppure si torna indietro alle monete nazionali ripristinando quella sovranità politica che gli attuali meccanismi europei oggettivamente non ci consentono. La situazione oggi non è sostenibile. E questo deficit democratico è ovviamente alla base delle manifestazioni di dissenso che, in varie forme, stiamo osservando tutti in molti paesi della zona euro”.
Se vi sembra poco, considerate che da quelle parti si partiva dall'idea che si dovesse morire per Maastricht.
Beppe Grillo, il cui movimento ha ormai abbandondato qualsiasi precauzione sulla polemica contro l'euro, ha dimostrato un anno e mezzo fa che le posizioni euroscettiche potevano incontrare un consenso di massa. Matteo Renzi ha dimostrato che anche presso l'establishment le condizioni dei trattati europei possono essere sottoposte a ripensamento. In queste fessure del muro di gomma del sostegno ad euro e UE stanno passando tutti gli esponenti più rilevanti del ceto politico nazionale. E' ormai finita l'era del Ce lo chiede l'Europa. E' iniziata la stagione del trasformismo neo-patriottico. (C.M.)
Alluvioni. Due autocitazioni e un'osservazione finale
Marino Badiale
A proposito degli ultimi problemi meteorologici, che mi hanno impedito di partecipare ad una iniziativa a Torino (vedi post di ieri), mi permetto due autocitazioni, alle quali aggiungo un commento alla fine.
“Proviamo a fare qualche esempio, che
spero chiarisca cosa intendiamo qui per “irrazionalismo”. Da
diversi anni si ha in Italia il fenomeno che le normali piogge
autunnali causano allagamenti e disagi. È un fenomeno che indica con
chiarezza una netta e sorprendente incapacità, da parte di un paese
avanzato come l'Italia, di affrontare alcuni problemi di base di
gestione del territorio, di fronte a problemi meteorologici che non
appaiono così eccezionali. Probabilmente ogni tanto le piogge
autunnali sono un po' più abbondanti del solito. Ma stiamo parlando
comunque di piogge autunnali in un paese di clima temperato, non di
uragani tropicali a Mondovì o dello scioglimento di tutti i
ghiacciai della Terra o dell'aumento di dieci metri del livello dei
mari. Ricordiamo adesso come, da qualche anno a questa parte, tutti
i più importanti media esaltino i nuovi ritrovati delle tecnologie
informatiche e le nuove possibilità che essi aprono all'economia e
alla cultura. Ecco allora un'osservazione che si impone a chiunque si
dia la pena di riflettere, e che la cultura di massa evita
accuratamente di considerare significativa: com'è possibile che il
progresso permetta di avere, per esempio, i cellulari collegati a
internet, ma non si riesca a impedire che le piogge d'autunno
uccidano un certo numero di persone? Cos'è mai questo progresso, chi
lo dirige, chi decide che su certi temi si investono soldi ed energie
mentre altri problemi sono lasciati al caso e alla bontà del cielo?”
(M.Badiale, Difficili mediazioni,
Aracne 2008, pag.36).
“La prima cosa che dovrebbe essere
chiesta ai politici, e di cui essi mancano del tutto a destra, al
centro e a sinistra, suscitando ciò nonostante una indignazione
molto inferiore a ciò che sarebbe naturale, è l'attenzione verso
ogni grave fattore di disagio a cui vengono richiamati dalle persone.
Faccia il lettore un esperimento mentale. Immagini che in una
qualsiasi città (escludendo quindi i piccoli borghi, perché lì il
sindaco è talvolta vicino ai suoi compaesani, non in quanto
politico, ma appunto in quanto compaesano), un qualsiasi cittadino,
senza usare alcuna violenza, senza entrare in un gruppo di pressione,
e senza usare forme drammatiche di protesta, segnali un suo grave
fattore di disagio: ad esempio, è sotto sfratto e non ha altra casa
dove andare ad abitare, oppure ha un congiunto invalido che non è
in grado di assistere, oppure non gli arriva ai rubinetti che acqua
inquinata, oppure non può arrivare a casa senza passare per una
strada deserta e non illuminata dove si sono verificate aggressioni,
oppure deve attraversare in bicicletta una rotonda dove sono
all'ordine del giorno investimenti da parte degli automobilisti,
oppure abbia qualche altro problema. Immagini il lettore che il
cittadino faccia presente il suo disagio a qualche autorità deputata
a interessarsi di cose di questo genere e a risolverle. Ripetiamo:
senza usare una qualche forma di pressione, ma semplicemente
segnalando il proprio problema di cittadino. Si prosegua
nell'esperimento mentale: che cosa succederà? Niente. Nessuno
presterà attenzione al suo disagio. Ecco: questa disattenzione come
regola segnala che abbiamo a che fare non con politici, ma con
miserabili politicanti.”
(M.Badiale, M.Bontempelli, La sfida
politica della decrescita, Aracne 2014, pag.99-100)
Il senso dell'accostare queste due
citazioni spero risulti chiaro: alluvioni e disagi si ripetono da
anni, inducendo giornali e telegiornali a ripetere sempre gli stessi
titoli, senza che nessuno faccia realmente qualcosa per attaccare il
problema della cattiva gestione del territorio, in Liguria e in tutta
l'Italia. Questo perché incidere seriamente su questo problema vuol
dire rimettere in discussione tutte le nozioni accettate di
progresso, sviluppo e così via. E una classe di politicanti che è
semplicemente un'articolazione di un ceto dominante a cui non
interessa più nulla del benessere dei cittadini, non ha nessun
interesse a impegnarsi in questo. Questo significa semplicemente che
per poter pensare di affrontate questo
problema occorre spazzare via l'intero ceto politico. Ma gli
insegnamenti delle disavventure idrogeologiche di queste settimane
non si limitano a questo. Se per esempio parliamo dell'uscita
dall'euro, sappiamo tutti, e lo abbiamo detto e scritto, che non sarà
una passeggiata, che ci saranno problemi da risolvere e prezzi da
pagare. Ma come si può pensare di affrontare questi problemi con una
classe politica che non è capace neppure di impedire il ripetersi di
drammi e morti dovuti al fatto che d'autunno piove (come credo succeda,
nel nostro paese, più o meno dalla fine dell'ultima glaciazione)? A me
sembra evidente che la
richiesta di uscita da euro e UE deve accompagnarsi alla creazione di
nuove forze politiche che distruggano e facciano sparire le attuali.
Non sarà facile, la porta è davvero stretta, ma di questo ha già
detto, meglio di me, uno che se intendeva:
“Entrate per la porta stretta, poiché
larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti
sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta ed
angusta la via che mena alla vita, e pochi sono quelli che la trovano
(Matteo 7:13-14)”
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