giovedì 31 gennaio 2013

Indicazioni di voto


In tanti ci avete chiesto delucidazioni sul "che fare"; anzi, visto che le elezioni si avvicinano, sul "chi votare". Se non rispondevamo non era per ritrosia, ma per oggettiva mancanza di scelte accettabili sul piano dell'offerta elettorale. Ma alla fine abbiamo trovato una forza politica seria, rispettabile e in grado di rappresentarci: 
Il P.U.D.E.!



E, mutuando lo slogan del mitico Partito Marxista-Leninista Italiano, proclamiamo a gran voce: VOTALO ASTENENDOTI!

 

lunedì 28 gennaio 2013

Quello che sta per succedere e perché


Dopo un 2012 turbolento, il nuovo anno è iniziato in un clima economico di relativa tranquillità. Gli spread sono bassi e la crisi sembra concedere una tregua. Ma cosa ci aspetta nel prossimo futuro? Le difficoltà sono davvero superate o sono destinate a riproporsi? Poiché esistono due opposte chiavi di lettura della crisi, per rispondere a queste domande è necessario capire quale sia la più convincente. Vediamole:

sabato 26 gennaio 2013

E' vero che in Germania si guadagna più che da noi, o è vero che si contengono i salari?

di Fabrizio Tringali
Il blog byoblu.com (con il quale ho il piacere di collaborare) ha recentemente pubblicato un video in cui si sostiene che il "costo della vita" in Germania è inferiore a quello italiano, mentre gli stipendi sono di gran di lunga superiori. Sembra così avallata la tesi che vede nella nazione tedesca il modello da seguire per superare la crisi economica che ci affligge.
Abbiamo già parlato di quanto sia falsa l'idea che in Germania si guadagni il doppio rispetto all'Italia.
I contenuti di questo filmato ci offrono ulteriori spunti per sfatare ulteriormente quelli che, in realtà, non sono altro che luoghi comuni, spesso usati per mascherare le reali ragioni della crisi.

Dunque, il video mostra come molti beni di consumo vengano venduti a prezzi inferiori rispetto a quelli praticati in Italia. Probabilmente questo è vero, anche se magari non è così dappertutto. Certamente potremmo trovare supermercati italiani dove molta merce risulta più a buon mercato rispetto a negozi tedeschi.
Ma non è questo il punto. Ciò che conta è che in Germania i prezzi crescono meno che da noi. Su questo non ci piove. Noi, critici dell'euro, non facciamo quasi altro che sottolineare questo fatto, perché è su questo che si è costruita la maggior competitività della Germania rispetto a noi (che è il motivo per cui siamo in crisi, dato che avendo lo loro stessa moneta, non possiamo difenderci svalutando).

La questione centrale diventa quindi quella di capire come ha fatto la Germania a far crescere meno i suoi prezzi. Lo ha fatto contenendo i salari e comprimendo, così, la domanda interna (una bassa domanda interna frena l'aumento dei prezzi).
E qui casca l'asino. Il video infatti afferma il contrario: si parla dello stipendio della cassiera del supermercato (1800 euro, che non è certo alto se è lordo, ed anzi è davvero basso se la signora ha una alta anzianità di servizio), degli stipendi medi (che sono effettivamente alti), e del premio di produzione della Volkswagen.
Il fatto è che se guardiamo agli stipendi degli operai specializzati, dei lavoratori assunti magari 20 anni fa (quindi con lunga anzianità e garanzie contrattuali), probabilmente troveremo che molti di essi stanno meglio dei corrispettivi italiani.
I loro salari alzano la media totale.
Ma questi lavoratori non rappresentano che una parte del mondo salariato tedesco. E, prevalentemente, non è su di loro che si è scagliata la mannaia delle tanto decantate (dalla UE) riforme del lavoro introdotte in Germania.

E' sui giovani, che cercano per la prima volta un  lavoro, oppure sui meno giovani che lo perdono, che si concentra l'aggressione ai diritti e ai salari. E' soprattutto grazie a loro che la Germania vanta la più alta quota di lavoratori a basso reddito di tutta l'Europa occidentale (il 22.2%).
Ecco perché, nonostante sia vero che esistano lavoratori tedeschi con alti stipendi, è del tutto corretto sostenere che la Germania abbia aumentato la propria competitività mantenendo bassa l'inflazione grazie al contenimento delle retribuzioni.
Chi dovesse avere ancora dubbi, ma non avesse voglia di leggersi la documentazione che abbiamo pubblicato, si fidi almeno delle parole del Commissario UE agli Affari Sociali (la Germania ha tenuto i salari troppo bassi rispetto al resto d'Europa) e di quelle di Roland Berger, "superconsulente" di Angela Merkel (sono i sacrifici dei lavoratori tedeschi ad aver permesso di abbassare i costi dei prodotti tedeschi e guadagnare competitività). 

giovedì 24 gennaio 2013

Contraddizioni in seno al mainstream

Claudio Martini


Wolfgang Munchau è un noto economista e commentatore tedesco, che ha già dimostrato di possedere notevole lucidità nell'analisi della crisi europea.
Il suo articolo sul Financial Times
ha rappresentato un colpo durissimo inferto alla credibilità tecnica di Mario Monti, ed è sintomo di un discreto quanto importante cambio di rotta di una delle "navi ammiraglie" del mainstream globale. Su questo torneremo tra poco. Ora non possiamo non notare come le tesi di Munchau confortino chi crede che alla fine, per quanto possa essere spessa la coltre della disinformazione, la verità venga sempre a galla. Nell'intervista al Corriere di oggi Munchau non fa che ripetere gli argomenti da sempre proposti anche da questo blog, e sintetizzabili nella frase: il problema è l'Euro, non il debito pubblico. Facile comprendere la reazione non esattamente composta di Mario Monti, nonché quella della premiata ditta Alesina&Giavazzi (comico il loro riferimento all'"evidenza empirica" per dimostrare che tagliando i redditi pubblici si aumenti il totale dei redditi nazionali, cioè il PIL. Per loro rimandiamo a Keynes Blog.
Naturalmente Munchau rimane un economista da Financial Times, e cioè un economista ortodosso, anche se non omodosso. Da qui il riferimento all'ineludibile (per loro) riforma del lavoro.
Parlavamo di un cambio di rotta. Basta leggere l'ultimo editoriale del FT in risposta alle polemiche suscitate da Munchau.  Fino a qualche tempo fa il consenso della comunità finanziaria internazionale, espresso dalla loro stampa, appariva granitico per Mario Monti. Adesso il giudizio è più sfumato, anche Bersani va bene. Probabilmente hanno pesato le interviste, rilasciate proprio al FT, dello stesso Bersani prima e di Stefano Fassina poi (da leggere, quest'ultima, solo per le enormità pronunciate dal responsabile economico del PD).
Possiamo concludere che le élite finanziarie internazionali conoscono perfettamente l'origine della crisi italiana ed europea; e che dal loro giudizio dipende, in questa fase, l'accesso al ruolo di Presidente del Consiglio .

martedì 22 gennaio 2013

Loro lo sanno

Vi proponiamo oggi un articolo di Lucrezia Reichlin, dal Corriere della Sera. Si tratta di un testo che sostiene tesi molto “ortodosse” (Bagnai direbbe “omodosse”), quindi lontane dalle opinioni di chi scrive questo blog. Ci sembra però un testo interessante, visto il periodo elettorale, perché mostra come i ceti dominanti italiani ed europei abbiano ben chiara la futilità dell'opposizione destra/sinistra: una volta accettati l'euro e i vincoli europei, anche Hollande deve rassegnarsi alle politiche di austerità, e le chiacchiere della campagna elettorale finiscono dove meritano, nella spazzatura. Ci piacerebbe che una simile chiarezza fosse condivisa anche dai ceti subalterni (francesi, italiani, europei) e dai “loro” intellettuali.
(M.B.)




domenica 20 gennaio 2013

I video di Rivalta

Sulla pagina youtube di UkaFlesh è possibile vedere i video della serata di Rivalta, con i nostri interventi e quelli di Davide Bono

mercoledì 16 gennaio 2013

I prodigi della Corte (in)Costituzionale

Claudio  Martini

Come commentare l'ultima sentenza della Corte Costituzionale, la prima del 2013, quella che risolve il conflitto di attribuzioni sollevato da Giorgio Napolitano in favore di quest'ultimo?
In primo luogo possiamo ricordare che quest'esito era ampiamente prevedibile, e da noi a suo tempo previsto.
Poi possiamo prendere atto della incontenibile soddisfazione della stampa mainstream, che non aspettava migliore occasione per manifestare il proprio conformismo (qui e qui).
E se poi volessimo sentire il parere di un giurista, allora dovremmo rivolgerci a Franco Cordero. Il quale ha scritto il miglior commento a questa sentenza...più di un mese fa, quando era noto soltanto il dispositivo. Non c'era bisogno di aspettare le motivazioni, a quanto pare. Non sembra ci sia molto da aggiungere. Ingiustizia è fatta.
Oppure, potremmo cogliere alcuni aspetti della sentenza che oscillano tra il ridicolo e l'inquietante, com'è prassi nel nostro paese nei suoi momenti difficili.

Infatti è evidente come tutta la parte in diritto delle motivazioni è attraversata da una deferenza quasi sacrale dei confronti di Napolitano, e di malcelata paura che qualcuno scopra che diamine ha detto quell'uomo. Davvero, sembra di vedere i giudici che cercano un angolino dietro al quale nascondersi. E questo fa dire loro delle mezze scempiaggini.