mercoledì 11 giugno 2014

Discussioni sull'austerità

Qualche giorno fa abbiamo segnalato due ipotesi sui possibili sviluppi futuri della situazione nell'eurozona. In questo articolo trovate ulteriori elementi per la comprensione delle discussioni interne ai ceti dominanti.
(M.B.)



martedì 10 giugno 2014

Il valore delle parole

La sinistra, almeno in Italia, è allo stadio terminale. Non ci si riferisce qui alla "sinistra" di Matteo Renzi, su cui non occorre sprecare parole, bensì a quella che passa per sinistra "radicale".
Qualche anno fa, gli esponenti di quella sinistra votavano, in parlamento, a favore delle missioni di occupazione militare all'estero; fuori dal parlamento, manifestavano contro le missioni di occupazione militare all'estero. Le loro parole non avevano più alcun collegamento, nemmeno remoto, con i fatti politicamente rilevanti.
Ma almeno si trattava di fatti politicamente rilevanti!
Barbara Spinelli ha recentemente dimostrato il valore della propria parola. Lo ha fatto con questa lettera, la quale andrebbe letta e riletta più volte, tanto per comprendere meglio gli schemi entro cui si muove l'immaginazione di chi vive in certi ambienti. Ambienti nei quali, lo dicevamo, le parole hanno perso ogni contatto con la realtà.
Non commentiamo la succitata lettera: a farlo, e a sottolineare il valore morale e intellettuale di chi l'ha scritta, ci hanno pensato Christian Raimo e Leonardo Mazzei.
Auspichiamo solo che su questi temi non si debba tornare a parlare. È un po'deprimente, alla lunga. (C.M.)

lunedì 9 giugno 2014

La tragedia della crescita

È superfluo ritornare sulle malefatte della nostra classe politico-imprenditoriale: è come sparare sulle ambulanze. Il livello di corruttela ha ormai raggiunto picchi inauditi, e i casi dell'EXPO e del MOSE sono lì a dimostrarlo (come presto sarà per il caso della TAV).
Non è superfluo, invece, concentrarsi sull'unanime coro che si è levato,in questi giorni, da parte degli esponenti del ceto politico non ancora lambiti dall'azione degli inquirenti: "mettete in galera i delinquenti, ma per favore completiamo le opere". È un messaggio che pare stare a cuore sopratutto a Matteo Renzi.
Eppure il problema, più che nelle tangenti, sta proprio nelle opere. Meglio: le une e le altre sono figlie della stessa logica. Una logica improntata all'autodistruzione.
Consigliamo vivamente di leggere questo articolo dello storico dell'arte Tomaso Montanari, introdotto da Miguel Martinez. La lettura consente di comprendere fino in fondo la tragedia che sta dietro quest'ennesima grande opera. In buona sostanza, essa è funzionale all'iper-sfruttamento turistico di una Venezia ridotta a Disneyland; iper-sfruttamento che è incompatibile con l'equilibrio ambientale che ha permesso a Venezia di nascere e di conservarsi in tutta la sua bellezza.
È possibile che la nostra specie, e persino buona parte del nostro benessere, sopravvivano all'incalzare della legge delle riproduzione allargata del capitale, nota anche come crescita del PIL; è assai improbabile che vi riesca il nostro patrimonio culturale, e con esso quel che resta della nostra civilità.

venerdì 6 giugno 2014

Amici del futuro/2: Jean-Claude Michéa.


J.C. Michéa, Il vicolo cieco dell'economia, Elèuthera.

È bello scoprire di non essere soli nell'universo. Solo da poco ho avuto occasione di leggere questo piccolo libro del filosofo francese Michéa, uscito in Francia nel 2002 e in Italia nel 2004, e vi ho trovato una serie di riflessioni in forte assonanza con quanto Bontempelli ed io abbiamo elaborato negli ultimi anni. Il fatto che autori diversi arrivino in maniera del tutto indipendente a conclusioni simili è un buon indizio del fatto che certi concetti stanno facendosi strada.
Il punto di partenza di Michéa è la necessità di una critica radicale della nostra organizzazione sociale, le cui contraddizioni sono evidenti negli stessi discorsi ideologici ufficiali. Infatti l'apparato ideologico dominante ci presenta contemporaneamente queste due “narrazioni”: da una parte lo sviluppo tecnologico e scientifico ci offre ogni giorno nuovi progressi e nuove potenzialità, promettendo a breve l'avvento di un mondo in cui l'umanità realizzerà i suoi sogni secolari, e anche i sogni che non aveva mai sognato; dall'altra parte, appena si arriva alle “cose concrete”, il discorso dominante cambia di colpo e ci viene ricordato che abbiamo vissuto finora al di sopra dei nostri mezzi, che occorre rinunciare a diritti che si erano creduti acquisiti, che un lavoro stabile, una pensione dignitosa, cure mediche e istruzione universali sono ormai privilegi in contrasto con le leggi dell'economia. Come osserva Michéa,


“suppongo non sia necessario avere un carattere particolarmente ombroso o incontentabile per arrivare alla conclusione che un sistema sociale che ha bisogno di favole di questo genere per legittimare le proprie modalità di funzionamento reali sia ingiusto e inefficace nel principio stesso, e proprio per questo imponga una critica radicale” (pagg.12-13)


La radicalità della critica di Michéa investe il capitalismo ma anche i suoi oppositori, perché, dopo due secoli di esistenza della sinistra, cioè della “parte sociale” che raccoglie gli oppositori al capitalismo, occorre ovviamente chiedersi


“come può essere (..) che un movimento storico di tale portata non sia mai riuscito a rompere nella pratica l'organizzazione capitalistica dell'esistenza?”(pag.13)


martedì 3 giugno 2014

Cos'è la democrazia partecipativa?

di Fabrizio Tringali

Il "granello di sabbia", periodico online di Attac Italia, ha recentemente lanciato un dibattito sulla democrazia partecipativa.
La discussione parte dall'articolo intitolato "democrazia partecipata" che trovate in questo numero.
Si tratta, a mio avviso, di un tema di importanza centrale, perché senza una radicale evoluzione in senso democratico del funzionamento delle istituzioni e dei soggetti politici, non esiste possibilità di invertire la rotta verso il baratro. Anche il recupero della sovranità nazionale, della possibilità di implementare politiche economiche e monetarie autonome (uscendo dalle gabbie dell'euro e della UE) vanno viste come "condicio sine qua non" per poter ripensare l'intero assetto politico-sociale in senso democratico (è abbastanza chiaro a tutti, spero, che senza sovranità non ha senso parlare di evoluzione democratica, perché le decisioni importanti vengono prese altrove).
Il problema è che, purtroppo, il tema della democrazia partecipativa è molto più ostico di quanto non si possa pensare. Le approssimazioni e le banalità si sprecano, e il dibattito lanciato dal "granello" può essere, invece, una buona occasione per chiarirci qualche idea.

lunedì 2 giugno 2014

Ancora sulle elezioni

Segnalo un intervento sulle elezioni europee di Leonardo Mazzei:


http://sollevazione.blogspot.it/2014/05/la-resistibile-ascesa-di-matteo-renzi.html


Mi sembra interessante notare che, a partire da uno sfondo condiviso di analisi, vi sia una differenziazione fra quanto dice Mazzei (e condiviso da molti, anche fra i lettori di questo blog) e quanto ha sostenuto Claudio Martini in vari interventi sul blog: il punto è se i ceti dominanti siano in grado di stabilizzare la situazione attuale, magari concedendo qualcosa in termini di allentamento delle politiche di austerità (e chiedendo molto, si intende, in termini di perdita di democrazia e di diritti), oppure se all'interno di euro e UE questo sia impossibile e il tavolo da gioco di Renzi e sodali sia quindi destinato a saltare. La prima è l'opinione di Claudio (ma anche di molti analisti mainstream, che ovviamente attribuiscono un segno positivo a questa eventualità), la seconda di Mazzei e di molti “antisistemici”. È una questione aperta,  e probabilmente i prossimi mesi ci daranno la risposta.
(M.B.)

domenica 1 giugno 2014

Il problema è Napolitano, o è la Costituzione?


A partire dal fatidico 11 novembre 2011 Giorgio Napolitano è stato sovente accusato di sovversivismo costituzionale; egli avrebbe modificato la costituzione materiale del paese in maniera illegittima.
-Modificato la costituzione materiale, in quanto avrebbe concentrato nelle proprie mani una quantità di potere del tutto esorbitante rispetta a quella riconosciutagli dalla Carta, e comunque in netto contrasto con la prassi consolidata, arrivando addirittura a modificare la forma di governo;
-in maniera illegittima, in quanto per cambiare la costituzione materiale avrebbe posto in atto patenti violazioni della costituzione formale, venendo meno ad obblighi o non rispettando divieti.
Tali accuse non sono certo piovute da parte dei media mainstream né da parte delle fazioni del ceto politico, di cui Napolitano è sempre più apparso, in questi anni, il dominus incontrastato; sono provenute dal mondo anti-sistema italiano, che in questo momento ha la sua rappresentanza politico-elettorale prevalente nel Movimento 5 Stelle. Proprio quest'ultimo soggetto politico si è fatto promotore dell'iniziativa di messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica, mostrando una notevole coerenza tra parole e fatti concreti.
Tuttavia, non paiono condivisibili gran parte delle argomentazioni addotte in sostegno della tesi in esame. In particolare, l'ipotesi di violazione di norme costituzionali da parte di Napolitano non sembra reggere a fronte di una semplice verifica del dato testuale della Carta.

Intendiamoci: Napolitano ha commesso atti gravissimi sotto il profilo politico e istituzionale. L'operazione Monti, dal punto di vista sociale, si è concretizzata in un autentico supplizio economico per i ceti subalterni di questo paese; il conflitto di attribuzioni sollevato nei confronti della Procura di Palermo ha prodotto una situazione senza precedenti di tensione istituzionale, che ha visto la Consulta costretta a scegliere tra il dare torto al Presidente della Repubblica oppure al Codice di Procedura Penale, gettando inoltre un'ombra nerissima sul possibile ruolo dello stesso Napolitano nella vicenda della “trattativa Stato-Mafia”.
Quando però si accusa qualcuno di aver trasgredito ad una legge, non bastano le ragioni di opportunità politica a fondare un tale giudizio; è necessaria individuare quali norme, nello specifico, sarebbero state violate. È vero che Napolitano ha, di fatto, mutato la forma di governo della Repubblica, rompendo consuetudini di decennale stratificazione; ma nel farlo si è servito di tutte e sole le disposizioni costituzionali che disciplinano le prerogative del Presidente della Repubblica: e se non si dimostra il mancato rispetto di quelle disposizioni non può aver seguito l'accusa di aver attentato alla Costituzione.

È necessario distinguere tra TEORIA e IDEOLOGIA della funzione presidenziale. La teoria è la catalogazione dei poteri del Presidente come desunti dalla lettura della Carta; l'ideologia è l'insieme delle posizioni dottrinali che gli studiosi del diritto costituzionale hanno per generazioni coltivato, costruendo una figura ideale di Presidente alla luce della quale interpretare le disposizioni costituzionali. Notate bene: la teoria segue logicamente l'analisi delle norme, l'ideologia la precede.