giovedì 31 ottobre 2013

Sinistra e destra, progresso e conservazione

 Qualche tempo fa Claudio ha pubblicato un post su destra e sinistra che ha suscitato un certo dibattito fra i nostri lettori, segno che il tema interessa. Intervengo quindi per riprendere alcuni dei temi di quel dibattito. Come sa chi ha letto le cose che vado scrivendo da quasi una ventina d’anni, sono uno dei sostenitori del carattere superato e obsoleto della opposizione categoriale destra/sinistra. Non intendo qui ripetere cose dette altrove, ma mi limiterò a discutere due tesi che sono emerse nel dibattito sul post di Claudio. La prima di queste tesi argomenta che, se è vero che la sinistra politica non ha più nulla a che fare con il suo patrimonio ideale, tale patrimonio resta pur sempre un  punto di riferimento che appare distinto e incompatibile rispetto al patrimonio ideale della destra. Si avrebbe dunque un “tradimento” della sinistra concreta rispetto al suo “tipo ideale”,  ma in termini, appunto, di “tipi ideali”,  la “sinistra” resterebbe pur sempre chiaramente distinguibile dalla “destra”. La seconda, sostenuta da Claudio, è che l’affievolirsi del contrasto è dovuto al fatto che la sinistra è scivolata sulle posizioni della destra, e non viceversa. Si tratta di due obiezioni diverse ma compatibili, e che si rafforzano a vicenda.
Rispetto ad entrambe occorre dire subito che esse colgono aspetti di realtà. Non sono cioè obiezioni assurde. Rappresentano piuttosto delle verità parziali. Ma gli errori peggiori che si possono commettere in politica non sono le assurdità, che si confutano da sé, ma appunto le mezze verità.

mercoledì 30 ottobre 2013

Servizio anti-bufala

È praticamente certo che la notizia relativa alla criminalizzazione del dissenso anti-UE in Grecia costituisca una grossa bufala.

Questa "notizia" è circolata su vari siti a partire da qualche settimana fa, quando alcune voci, che spesso si rifacevano a Panagiotis Grigoriu, giornalista greco, cominciarono a metterci in guardia dell'imminente introduzione, da parte del parlamento greco, di una nuova fattispecie incriminatrice, destinata appunto a colpire chi esprimesse opinioni anti-UE. Una successiva ricerca chiariva come, di tali notizie, sulla web-sfera in inglese non risultasse la minima traccia; molto singolare, vista l'enormità dell'innovazione legislativa.

Passa un po' di tempo, e sul sito Teste Libere, riconducibile a Per il Bene Comune, compare un post che risulta pubblicato da Monia Benini, in cui si dà conto dell'avvenuta entrata in vigore (a partire dal 24 ottobre) della nuova norma contro l'euroscetticismo. Chi non è d'accordo con le politiche UE, si dice, rischia fino a due anni di carcere. Il post viene ripreso da molti blog e piccole testate web (a mo' di esempio: qui e qui). La fonte è un post di Giorgos Delastik sul sito greco PRIN, che in effetti commenta una modifica del codice penale greco. Solo che la modifica ha come oggetto una cosa diversa da quanto affermato dalla Benini.

La mozione votata dalla maggioranza di "larghe intese" greca inserisce un nuovo comma all'art 458 del locale codice penale, che già conteneva la previsione di una pena pecuniaria per chi trasgredisse provvedimenti amministrativi. Con tale modifica si sancisce che chiunque violi intenzionalmente le misure sanzionatorie e restrittive decise dalla UE o dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU a carico di Stati, organizzazioni, persone fisiche e giuridiche, è punito fino a due anni*.

Vedete che siamo in un ambito completamente diverso (e lontano) sia dai reati d'opinione, sia dall'implementazione delle politiche di matrice UE nei confronti dei cittadini greci. Il vero ambito materiale della nuova norma è la politica estera. Se l'UE o l'ONU designano come "terrorista" un'organizzazione o una persona fisica, oppure qualificano come responsabile di crimini internazionali uno Stato, e vi comminano delle sanzioni, allora la violazione delle misure amministrative comprese in queste sanzioni diviene una fattispecie penalmente perseguibile. Es: un membro di una giunta militare africana è destinatario di una limitazione di espatrio? Se io gli faccio arrivare dei documenti che gli consentano i viaggi internazionali, o comunque lo aiuto nella trasgressione della misura, sono punito. Finanzio un'organizzazione politica/militare che la UE ha designato come terrorista? Sono punito. Commercio con un paese sottoposto a embargo? Sono punito. E così via.

A riprova di quanto affermato, basta leggere la reazione del commentatore; il quale è sì polemico nei confronti dell'innovazione legislativa, ma non certo perché limiti la libertà di opinione. "Ogni greco che sostenga organizzazioni come Hezbollah e il PKK potrà essere imprigionato!" si lamenta il commentatore, dove alla voce "sostegno" mi sembra chiaro che non si possa comprendere una mera solidarietà ideale**. Addirittura, ironizza Delastik, "con questa norma, ai tempi dell'aggressione NATO della Serbia, si sarebbe dovuto chiudere in carcere l'intera Grecia, visto che il 97% dei cittadini greci era contrario!"


È chiaro dunque che non si sta parlando di reati d'opinione, e che l'euro e la politica UE nei confronti della Grecia non c'entrano assolutamente nulla. Siamo nell'ambito della politica estera, e più precisamente della cooperazione internazionale. L'intero equivoco è da far risalire alla "traduzione" dal greco di Monia Benini, o di chi per lei, che è del tutto interessata e fuorviante.

Di questo tipo di disinformazione è necessario liberarsi al più presto. Non si combatte il mainstream producendo bufale. La menzogna rende sciatti, e la manipolazione corrompe. Dovremmo abituarci ai più alti standard di verifica delle fonti, per non incappare in simili cantonate. (C.M.)


 Valga il vero: Όποιος µε πρόθεση παραβιάζει κυρώσεις ή περιοριστικά µέτρα που έχουν επιβληθεί σε βάρος κρατών ή οντοτήτων ή οργανισµών ή φυσικών ή νοµικών προσώπων µε αποφάσεις του Συµβουλίου Ασφαλείας του ΟΗΕ ή µε κανονισµούς της ΕΕ τιµωρείται µε φυλάκιση τουλάχιστον έξι µηνών, εκτός αν από άλλη διάταξη προβλέπεται βαρύτερη ποινή. Οι διατάξεις του προηγούµενου εδαφίου εφαρµόζονται και όταν οι προβλεπόµενες σε αυτό πράξεις δεν είναι αξιόποινες κατά τους νόµους της χώρας στην οποία τελέστηκαν. Questa è la versione originale del nuovo comma: nel corso del dibattito parlamentare il limite è stato portato a due anni.

** I greci sono tendenzialmente teste calde. L'idea di "sostegno" per loro è assai concreta. Centinaia di volontari greci si recarono in Bosnia e Kosovo per sostenere lo sforzo militare dei serbi, negli anni '90. I più in seguito sono confluiti in Alba Dorata. Si vocifera che, oggi, elementi greci combattano a fianco delle milizie di Assad in Siria.


ADDENDUM: e dai, un po' di senso dell'umorismo! Qualcuno ha protestato perché ho definito i greci delle notorie teste calde. A parte che è vero (e in genere lo ammettono), non si tratta di un insulto e volevo semplicemente fare dell'ironia. La prossima volta ci metto una faccina... (C.M.)

Operazione verità


Segnaliamo con piacere questo post, dal benemerito blog "Voci dall'estero":

 http://vocidallestero.blogspot.it/2013/10/operazione-verita-che-punto-e-la-notte.html#more

 (M.B.)


lunedì 28 ottobre 2013

Ore decisive per Genova


Ne abbiamo già parlato (quiqui). Riprendiamo il comunicato del Forum dei Beni Comuni di Genova. 

In queste ore, in questi giorni, le solite mani lunghe sono al lavoro.
Sono questi giorni cruciali per la nostra città. Stiamo per subire un danno difficilmente riparabile, ma è ancora possibile impedirlo

 
NON LASCIAMOLI LAVORARE NELL'OMBRA
E' IL MOMENTO DI FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE
 
 
Martedì 29 ottobre davanti a Palazzo Tursi (Via Garibaldi) dalle 17.30 alle 19.
PRESIDIO DEI MOVIMENTI CITTADINI 
PER I BENI COMUNI
 
Sono all'opera dal 1992-3, hanno privatizzato tutto il nostro enorme patrimonio pubblico distruggendo il tessuto industriale del nostro paese, devastando l'ambiente e la salute dei cittadini, trasferendo enormi ricchezze che erano di tutti nelle mani di pochi, le loro.
Come tutti i rapinatori, per prendere 10 hanno distrutto 1.000.
Ora stanno mettendo a segno l 'ultimo colpo: la definitiva sottrazione dal controllo democratico dei cittadini delle aziende  che gestiscono servizi indispensabili, perciò fonti di rendite sicure: i rifuti (AMIU), la mobilità (AMT), le manutenzioni stradali, il verde pubblico ecc. (ASTER), con il corollario dei bagni e delle farmacie comunali.

Chi ha un'altra visione della società e dei valori umani e sa che un altro mondo è possibile ha oggi il diritto-dovere di farsi sentire. 
QUESTO E' IL MOMENTO, DOPO NON SERVIRA' MUGUGNARE

domenica 27 ottobre 2013

Il sacco di Atene- e di Zagabria?

Il sito Sollevazione ha commentato una notizia, diffusa da La Repubblica, ripresa da vari siti, sull'impoverimento subito dai greci negli ultimi anni di permanenza nell'euro. L'analisi ha il merito di illustrare quale sia l'alternativa al diniego totale di rimettere in discussione la moneta unica. Non stanchiamoci di ripeterlo: è fallace discutere sui danni (ma anche sui benefici) che un'uscita dall'euro potrebbe provocare, senza compararli con quelli che sicuramente la permanenza produce. Come diceva un saggio: invecchiare è spiacevole, ma certamente è meglio dell'alternativa.

Un'altra notizia che ha percorso molti siti di "controinformazione" negli ultimi giorni è quella relativa all'improvvisa crisi che starebbe vivendo l'economia croata, all'indomani dell'adesione all'Unione Europea. Essendo questa avvenuta il 1° luglio, è forse troppo presto per valutare con cognizione di causa gli effetti dell'adesione sull'economia del paese balcanico. Di certo nell'estate la bilancia commerciale croata ha visto un tracollo, presto recuperato:


Nei mesi precedenti all'adesione, quando era chiaro che la Croazia era saldamente all'interno della prospettiva UE, si è verificato un deciso aumento del debito estero:


Vedremo meglio nel prossimo anno. Di sicuro, la dinamica che fin qui si è verificata nell'ambito dei paesi aderenti alla UE (non parliamo poi di quelli entrati nell'eurozona) è stata quella del peggioramento delle partite correnti e dell'afflusso di capitali esteri. Fondato è il timore che i croati dovranno presto giudicare avventata la loro scelta di entrare a far parte di questo folle sistema. (C.M.)

venerdì 25 ottobre 2013

Mauro Bonaiuti e il problema dei rendimenti decrescenti

Mauro Bonaiuti, La grande transizione. Dal declino alla società della decrescita, Bollati Boringhieri 2013.

Mauro Bonaiuti ha scritto un testo di grande interesse, che dovrebbe essere letto da tutti coloro che hanno preso coscienza di come l'attuale organizzazione economica e sociale sia sempre più incapace di affrontare i problemi da essa stessa creati, e si stanno interrogando sulle possibili vie d'uscita al vicolo cieco in cui sembra essersi cacciata la nostra società. Il libro offre una grande ricchezza di riferimenti. In questo rispecchia la formazione dell'autore, che ha conseguito un dottorato in Storia delle Dottrine Economiche studiando l'opera di Nicholas Georgescu-Roegen, e ha tenuto corsi di tipo economico in varie Università italiane, ma ha anche studiato autori come Weber, Simmel, Marx, Polanyi, Malinowski, Mauss, che il pensiero economico mainstream non degna di grande attenzione.
Il libro è strutturato in una introduzione e quattro densi capitoli, ed è arricchito dalla prefazione di Serge Latouche. Il primo capitolo esplicita l'approccio generale seguito nel libro, che è quello del “pensiero della complessità”. Il secondo delinea gli aspetti fondamentali della moderna società industriale vista come “età della crescita”, e gli ostacoli contro i quali sembra infrangersi oggi il tentativo di proseguire nella stessa direzione. Il terzo capitolo, probabilmente il più importante sul piano teorico, introduce l'ipotesi che la nostra società sia entrata in una fase di rendimenti decrescenti (ne parleremo meglio nel seguito). Infine l'ultimo capitolo propone diversi scenari di possibili sbocchi politico-istituzionali della crisi attuale.
Come abbiamo detto, il nocciolo teorico del libro ci sembra essere il terzo capitolo, nel quale l'autore espone la tesi che l'attuale organizzazione economico-sociale sia entrata in una fase di “rendimenti decrescenti” (DMR: Declining Marginal Returns). Il concetto è ripreso dagli studi dell'archeologo J.Tainter, che ipotizza uno schema molto generale sulla ascesa e caduta delle società. Secondo Tainter, le società crescono e diventano più complesse per rispondere ai nuovi problemi che devono fronteggiare e per non soccombere ai mutamenti storici. Ma questo processo di complessificazione incontra dei limiti. Scrive Bonaiuti che “l'idea di fondo sostenuta da Tainter è che al crescere della complessità delle strutture che compongono una società, oltre una certa soglia, i benefici di ulteriori incrementi di complessità si riducono (…). Insieme al ridursi dei benefici, i rendimenti decrescenti comportano generalmente l'incremento di varie tipologie di costi, anche questi da intendersi in senso ampio, non economicistico” (pag.99).

giovedì 24 ottobre 2013

La fine dell'euro sta diventando mainstream

Il prof. François Heisbourg, figura di establishment se ce n'è una, ha dato recentemente alle stampe un libro, La fine del sogno europeo, in cui perora il ritorno alle monete nazionali degli Stati che attualmente fanno parte dell'eurozona. Per capire meglio l'importanza di questo fatto consigliamo la lettura di questi due articoli, in italiano e in inglese. L'attuale quadro politico europeo non è mai apparso tanto favorevole agli "euroscettici": mentre Angela Merkel si dice favorevole a cambiare i Trattati europei, ma solo per renderli ancora più duri verso i paesi in difficoltà, nel fronte dei paesi in deficit commerciale (e la Francia ne è il capofila) si comincia a discutere delle vie d'uscita. La prospettiva "federalista" diventa ogni giorno più irrealistica, dovendo tenere insieme le inconciliabili istanze di un Sud Europa in difficoltà, con quelle di una Germania del tutto tetragona nella difesa delle proprie rendite di posizione; la proposta di superamento dell'euro invece continua a far breccia in diversi ambienti, e ora può contare su un dibattito aperto nell'ambito della classe dirigente francese. (C.M.)