Col passare delle generazioni, muta la natura dei soggetti che minacciano o addirittura stravolgono la legalità costituzionale: un tempo si trattava di movimenti terroristi o di logge deviate, poi sono arrivati interi partiti politici (come Forza Italia e la Lega), infine le massime cariche dello Stato. Giorgio Napolitano è stato il massimo interprete dell'ultima fase. Ricorderemo il suo settennato come quello dove equilibrio istituzionale saltò, e l'ordinamento cominciò ad avvilupparsi in una spirale autoritaria (sì, sono pessimista).
Mancano pochi giorni alla fine di questo maledetto settenato, eppure il nostro Presidente ha trovato l'occasione per regalarci un'ultima porcata, questa.
L'atto è talmente enorme da aver sollevato reazioni reazioni da molte e diverse parti, da Bruno Tinti sul Fatto Quotidiano a il Manifesto (ma esce ancora?) a Repubblica (che mette in discussione l'analogia col caso dei due Marò, di cui avevamo già parlato) e addirittura l'International Commission of Jurists (qui il comunicato di condanna).
Il fatto è grave, ma non imprevedibile: Napolitano ci ha abituato a ben altri oltraggi alla Costituzione, e in effetti uno strappo legato all'istituto della grazia mancava alla collezione.
Fa poi davvero piacere che la notizia arrivi lo stesso giorno in cui la Consulta salva la legge salva-ILVA.
Anche questo evento è tutto tranne che imprevedibile: sappiamo di cosa è capace la nostra Corte Costituzionale.
Procediamo sorridenti verso il futuro...(C.M.)
venerdì 12 aprile 2013
mercoledì 10 aprile 2013
Immaginazione al potere?
Segnalo questo bell'articolo di Diego Fusaro, giovane filosofo torinese. Si tratta di un'analisi della
realtà culturale contemporanea che ha forti assonanze con alcuni
miei testi che vi ho riproposto tempo fa (qui, qui e qui). Credo
davvero che analisi di questo tipo siano un punto di partenza
necessario per capire la realtà contemporanea.
(M.B.)
(M.B.)
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martedì 9 aprile 2013
P. e P.
Ovvero Portogallo e Polonia. Oggi vi
proponiamo qualche articolo sugli sviluppi in questi due paesi. In
Portogallo, dove vi sono state recentemente proteste di massa al
grido di “que se lixe a troika”, la Corte Costituzionale ha
bocciato alcune delle misure di austerità decise dal governo: si
veda qui, qui e qui.
Invece in Polonia si discute dell'ingresso nell'euro. Vi proponiamo questo articolo, interessante anche perché fornisce informazioni sul dibattito interno a quel paese. E infine, sempre a proposito di Polonia, l'opinione di Krugman, che ci spiega “che l'euro è una trappola” (ehi, l'avevamo detto prima noi!)
(M.B.)
Invece in Polonia si discute dell'ingresso nell'euro. Vi proponiamo questo articolo, interessante anche perché fornisce informazioni sul dibattito interno a quel paese. E infine, sempre a proposito di Polonia, l'opinione di Krugman, che ci spiega “che l'euro è una trappola” (ehi, l'avevamo detto prima noi!)
(M.B.)
lunedì 8 aprile 2013
Proviamo a unire i puntini: Siria, Iraq, Egitto, Qatar
Claudio Martini
Qualche tempo fa, col semplice metodo della ricerca google riuscii a scrivere un intero articolo sulla povertà in Germania. Applico ora lo stesso metodo ad alcuni fatti mediorientali. Vediamo cosa ne viene fuori...
Partiamo dalla Siria.
Come sa chi segue la situazione siriana, l'opposizione è spaccata sostanzialmente in due parti: l'opposizione all'estero, completamente egemonizzata dagli USA e dal Qatar, e l'opposizione in patria, che potremmo riassumere nella maggioranza (non tutti) i vertici del Free Syrian Army e sopratutto nel gruppo islamista Jabhat Al Nusra. Se il primo troncone, come dicevamo, è in mano agli USA, il secondo è considerato dagli stessi niente di più che un gruppo di terroristi.
Qualche settimana fa, venne diffuso questo video, in cui il primo comandante del FSA, Riad Al Assad (sostituito alla fine del 2012 da Selim Idriss) denunciava l'ingerenza delle potenze occidentali all'interno dell'opposizione siriana; in pratica, criticava gli USA per essersi comprati gli oppositori all'estero, imponendo una posizione dialogante con il regime, mentre sottolineava il ruolo insostituibile nel successo della rivoluzione siriana proprio di JAN, il gruppo considerato terrorista dagli USA.
Pochi giorni dopo Riad Al Assad perdeva la gamba destra (e per poco non la vita) in un attentato esplosivo.
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sabato 6 aprile 2013
L'eccezione e la regola
Segnalo una interessante discussione
che potete trovare nel sito di Appello al popolo. La discussione parte da una intervista
a Moreno Pasquinelli e prosegue con un paio di commenti ad essa da
parte di “Correttore di Bozzi”, la risposta a questi commenti, e
un intervento di Fiorenzo Fraioli (“ecodellarete”). Trovate tutto
nel link sopra indicato. La discussione è interessante perché tutte
le persone coinvolte condividono la critica a euro e UE e la
necessità per l'Italia di uscire da entrambe. Si dividono sulle
prospettive da dare a questa uscita. Fraioli ha ben riassunto, mi
sembra, il punto del contrasto parlando di posizioni “rivoluzionarie”
contrapposte a posizioni “riformiste”, con Pasquinelli nel ruolo
del rivoluzionario e lui e “Correttore di Bozzi” in quello dei
riformisti. Mi permetto di commentare questo dibattito perché esso
tocca un punto che secondo me è molto importante.
mercoledì 3 aprile 2013
martedì 2 aprile 2013
Grande concorso per i nostri lettori: il gioco delle 7 citazioni
Il vincitore è Guglielmo Rottigni. A quanto pare ha barato (googlebooks...), ma è il risultato quello che conta. Il libro da cui ho tratto le citazione è La democrazia in Europa: Guardare lontano, di Sylvie Goulard,Mario Monti. Come a dire che "loro", sanno tutto, e sono pienamente consapevoli di quello che stannp facendo all'Europa e all'Italia. La Storia non farà sconti.
1) Come avevano
previsto alcuni osservatori esterni (concetto ribadito qui),
la moneta unica, lungi dal coronare l'unità politica, diventa un
motivo di discordia.
2) Semplificando al massimo, si può
affermare che (…) i Paesi che potremmo definire “economie sociali
di mercato”, con in testa Germania e Francia, hanno guadagnato
credibilità. I Paesi anglosassoni invece, hanno capito di aver fatto
troppo affidamento sui meccanismi del mercato, dando un peso
sproporzionato al settore finanziario e trascurando di correggere le
disugualianze e consolidare gli strumenti di protezione sociale.
Tuttavia, (…) anche i continentali
hanno dato prova di scarsa lucidità, anch'essi si sono precipitati
in modo a volte caotico sulla via della deregulation, con tutti gli
abusi che ne sono conseguiti (Il governo Schroder, per
esempio,non ha esitato a indebolire la protezione sociale pur di
lottare contro le rigidità del mercato del lavoro, portando ad un
aumento sensibile della povertà in Germania).
3) Il Trattato di Maastricht separa
putroppo, in maniera inopportuna, la spesa pubblica da quella privata
(…) le spese pubbliche sono tenute scrupolosamente a freno, mentre
le spese private, perfino quelle improduttive e pericolose, sfuggono
a qualunque controllo. Eppure l'unico criterio valido dovrebbe essere
la destinazione della spesa, che l'investimento produca ricchezza o
meno. Lo hanno dimostrato i casi dell'Irlanda e della Spagna: nei
due Paesi un'accorta gestione delle finanze pubbliche non è bastata
a garantire la stabilità, che è stata messa a rischio dall'afflusso
di capitali privati e dalla conseguente bolla immobiliare.
4) (…)
La crisi ha incoraggiato una deriva pericolosa, che l'economista
Tommaso Padoa Schioppa aveva denominato “preminenza di fatto” e
che noi abbiamo ribatezzato “creditocrazia”. Gli Stati creditori
(…)
sono ormai in una posizione di forza. Il ministro degli Esteri
finlandese Alexander Stubb, è arrivato a dichiarare: “l'euro
è un sistema darwiniano. È la sopravvivenza del più forte, e i
mercati alimentano questo stato di cose”.
5) Un
rischio (della tenuta democratica dell'Eurozona, nota mia) che è
stato rilevato anche da osservatori non europei: l'economista e
premio Nobel per l'econonomia Amartya Sen si è unito al coro di
coloro che temono che l'euro possa
spazzare via la democrazia dall'Europa.
6) Non è stata l'Ue a creare il
fenomeno della concorrenza fiscale, ma non c'è dubbio che le sue
politiche l'abbiano esasperato.
La libera circolazione delle persone e dei capitali consente di
trasferirsi agevolmente in un altro paese portando con sé il proprio
denaro. (…) Va detto infine che l'UE non ha fatto nulla per
scoragiare condotte che finiscono per assomigliare al comportamento
di “passeggeri clandestini”. Quando uno Stato attira imprese
straniere sul proprio territorio in virtù di un regime fiscale
particolarmente vantaggioso (…) concede loro in maniera
unilaterale, e a scapito degli altri europei, un accesso privilegiato
al mercato unico, e quindi a 500 milioni di consumatori.
7) Per produrre tutti i suoi effetti benefici un'area monetaria ha bisogno di lavoratori mobili e di trasferimenti finanziari in grado di compensare gli squilibri dovuti a una certa specializzazione (si vedano i lavori del canadese Robert Mundell sulle aree monetarie ottimali).
7) Per produrre tutti i suoi effetti benefici un'area monetaria ha bisogno di lavoratori mobili e di trasferimenti finanziari in grado di compensare gli squilibri dovuti a una certa specializzazione (si vedano i lavori del canadese Robert Mundell sulle aree monetarie ottimali).
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