venerdì 12 aprile 2013

Indiana George e l'ultima porcata

Col passare delle generazioni, muta la natura dei soggetti che minacciano o addirittura stravolgono la legalità costituzionale: un tempo si trattava di movimenti terroristi o di logge deviate, poi sono arrivati interi partiti politici (come Forza Italia e la Lega), infine le massime cariche dello Stato. Giorgio Napolitano è stato il massimo interprete dell'ultima fase. Ricorderemo il suo settennato come quello dove equilibrio istituzionale saltò, e l'ordinamento cominciò ad avvilupparsi in una spirale autoritaria (sì, sono pessimista).
Mancano pochi giorni alla fine di questo maledetto settenato, eppure il nostro Presidente ha trovato l'occasione per regalarci un'ultima porcata, questa.
L'atto è talmente enorme da aver sollevato reazioni reazioni da molte e diverse parti, da Bruno Tinti sul Fatto Quotidiano a il Manifesto (ma esce ancora?) a Repubblica (che mette in discussione l'analogia col caso dei due Marò, di cui avevamo già parlato) e addirittura l'International Commission of Jurists (qui il comunicato di condanna).
Il fatto è grave, ma non imprevedibile: Napolitano ci ha abituato a ben altri oltraggi alla Costituzione, e in effetti uno strappo legato all'istituto della grazia mancava alla collezione.
Fa poi davvero piacere che la notizia arrivi lo stesso giorno in cui la Consulta salva la legge salva-ILVA.
Anche questo evento è tutto tranne che imprevedibile: sappiamo di cosa è capace la nostra Corte Costituzionale.
Procediamo sorridenti verso il futuro...(C.M.)

mercoledì 10 aprile 2013

Immaginazione al potere?

Segnalo questo bell'articolo di Diego Fusaro, giovane filosofo torinese. Si tratta di un'analisi della realtà culturale contemporanea che ha forti assonanze con alcuni miei testi che vi ho riproposto tempo fa (qui, qui e qui). Credo davvero che analisi di questo tipo siano un punto di partenza necessario per capire la realtà contemporanea.
(M.B.)








martedì 9 aprile 2013

P. e P.

Ovvero Portogallo e Polonia. Oggi vi proponiamo qualche articolo sugli sviluppi in questi due paesi. In Portogallo, dove vi sono state recentemente proteste di massa al grido di “que se lixe a troika”, la Corte Costituzionale ha bocciato alcune delle misure di austerità decise dal governo: si veda qui, qui e qui.
Invece in Polonia si discute dell'ingresso nell'euro. Vi proponiamo questo articolo, interessante anche perché fornisce informazioni sul dibattito interno a quel paese. E infine, sempre a proposito di Polonia,  l'opinione di Krugman, che ci spiega “che l'euro è una trappola” (ehi, l'avevamo detto prima noi!)

(M.B.)






lunedì 8 aprile 2013

Proviamo a unire i puntini: Siria, Iraq, Egitto, Qatar

 Claudio Martini

Qualche tempo fa, col semplice metodo della ricerca google riuscii a scrivere un intero articolo sulla povertà in Germania. Applico ora lo stesso metodo ad alcuni fatti mediorientali. Vediamo cosa ne viene fuori...

Partiamo dalla Siria.

Come sa chi segue la situazione siriana, l'opposizione è spaccata sostanzialmente in due parti: l'opposizione all'estero, completamente egemonizzata dagli USA e dal Qatar, e l'opposizione in patria, che potremmo riassumere nella maggioranza (non tutti) i vertici del Free Syrian Army e sopratutto nel gruppo islamista Jabhat Al Nusra. Se il primo troncone, come dicevamo, è in mano agli USA, il secondo è considerato dagli stessi niente di più che un gruppo di terroristi.

Qualche settimana fa, venne diffuso questo video, in cui il primo comandante del FSA, Riad Al Assad (sostituito alla fine del 2012 da Selim Idriss) denunciava l'ingerenza delle potenze occidentali all'interno dell'opposizione siriana; in pratica, criticava gli USA per essersi comprati gli oppositori all'estero, imponendo una posizione dialogante con il regime, mentre sottolineava il ruolo insostituibile nel successo della rivoluzione siriana proprio di JAN, il gruppo considerato terrorista dagli USA.

Pochi giorni dopo Riad Al Assad perdeva la gamba destra (e per poco non la vita) in un attentato esplosivo.

sabato 6 aprile 2013

L'eccezione e la regola

Segnalo una interessante discussione che potete trovare nel sito di Appello al popolo. La discussione parte da una intervista a Moreno Pasquinelli e prosegue con un paio di commenti ad essa da parte di “Correttore di Bozzi”, la risposta a questi commenti, e un intervento di Fiorenzo Fraioli  (“ecodellarete”). Trovate tutto nel link sopra indicato. La discussione è interessante perché tutte le persone coinvolte condividono la critica a euro e UE e la necessità per l'Italia di uscire da entrambe. Si dividono sulle prospettive da dare a questa uscita. Fraioli ha ben riassunto, mi sembra, il punto del contrasto parlando di posizioni “rivoluzionarie” contrapposte a posizioni “riformiste”, con Pasquinelli nel ruolo del rivoluzionario e lui e “Correttore di Bozzi” in quello dei riformisti. Mi permetto di commentare questo dibattito perché esso tocca un punto che secondo me è molto importante.

martedì 2 aprile 2013

Grande concorso per i nostri lettori: il gioco delle 7 citazioni


Il vincitore è Guglielmo Rottigni. A quanto pare ha barato (googlebooks...), ma è il risultato quello che conta. Il libro da cui ho tratto le citazione è La democrazia in Europa: Guardare lontano, di Sylvie Goulard,Mario Monti. Come a dire che "loro", sanno tutto, e sono pienamente consapevoli di quello che stannp facendo all'Europa e all'Italia. La Storia non farà sconti.


1) Come avevano previsto alcuni osservatori esterni (concetto ribadito qui), la moneta unica, lungi dal coronare l'unità politica, diventa un motivo di discordia.

2) Semplificando al massimo, si può affermare che (…) i Paesi che potremmo definire “economie sociali di mercato”, con in testa Germania e Francia, hanno guadagnato credibilità. I Paesi anglosassoni invece, hanno capito di aver fatto troppo affidamento sui meccanismi del mercato, dando un peso sproporzionato al settore finanziario e trascurando di correggere le disugualianze e consolidare gli strumenti di protezione sociale.
Tuttavia, (…) anche i continentali hanno dato prova di scarsa lucidità, anch'essi si sono precipitati in modo a volte caotico sulla via della deregulation, con tutti gli abusi che ne sono conseguiti (Il governo Schroder, per esempio,non ha esitato a indebolire la protezione sociale pur di lottare contro le rigidità del mercato del lavoro, portando ad un aumento sensibile della povertà in Germania).


3) Il Trattato di Maastricht separa putroppo, in maniera inopportuna, la spesa pubblica da quella privata (…) le spese pubbliche sono tenute scrupolosamente a freno, mentre le spese private, perfino quelle improduttive e pericolose, sfuggono a qualunque controllo. Eppure l'unico criterio valido dovrebbe essere la destinazione della spesa, che l'investimento produca ricchezza o meno. Lo hanno dimostrato i casi dell'Irlanda e della Spagna: nei due Paesi un'accorta gestione delle finanze pubbliche non è bastata a garantire la stabilità, che è stata messa a rischio dall'afflusso di capitali privati e dalla conseguente bolla immobiliare.

4) (…) La crisi ha incoraggiato una deriva pericolosa, che l'economista Tommaso Padoa Schioppa aveva denominato “preminenza di fatto” e che noi abbiamo ribatezzato “creditocrazia”. Gli Stati creditori (…) sono ormai in una posizione di forza. Il ministro degli Esteri finlandese Alexander Stubb, è arrivato a dichiarare: “l'euro è un sistema darwiniano. È la sopravvivenza del più forte, e i mercati alimentano questo stato di cose”.

5) Un rischio (della tenuta democratica dell'Eurozona, nota mia) che è stato rilevato anche da osservatori non europei: l'economista e premio Nobel per l'econonomia Amartya Sen si è unito al coro di coloro che temono che l'euro possa spazzare via la democrazia dall'Europa.

6) Non è stata l'Ue a creare il fenomeno della concorrenza fiscale, ma non c'è dubbio che le sue politiche l'abbiano esasperato. La libera circolazione delle persone e dei capitali consente di trasferirsi agevolmente in un altro paese portando con sé il proprio denaro. (…) Va detto infine che l'UE non ha fatto nulla per scoragiare condotte che finiscono per assomigliare al comportamento di “passeggeri clandestini”. Quando uno Stato attira imprese straniere sul proprio territorio in virtù di un regime fiscale particolarmente vantaggioso (…) concede loro in maniera unilaterale, e a scapito degli altri europei, un accesso privilegiato al mercato unico, e quindi a 500 milioni di consumatori.

7) Per produrre tutti i suoi effetti benefici un'area monetaria ha bisogno di lavoratori mobili e di trasferimenti finanziari in grado di compensare gli squilibri dovuti a una certa specializzazione (si vedano i lavori del canadese Robert Mundell sulle aree monetarie ottimali).