mercoledì 11 luglio 2012

Congetture e confutazioni/3

Il Movimento 5 stelle rappresenta, in questo momento, l'unica significativa novità nel quadro politico italiano.
Senza dubbio sia Beppe Grillo che il suo movimento hanno grandi meriti, e di fronte al disgustoso spettacolo offerto dal mondo della politica si può essere spinti a vedere il M5S come l'unica speranza a cui aggrapparsi, specie da parte di chi abbia capito come tutto l'arco delle forze politiche sia complice di uno spaventoso attacco ai diritti e ai livelli di vita della stragrande maggioranza della popolazione.
Proprio per questo è importante chiarire, subito, quali siano i pericoli cui il M5S va incontro, se non interviene un cambio radicale nella sua organizzazione interna.

martedì 10 luglio 2012

Un articolo di Paolo Becchi

Pubblichiamo di seguito un intervento di Paolo Becchi, ordinario di Filosofia del Diritto all'Università di Genova. Ci sembra necessario diffondere il più possibile la consapevolezza del carattere compiutamente negativo, e da contrastare in ogni modo, dell'azione di Giorgio Napolitano.
(M.B.)



 Tutti conoscono o dovrebbero conoscere i nomi di quegli intellettuali, quei professori, quei giornalisti che, a partire dall’entrata in carica del Governo Monti, hanno subìto una vera e propria “mutazione genetica”. Dietro teorie “neutrali” e “scientifiche”, una schiera numerosissima di “chierici” difende strenuamente gli interessi politici del Governo, rispetto al quale si è organicamente “allineata”. Non può essere spiegato altrimenti, del resto, il silenzio terrificante che ha accompagnato l’ inquietante vicenda del coinvolgimento del Presidente della Repubblica nella “trattativa Stato-Mafia”. Alcuni giuristi si sono persino spinti a dichiarare che il Presidente della Repubblica sarebbe il “più alto giudice italiano”, giudice supremo. Prima d’ora, soltanto Carl Schmitt era giunto a tal punto, quando, per giustificare l’epurazione della notte dei lunghi coltelli tra il 30 giugno e il 2 luglio 1934, definì Hitler “giudice supremo” (Oberster Gerichtsherr): «il vero Führer è sempre anche giudice. La giurisdizione fluisce dall’essere-Führer (Führertum)».

lunedì 9 luglio 2012

Un libro di Serge Latouche

Serge Latouche, Per un'abbondanza frugale, Bollati Boringhieri 2012.


La diffusione delle idee legate alla decrescita ha suscitato, come è naturale, discussioni e controversie, che molto spesso nascono da preconcetti indipendenti da quanto effettivamente sostengono coloro che stanno delineando i tratti di questo nuovo filone di pensiero.  Ha fatto molto bene Serge Latouche, che della decrescita è probabilmente l'esponente internazionalmente più noto, a raccogliere in un volume, breve e denso, e soprattutto di grande chiarezza espositiva, alcuni dei malintesi più comuni che ruotano attorno al concetto di “decrescita”, discutendoli e cercando di dissipare la confusione.
Il primo e più importante di tali malintesi è quello che confonde  “decrescita” e “recessione”:

domenica 8 luglio 2012

La Grande Illusione Europea

Regaliamo ai lettori del nostro blog la traduzione di questo articolo di Paul Krugman, premio Nobel per l'economia, pubblicato sul New York Times del primo Giugno scorso:


La Grande Illusione Europea - di Paul Krugman

Negli ultimi mesi ho letto una serie di valutazioni ottimistiche sulle prospettive per l'Europa. Stranamente, però, nessuna di queste valutazioni sostiene che la formula tedesca, imposta all'Europa, di riscatto attraverso la sofferenza, abbia qualche possibilità di essere efficace.
Invece, il motivo dell'ottimismo è che il fallimento - cioè la dissoluzione dell'euro - sarebbe un disastro per tutti, anche per i tedeschi, e che, alla fin fine, questa prospettiva può indurre i leader europei a fare tutto il possibile per salvare la situazione.

venerdì 6 luglio 2012

Ancora una volta. Prendiamone atto.


E così il peggior governo nella storia della Repubblica Italiana ha portato a termine anche la cosiddetta “riforma del lavoro” cioè, senza virgolette, la sistematica distruzione dei diritti del lavoro, la riduzione del lavoratore ad una condizione di tipo ottocentesco. Un altro durissimo colpo alla civiltà del nostro paese, un altro passo verso l'imbarbarimento, che è l'unico progetto che hanno in mente i ceti dirigenti di questo disgraziato paese. È stupefacente come nessuno sembri più ricordare che quando si attaccano i diritti del lavoro si stanno attaccando i diritti di tutti, e che, di conseguenza, un arretramento su questo piano è un arretramento per tutti. Pagheremo tutti il prezzo di questo imbarbarimento. Tutti, s'intende, tranne uno strato sottilissimo di privilegiati.
Per capire il senso di quanto è successo, segnaliamo questo articolo di Piergiovanni Alleva e quest'altro di Giorgio Cremaschi.

mercoledì 4 luglio 2012

L'euro sopravviverebbe all'uscita della Grecia?

di Fabrizio Tringali
Si moltiplicano le voci e gli interventi che descrivono come inevitabile l'uscita della Grecia dall'euro. In Germania (e non solo) non sono in pochi a pensarlo.
Chi affronta questo argomento solitamente si concentra sui "rischi di contagio" e sui contraccolpi che gli altri Paesi subirebbero. 
Ma tutti sembrano dare per scontato che la moneta unica potrebbe sopravvivere anche se Atene lasciasse l'eurozona. 
Certamente gli effetti dell'uscita della Grecia non sembrano paragonabili a quelli relativi all'abbandono della moneta unica da parte di Paesi più grandi, come il Portogallo o la Spagna, o addirittura l'Italia, tuttavia esiste un problema che è indipendente dalle dimensioni del Paese "in uscita": la credibilità.
Ormai è chiaro al Mondo intero che l'architettura dell'euro è fragile, e che gli squilibri interni fra le economie dei Paesi membri sono notevoli. Probabilmente quindi, ciò che tiene ancora (affannosamente) in vita la moneta unica europea è il fatto che essa viene descritta come una scelta "irreversibile", e come tale la considerano i mercati.
Ecco perché i governanti nostrani ed europei continuano a ripetere che non si può tornare indietro: se un Paese qualsiasi, compresa la Grecia, lasciasse l'eurozona, a tutto il Mondo sarebbe chiaro che l'euro non è affatto "irreversibile", e che è assolutamente possibile tornare alle monete nazionali. 
A quel punto chi acquisterebbe più i titoli spagnoli o italiani denominati in euro, ben sapendo che questi Paesi convivono con una moneta che non si addice alle loro economie, e che hanno la possibilità di liberarsene? 
E' molto probabile, quindi, che la moneta unica non sopravviva all'abbandono da parte di un qualsiasi Paese, indipendentemente dalle sue dimensioni, ed è anche per questo che ci auguriamo un'uscita della Grecia dall'euro.

lunedì 2 luglio 2012

Timidamente, Il Sole 24 Ore....

di Fabrizio Tringali
Timidamente, con questo articolo, Il Sole 24 Ore fa un piccolo passo fuori dal coro unanime del mainstream, che festeggia la "vittoria" di Monti al recente vertice di Bruxelles.
Il pezzo non è un gran che, ma almeno spiega qualcuno dei motivi per cui a cantare vittoria è Berlino e non Roma (né Parigi).
Per quanto riguarda il secondo punto indicato nell'articolo, è falso che la condizionalità non ci sia. Quello che non c'è, per il momento, è il coinvolgimento del FMI, ma la condizionalità c'è eccome, altrimenti non avrebbero scritto nell'accordo che il Paese che accede al fondo deve firmare e rispettare un "memorandum". Inoltre le regole di accesso ai fondi FESF/MES sono congegnate in modo tale che è il fondo stesso a poter imporre quel che vuole....
Vedremo le decisioni che verranno prese all'Eurogruppo del prossimo 9 luglio, dove è probabile che la vittoria della Merkel sarà resa ancor più evidente.

P.s. in questo periodo siamo molto indaffarati, tutti e tre per lavoro, studio e famiglia, Marino ed io anche per finire il nostro prossimo saggio, che uscirà presto. Probabilmente diraderemo un po' le pubblicazioni sul blog.